Zoroastrismo

religione e filosofia

Citazioni sullo zoroastrismo o mazdeismo.

Il faravahar, uno dei simboli dello zoroastrismo

CitazioniModifica

  • Assai ammirabile per la sua antichità si è la religione de'Persi, e ben degna eziandio di maraviglia per essersi non pur conservata tante e tante migliaia d'anni, ma mantenuta ancora con maggior purità di qualunque altra religione pagana di presente conosciuta. (Giulio Ferrario)
  • L'Antico Testamento dimostra un grande interesse verso l'obbedienza ad una moltitudine di ordini apparentemente arbitrari di questo tipo (tabù alimentari, leggi sabbatiche, divieto di culto delle immagini, circoncisione, endogamia, ecc.). Anche nello Zoroastrismo esiste un grande interesse per simili questioni: matrimonio endogamico, taglio dei capelli e delle unghie, legno secco per il fuoco, impurità mestruale, ecc. Ma quando si confrontano gli aspetti fondamentali delle due tradizioni – al di là dell'elevazione dei costumi tribali a leggi cosmiche –, emergono evidenti le profonde differenze.
    La concezione biblica, ponendo la caduta all'interno della storia umana come un'offesa a Dio, nasconde l'elemento di sfida a quel Dio, denigra la natura umana e favorisce l'interpretazione storica del mito; invece l'altra concezione cosmica si presenta come una filosofia che si serve di simboli, diventando, come dimostrano i secoli successivi, la principale fonte d'ispirazione di ogni spiritualità che mise in discussione l'egemonia del letteralismo biblico in Occidente. (Joseph Campbell)

Alessandro BausaniModifica

  • Dal punto di vista comparatistico non è esagerato affermare che lo zoroastrismo ha fornito il materiale per la costruzione delle leggende escatologiche di pressoché tutte le grandi religioni del mondo civile: l'Islàm, il tardo Ebraismo, il mondo delle leggende medievali e in gran parte anche, per misteriose vie, il mondo delle saghe scandinave sono senza dubbio tributari della religiosità iranica per le loro visioni di paradisi e di inferni.
  • Le religioni totalmente naturalistiche hanno una mitologia in cui le varie forze della natura vengono personificate, il vento, la luna, il sole man mano divengono dèi, si sale dalla terra verso il cielo. Nel mazdeismo sembra, almeno in parte, avvenire il contrario: concetti astratti e trascendenti si personificano man mano, anzi si angelificano, per usare un termine più òstico ma più preciso. Leggendo sia l'Avesta che i testi pahlavici che ce ne ridanno le parti perdute non si può sfuggire nemmeno alla strana impressione che Zarathustra stesso sia sentito fin dal principio, anzi più in principio che dopo, come un essere metaumano, un angelo egli stesso che vaga e conversa con gli angeli, in «terre di visione».
  • Secondo la concezione mazdaica anche la materia è creazione buona di Ōhrmazd e non radicalmente cattiva e l'anima non è una triste prigioniera di un lurido corpo, anelante alla separazione e alla liberazione dal medesimo, bensì si è con libera scelta incarnata allo scopo di combattere contro la malvagità introdotta da Ahriman nel mondo. E il mazdeismo è, ancora, religione nazionale, per la quale i non-irani sono esseri demònici.

Raffaele PettazzoniModifica

  • L'idea monoteistica ci appare nel Zoroastrismo delle origini allo stato puro. Il dualismo non la offende. In realtà il dualismo non è negazione del monoteismo: anzi, è un riflesso di questo. Non è una tappa - l'ultima tappa prima dell'unità - sulla via di quel processo di generalizzazione progressiva che fu costruito schematicamente dagli evoluzionisti. Nel dualismo sono tutti presenti quegli elementi divini che il monoteismo nega e rinnega, ma presenti in quella forma che è la sola compatibile con l'idea, anch'essa presente, del dio unico: è la forma stessa dell'unicità che dalla sfera del divino passa ad applicarsi al complesso degli elementi anti-divini; onde questi riescono unificati, mentre pur sono negati come divini. Così Anrama(i)nyu non è essenzialmente un altro iddio accanto ad Ahura Mazda: è lo stesso Ahura Mazda nella inversione di tutti i suoi valori. Anrama(i)nyu è l'erede e l'esponente di tutti gli dei (daeva) del paganesimo politeistico: non è esso stesso un dio tradizionale: è una figura nuova che subentra con la Riforma, sostituendosi a tutte le figure divine della tradizione, e così riducendole ad unità, tutte le rappresenta.
  • La predicazione del verbo di Zarathustra fra le genti turaniche ha una particolare importanza storico-religiosa. Essa ci rivela nel Zoroastrismo un'attitudine e una tendenza a propagarsi oltre i confini del suo piccolo mondo originario, a diffondersi fra genti straniere.
  • Tra i doveri di un fedele seguace di Zarathustra è il rispetto e il risparmio del bestiame bovino. Con tali precetti la Riforma mirava a tutelare le basi economiche di una società dedita alla pastorizia e all'agricoltura. Ma mirava anche ad un fine di elevamento spirituale. Ai sacrifici cruenti, del pari che al sacrifizio della bevanda inebriante, a tutte, dunque, le pratiche esteriori di un culto materiale, voleva sostituire la preghiera, la celebrazione della gloria di Ahura Mazda, la pietà interiore, le buone opere, e il merito sommo della sincerità contro la vile menzogna (Drug).

Italo PizziModifica

  • Comunque sia, essa è un bene ordinato e architettato sistema di religione che, come il Mosaismo, il Cristianesimo e l'Islamismo, procede dalla predicazione e dall'opera feconda d'una persona sola.
  • Ha pochi dogmi, ma reca al fedele insegnamenti altissimi; ammette la vita futura, promette la venuta, alla fine del mondo e quando risorgeranno i morti, d'un Salvatore, annunzia il premio che toccherà ai buoni, e la pena dei malvagi che però non sarà eterna, inculca una morale nobile ed elevata, non inerte e inoperosa perché non conosce l'ascetismo brahmanico e nemmeno l'indifferenza e la calma del Buddhismo, inculca il lavoro, quello specialmente, proclamato da essa il più santo, il più utile, dell'agricoltura, insegnato dallo stesso dio creatore, Ahura Mazdao, al primo re, Yima, e da Yima propagato con l'esempio tra i primi mortali.
  • Lo stesso triplice precetto del non peccar mai in pensieri, in opere, in parole, che si trova anche tra i precetti del Cristianesimo, racchiude nella sua rigidezza e compendia ogni altro precetto che sia inteso a guidar l'uomo quaggiù. Le maggiori virtù che, del resto, erano raccomandate non pure dall'Avesta, ma anche dalla legge e dalla consuetidine comune a tutti gl'Irani, erano la giustizia, la beneficenza, la generosità, la pietà, l'orrore per la menzogna.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica