Śiva

dio indiano della distruzione e della trasformazione
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Śiva, trascritto anche come Shiva, divinità hindu.

La statua dedicata a Shiva danzante, CERN di Ginevra

Citazioni di Śiva

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  • Poiché Io, Shiva, sono lo sperma | e l'umore rosso è la mia Shakti: | quando i due si fondono, Io mi unisco a Lei! | Chi sa ciò si realizza; | il suo corpo diviene quello di un dio! (Śiva Saṃhitā)
  • Sicuramente questo santo brāhmaṇa non desidera alcuna benedizione, nemmeno la stessa liberazione, perché egli ha raggiunto la pura devozione nella inesauribile Persona della Divinità. (Bhāgavata Purāṇa)
  • Sono io stesso il supremo Haṃsa, Śiva, la causa ultima. (Svacchanda Tantra)
  • Io che sono l'anima dello Yoga, mediante il potere magico, dello Yoga, assumerò la forma di un asceta e ispirerò la paura tra gli uomini. Entrerò nel corpo di un morto abbandonato, in un cimitero ... e vivrò sotto il nome di Lakulīśa (l'Uomo col bastone). Il luogo di questa incarnazione diverrà un luogo sacro… Vi nasceranno i miei figli, gli asceti Kuśika, Garga, Mitra e Kaurusya. Adoratori del fallo, con il corpo cosparso di cenere, praticheranno i riti di Pāśupata (l'amicizia degli animali). Avendo realizzato il Maheśvara Yoga, partiranno per il cielo di Rudra dal quale non c'è ritorno.
  • Nessuno deve condannare l'asceta nudo che è mio fedele, che esprime i princìpi delle cose, ma agisce come un bambino o un folle. Nessuno si farà beffe di loro, né rivolgerà loro parole spiacevoli se desidera il suo bene, ora e in seguito. L'uomo stupido che li condanna, condanna il Signore stesso.
  • La donna che posso accettare deve essere bella, praticare lo Yoga ed essere capace di sopportare l'ardore del mio sperma. C'è un'altra condizione. Se non avrà fiducia in me e nelle mie parole, l'abbandonerò.
  • Non mi distinguo dal fallo, il fallo è identico a me. Avvicina a me i miei fedeli, dunque lo si deve venerare. Miei cari! ovunque si trovi un sesso eretto, sono presente io stesso, anche se non vi siano altre rappresentazioni di me.
  • Io sono il signore degli animali [...]. I coraggiosi Titani, gli Asura potranno essere distrutti solo se ciascuno degli dèi e degli altri esseri assumerà la sua natura di animale. [...] Non è una diminuzione riconoscere il proprio animale [la specie che nel regno animale corrisponde al principio che ogni dio incarna sul piano universale]. Solo coloro che praticano i riti dei fratelli delle bestie, dei Pāśupata, possono superare la loro animalità.
  • Mangiando o bevendo, diventa il sapore del cibo o della bevanda e siine ricolma.
  • O radiosa, questa esperienza può affiorare tra due respiri. Dopo che il respiro è entrato e poco prima che risalga, il beneficio.
  • Proiettata la mente dentro il cranio, stando immobile con gli occhi chiusi, grazie a un'intensa applicazione mentale si discerne gradualmente la meta suprema.
  • Quel principio che ha come qualità la coscienza è presente indifferentemente in tutti i corpi, sicché colui che mediti come il tutto sia essenziato di esso, diventa vincitore del mondo.
  • Questi centododici insegnamenti, immobili, di là da ogni fluttuazione, o Dea, sono stati esposti in sunto. Colui che li conosce, perviene alla vera conoscenza.

Citazioni su Śiva

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Shiva nel suo aspetto detto Dakṣiṇā mūrti, statua in bronzo del IX secolo

