Lingua italiana

lingua romanza

Citazioni sulla lingua italiana.

  • Al momento della creazione dello Stato unitario la «lingua nazionale» era in realtà il latino della società italiana: una lingua remota, parlata da piccoli ceti sociali, non alimentata, come accadeva altrove in Europa, dagli umori e dalle esigenze quotidiane della borghesia e delle classi popolari. (Sergio Romano)
  • [Il cardinale Leopoldo de' Medici] Citava spesso e volentieri l'esempio del Galileo medesimo, del Torricelli, e de' suoi Accademici del Cimento, ammirabili non meno per le loro scoperte che per l'arte di esporle, e così convinceva o d'ignoranza o d'invidia coloro, che forestieri nel vasto e ricco regno della nostra lingua, la dicono meno acconcia della Francese per cose di tal maniera. Ella è così doviziosamente fornita d'ornamenti, che può vestirne ogni scienza ed arte, dando a ciascuna quel che le conviene, e in ciò più gloriosa delle altre viventi, perché sempre disposta e pieghevole a ricevere tutte le forme, che l'abilità dello scrittore le vorrà dare. (Angelo Fabroni)
  • – Comunque domani viene alle sette e mezza e gli do l'anello.
    Le do, femminile. Quante volte te lo devo dire? Le do. L'italiano è importante! (Chiedimi se sono felice)
  • E ci verremo incontro in Italia, col linguaggio delle muse e delle corti, bello anche per le cose brutte: "morìa", "carestìa", "epidemìa". (Ettore Fieramosca)
  • Egli non studiò che la medicina e perciò ignora che cosa significhi scrivere in italiano per noi che parliamo e non sappiamo scrivere il dialetto. Una confessione in iscritto è sempre menzognera. Con ogni nostra parola toscana noi mentiamo! Se egli sapesse come raccontiamo con predilezione tutte le cose per le quali abbiamo pronta la frase e come evitiamo quelle che ci obbligherebbero di ricorrere al vocabolario! È proprio così che scegliamo dalla nostra vita gli episodi da notarsi. Si capisce come la nostra vita avrebbe tutt'altro aspetto se fosse detta nel nostro dialetto. (Italo Svevo)
  • Ella ha ben denti, ed ugne, e saette, e feroce brevità, quanto e più ch'altra lingua mai l'abbia, o le avesse. (Vittorio Alfieri)
  • Fra due o trecento anni, quando la lingua italiana sarà diventata veramente nazionale, e non sarà più indispensabile far studiare ai ragazzi delle scuole il latino, il quale resta a tutt'oggi l'unico connettivo del caos linguistico nazionale, allora, anche in Italia, tutto sarà possibile. (Giorgio Bassani)
  • Il latino delle cancellerie e delle scuole, dei chierici e dei giureconsulti e dei phisici, saliva togato a palazzo, montava sulle cattedre, salmodiava, sentenziava, spediva ricette, venerabile al volgo; ma codesto volgo, che non ardiva certo contrastargli il primato, pur seguitava a cantare per le vie, a favoleggiar per le case, a disputar anche nelle sue adunanze, e della sua viva voce fermava anch'esso nelle carte una durevole testimonianza [della lingua volgare]. (Augusto Serena)
  • Il vilipendio dell'Idioma è giunto a tale in Italia, da sembrare che la Lingua nazionale sia scomparsa e da non capir quasi più quel che tanti dicono e scrivono; la depravazione letteraria, dalle relazioni scritte delle guardie di Polizia e degli Uffici publici, è passata a poco a poco ai giornali, al Parlamento, ai documenti del Governo, alla cattedra e ai libri, e, disdegnando la semplicità e la chiarezza, compagne della nobiltà del linguaggio, preferisce alle cose le astrazioni, ai termini propri le parole delle lingue e dei gerghi stranieri, spesso adoperate anche a casaccio, sovente orribili malsonanti stridenti con la favella più gentile e musicale che esista, e coniate con ibrida mescolanza di arcaismi solecismi e barbarismi. (Umberto Silvagni)
  • Io porto opinione, che la lingua nostra avanzerebbe d'assai le lingue romane sorelle, ove ella potesse vantaggiarsi di tutte le sue ricchezze, e non fosse perpetuo zimbello ora dei moderni corruttori, che le buttano in volto il fango straniero, ora de' pedanti, che la stringono e la martoriano entro le fasce della sua prima età, contendendole il crescere, e vietandole d'ampliarsi col secolo, e colla filosofia. (Giuseppe Grassi)
