Amedeo Peyron (filologo)

filologo, sacerdote e accademico italiano (1785-1870)

Amedeo Angelo Maria Curto Peyron (1785 – 1870), filologo, presbitero, accademico e politico italiano.

Amedeo Peyron

Citazioni di Amedeo PeyronModifica

  • Quando per ottenere la nostra unità politica, [noi Italiani] alleghiamo l'unità della lingua, condanniamo noi stessi ad una divisione perpetua, giacché molte sono le lingue italiane.[1]

Dell'istruzione secondaria in PiemonteModifica

  • Le varie classi dei cittadini, esclusa la povera affatto, vogliono tutte a' dì nostri, che la loro prole riceva una qualche istruzione, e per soddisfare a tal bisogno universalmente sentito si andarono e si vanno qua e là aprendo da privati, o da società, instituti e scuole d'industria, d'arti e di commercio. Quando un bisogno è riconosciuto come generale, quando questo è ragionevole, e ad esso già provvede l'industria privata, un Governo prudente dee intervenire, sì perché gli corre il dovere di satisfare a poter suo gli onesti desiderii dei cittadini, e sì perché dee tutelare i parenti contro le imprese affatto industriali dei cerretani[2], come dee invigilare, affinché l'istruzione non sia un canale, di cui si valgano e privati e sette politiche ed antisociali per diffondere massime sovvertitrici, e corrompere la pubblica morale. (sezione prima, p. 5)
  • Un Governo non dimentichi mai, che all'istruzione massimamente degli adolescenti va di necessità connessa l'educazione religiosa e morale, e che da questa, assai più che dall'istruzione intellettuale, dipende l'ordine, la tranquillità, la stabilità, e la felicità dello Stato. (sezione prima, p. 5)
  • L'uguaglianza sta solo nell'idea astratta, così gli uomini sono tutti uguali nel loro essere, ossia nella natura. Ma quando l'essere trapassa all'esistenza, ossia quando l'astratto si incarna in una forma concreta, e necessariamente finita, allora comincia la disuguaglianza. Diremo noi, che gli uomini nella loro esistenza sono uguali? Parimente la giustizia vuol essere distributiva, e per tutti eguale; ma dovendola attuare dobbiamo cadere in quella disuguaglianza, che Dio giusto ordinatore sparse a piene mani nell'orbe, perché a questa disparità primitiva ci dobbiamo attemperare. L'uguaglianza, verissima in astratto, è nel concreto un'utopia che immolò già molte vittime. Pel bene dello Stato abbiamo il coraggio di predicare la disuguaglianza. (sezione prima, p. 10)

NoteModifica

  1. Da una nota nella versione italiana delle Storie di Tucidide; citata in Marco Tabarrini, Vite e ricordi d'italiani illustri del secolo XIX, G. Barbera editore, Firenze, 1884, Amedeo Peyron, p. 161.
  2. Venditori ambulanti di medicine e unguenti portentosi.

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