Citazioni da testi dell'induismo

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  • Al di là dell'oscurità non v'è né giorno, né notte, né esistenza, né non esistenza: solo Shiva, l'indistruttibile. Lo stesso Sole si prostra davanti a lui. Da esso è scaturita la saggezza senza tempo. (Śvetāśvatara Upaniṣad)
  • Contemplando colui che non ha principio | o metà, né fine, l'Uno, l'onnipervadente, | che è intelletto e beatitudine, il senza forma, il meraviglioso, | la cui consorte è Umā, il Signore supremo, che tutto governa, | che ha tre occhi e la gola blu, il pacifico – il saggio silenzioso raggiunge la fonte dell'Essere, il testimone universale, sull'altra sponda della tenebra. (Kaivalya Upaniṣad)
  • Di questo dio oltre gli dèi, la cui natura è la suprema luce di conoscenza (bodha), la suprema potenza è la consapevolezza riflessa (vimarśa), adorna dell'universale conoscere. (Kālikākrama)
  • Egli non è essenzialmente un asceta: come potrebbe infatti un asceta portare armi, come fa lui? Né può essere annoverato fra gli uomini che hanno una famiglia, dal momento che dimora nei campi di cremazione. Non è un brahmacārin, perché non ha moglie. E nemmeno un anacoreta, visto che è ottenebrato dall'orgoglio di essere signore supremo. Non appartiene a nessuna delle quattro classi, e non è né maschio né femmina; e certo non si può dire che sia un eunuco, se è vero che il suo liṇga è oggetto di adorazione. (Skanda Purāṇa)
  • Ha tre occhi. La sua corona è formata da un serpente. È ricoperto di ricchi gioielli. Il suo viso è cosparso della cenere dei roghi funebri. È circondato da fantasmi, gnomi, spiriti maligni, streghe e demoni. È vestito di una pelle d'elefante. Serpenti e scorpioni gli servono da ornamenti. La sua voce risuona come il tuono in un giorno di tempesta. Sembra una montagna di collirio azzurro. Ha sulla spalla una pelle di leone. È terrificante. Si pone la sua immagine accanto ai roghi funebri o nei cimiteri. (Liṅga Purāṇa)
  • Il crocevia è noto come il luogo da lui preferito. (Śatapatha Brāhmaṇa)
  • Il Grande Dio Mahā-deva è dappertutto, ma non lo si vede. Egli è il creatore, il sovrano del mondo. È il feudatario dell'Essere immenso, dell'Immanente e del Re del cielo. Tutti gli esseri celesti, dall'Essere immenso ai geni del male, lo venerano. (Mahābhārata)
  • Il Signore del sonno rappresenta questo quarto-stato (turīya) non duale, non differenziato, che è la pace. (Māṇḍūkya Upaniṣad)
  • Io cerco la protezione di Colui che è chiamato Ugra, Sthanu, Shiva, Rudra, Sharva, Ishana, Ishvara, Girisha; di quel dio che che fa progredire, Creatore e Signore dell'universo; di Colui che ha la gola blu, che non ha nascita, chiamato Shakra, che distrusse il sacrificio di Daksha e che è chiamato Hara; di Quello la cui forma è l'universo, che ha tre occhi, che è multiforme e che è il signore di Uma; di Colui che dimora nei campi di cremazione, che effonde energia, che è il Signore delle diverse specie di esseri sottili e che possiede prosperità immortale e potere; di Colui che brandisce il bastone coronato dal teschio, che è chiamato Rudra, che porta le ciocche di capelli aggrovigliate sul capo e che è un brahmacari. (Mahābhārata)
