Ponyo sulla scogliera

film di animazione del 2008 diretto da Hayao Miyazaki

Ponyo sulla scogliera

Immagine Gake no ue no Ponyo title.jpg.
Titolo originale

崖の上のポニョ
Gake no ue no Ponyo

Lingua originale giapponese
Paese Giappone
Anno 2008
Genere animazione, fantastico
Regia Hayao Miyazaki
Soggetto Hayao Miyazaki
Sceneggiatura Hayao Miyazaki
Produttore Toshio Suzuki
Doppiatori originali
Doppiatori italiani

Ponyo sulla scogliera, film d'animazione giapponese del 2008, regia di Hayao Miyazaki.

FrasiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Che?! Catturata da un essere umano?! Sconveniente, oltremodo sconveniente! (Fujimoto)
  • A qual punto l'acqua e il fiato degli esseri umani possano essere luridi, non ve l'ho spiegato forse innumerevoli volte? (Fujimoto)
  • Gli umani non fanno che depredare la vita dal mare. Anch'io un tempo fui un essere umano. Se sapeste per cessare di essere umano cosa ho dovuto fare! (Fujimoto)
  • Oh sangue che si fa maligno, placati ordunque! Indietro, indietro, indietro, indietro! (Fujimoto) [incantesimo]
  • Il potere del mare mi si dispiega lungo tutta la spirale del DNA. Quando questo pozzo si sarà colmato, l'era del mare avrà nuovamente inizio: un'esplosione di vita paragonabile al periodo Cambriano! (Fujimoto)

Citazioni su Ponyo sulla scoglieraModifica

  • All'ultima Mostra di Venezia suscitò l'applauso più vibrante, ma la giuria lo ignorò perché Hayao Miyazaki era già titolare di un Leone d'oro alla carriera. «Ponyo sulla scogliera» rappresenta comunque una svolta nell'opera del maestro dell'animazione giapponese: la tecnica resta quella artigianale del disegno a mano, ma la vicenda assume un carattere più infantile e favolistico rispetto ai capolavori precedenti («La città incantata», «Il castello errante di Howl»). (Valerio Caprara)
  • Contro il riduzionismo che colpisce tutto il cinema di animazione, definito sbrigativamente dai senza anima "cartoni animati", si leva in alto e sopra e sotto la superficie del mare Ponyo on the Cliff by the Sea di Hayao Miyazaki. Mai rassegnato all'impiego della tecnologia digitale, il regista nipponico "sospende" la computer graphic e restituisce la complessità salata del mare con la matita e settanta artisti che hanno realizzato a mano centosettantamila disegni. (il Farinotti)
  • Ispirata alla Sirenetta di Andersen, l'ultima opera di Miyazaki non ha il fascino assoluto, misterioso e poetico di La città incantata: è una gradevole favola sull'amore, sulle promesse, sul rispetto degli altri. Miyazaki si oppone ideologicamente – e orgogliosamente- all'animazione computerizzata e mette all'opera 70 artisti con la matita per creare 170000 disegni. Il risultato figurativo è in linea con quello dei contenuti: delicato, piacevole, non aggressivo, per tutti, anche per i più piccoli. (il Morandini)
  • La delicatezza del tocco è fuori discussione, i personaggi sono deliziosi, la colonna sonora vanta ispirazioni colte (anche se esagera con le vezzose canzoncine) e non mancano le stoccate ambientaliste. Il buon Miyazaki tiene a trasmettere agli adulti il suo senso anti-fondamentalistico della "giapponesità" e a rivendicare una visionarietà svincolata dai canoni occidentali, correndo peraltro il pericolo di essere percepito solo dai bambini. (Valerio Caprara)
  • Malgrado qualche momento in cui il ritmo cede, il decimo lungometraggio anime di Miyazaki (anche unico sceneggiatore) costruisce ancora una volta un mondo in cui mistero e irrazionale vengono accettati come eventi naturali, e dove i rapporti di causa ed effetto seguono regole (anche fisiche) insondabili. E in ciò conferma l'unicità della sua arte. Nuovo, questa volta, è l'uso di scenari molto semplificati (colori tenui, sfondi dipinti ad acquerello, scenografie essenziali) che però non ostacolano invenzioni narrative metaforiche (i «pesci-acqua» che gli adulti scambiano per onde e i bambini vedono nella loro reale forma animalesca), o rimandi ai miti fondanti della cultura giapponese (l'ambivalenza del mare, la centralità della figura femminile e la latitanza di quella maschile), encomiabilmente mai sottolineati. Le assurde fattezze di Fujimoto sono un omaggio allo stile di Osamu Tezuka. Incompreso da buona parte della critica, e snobbato dal pubblico. (Il Mereghetti)

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