Elly Schlein

politica italiana (1985-)

Elena Ethel Schlein (1985 – vivente), politica italiana.

Elly Schlein (2014)

Citazioni di Elly SchleinModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • [«Lei è nata a Lugano e ha un papà americano. Come si è innamorata dell'Emilia Romagna?»] Sono una figlia adottiva e orgogliosa di questa terra da 15 anni. L'Emilia Romagna è una terra che sa diventare casa come poche, casa per tanti che l'hanno scelta. Non ti chiede mai da dove vieni, ti chiede che cosa possiamo fare insieme. Sono arrivata a Bologna per studiare giurisprudenza e non sono più andata via.[1]
  • Faccio parte di una generazione che si era allontanata dalla politica, lo avevo fatto anch'io ma ad un certo punto ti rendi conto che se non ti rimbocchi le maniche e provi a parteciparlo quel cambiamento, se non provi ad essere il cambiamento che vuoi vedere nella società, non puoi aspettarti che altri lo facciano per te. Anche se sei incazzato con la politica e ti allontani, devi renderti conto che gli altri continueranno a farla e il peso delle loro decisioni ricadrà comunque anche sulla tua vita, quindi vale la pena, nelle forme e nei modi in cui uno può, di partecipare alla cosa pubblica.[1]
  • [Su Matteo Salvini] Uno spregiudicato. Con una visione per me aberrante, ma almeno comprensibile.[2]
  • [«[...] "intersezionalità" cosa significa?»] Significa che le battaglie sono connesse: se chiedi a un ragazzino di scegliere tra giustizia sociale, diritti civili, ecologia e uguaglianza, non capisce.[3]
  • [«Come spiegherebbe il suo femminismo a una ragazzina disinteressata?»] Mostrandole il soffitto di cristallo che ha sopra la testa: in Europa, a parità di mansioni, le donne percepiscono il 16 per cento di salario in meno e ricevono una pensione del 39 per cento più bassa. Nei CdA delle aziende quotate siamo una su venti. E durante la pandemia siamo state licenziate in maggior numero, perché abbiamo contratti precari. Altro esempio: durante il lockdown i ricercatori maschi hanno prodotto di più, le ricercatrici di meno. Sa perché? Perché su di loro grava il peso della cura familiare. Io voglio che questa ragazzina disinteressata abbia il diritto di scegliere cosa cavolo fare nella vita.[3]
  • [La destra italiana ha] sempre dimostrato di ritenere che la Costituzione ponesse troppi fastidiosi ostacoli all'uomo solo al comando. Al contrario i suoi pesi e contrappesi sono fondamentali a tutela della democrazia. Del resto i loro modelli sono quelli autoritari di Trump, che fomenta l'assalto al Congresso, di Putin che invade Paesi e punisce il dissenso o di Orban che vuole razze pure: non c'è da stupirsi che qui abbiano un disegno che schiaccia democrazia e diritti.[4]
  • La flat tax è il massimo dell'ingiustizia, della diseguaglianza e della presa in giro, perché l'idea di abbassare le tasse ai ricchi la pagano i poveri. È un'idea che fa mancare i servizi a quelli che per curarsi non possono prendersi un piano del San Raffaele.[4]
  • Giorgia Meloni guida un partito che relega le donne al ruolo di welfare vivente: questo la rende una leadership inutile per le donne.[5]
  • [La destra è forte perché] è abilissima a puntare il dito in basso, verso chi sta peggio, e farne un capro espiatorio.[6]

Le cinque sfide dell'Europa

Intervista di Alice Fill, legrandcontinent.eu, 21 dicembre 2020.

