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Umberto II di Savoia

Re d'Italia dal 9 maggio 1946 al 10 giugno 1946, ultimo re d'Italia
Umberto II di Savoia, ultimo Re d'Italia

Umberto II, nato Umberto Nicola Tommaso Giovanni Maria di Savoia (1904 – 1983), ultimo re d'Italia.

Citazioni di Umberto IIModifica

  • Di fronte alla comunicazione di dati provvisori e parziali fatta dalla Corte suprema; di fronte alla sua riserva di pronunciare entro il 18 giugno il giudizio sui reclami e di far conoscere il numero dei votanti e dei voti nulli; di fronte alla questione sollevata e non risolta sul modo di calcolare la maggioranza, io, ancora ieri, ho ripetuto che era mio diritto e dovere di re attendere che la Corte di cassazione facesse conoscere se la forma istituzionale repubblicana avesse raggiunto la maggioranza voluta. Improvvisamente questa notte, in spregio alle leggi e al potere indipendente e sovrano della magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo, con atto unilaterale e arbitrario, poteri che non gli spettano, e mi ha posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza.[1]
  • Ripenso alle ultime ore a Roma, a quando mi fu detto che allontanandomi per poco dalla città tutto sarebbe stato più semplice e invece: quel "trucco" che non voglio qui definire in termini "appropriati"![2]
  • La mia partenza dall'Italia doveva essere una lontananza di qualche tempo in attesa che le passioni si placassero. Poi pensavo di poter tornare per dare anch'io, umilmente e senza avallare turbamenti dell'ordine pubblico, il mio apporto all'opera di pacificazione e di ricostruzione.[3]
  • Mai si parlò di esilio, da parte di nessuno. Né mai, io almeno, ci avevo pensato.[4]
  • La Repubblica si può reggere col 51%, la Monarchia no. La Monarchia non è un partito. È un istituto mistico, irrazionale, capace di suscitare negli uomini incredibile volontà di sacrificio. Deve essere un simbolo caro o non è nulla.[5]
  • Con la libertà tutto è possibile, senza libertà tutto è perduto[6]

Citazioni su Umberto IIModifica

  • Alle tre del pomeriggio del 13 giugno 1946 Umberto di Savoia dette l'ultimo addio all'Italia. Lasciò il Quirinale con tutti gli onori dovuti a un sovrano. Nel cortile passò in rivista tutti i cocchieri del palazzo. I servitori e i gentiluomini di camera singhiozzavano. Umberto era pallido e abbattuto ma teneva il capo eretto e di tanto in tanto riusciva ad abbozzare un sorriso. Portava un abito di flanella grigia, un cappello floscio e un bastone da passeggio. Sembrava stanco, nervoso e molto più vecchio dei suoi quarantuno anni. All'aeroporto di Ciampino, mentre sostava davanti all'aereo che l'avrebbe portato via, gli si avvicinò un carabiniere e gli disse: «Maestà, non la dimenticheremo mai!». (Robert Katz)
  • Del principe ereditario Umberto di Savoia erano innamorate le ragazze di ogni ceto. Gli bastava comparire a qualche cerimonia o sfilata e se lo mangiavano con gli occhi. Era bello, bruno, alto, con sguardi romantici; purtroppo per lui, in un Paese dove viene esaltata nell'uomo soprattutto la virilità, si mormorava che gli piacessero poco le donne e che sua moglie Maria José fosse infelice. (Silvio Bertoldi)
  • È facile apparire intelligenti, quando si è belli! (Vittorio Emanuele III di Savoia)
  • Il principe [Umberto II, dopo essere stato nominato nel 1944 luogotenente del Regno[7] dal padre Vittorio Emanuele III] rivelò una personalità completamente diversa da quella del padre, molto meno autoritaria e molto più simpatica. Poco per volta la vita del Quirinale, che Umberto aveva trovato in condizioni di assoluta desolazione, prese un ritmo e uno stile mai più conosciuto da quando Umberto I aveva passeggiato su e giù per i saloni. Furono ripristinati i cavalli e le carrozze, i servitori in livrea, e i balli di corte per i nobili e la gente altolocata. (Robert Katz)
  • In Portogallo papà aveva sempre una automobile Fiat a disposizione: un gesto gentile, perché non aveva mezzi. (Vittorio Emanuele di Savoia)
  • Voleva dare all'Italia un progetto per lo sviluppo democratico: grazie a lui la donna votò per la prima volta. (Vittorio Emanuele di Savoia)

NoteModifica

  1. Dal proclama agli italiani del 13 giugno 1946.
  2. Dalla lettera a Falcone Lucifero; citato in Speroni, p. 315.
  3. Da un'intervista con Edith Wieland; citato in Speroni, p. 316.
  4. Da un'intervista con Bruno Gatta; citato in Speroni, p. 316.
  5. Citato in G. Navone, p. 139 e D. Bartoli, p. 61.    Fonte non chiara e non completa
  6. Citato in un articolo di Marcello Marrocco, Il Tempo, Roma, 6 novembre 1974; citato in Luciano Regolo, Il Re Signore, Simonelli editore, 1998, p. 5.
  7. Cfr. voce su Wikipedia

BibliografiaModifica

  • Gigi Speroni, Umberto II, il dramma segreto dell'ultimo re, Bompiani.

Voci correlateModifica

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