Modi di dire giapponesi

Raccolta di modi di dire giapponesi.

Indice
k s t n h m y r w
a
i
u
e
o
  • あいづちを()[1] (aizuchi o utsu)
Colpire insieme col martello.
Riferito alle interiezioni usate da chi ascolta per mostrare di star prestando attenzione ("Ah sì?", "Eh, già" ecc.), utili nei momenti giusti per la riuscita del dialogo, similmente a quando un fabbro e il suo aiutante lavorano in maniera attenta e coordinata col martello per la riuscita dell'opera.
  • 青菜(あおな)(しお)[2] (aona ni shio)
Sale sulle verdure.
Riferito a uno stato d'animo triste e abbattuto.
  • 赤子(あかご)()をひねる[3] (akago no te o hireru)
Torcere il braccio a un bambino.
Riferito a chi si approfitta facilmente di chi è debole. Equivalente all'italiano «Rubare le caramelle a un bambino».
  • 悪戦苦闘(あくせんくとう)[4] (akusen kutō)
Dura guerra e dura lotta.
Riferito a quando si affronta un'ardua impresa.
  • 揚げ足(あげあし)()[5] (ageashi o toru)
Afferrare una gamba alzata.
Riferito a quando si sottolinea prontamente un errore o un lapsus altrui, come quando un lottatore alza una gamba, scoprendo le proprie difese, e l'altro ne approfitta.
  • (あご)(ひと)使(つか)[6] (ago de hito o tsukau)
Trattare le persone col mento.
Riferito a chi dà delle direttive in maniera arrogante, indicando agli altri cosa devono fare con un semplice gesto del mento.
  • 朝飯前(あさめしまえ)[7] (asameshi mae)
Prima della colazione.
Riferito a una cosa facile da sbrigare, fattibile anche in un momento della giornata in cui normalmente si è di fretta.
  • (あし)(ぼう)になる[8] (ashi ga bō ni naru)
Avere le gambe come bastoni.
Riferito a quando le gambe si irrigidiscono per aver camminato troppo o essere stati troppo in piedi.
  • (あたま)かくして(しり)かくさず[9] (atama kakushite shiri kakusazu)
Nascondere la testa senza nascondere il sedere.
Equivalente all'italiano «Nascondere la testa come lo struzzo».
  • (あと)(まつ)[10] (ato no matsuri)
Dopo il festival.
Riferito a quando si arriva troppo tardi per fare qualcosa e si rimpiange l'occasione perduta.
  • 痘痕(あばた)(えくぼ)[11] (abata mo ekubo)
Anche i butteri, fossette.
Riferito a chi, per amore, vede in maniera molto ridotta i difetti della persona amata.
  • (あめ)(むち)[12] (ame to muchi)
Caramella e frusta.
Equivalente all'italiano «Usare il bastone e la carota».
  • (いし)(うえ)にも三年(さんえん)[13] (ishi no ue ni mo san nen)
Per tre anni su una pietra.
Di chi persevera nel lavoro o nello studio, nonostante le difficoltà, per ottenere dei risultati. Con riferimento all'aneddoto di un individuo che, stando seduto per tre anni su una pietra fredda, la fece diventare calda.