  • [«Quale credi possa essere, oggi, il ruolo della sinistra progressista europea per far fronte alla crescita delle disuguaglianze?»] Le forze progressiste, ecologiste e della sinistra dovrebbero farsi forti di una visione e di obiettivi comuni che, pur essendoci già, hanno una dimensione prevalentemente nazionale. Se il muro di Orbán rafforza i porti chiusi di Salvini e la politica di Le Pen e Farage, la professionalità del portoghese Antonio Costa nel risollevare l'economia avendo cura di ridurre le disuguaglianze non ha rafforzato allo stesso modo la sinistra europea. Ciò, in parte, è anche nostra responsabilità: siamo ancora troppo incagliati in dibattiti nazionali e ombelicali. L'esperienza al Parlamento europeo mi ha lasciato una profonda consapevolezza che con tanti colleghi e colleghe condividiamo le stesse battaglie, le stesse preoccupazioni per il futuro, ma anche le stesse risposte alle nuove sfide che ci troviamo davanti. [...] Credo che la politica abbia la responsabilità di non alimentare le tensioni sociali prodotte dalle disuguaglianze, ma di agire sulle loro cause profonde. In che modo? Con politiche redistributive, ascoltando i cittadini e non facendo mancare a nessuno una risposta commisurata al suo bisogno. Solo così si può evitare di prendersela con il vicino, che a volte sta pure peggio di noi.
  • Sul tema del femminismo stiamo facendo dei passi in avanti molto importanti: le donne si stanno prendendo lo spazio che devono avere, senza aspettare che qualcuno glielo ceda. È ovvio che questo non succederà, viviamo ancora in una logica per cui ogni posto occupato da una donna significa innanzitutto un posto in meno occupato da un uomo. Non è vero che le donne sono una minoranza: siamo la maggioranza della popolazione mondiale. Il problema della sotto-rappresentazione nei luoghi dove si decide — in politica così come in economia — è un problema che riguarda tutti, per questo è importante coinvolgere anche gli uomini in questa sfida. Dato che la composizione della società è quella che conosciamo, in che modo si possono fare delle politiche capaci di rispondere ai bisogni della società, se teniamo un occhio chiuso? Manca una componente fondamentale. Assicurare la piena parità di genere è dunque cruciale. Risolviamo subito un equivoco diffuso, per cui ci si oppone alle quote rose in forza del merito: non ho mai visto nessuno fare questo ragionamento davanti a decenni di governi di soli uomini. Non rivendichiamo solo il diritto alla parità di genere nei luoghi in cui si decide, in quei luoghi rivendichiamo anche il diritto di sbagliare. Nessuno è mai andato a chiedere conto ad un uomo che si trovasse una posizione di potere in quanto uomo, e non per suo merito. La strada è lunga, la società italiana è ancora imbevuta di cultura maschilista e patriarcale, la violenza di genere è solo la manifestazione estrema di un humus culturale in cui la violenza attecchisce. E questa violenza passa attraverso la cultura, il linguaggio, gli stereotipi di genere, le rappresentazioni mediatiche e — a volte — anche istituzionali. Per questo è fondamentale sostenere la formazione delle donne in tutte le discipline, comprese quelle STEM [acronimo dall'inglese science, technology, engineering and mathematics]. Per questo è importante lavorare per la diffusione di un linguaggio esclusivo. Come ha detto una Professoressa dell'Accademia della Crusca, è giusto riferirsi alle donne parlando di ministra, assessora e avvocata perché quando nei documenti ufficiali rimarranno solo i nostri cognomi, è giusto che si ricordi che quella persona ha portato anche il suo essere donna nell'esercizio del potere.
  • Leadership femminile e leadership femministe sono due cose radicalmente diverse. Non basta avere una donna leader per assicurarsi che abbia la capacità di "liberare" altre donne, soprattutto se la donna in questione è a capo di un partito che relega le donne ad un ruolo domestico, che non ne ha mai difeso i diritti, a partire dal diritto di scegliere sul proprio corpo e sul proprio futuro. Non abbiamo mai sentito queste leader spendersi sul tema della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro — un nodo essenziale per sostenere l'occupazione delle donne —, ma nemmeno per la loro partecipazione alla vita politica ed economica. Per quanto leadership femminile e femminista siano due cose distinte, è bene però che ci sia la parità di genere: sono contenta quando ci sono donne parlamentari, assessore, consigliere e leader di partito con cui litigare perché abbiamo una visione diversa su come fare per emancipare la condizione delle donne e delle ragazze.
  • L'intersezionalità è fondamentale perché ci insegna che i diversi livelli di discriminazione non si elidono a vicenda, ma si sommano. Pensiamo alla condizione delle donne rifugiate [...]: ci sono almeno tre livelli di discriminazione che rischiano di intrecciarsi, economica, razziale e di genere. I diversi livelli di discriminazione sono infatti spesso frutto della stessa matrice oppressiva: è per cambiare questo modello che è necessario unire le lotte. Si tratta di un passaggio fondamentale. Credo — e spero — che le nuove generazioni stiano maturando una sensibilità in grado di andare in questa direzione. Partecipando in punta di piedi alle straordinarie mobilitazioni che [...] gremivano le piazze per difendere la parità di genere, per rispondere all'emergenza climatica, per mostrare solidarietà ai migranti e lottare per un lavoro degno, ho visto importanti aree di sovrapposizione. Di fronte a tali sovrapposizioni mi chiedo perché la politica sia così in ritardo, perché continui a cercare di dividere ciò che nella società, sempre più spesso, marcia insieme. Non si può chiedere a quelle piazze se si sentono più vicine a Greta Thunberg o a Carola Rackete. Poco dopo l'insediamento di Trump, alla London Women's March le femministe marciavano fianco a fianco con i movimenti ambientalisti, con i movimenti di seconda generazione che si battono per la piena eguaglianza dei diritti, con i movimenti LGBT+: tutto questo, insieme, ci servirà a scrivere una pagina migliore.

