Noi vivi

film del 1942 diretto da Goffredo Alessandrini

Noi vivi

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

Alida Valli in una scena del film

Titolo originale

Noi vivi

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1942
Genere drammatico
Regia Goffredo Alessandrini
Soggetto Ayn Rand (romanzo)
Sceneggiatura Corrado Alvaro, Anton Giulio Majano, Orio Vergani
Interpreti e personaggi

Noi vivi, film italiano del 1942 con Alida Valli, Rossano Brazzi e Fosco Giachetti, regia di Goffredo Alessandrini.

FrasiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Diciotto? L'età buona per scegliersi una strada. (Victor)
  • I tasti della macchina da scrivere sono i primi gradini per salire in alto. (Victor)

DialoghiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Kira: Studierò, voglio diventare ingegnere.
    Victor: Allora verrai all'istituto tecnologico con me? Costruirai anche tu per lo Stato rosso.
    Kira: Costruirò perché mi piace. È l'unica professione che mi consentirà di non dire menzogne. I numeri sono numeri e l'acciaio è acciaio.
  • Kira: Voglio diventare ingegnere. Voglio costruire palazzi, grattacieli, d'acciaio e di vetro; e un gran ponte, tutto d'alluminio, bianco, luminoso, il ponte più bello del mondo.
    Leo: Bambina. Il tuo ponte è molto bello, è come un sogno, ma non ci sono sponde per appoggiarlo. E poi costruire per che cosa? Per chi? Non si può costruire dove non si può nemmeno vivere.

Citazioni su Noi viviModifica

  • È un melodramma quasi tutto d'interni, cupo, monocorde, affidato al bianconero aspro di Giuseppe Caracciolo che tende a creare un'atmosfera grigia e nebbiosa e punta sui primi piani. Efficace e funzionale la squadra degli interpreti (altro punto a favore della regia) tra cui spiccano un sobrio, intenso Giachetti e la malinconica Valli nel fulgore dei suoi ventun anni. (il Morandini)
  • [La carriera della Valli] tocca l'apice con i grandi successi della serie mattoliana intitolata "I film che parlano al vostro cuore" e, soprattutto, con il disprezzato dittico Noi vivi / Addio, Kira!, diretto con grande competenza da Alessandrini, in cui la Valli fornisce una delle sue prove più mature e più autentiche. (Dizionario del cinema italiano)
  • Tuttora considerato anticomunista, in realtà condanna non tanto la Rivoluzione quanto la degenerazione stalinista, e proprio l'inquietante ritratto del regime sembra legittimare una lettura della vicenda secondo un'ottica italiana [...]. Si tratta di uno dei primi segnali di insofferenza nei confronti della retorica celebrativa di regime, uno sguardo diverso che qualche mese dopo, con Ossessione, rimbalzerà definitivamente dagli schermi in tutta la sua potenza espressiva. La Valli è indimenticabile nella sua bellezza senza tempo e senza speranza. (Il Mereghetti)

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