  • 石橋(いしばし)(たた)いて(わた)[14] (ishibashi o tataite wataru)
Battere su un ponte di pietra prima di attraversarlo.
Riferito a una eccessiva prudenza.
  • 石仏(いしぼとけ)(もの)()[15] (ishibotoke mo mono o iu)
Anche una statua di Buddha dirà qualcosa.
Riferito a quando, superato un certo limite, perfino la persona più taciturna e mite si arrabbia.
  • (いた)くも(かゆ)くもない[16] (itaku mo kayuku mo nai)
Né dolore né prurito.
Riferito a quando non si è interessati a qualcosa.
  • 一網打尽(いちもうだじん)[17] (ichimō dajin)
Una rete, tutti presi.
Spesso utilizzato quando la polizia fa una retata.
  • 一石二鳥(いっせきにちょう)[18] (isseki nichō)
Una pietra, due uccelli.
Come l'italiano «Prendere due piccioni con una fava», con la differenza che ai due volatili viene lanciato contro un sasso.
  • 一騎当千(いっきとうせん)[19] (ikki tōsen)
Un cavaliere degno di mille.
Riferito a un combattente di straordinario talento, che può affrontare da solo molti avversari. Da questa espressione deriva il titolo di un omonimo manga (cfr. la voce Ikkitousen su Wikipedia).
  • 慇懃無礼(いんぎんぶれい)[20] (ingin burei)
Cortese maleducazione.
Di chi ostenta gentilezza ma in realtà mostra disprezzo.
  • (うそ)から()(まこと)[21] (uso kara deta makoto)
Da una bugia è uscita la verità.
Riferito a quando una persona mente o scherza, ma poi quello che ha detto risulta essere la verità. Ad esempio una persona che diventa ricca dopo aver fatto finta di esserlo.
  • ウの()タカの()[22] (u no me taka no me)
Occhi di cormorano, occhi di falco.
Di chi ha uno sguardo vigile e acuto, come quello di un uccello predatore.
  • (うま)(みみ)念仏(ねんぶつ)[23] (uma no mimi ni nenbutsu)
Nenbutsu nell'orecchio di un cavallo.
Il nenbutsu è un mantra buddhista. La frase è riferita a uno spreco di fiato, corrispondente all'italiano «Parlare ai muri».
  • 雲泥(うんでい)()[24] (undei no sa)
Differenza tra nuvole e fango.
Riferito a quando due cose sono completamente diverse.
  • 遠慮(えんりょ)(かたまり)[25] (enryo no katamari)
Pezzo da cui ci si astiene.
Riferito all'ultimo pezzo di cibo rimasto su un vassoio condiviso da più persone, che nessuno prende per educazione verso gli altri.
  • (おお)きな(かお)をする[26] (ōki na kao o suru)
Fare la faccia larga.
Avere una faccia larga significa essere notati facilmente. Riferito a chi si dà importanza e vuole farsi notare.
  • (おっと)(しり)()[27] (otto o shiri ni shiku)
Sedersi sul marito.
Per indicare una moglie che domina sul proprio marito.
  • (おん)(あだ)(かえ)[28] (on o ada de kaesu)
Ripagare un favore con un'offesa.
Di chi è ingrato e restituisce il bene con il male. Il significato è simile a «Vermi dentro al corpo del leone» (vedi sotto).

