Enrico V (film 1989)

film del 1989 diretto da Kenneth Branagh

Enrico V

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Titolo originale

Henry V

Lingua originale inglese e francese
Paese Gran Bretagna
Anno 1989
Genere Drammatico
Regia Kenneth Branagh
Soggetto William Shakespeare
Sceneggiatura William Shakespeare, Kenneth Branagh
Produttore Bruce Sharman
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Enrico V, film del 1989, tratto dal dramma di William Shakespeare, regia di Kenneth Branagh.

IncipitModifica

Oh, avere una Musa di fuoco, che si levasse al più fulgido cielo dell'immaginazione... Un regno per palcoscenico, dei prìncipi come attori, e dei sovrani che assistono alla rutilante azione. Allora il bellicoso Enrico assumerebbe da par suo il portamento di Marte, e alle sue calcagna, come segugi al guinzaglio, la fame, il ferro e il fuoco smanierebbero per entrare in azione. Ma perdonate, gentili signori, le basse e pedestri menti che hanno l'ardire di voler rappresentare su questo indegno tavolato un argomento così grande. Questo palcoscenico può forse contenere le vaste vallate di Francia? Possiamo forse far entrare in questo cerchio di legno anche i soli elmi che quel giorno atterrirono l'aria di Azincourt? Dunque perdonate e lasciate che noi zeri in questo grande conto mettiamo in moto la vostra immaginazione, poiché sarà lei ora ad equipaggiare i nostri re, a condurli di qua e di là saltando nel tempo, condensando le imprese di molti anni nel volgere di una clessidra. E a questo fine accoglietemi come coro di questa storia. Coro che a mo' di prologo implora da voi grande pazienza perché ascoltiate e siate indulgenti col nostro spettacolo. (Coro)

FrasiModifica

  • Ancora una volta alla breccia, cari amici, ancora una volta! Oppure coi nostri caduti chiudete questo varco! (Enrico)
  • ...e il giorno di Crispino e Crispiano non passerà mai, da quest'oggi, fino alla fine del mondo, senza che noi in esso non saremo menzionati. Noi pochi, Noi felici, pochi. Noi manipolo di fratelli: poiché chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello, e per quanto umile la sua condizione, sarà da questo giorno elevata, e tanti gentiluomini ora a letto in patria si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui, e menomati nella loro virilità sentendo parlare chi ha combattuto con noi questo giorno di San Crispino! (Enrico)
  • Se su piccole colpe veniali dovute all'ubriachezza non chiudiamo gli occhi, come dovremo spalancarli quando delitti capitali masticati, inghiottiti e digeriti ci appariranno davanti? (Enrico)
  • Il costume si inchina davanti ai grandi re. Tu e io non possiamo essere confinati entro i ristretti limiti delle usanze. Noi siamo i creatori delle usanze, Kate. E quindi pazienza, e arrenditi. Dalle tue labbra scaturisce una magia, Kate; c'è più eloquenza nel tuo tocco dolcissimo che nelle lingue del Consiglio di Francia. (Enrico)
  • Dove trovano tanto spirito? Non è il loro clima nebbioso e grigio? (Connestabile)
  • Ti prego di portargli la mia risposta precedente: prima dovranno uccidermi, e poi potranno vendere le mie ossa. (Enrico)
  • ...perché non c'è nessuno tra voi per quanto umile di nascita che non abbia un lampo di nobiltà negli occhi. Vedo che siete come tanti levrieri che smaniano e tirano il guinzaglio. La selvaggina è qui, seguite l'impulso, e mentre caricate gridate: "Dio è con Enrico, l'Inghilterra e San Giorgio!" (Enrico)

DialoghiModifica

  • Exeter: A meno che non sia qui presente il Delfino, al quale ho incarico di porgere un particolare saluto.
    Delfino: Per il Delfino, sono qua io a rispondere. Cosa gli dice Enrico?
    Exeter: Scherno e disprezzo; irrisione, disistima, e tutto ciò che non sia disdicevole per il linguaggio di un re. Così egli vi considera. Questo dice il mio re.
  • Enrico: Credi che potrai amarmi?
    Caterina: Io non so dire.
    Enrico: Può dirlo qualcuno del tuo sèguito? Glielo chiederò.
  • Enrico: Io non so se la vittoria sia nostra o vostra.
    Montjoy: La vittoria è vostra.
    Enrico: Per questo sia lodato Dio, ancor più che la nostra forza. Che castello è quello che si innalza laggiù?
    Montjoy: Si chiama Azincourt.
    Enrico: Allora questa si chiami "la battaglia di Azincourt", combattuta il giorno di Crispino e Crispiano.
  • Bates: Può mostrare tutto il coraggio che vuole; ma per quanto sia fredda questa notte, io credo che preferirebbe stare nel Tamigi fino al collo. E magari ci stesse, e io con lui. Qualsiasi cosa, pur di non essere qui.
    Enrico: Io credo che il re non desideri essere se non dov'è ora.
    Bates: Allora vorrei che ci stesse da solo.
    Enrico: Io proprio non riesco a immaginare modo migliore di morire che in sua compagnia. La sua causa è giusta e la sua contesa è onorevole.
    Williams: Che ne sappiamo noi di questo?
    Bates: E la cosa neanche ci riguarda. Sapere che siamo sudditi del re deve bastarci. Se la sua causa fosse ingiusta l'obbedienza che dobbiamo al re ci assolverebbe da qualsiasi colpa.
    Williams: Ma se la causa non fosse giusta, il re sarebbe chiamato a una grave resa dei conti, quando tutte le braccia, le gambe, le teste staccate in battaglia si ricomporranno il giorno del Giudizio e grideranno: "Morimmo nel tal luogo!", chi imprecando, chi invocando il chirurgo, chi piangendo per la moglie rimasta in miseria, chi per i debiti non pagati, chi per i figli rimasti orfani. Penso che siano pochi a morire sereni, in battaglia. Poiché come possono disporsi con spirito di carità, quando pensano solo ad ammazzare?
  • Enrico: Bella Caterina, se voi mi vorrete bene col vostro cuore francese, sarò lieto di sentirvelo dire anche con linguaggio difettoso. Vi piace uno come me?
    Caterina: Pardonnez-moi, io non so cos'è "uno come me".
    Enrico: Un angelo è come voi, Kate, e voi come un angelo.

ExplicitModifica

Fin qui, con rozza vena e inadeguata penna, l'umile autore ha portato avanti questa storia confinando in piccoli spazi grandi uomini, tagliando le loro gesta e mutilandone la gloria. Breve tempo, ma in quella brevità splendette fulgida questa stella d'Inghilterra. La fortuna forgiò la spada, con la quale il più bel giardino del mondo conquistò, lasciandone poi il figlio imperiale signore: Enrico VI, ancora in fasce incoronato re di Francia e d'Inghilterra, succedette a questo re. Sotto di lui furono tanti a comandare lo Stato, e perdettero la Francia, e fecero sanguinare l'Inghilterra, come sovente è stato qui rappresentato. E in ricordo di questo vogliate accogliere bene anche questa rappresentazione. Grazie. (Coro)

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