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Nerone

Tiberio Claudio Nerone Domiziano Cesare (37 – 68), imperatore romano.

Citazioni attribuite a NeroneModifica

Qualis artifex pereo! (attribuita da Svetonio in Vita Neronis, 44)
  • Vorrei non sapere scrivere. (attribuita da Lucio Anneo Seneca nel trattato De Clementia, lib. 2, cap. 1)
Vellem nescire literas.

Citazioni su NeroneModifica

  • Il coronato santo patrono del dilettantismo. (Hugo von Hofmannsthal)
  • La impronta caratteristica, che il governo di Nerone lasciò nella storia dell'istruzione pubblica, non si rintraccia nelle scuole primarie o in quelle di retorica o di filosofia.
    L'originalità del suo governo consistette invece nella introduzione di una nuova forma di educazione fisica nel piano generale dell'istruzione e della vita romana, non che il decisivo trionfo del culto dell'istruzione musicale: due fatti, che reagirono contro tendenze tradizionali, subirono discussioni e contrasti vivaci, e furono tutta opera personale del principe. (Corrado Barbagallo)
  • [Interrogato sul perché non temesse Nerone] Perché il dio che ha concesso a lui di ispirare paura, a me ha concesso di non provarla. (Apollonio di Tiana)
  • Quello con Poppea fu un grande matrimonio d'amore. Poppea era intellettualmente curiosa, Nerone anche. Poppea era allegra, Nerone anche. A Poppea piaceva divertirsi, come a Nerone. A Poppea interessava l'Oriente, a Nerone interessava l'Oriente. Poppea proteggeva gli ebrei e Nerone chiuse un occhio sui trambusti che costoro provocavano continuamente dentro e fuori Roma. La loro intesa era perfetta. Nerone aveva abbandonato i suoi vagabondaggi notturni, passava le sere a Palazzo e scriveva poesie per lei, sui suoi capelli «color dell'ambra». Per la prima, e forse unica, volta nella sua vita, Lucio Domizio Enobarbo, alias Nerone, era felice. (Massimo Fini)

Georges RouxModifica

  • Contrariamente a quanto si crede, Nerone non è affatto crudele. Certamente, all'occasione, come tutti i Romani del suo tempo, non mostra di risparmiare troppe vite umane; tuttavia non soltanto non è più feroce dei suoi contemporanei, ma anzi lo è sensibilmente di meno di loro. Se lo si raffronta ai suoi predecessori, in fatto di atrocità è molto al di sotto di Tiberio, di Caligola, addirittura di Claudio.
  • È di statura alquanto modesta. Il corpo, piuttosto tarchiato, è coperto da macchie rossastre che Svetonio chiama «infette», il che non è molto gentile per coloro i quali ne sono provvisti. Più che biondi, i capelli sono color fuoco. Luciano di Samosata scriverà che «ha la carnagione naturalmente rossa». Insomma, un autentico «rosso malpelo», se ci è consentito adoperare questo termine.
  • L'immagine popolare di Nerone, troneggiante al Circo nel suo palco imperiale, compiaciuto al cospetto dei disgraziati sbranati da leoni ruggenti, questa iconografia comune è completamente erronea. Simili atrocità incominciarono soltanto assai più tardi, non prima del II secolo.
  • Si sa che Nerone, il quale non credeva ad alcun dio ed in nessuna religione, per converso è profondamente superstizioso, molto attirato da ciò che, ai nostri giorni, chiameremmo «le scienze occulte».

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