  • Là dove non vi è oscurità, | né notte, né giorno, | né Essere, né Nonessere, | là vi è il Propizio, solo, | assoluto ed eterno; | là vi è il glorioso splendore | di quella Luce dalla quale in principio | sgorgò antica saggezza. (Śvetāśvatara Upaniṣad)
  • La sua voce risuona nello strepito dei tamburi in mezzo alla battaglia. (Ṛgveda Saṃhitā)
  • Le sue membra brillano come gioielli. (Śiva Purāṇa)
  • Nei Testi Antichi la forma più astratta di Rudra è chiamata Shiva. (Liṅga Purāṇa)
  • Nulla esiste che non sia Śiva. (Svacchanda Tantra)
  • Salutiamo Ādinātha che ci ha fatto conoscere lo Haṭha Yoga, che come una scalinata conduce l'adepto verso le vette del Raja Yoga. (Haṭhayoga Pradīpikā)
  • [Shiva è] colui dal quale gli esseri nascono, mediante il quale, una volta nati, vivono, nel quale si fondono allorché muoiono. (Taittirīya Upaniṣad)
  • Shiva è il senso, la sua compagna la parola. (Liṅga Purāṇa)
  • Shiva è senza segno (senza sesso), senza colore, senza odore, sfugge alle parole e al tocco, senza qualità, immutabile, immobile. (Liṅga Purāṇa)
  • Questa divinità è di per sé più vasta di tutto il posto che occupa l'universo. Per tale ragione i saggi lo denominano il Grande Signore. (Brahmā-vaivarta Purāṇa)
  • Questo Śiva che porta un tridente ha un corpo di cattivo augurio. È senza pudore. Non ha né dimore né antenati conosciuti. È nudo e mal fatto. Vive in compagnia di spiriti maligni e di cattivi geni. (Śiva Purāṇa)
  • Se avesse denaro non andrebbe nudo. Va a passeggio su un toro, non ha carrozza. Non si conosce la sua casta, non è né letterato né sapiente. Al suo seguito ha solo spiriti maligni. Ha del veleno nel collo. Confrontate le vostre collane con la ghirlanda di teschi che porta, i vostri unguenti di bellezza con la cenere dei roghi funerari di cui si cosprage il corpo. (Śiva Purāṇa)
  • Sia lode al dio al cui aprirsi e chiudersi di ciglia l'universo sorge e si dissolve. (Spandakārikā)
  • Signore di tutte le cose mobili e immobili, sempre Compassionevole e sempre Beato, il nettare la cui Misericordia abbonda come un grande oceano, la cui essenza è il puro Sattva Guna, Colui che è bianco come la canfora e come il fiore di gelsomino, l'Onnipresente Uno; Il cui vestito è lo spazio stesso, Signore dei poveri e l'amato Maestro di tutti gli yogi, la cui spirale di capelli ingarbugliati è bagnata con lo spruzzo di Ganga e (del suo nudo corpo) sono le ceneri l'unico ornamento, Colui che è senza passioni, dal collo inghirlandato con serpenti e teschi di uomini, il Signore dai tre occhi, Signore dei tre mondi, con una mano impugna il tridente e con l'altra dà benedizioni; facilmente appagato, la cui sostanza stessa è incondizionata conoscenza, Dispensatore di emancipazione eterna, il sempre-esistente, Senza paura, immutabile, Immacolato, L'uno senza difetto, il benefattore di tutti, e Dio di tutti gli Dei. (Mahānirvāṇa Tantra)
  • Tu sei l'origine dei mondi, tu sei il Tempo, il loro distruttore. (Mahābhārata)
  • Vive in luoghi sporchi come i forni crematori, suoi compagni sono i fantasmi e i demoni. Nudo come un pazzo, a volte ride a volte piange, si cosparge l'intero corpo di ceneri crematorie. Non fa il bagno regolarmente, e ha per ornamento una ghirlanda di teschi e ossa. Pertanto, solo nel nome è Śiva, il ben augurante, anzi, egli è la creatura più folle e nefasta. Così egli è molto caro ai pazzi lordi di ignoranza, e lui è il loro condottiero. (Bhāgavata Purāṇa)

