Miriam Mafai

giornalista, scrittrice e politica italiana

Miriam Mafai (1926 – 2012), giornalista e scrittrice italiana.

Citazioni di Miriam MafaiModifica

  • L' iniziativa contro gli immigrati è del tutto coerente con i principi che lo stesso Bossi aveva enunciato all'ultimo congresso della Lega quando aveva individuato un pericolo per la nostra integrità le immigrazioni recenti dal Terzo Mondo. Quando questi cambiamenti etnici e culturali superano la velocità di integrazione nella società aveva proseguito il leader la società stessa va incontro alla disgregazione, sviluppa i comportamenti patologici dell'omosessualità, della droga, favorisce le condizioni psicologiche che portano alla sterilità... Altro che Cattaneo, qui siamo a un passo appena dalla Difesa della Razza. (editoriale su La Repubblica, 22 maggio 1990)
  • I partiti così come sono, oggi, non sembrano assolutamente in grado né di produrre un forte progetto riformatore, né di suscitare attorno ad esso le energie e l' impegno che pure sono presenti nella nostra società. Sta qui il motivo del distacco della gente dalla politica e dal sistema dei partiti, che si è manifestato con l' astensionismo o con il voto dato alla Lega o alle varie sigle che il 6 maggio hanno ottenuto una rappresentanza in sede locale rendendo pressoché ingovernabili molti consigli regionali e comunali. È il deficit di democrazia e l'eccesso di partitocrazia che hanno consentito l' esplodere e il crescere di un fenomeno che non può essere sottovalutato, né ridotto alle sue manifestazioni più grossolane e folkloristiche. Ma è bene precisare che non esiste nessuna relazione, nessuna concordanza, nemmeno la più lontana tra le nostre critiche alla partitocrazia e quelle gridate a Pontida. Da anni i partiti occupano uno spazio che non è loro. Anziché facilitare e accrescere la partecipazione dei cittadini alla vita democratica la limitano e la soffocano. (Ibidem)
  • Tonino Tatò era stato fin da giovanissimo un funzionario di partito, di quel partito grigio, severo e disciplinato che era allora il Pci. Proveniva dalla sinistra cattolica, da quel gruppo di giovani che si era formato attorno a Franco Rodano e che nel periodo della clandestinità era stato molto attivo a Roma […]. La scelta di Berlinguer, la chiamata al suo fianco di Tonino, non fu certo casuale, vista l'attenzione che il segretario del Pci riservava al mondo cattolico e ai suoi orientamenti. Tonino Tatò riuscì rapidamente ad avere una grande, affettuosa influenza su Enrico e un grande prestigio negli ambienti del giornalismo e della politica romana, che impararono ben presto che per raggiungere Berlinguer era indispensabile passare attraverso Tonino. (da È morto Antonio Tatò. Fu la voce di Berlinguer, la Repubblica, 6 novembre 1992, p. 15)
  • Tra un weekend con Pajetta e un'inchiesta, io preferirò sempre, deciderò sempre, per la seconda. (senza data; citato in La Repubblica, 9 aprile 2012)

Da Yugoslavia – Morte di una nazione

Teletrasmesso su Rai 3, 1999

  • In realtà, Milošević conquista il potere in Serbia in nome di una Grande Serbia [...] essendo però costretto a rinunciare prima la Slovenia e poi, come forse vedremo, la Croazia.
  • In realtà, l'idea di Tito, una debole Serbia dentro una grande Jugoslavia, si trasforma nel disegno di Milošević in una grande Serbia, e tutto il resto della Jugoslavia può andare in frantumi.
  • Quei serbi di Knin, che danno, diciamo, il via alla rivolta e che, a loro volta, massacreranno altri serbi che non sono disponibili alla battaglia armata contro i croati, [...] mi fa un po' impressione l'idea che poi tutti quelli saranno stati a loro volta massacrati, uccisi e, a loro volta, anche massacratori, e anche l'idea che gran parte di quei serbi della Krajina che hanno rifiutato di vivere in questa convivenza con i croati oggi sono dei profughi che si trascinano nel fango nei dintorni di Belgrado.
  • Io sono sempre più convinta che era giusto intervenire, e che, eventualmente, siamo intervenuti troppo tardi, e senza avere chiari i nostri obiettivi.
  • [Su Slobodan Milošević] Con un personaggio di questo genere non è possibile sedersi allo stesso tavolo di trattativa.
  • [Su Slobodan Milošević e Franjo Tuđman] Sono degli ometti ambiziosi, sono degli ometti che puntano solo al potere, sono degli ometti che montano e che organizzano queste gigantesche provocazioni, ma di fronte a loro poi ci saranno centinaia di migliaia di morti, le donne squartate, i campi di concentramento rimessi in piedi, e tutto questo disastro che oggi è la Jugoslavia. Sono sempre di più convinta che forse dovevamo intervenire prima. Forse siamo intervenuti in ritardo.

Incipit de Il giornalistaModifica

Un mestiere finito. Dequalificato. Asservito: ai partiti, ai potentati economici, alla pubblicità. Burocratizzato. Senza più prestigio né credibilità. Malpagato.

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