か, ka

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  • (かお)(ひろ)[29] (kao ga hiroi)
Avere la faccia ampia.
Riferito a chi frequenta un'ampia cerchia di persone. Da non confondere con «Fare la faccia larga» (vedi sopra).
  • ()()くような(こえ)[30] (ka no naku yōna koe)
Voce come il suono di zanzara.
Riferito a chi ha una voce flebile.
  • (かぶと)()[31] (kabuto o nugu)
Togliersi l'elmo.
Riferito a chi ammette la sconfitta.
  • 邯鄲(かんたん)(あゆ)[32] (Kantan no ayumi)
L'andatura di Handan.
Di chi, imitando gli altri, perde la sua originalità, finendo per non essere né carne né pesce. Con riferimento a un aneddoto che racconta di un giovane che cercò di camminare come gli abitanti della prefettura cinese di Handan (in giapponese "Kantan") e dopo aver rinunciato dimenticò come camminare.

き, ki

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  • ()いて極楽(ごくらく)()地獄(じごく)[33] (kiite gokuraku mite jigoku)
Sentito di un paradiso, visto un inferno.
Di quando la realtà risulta deludente rispetto a come era stata raccontata.
  • (きつね)嫁入(よめい)[34] (kitsune no yomeiri)
Matrimonio delle volpi.
L'espressione, associata a varie tradizioni giapponesi (cfr. la voce Kitsune no yomeiri su Wikipedia), è usata nel parlato comune per riferirsi al fenomeno meteorologico della pioggia a ciel sereno.
  • (きょう)(ゆめ)大阪(おおさか)(ゆめ)[35] (Kyō no yume, Ōsaka no yume)
Sogni a Kyoto, sogni a Osaka.
Riferito, specie in passato, a grandi aspirazioni di successo sociale (ottenibile a Kyoto, che era la capitale) e di guadagni (a Osaka, che era il centro commerciale del Paese). La frase era ripetuta come buon auspicio.
  • (きゅう)()える[36] (kyū o suete)
Applicare la moxa.
Riferito a un severo castigo. La moxa è polvere di artemisia che viene bruciata vicino alla pelle a scopo terapeutico.
  • 金玉(きんたま)()がったり()がったり[37] (kintama ga agattari sagattari)
Avere le palle che vanno su e giù.
Il senso corrisponde all'italiano «Essere sulle spine».

け, ke

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  • 犬猿(けんえん)(なか)[38] (ken'en no naka)
Essere come cane e scimmia.
Equivalente all'italiano «Essere come cane e gatto», ovvero in cattivi rapporti.

こ, ko

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  • 呉越(ごえつ)同舟(どうしゅう)[39] (goetsu dōshū)
Wu e Yue sulla stessa barca.
Di due acerrimi nemici che si uniscono contro un nemico comune. Wu e Yue (i cui kanji vengono letti insieme "goetsu") erano due Stati rivali nell'antica Cina.
  • 五十歩百歩(ごじゅっぽひゃっぽ)[40] (gojuppo hyappo)
Cinquanta passi, cento passi.
Di due cose che in sostanza sono uguali. Con riferimento a un aneddoto cinese secondo cui due soldati si erano ritirati dalla battaglia, il primo arretrando di cinquanta passi, il secondo di cento, e il primo disse al secondo: "Che vigliacco!".
  • ()()って勝負(しょうぶ)()ける[41] (go ni katte shōbu ni makeru)
Vincere a go, perdere la competizione.
Di chi ottiene una vittoria ma risulta sconfitto in una prospettiva più ampia. Può corrispondere a "Vincere la battaglia, perdere la guerra" o sottendere l'idea che "Non importa se vinci o perdi, ma come giochi la partita".
 
Semi di sesamo in un mortaio
  • 胡麻(ごま)をする (goma o suru)
Macinare il sesamo.[42]
Di chi adula qualcuno per ingraziarselo. Con riferimento a come i pezzetti di sesamo si attaccano al contenitore quando vengono macinati.

さ, sa

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  • 砂上(さじょう)楼閣(ろうかく)[43] (sajō no rōkaku)
Castello sulla sabbia.
Dal Discorso della Montagna di Gesù: «Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia». L'espressione corrisponde all'italiano «Far castelli in aria» o «Castello di carte».