Altre citazioni

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  • A dispetto di ciò, si dovrebbe evitare di vedere una contraddizione o un paradosso là dove un hindu vede soltanto un'opposizione secondo il senso indiano – opposti correlati che agiscono come identità interscambiabili in relazioni necessarie. Il contrasto fra il carattere ascetico e quello erotico nelle tradizioni e nelle mitologie di Śiva non è della specie "congiunzione degli opposti", concetto col quale spesso si è fatta confusione. Ascetismo (tapas) e desiderio (kāmā) non sono diametralmente opposti come possono esserlo bianco e nero, o caldo e freddo, dove la presenza completa di un aspetto esclude automaticamente l'altro. Essi sono, nei fatti, due forme di calore, essendo tapas il fuoco distruttivo o creativo che l'asceta genera dentro di sé, kāmā il calore che viene dal desiderio. Sono forme strettamente connesse in termini umani, opposte in quel senso in cui possono esserlo amore e odio, ma non mutuamente escludibili. (Wendy Doniger)
  • Ascolta bene, fermati ad ascoltare, e potrai vedere Hara. | La dimora è completamente Sua: che sono io, Lalla? (Lalla)
  • Certe sette shivaite attribuiscono volentieri la creazione del mondo e il suo funzionamento al dinamismo (rajas) della dea, mentre Shiva riveste unicamente un ruolo d'ispiratore o, a rigore, di scenografo e spettatore. Eppure, nell'immensa maggioranza dei casi, il grande dio non viene privato del suo ruolo cosmico: quando lo si rappresenta come "re della danza" (nâtarâjan), è il solo ad assumere il suo ruolo di creatore-distruttore nell'atto di giocare con fiamme che sono altrettanti mondi chiamati a nascere, a svilupparsi, per poi scomparire per effetto della sua magia (mâyâ). (Jean Varenne)
  • Il Grande distruttore del male, Lui | Che rimuove le oscurità in questa Era del Ferro; | A Cui la figlia di Daksha concesse l'ambita mano; | Lui, che come un bianco incantevole giglio d'acqua, | È bello; è sempre pronto | A darsi per il bene degli altri, | Il cui sguardo è fisso sull'umile; | Il cui collo è blu per il veleno ingerito: | Lui, noi salutiamo! (Vivekananda)
  • Nel suo stato supremo, trascendentale, la conoscenza di Śiva è la consapevolezza che Egli ha di se stesso come pieno di tutte le cose. È una cosa sola con la Sua attività come vibrazione interiore della Sua «egoità» onnicomprensiva, il movimento creativo della volontà. (Mark Dyczkowski)
  • Non accettando i reciproci punti di vista, essi parlano della Tua natura universale nei termini di ciò che deve essere confutato e di ciò che lo confuta, al fine di respingere la posizione del [loro] antagonista. (Maheśvarānanda)
  • O sapore infinitamente, dolce di siffatto nettare! Questo desiderio ardente di servire Śiva lo sterminatore: forse che in lui, nell'attimo di tempo, non si rinnovi sempre quel sapore?
    Se Tu entrassi nel mio cuore, non fosse che per il tempo di un battito di ciglia, o Śambhu, sparita ogni imperfezione, che cosa Tu non potresti darmi?
    Entri in un cuore poiché questo è puro, o piuttosto è la Tua presenza che lo purifica? Tra questi dubbi l'uomo rimane sospeso... Ma su questo non v'è dubbio alcuno: è la Tua sola presenza che purifica il cuore, o Signore, essa è perfezione, essa è dignità suprema!
    (Utpaladeva)
  • Per i fisici moderni, quindi, la danza di Śiva è la danza della materia subatomica. Come nella mitologia indù, essa è una danza incessante di creazione e distruzione che coinvolge l'intero cosmo; è la base di tutta l'esistenza e di tutti i fenomeni naturali. Centinaia di anni or sono, gli artisti indiani crearono immagini visive della danza di Śiva in una meravigliosa serie di sculture in bronzo. Ai giorni nostri, i fisici hanno usato la tecnologia più avanzata per ritrarre le forme della danza cosmica. Le fotografie delle particelle interagenti ottenute con la camera a bolle, che testimoniano il continuo ritmo di creazione e distruzione dell'universo, sono immagini visive della danza di Śiva che eguagliano quelle degli artisti indiani in bellezza e in profondità di significato. La metafora della danza cosmica unifica quindi l'antica mitologia, l'arte religiosa, e la fisica moderna. (Fritjof Capra)
  • Proprio come un re onnipotente e di umore giocoso per muoversi va a piedi, così anche il Signore gioca felice in corpi umani. (Somānanda)
  • Se affronti Shiva con una domanda e hai una mente chiusa, non ti risponderà subito: prima si dovrà spezzare la tua chiusura, per cui dovrà essere aggressivo, in questo caso devono essere distrutti i tuoi pregiudizi, i tuoi preconcetti. Se non ti ripulisci completamente dal passato, nulla ti potrà essere dato. (Osho Rajneesh)
  • Śiva non accosta specularmente gli estremi, ma li divarica, incarnandosi provvisoriamente nell'eccesso, incombendo su ogni mediazione, scindendo ogni univocità. Al di là ed entro ogni forma Śiva è ultimamente pura e totale Energia, scintilla che proietta le infinite coppie di poli tra cui si genera. (Raffaele Torella)