  • L'Italia all'incontro è divisa da una moltitudine di dialetti, che rendono le sue varie popolazioni estranee fra loro, e quel bellissimo idioma che si chiama lingua italiana, in quanto che si adopera generalmente nel foro, sul pulpito, e per le nobili scritture, non è altro come favella volgare, che il dialetto di una provincia. Il qual dialetto non poté diventare per questa parte lingua nazionale, e correre in Italia la stessa fortuna che il dialetto di Piccardia o di Castiglia nella Francia e nella Spagna, perché le divisioni municipali, il difetto assoluto di unità politica, le rivalità, la dappocaggine, e la codardia dei nostri principi, e finalmente le illuvioni forestiere impedirono che succedesse tra noi ciò che si fece altrove; imperocché s'egli è vero, che la conformità del parlare è l'unità della lingua avvalorano l'unione di un popolo, è indubitato altresì, che se questa unione non è almeno incominciata e abbozzata in qualche guisa, quella può difficilmente aver luogo. Così dopo tanti secoli di vicende e di sventure, e dopo aver perduto tutto, l'Italia non ha pure acquistato il misero compenso di una lingua comune, che si parli dal popolo; anzi la stessa lingua illustre, che si usa nel più bel paese della penisola, e che ivi e altrove fece già la gloria delle nostre lettere, è quasi spenta, per ciò che spetta alle scritture, e ha dato luogo, come avvenne nel resto, all'infezione straniera. (Vincenzo Gioberti)
  • L'italiano di un tempo corre il rischio di diventare oggetto estetico a rapido esaurimento nell'approccio col reale. (Roberto Vecchioni)
  • L'Italiano è [...] la lingua della dilazione e dell'accomodamento con l'insostenibile, buona per divagare e confondere un po' il destino a furia di chiacchiere. (Claudio Magris)
  • [È difficile usare una lingua diversa dalla propria?] L'italiano è la più facile, è fatto per cantare. L'importante è la pronuncia: se non sei chiaro i bambini non capiscono. (Phil Collins)
  • L'italiano è una lingua che vuol essere parlata, ma non scritta: sarebbe perduta se la gente smettesse di parlarla. (Peter Nichols).
  • La diffusione dell'italiano è un pezzo della politica estera del nostro Paese. Perché la lingua è il veicolo attraverso cui passano la nostra cultura, i nostri valori, la nostra visione del mondo. (Paolo Gentiloni)
  • La lingua italiana è la più pura tra le lingue romane, e può dirsi a buona ragione, la figlia più somigliante alla madre. (Raffaello Fornaciari)
  • La lingua italiana ha bisogno di carta vetrata. (Ezra Pound)
  • La lingua italiana non è originale come la greca e la tedesca, ma proviene dalla lingua latina; onde appartiene alle lingue derivate. (Raffaello Fornaciari)
  • La lingua italiana non è stata mai parlata: [...] è lingua scritta, e non altro; e perciò letteraria, e non popolare; – e [...] se mai verrà giorno che le condizioni d'Italia la facciano lingua scritta insieme e parlata, e letteraria e popolare ad un tempo, allora le liti e i pedanti andranno al diavolo e dentro ai vortici del fiume Lete in anima e in corpo, e i letterati non somiglieranno più a' mandarini, e i dialetti non predomineranno nelle città capitali d'ogni provincia: la Nazione non sarà moltitudine di Chinesi, ma Popolo atto ad intender ciò che si scrive, e giudice di lingua e di stile. (Ugo Foscolo)
  • – Ma però non mi parli come se io le fossi saltato addosso, come se l'avessi strupatra... stupara... sturbat... sturata.
    – Ma che cazzo stai a di'?
    – E va be', ma... ma l'italiano è una lingua maledetta! (Fantozzi - Il ritorno)
  • Manzoni, e quelli che scrivevano in italiano nell'Ottocento, non avevano lo strumento, per farsi capire; Settembrini, nel 1870, finiva le sue lezioni sulla letteratura italiana augurandosi che l'italiano potesse diventare una lingua viva. Questo significa, come nota De Mauro, che l'italiano allora era una lingua morta, nel 1870, nove anni dopo l'unità d'Italia. (Paolo Nori)
  • Noi Italiani, quando per ottenere la nostra unità politica alleghiamo l'unità di lingua, condanniamo noi stessi ad una divisione perpetua, giacché molte sono le lingue Italiane. (Amedeo Peyron)
  • Non la glottotecnica, ma il videotecnico (si veda a suo luogo), ha potere sull'italiano dei nostri giorni; cioè il popolo, secondo un ordine o disordine molto più naturale; cioè tutti, nel senso proprio che quest'aggettivo non ha mai avuto quanto oggi: senza distinzione di soggetti, com'è ormai senza distinzione di generi la lingua stessa, l'oggetto. Tutti, dunque, con mano libera sulla lingua di tutti (che non è più né comune né tecnica né letteraria e via dicendo).
    Volgo disperso, anche se in begli abiti, quei tutti mancano d'una vera guida; perché manca, come abbiamo visto, l'altro elemento naturale nella fucina della lingua nuova: il poietès, l'artigiano studioso e colto... Se n'è andato, se ne va continuamente ("evadendo"); va e viene secondo il comodo o secondo, diremo meglio, il costume dei tempi. Eppure, c'è chi ancora, contro il sovvertimento d'ogni idea, guarda a lui, alla sua ideale e naturale torretta, aspettando di lì, e non da quella del linguista, i lumi. Giacché una lingua non può far a meno di saldi e disciplinati e meditati esemplari scritti: modelli vivi, che ricompongano, nella città dei parlanti e scriventi, l'armonia fra popolo e maestri.
    Maestro di lingua, in ogni tempo, è sempre stato prima di tutti lo scrittore. E gli stessi maestri con titolo, insegnanti d'ogni grado di scuola, l'hanno imparata da. lui, più che dalle università. Da lui sono stati educati; da lui, nella sciatteria e nella "facilità", diseducati. (Franco Fochi)
  • Non so se posso bene spiegarmi nella vostra... nostra lingua italiana. Se mi sbaglio, mi corrigerete. (Papa Giovanni Paolo II)
  • Per colpa della nostra posizione geografica; per colpa di lunghi anni di modestia intellettuale e per colpa soprattutto del persistente pregiudizio della lingua letteraria, la lingua italiana è rimasta alquanto in ritardo di fronte al costante fluire di nuove cose da nominare e di nuovi sentimenti da esprimere; è naturale dunque che ogni scrittore italiano che non voglia chiudersi dentro frontiere intellettuali strettamente nazionali, faccia uso di vocaboli stranieri ogni volta che il vocabolo italiano manca. Si tratta di preparare l'Europa futura con ogni mezzo, principalissimo il mezzo letterario. (Alberto Savinio)
  • Oggi il linguaggio politico italiano si è molto complicato, tecnicizzato, intellettualizzato, e credo che tenda a saldarsi in un arco che comprende cattolici e marxisti [...] più a non dire che a dire [...] il linguaggio "obiettivo" del telegiornale, quando riassume i discorsi dei leader politici: tutti ridotti a minime variazioni della stessa combinazione di termini anodini, incolori e insapori. Insomma, il vocabolo semanticamente più povero viene sempre preferito a quello semanticamente più pregnante. (Italo Calvino)
  • Per me la lingua italiana è stata la salvezza. La lingua ungherese procura ricordi negativi, immagini dolorose. Mi sento più libera a esprimermi in italiano, è una lingua fatta per la poesia, attira la scrittura in qualche maniera. (Edith Bruck)
  • Perché del resto nessuna lingua viva ha, né può avere un vocabolario che la contenga tutta, massime quanto ai modi, che son sempre (finch'ella vive) all'arbitrio dello scrittore. E ciò tanto più nell'italiana (per indole sua). La quale molto meno può esser compresa in un vocabolario, quanto ch'ella è più vasta di tutte le viventi. (Giacomo Leopardi)
  • «Posso permettermi di farle una domanda?… Poi gliene farò altre, di altre natura… Nei componimenti di italiano lei mi assegnava sempre un tre, perché copiavo. Ma una volta mi ha dato un cinque: perché?».
    «Perché aveva copiato da un autore più intelligente».
    Il magistrato scoppiò a ridere. «L'italiano: ero piuttosto debole in italiano. Ma, come vede, non è poi stato un gran guaio: sono qui, procuratore della Repubblica…».
    «L'italiano non è l'italiano: è il ragionare» disse il professore. «Con meno italiano, lei sarebbe forse ancora più in alto».
    La battuta era feroce. Il magistrato impallidì. E passo a un duro interrogatorio. (Leonardo Sciascia)
  • Se io dovessi descrivere sinteticamente e vivacemente l'italiano, direi che si tratta di una lingua non, o imperfettamente, nazionale, che copre un corpo storico-sociale frammentario, sia in senso verticale (le diacronie storiche, la sua formazione a strati), sia in senso estensivo (le diverse vicende storiche regionali, che hanno prodotto varie piccole lingue virtuali concorrenti, i dialetti, e le successive differenti dialettizzazioni della koinè): su tale copertura linguistica di una realtà frammentaria e quindi non nazionale, si proietta la normatività della lingua scritta — usata a scuola e a livello della cultura — nata come lingua letteraria, e dunque artificiale, e dunque pseudo-nazionale. (Pier Paolo Pasolini)
  • Se io vi dico di scrivere la vera lingua d'Italia, io voglio avvezzarvi a sentire italianamente, e avere in cuore la patria vostra. (Basilio Puoti)
  • Tutti i popoli della terra ascoltano con piacere l'italiano, ma nessuno lo scrive, nessuno è andato a tirarlo fuori dai suoi deliziosi domini geografici. (Pedro Felipe Monlau)
Distribuzione geografica dell'italiano

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