し, shi

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  • 四角(しかく)座敷(ざしき)(まる)()[44] (shikaku na zashiki o maruku haku)
Spazzare in circolo una stanza quadrangolare.
Di chi fa le cose a metà, tralasciando dettagli importanti (gli angoli della stanza, che restano impolverati).
  • 自画(じが)自賛(じさん)[45] (jiga jisan)
Ritratto di sé e lode di sé.
Di chi canta le proprie lodi.
  • 獅子(しし)身中(しんちゅう)(むし)[46] (shishi shinchū no mushi)
Vermi dentro al corpo del leone.
Corrispondente all'italiano «Allevare una serpe in seno».
  • ()(ぞく)商法(しょうほう)[47] (shizoku no shōhō)
Un samurai che fa il commerciante.
Riferito a chi si dedica a un mestiere che non è il suo, generalmente con scarsi risultati.
  • ()(うま)(はり)()[48] (shini uma ni hari o sasu)
Infilare aghi in un cavallo morto.
Di uno sforzo vano, quando ormai è troppo tardi (per guarire il cavallo con l'agopuntura).
  • 白羽(しらは)()()てる[49] (shiraha no ya o tateru)
Piantare una freccia con piume bianche.
Riferito a quando si seleziona qualcuno per un incarico. Un tempo questo tipo di frecce venivano usate per indicare l'abitazione da cui sarebbe stata presa una ragazza destinata a un sacrificio.
  • (しろ)()()[50] (shiroi me de miru)
Guardare con il bianco degli occhi.
Di chi ha uno sguardo freddo.
  • ()(ろく)()(ちゅう)[51] (shirokujichū)
Nelle 4 × 6 ore.
Riferito a qualcosa che accade per 24 (4 per 6) ore al giorno.
  • (しわ)(ぼう)(かき)(たね)[52] (shiwanbō no kaki no tane)
I semi di cachi del misero.
Riferito a chi è avido e conserva tutto, persino i semi della frutta.
  • 神出(しんしゅつ)鬼没(きぼつ)[53] (shinshutsu kibotsu)
Apparire e scomparire come un fantasma.
Di chi compare in maniera inaspettata e allo stesso modo si dilegua, muovendosi con la destrezza elusiva di un ninja.
  • 身代(しんだい)につるる(こころ)[54] (shindai ni tsururu-kokoro)
Aggrappare il cuore alle ricchezze.
Di chi punta tutto sul denaro e per avidità ne diventa schiavo.
  • ()んだ()(とし)(かぞ)える[55] (shinda ko no toshi o kazoeru)
Contare gli anni di un bambino morto.
Di chi riflette su come le cose sarebbero potute andare diversamente e si consuma nel rimpianto.
  • 重箱(じゅうばこ)(すみ)楊枝(ようじ)でほじくる[56] (jūbako no sumi o yōji de hojikuru)
Scavare con lo stuzzicadenti negli angoli di un jūbako.
I jūbako sono contenitori utilizzati in Giappone per il cibo di Capodanno. L'espressione è riferita a chi pone troppa attenzione ai dettagli (in questo caso al consumo del cibo), con significato opposto rispetto a «Spazzare in circolo una stanza quadrangolare» (vedi sopra).
  • 職敵(しょくがたき)[57] (shoku-gataki)
Nemici di lavoro.
Di persone che, praticando la stessa professione, sviluppano una rivalità.

す, su

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  • 水魚(すいぎょ)(まじ)わり[58] (suigyo no majiwari)
Uniti come acqua e pesci.
Di persone che sono legate inseparabilmente da amicizia o affetto.
  • (すな)()[59] (suna o kamu)
Masticare sabbia.
Riferito a una situazione frustrante.

せ, se

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  • 前人未到(ぜんじんみとう)[60] (zenjin mitō)
Inesplorato dai predecessori.
Di ciò che non è stato ancora raggiunto da altri, come un particolare traguardo o un grande successo.

そ, so

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  • そりが()わない[61] (sori ga awanai)
La curva (della katana) non calza (nel fodero).
Riferito a quando non si riesce ad andare d'accordo con qualcuno per incompatibilità di carattere o di idee.

た, ta

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  • (たたみ)(うえ)水練(すいれん)[62] (tatami no ue no suiren)
Esercitarsi a nuotare sul tatami.
Di una conoscenza puramente teorica, dato che non si può far pratica di nuoto senza entrare in acqua.
 
Botamochi in vendita su uno scaffale
  • (たな)からぼたもち[63] (tana kara botamochi)
Botamochi che cade dallo scaffale.
Riferito a una fortuna inaspettata.
  • 他人(たにん)疝気(せんき)頭痛(ずつう)()[64] (tanin no senki o zutsū ni yamu)
Procurarsi un mal di testa a causa di una colica altrui.
Riferito a quando ci si preoccupa troppo per gli altri.
  • (たぬき)寝入(ねい)[65] (tanuki neiri)
Tanuki che si addormenta.
Riferito a chi fa finta di dormire quando non vuole prestare attenzione.

ち, chi

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  • ()(なみだ)もない[66] (chi mo namida mo nai)
Senza sangue né lacrime.
Riferito a chi è freddo e disumano.

つ, tsu

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  • (つめ)(あか)(せん)じて()[67] (tsume no aka o senjite nomu)
Bollire e bere lo sporco delle unghie altrui.
Riferito a chi segue i passi di un'altra persona e vuole diventare come lei, assimilandone le qualità.

て, te

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  • ()()[68] (te o kiru)
Tagliare una mano.
Interrompere di netto una relazione con qualcosa o qualcuno. Equivale all'italiano «Tagliare i ponti».
  • (てき)(しお)(おく)[69] (teki ni shio o okuru)
Inviare sale al nemico.
Riferito alla vicenda di Uesugi Kenshin, che inviò generosamente del sale al suo nemico Takeda Shingen, che altrimenti non avrebbe potuto continuare a combattere.
  • (てん)()かって(つば)()[70] (ten ni mukatte tsuba o haku)
Sputare verso il cielo.
Riferito all'effetto boomerang che un'azione sprovveduta può avere, come quando la saliva ricade su chi l'ha sputata in alto.

と, to

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  • 頭角(とうかく)(あらわ)[71] (tōkaku o arawasu)
Mostrare la cima della propria testa.
Di chi dimostra il proprio talento.
  • 灯台(とうだい)下暗(もとくら)[72] (tōdai moto kurashi)
L'oscurità alla base del faro.
Riferito a quando non si vede ciò che si ha sotto gli occhi, fin troppo vicino a sé.
  • 豆腐(とうふ)にかすがい[73] (tōfu ni kasugai)
Una morsa sul tofu.
Di uno sforzo inutile ed esagerato: per lavorare il tofu non serve un attrezzo come la morsa.
  • 年寄(としよ)りの()(みず)[74] (toshiyori no hiyamizu)
L'acqua fredda degli anziani.
Riferito a chi vuole fare il bagno nell'acqua gelida nonostante sia ormai anziano, mostrando che in alcuni casi i vecchi non sono saggi, ma incoscienti.
  • ()らぬ(たぬき)皮算用(かわざんよう)[75] (toranu tanuki no kawa-zan'yo)
Tenere in conto la pelle del tanuki senza averlo preso.
Simile all'italiano «Vendere la pelle dell'orso prima di averlo ucciso».
  • (とり)なき(さと)蝙蝠(こうもり)[76] (tori-naki sato no kōmori)
Un pipistrello in un villaggio senza uccelli.
Di chi, pur non avendo grandi qualità, spicca perché non ha rivali. Il pipistrello è qui inteso come una specie misera di uccello.
  • (どろ)のように(ねむ)[77] (doro no yō ni nemuru)
Dormire come il fango.
Equivalente all'italiano «Dormire come un sasso».
  • (とんび)(たか)()[78] (tonbi ga taka o umu)
Un nibbio che dà alla luce un falco.
Di una famiglia comune in cui nasce una persona di talento.

な, na

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  • ()きっ(つら)(はち)[79] (nakittsura ni hachi)
A un viso che piange, un'ape.
Il senso corrisponde all'italiano «Andare di male in peggio» o «Sparger sale sulle ferite».

に, ni

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  • 苦虫(にがむし)()(つぶ)したよう[80] (nigamushi o kamitsubushita yō)
Come avesse masticato un insetto amaro.
Riferito a chi fa un'espressione aspra, disgustata.

ね, ne

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  • 猫舌(ねこじた)[81] (nekojita)
Lingua di gatto.
Di chi non sopporta cibi e bevande molto caldi.
  • (ねこ)小判(こばん)[82] (neko ni koban)
Koban ai gatti.
Il koban è una moneta d'oro del periodo Edo. L'espressione equivale all'italiano «Perle ai porci».
  • (ねこ)()()りたい[83] (neko no te mo karitai)
Volere una mano in prestito anche da un gatto.
Di chi è così affaccendato che si farebbe aiutare perfino da un gatto.
  • (ねこ)(ひたい)[84] (neko no hitai)
Fronte di gatto.
Di una superficie o un'area di dimensioni ridotte.
  • (ねこ)ババ[85] (neko baba)
Cacca di gatto.
Di un'appropriazione indebita che viene tenuta nascosta, come un gatto copre i suoi escrementi con la sabbia.
  • (ねこ)(かぶ)[86] (neko o kaburu)
Mettersi un gatto sulla testa.
Di chi si finge amichevole e gentile, nascondendo la sua vera indole.
  • 寝耳(ねみみ)(みず)[87] (nemimi ni mizu)
Acqua nell'orecchio dormiente.
Di una persona ignara che viene bruscamente destata, ad esempio da una notizia che non si aspettava.
  • ()()もない[88] (ne mo ha mo nai)
Senza radice né foglia.
Di chiacchiere infondate.

の, no

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  • 暖簾(のれん)(うで)()[73] (noren ni ude-oshi)
Usare forza contro la tenda di un negozio.
Di uno sforzo inutile, dato che non c'è bisogno di forza per spostare la tenda di un negozio.

は, ha

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  • ()()いしばる[89] (ha o kuishibaru)
Stringere i denti.
Come l'omologo italiano.
  • ()()たない[90] (ha ga tatanai)
I denti non reggono.
Di una situazione troppo dura per riuscirne vincitori.
  • 馬耳(ばじ)東風(とうふう)[91] (baji tōfū)
Vento dell'est nell'orecchio di un cavallo.
Il vento dell'est rappresenta un auspicio favorevole, che però viene ignorato. La frase è quindi riferita a uno spreco di fiato, come «Nenbutsu nell'orecchio di un cavallo» (vedi sopra).
  • (はな)上手(じょうず)()下手(べた)[92] (hanashi-jōzu no kiki-beta)
Buono a parlare, cattivo ad ascoltare.
Di chi non presta attenzione alle parole altrui, ma solo alle proprie.
  • (はら)(くろ)[93] (hara ga kuroi)
Avere la pancia nera.
Di chi si presenta bene esteriormente, ma ha un carattere meschino. Con riferimento al pesce della specie Hyporhamphus sajori (cfr. la voce sulla Wikipedia giapponese) che da lontano ha un aspetto raffinato ma da vicino presenta una striscia nera sullo stomaco.

ひ, hi

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  • 一筋縄(ひとすじなわ)ではいかない[94] (hitosujinawa de wa ikanai)
Non basta un pezzo di corda.
Di una situazione difficile, per uscire fuori dalla quale occorre più di una corda, ovvero servirebbero misure straordinarie.
  • 瓢箪(ひょうたん)から(こま)[95] (hyōtan kara koma)
Da una zucca, un cavallo.
Riferito a qualcosa di completamente inaspettato.

ふ, fu

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  • (ぶた)真珠(しんじゅ)[82] (buta ni shinju)
Perle ai porci.
Sebbene in giapponese sia più tipico dire "koban ai gatti" (vedi sopra), viene utilizzata spesso anche questa espressione, presente in molte lingue, ripresa dal Discorso della Montagna: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci».
  • (ふる)革袋(かわぶくろ)(あたら)しい(さけ)()[96] (furui kawabukuro ni atarashii sake o moru)
Versare alcol nuovo in una borsa di cuoio vecchia.
Dare a qualcosa di non ortodosso una presentazione ortodossa. Dalle parole di Gesù nel Vangelo secondo Matteo: «Né si mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si rompono gli otri e il vino si versa e gli otri van perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l'uno e gli altri si conservano»
  • ()んだり()ったり[97] (fundari kettari)
Essere calpestati mentre si è presi a calci.
Il senso è il medesimo di «A un viso che piange, un'ape» (vedi sopra).