  • Shiva, però, compie sia una danza di creazione che una danza di distruzione: quando danza in compagnia di una donna, i suoi movimenti sono gentili e pieni di grazia, naturalmente creativi, trovandosi yin e yang in una condizione di equilibrio; nel momento in cui danza da solo, però, il simbolismo che gli attiene è quello dell'asceta solitario, e i suoi movimenti si fanno violenti e distruttivi: l'equilibrio di yin e yang è ormai perduto. (Jean Campbell Cooper)
  • Śiva è il fallo. Dio risiede in qualsiasi parte di dio. Il liṅga eretto è pieno di seme. Śiva è portatore di seme. A piacere, egli può rilasciarlo o trattenerlo. Come Signore dello Yoga egli si trattiene, assorbe il seme nel suo essere totale. (Stella Kramrisch)
  • Śiva, essenza unica di ogni esistenza, è dunque il Signore della danza (naṭarāja). Con una delle sue molte mani tiene il tamburo le cui vibrazioni sonore generano il tempo e lo spazio provocando l'emanazione dell'universo; con un'altra brandisce il fuoco del riassorbimento. Il movimento della danza nasconde la sua essenza, avvolgendolo nelle fiamme della manifestazione, mentre il fuoco del riassorbimento, spazzando via tutto, la rivela; egli rimane immobile al centro di questa duplice attività, fonte di ogni potenza e ostentando impassibile le energie più feroci, i movimenti più opposti; l'emanazione e il riassorbimento, l'oscuramento e la grazia, la ritrazione e il dispiegamento. (Lilian Silburn)
  • Śiva, quando è adorato da brahmani smārta come una delle cinque forme divine del pañcāyatana, non è tantrico. Sicuramente non è tantrico per Śaṇkara. Questo non ci impedisce di affermare che Śiva, da vedico (Rudra), sia divenuto essenzialmente tantrico nella maggior parte delle sue tante forme. (André Padoux)
  • Tu sei il termine di ciò che sta e di ciò che si muove, | per te il mondo vive, dio, tutto, | tu per gli yogin causa ed effetto fai cessare, | tu sei la causa delle cause prime. (Bhāravi)
  • Anche Śiva, senza che per questo il suo potere ne sia offeso, si manifesta similmente in modo creato nello specchio del soggetto pensante, cioè nella nostra propria coscienza, durante la meditazione, ecc., sempre in forza, beninteso, della sua libertà. Perciò, ogni mezzo attraverso cui Śiva, sebbene privo di parti, così si manifesta, è una potenza. Questa divisione fra potenza e possessore di potenza è quindi chiaramente una realtà.
  • Egli è il Signore dell'universo, nella cui coscienza tutto questo mondo di differenziazione appare come riflesso.
  • Il Signore Supremo manifesta liberamente il gioco molteplice delle emissioni e degli assorbimenti nel cielo della Sua propria natura.
  • Mi inchino davanti all'Assoluto non-duale onnipervadente, il supremo Śiva-Śakti, che nel suo stato di assenza di desiderio e perfezione, prima di tutto si illumina come puro "Io sono" [il soggetto puro] e poi allo scopo di separare la sua potenza attiva si divide in due [il soggetto e l'oggetto] e che per sua natura continua ad emanarsi ed estendersi [nella Creazione] e di nuovo si dissolve in se stesso.
  • Erede di Rudra in un altro eone, Śiva mantiene un rapporto stretto con l'antilope. Usa sedersi su una pelle di antilope nera. A parte il serpente, l'antilope è l'unico animale che Śiva tenga a contatto con il suo corpo. Nei bronzi la si incontra spesso fra le dita della mano del dio, pronta a lanciarsi nella corsa. Quando Śiva vaga nella foresta come mendico, spesso un'antilope gli si avvicina e alza la testa verso di lui, che le offre foglie con la mano sinistra, mentre la destra regge una ciotola che è il teschio di Brahmā.
  • Se da Brahma discende l'ordine e l'autorità sacerdotale, Śiva è la perpetua certezza che a un certo punto quell'ordine verrà abbattuto, che non reggerà all'urto di una qualche forza che sussiste al di là del rito.
  • Śiva è anche colui che più di ogni altro è suscettibile al desiderio, che lo esaspera continuamente, che lo spinge all'estremo, che gli è affine nelle sue vene – al punto che talvolta si può pensare che Śiva sia il desiderio, che Śiva sia Kāma.
  • Śiva come manifestazione dell'energia ritmica primordiale è il 'signore della danza' (Naţarāja). L'universo cosmico è il suo teatro.
  • Śiva, dio delle popolazioni preariane, rimarrà la loro divinità preferita, anche dopo che queste saranno state asservite e ridotte allo status di caste artigianali in un mondo dominato dagli invasori ariani.
  • Śiva risiede nelle montagne e nelle foreste; là c'è il presentimento della misteriosa presenza e là, in caverne e luoghi isolati, gli si erigono santuari e gli si recano offerte.
  • Rudra (l'Urlatore), Śarva (l'Arciere), Ugra (il Terribile) e Asani (la Folgore) sono gli aspetti distruttori di Śiva. Bhava (il Principio), Pāśupati (il signore degli animali), Mahādeva (il Grande Dio) e Īśāna (il sovrano) i suoi aspetti benevoli.

Voci correlate

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