«Ritardare ancora la transizione ecologica è l'errore più grande che possiamo commettere»

Intervista di Gloria Riva, espresso.repubblica.it, 25 luglio 2022.

  • L'errore più grande che potremmo commettere è ritardare ulteriormente la conversione ecologica e riprodurre il modello che ci ha portati fino a qui, in nome di altre urgenze. Queste crisi intrecciate prendono il nome di sindemia: alla crisi economica e finanziaria, che ha cominciato a mordere le caviglie della fascia più povera della popolazione nel 2008, si è aggiunta la pandemia mondiale e una serissima crisi climatica, tutt'altro che imprevedibile, in grado di produrre effetti devastanti sui nostri territori e nelle nostre comunità. Se a ciascuna di queste crisi offriamo risposte plasmate sul modello sociale ed economico convenzionale, allora favoriamo un costante indebolimento della società, sempre più esposta al rischio di subire nuove crisi. Serve il coraggio di scartare in un'altra direzione, di modificare alla radice il modello.
  • L'innovazione tecnologica e la transizione energetica, se non guidate da politiche redistributive e da una consapevole tutela del lavoro, producono cottimo e sfruttamento ed è qui che manca l'azione politica. Manca la mobilitazione sindacale che negli anni '60 ha portato allo statuto dei lavoratori, ma da allora il lavoro è profondamente cambiato. Quindi è necessario che la politica favorisca da un lato un moderno statuto dei lavoratori e delle lavoratrici a tutela dei nuovi lavori, dall'altro la nascita e la crescita di imprese ambientalmente sostenibili e di adeguate professionalità.
  • L'Italia, che è il paese del sole, dell'acqua e del vento, deve sfruttare queste caratteristiche a proprio favore, evitando gli errori commessi in passato. Perché è già successo che agli incentivi economici per la produzione di rinnovabili non sono seguite adeguate politiche industriali di sviluppo della filiera industriale sottostante. Il mancato sostegno allo sviluppo dell'economia verde, che è ad alta intensità di lavoro e offre opportunità professionali competitive, sarebbe un danno enorme per il futuro del paese. Abbiamo bisogno di puntare su settori industriali ad alta produttività, come la produzione di energia verde, ridimensionando quegli ambiti che non offrono altrettanta ricchezza occupazionale. Per farlo è indispensabile favorire la formazione di competenze ecologiche e digitali e la creazione di nuove imprese. Non esistono alibi [...]
  • La via è questa: la politica deve agire affinché la transizione ecologica diventi un bene desiderabile.

Citazioni su Elly SchleinModifica

  • Ho letto giorni fa una lunga intervista di Schlein su Repubblica, un’intera pagina in cui è riuscita a non pronunciare mai due parole: Partito democratico. (Luigi Zanda)

NoteModifica

  1. a b Dall'intervista di Alessia Arcolaci, Tutti pazzi per Elly Schlein: una nerd, innamorata dell'Emilia, vanityfair.it, 29 gennaio 2020.
  2. Dall'intervista di Francesco Oggiano, Elly Schlein: «Con i 5 stelle neanche una settimana, amo la libertà d'espressione», rollingstone.it, 1º febbraio 2020.
  3. a b Dall'intervista di Raffaele Panizza a Vogue Italia, novembre 2020; citato in Non sono una vittima. Intervista a Elly Schlein, vogue.it, 12 novembre 2020.
  4. a b Dall'intervista di Silvia Bignami, Elly Schlein: "Destra pericolosa, mira ai pieni poteri. Il M5S? Speravo in una intesa", bologna.repubblica.it, 14 agosto 2022.
  5. Da un'intervista a In onda, LA7; citato in Elly Schlein: "Meloni è una leadership inutile per le donne", ilrestodelcarlino.it, 18 agosto 2022.
  6. Dall'intervista di Francesca Schianchi a La Stampa; citato in Schlein: "Andrò nei luoghi di confine, sono certa che si possa vincere", partitodemocratico.it, 23 agosto 2022.

Altri progettiModifica