へ, he

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  • ()()って(しり)()ぼめる[98] (he o hitte shiri subomeru)
Serrare il sedere dopo aver emesso un peto.
Di chi prende troppo tardi una contromisura.
  • へそで(ちゃ)()かす[99] (heso de cha o wakasu)
Far bollire il sul proprio ombelico.
Di chi fa qualcosa di bizzarro o ridicolo.
  • へそ()がり[100] (heso-magari)
Ombelico ricurvo.
Di chi ha un carattere difficile o strampalato.
  • 弁慶(べんけい)()往生(おうじょう)[101] (Benkei no tachiōjō)
Lo stallo finale di Benkei.
Benkei fu un celebre guerriero giapponese che morì in piedi, resistendo a lungo nella posizione difensiva che gli era stata affidata (cfr. la voce su Wikipedia). L'espressione è riferita a una situazione in cui non si può né avanzare né retrocedere.
  • 弁慶(べんけい)()(どころ)[102] (Benkei no naki-dokoro)
Il punto che fa piangere Benkei.
Equivale all'italiano «Tallone d'Achille».

ほ, ho

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  • (ほぞ)()[103] (hozo o kamu)
Mordersi l'ombelico.
Quando si rimpiange amaramente qualcosa, equivalente dell'italiano «Mangiarsi le mani».
  • ()っぺたが()ちる[104] (hoppeta ga ochiru)
Cadono le guance.
Quando si pensa a qualcosa di delizioso.
  • ぼろを()ても(こころ)(にしき)[105] (boro o kite mo kokoro wa nishiki)
È vestito di stracci ma il suo cuore è in broccato.
Di chi ha un aspetto grezzo ma un animo nobile.

ま, ma

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  • (まな)(いた)(こい)[106] (manaita no koi)
Una carpa sul tagliere.
Riferito a chi sta per fare una brutta fine.

み, mi

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  • ()から()(さび)[107] (mi kara deta sabi)
Ruggine uscita dalla lama.
Riferito a quando si deve dare a se stessi la colpa di una sventura, come la ruggine che si forma sulla lama quando non se ne ha cura.
  • 道草(みちくさ)()[108] (michikusa o kuu)
Mangiare erba sulla strada.
Di chi, tornando a casa, si ferma a bighellonare da qualche parte.
  • 三日坊主(みっかぼうず)[13] (mikka bōzu)
Monaco per tre giorni.
Di chi abbandona un lavoro o degli studi dopo poco tempo perché si rende conto delle difficoltà. Con riferimento all'aneddoto di un giovane monaco buddhista che abbandonò il tempio dopo appena tre giorni perché si annoiava a studiare.
  • (みみ)にたこができる[109] (mimi ni tako ga dekiru)
Avere i calli alle orecchie.
Quando una cosa viene sentita così tante volte da non poterne più.

け, me

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  • ()からうろこが()ちる[110] (me kara uroko ga ochiru)
Le squame cadono dagli occhi.
Di chi ha un'improvvisa rivelazione della verità. Da un passo degli Atti degli Apostoli riferito a San Paolo: «E improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuperò la vista».

む, mu

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  • (むかし)とった杵柄(きねづか)[111] (mukashi totta kinezuka)
L'arte appresa un tempo di usare mortaio e pestello.
Riferito alle abilità che, una volta apprese, non si disimparano col tempo, come in Occidente viene detto del saper andare in bicicletta.
  • 矛盾(むじゅん)[112] (mujun)
Lance e scudi.
Termine comune per indicare una contraddizione. Con riferimento all'aneddoto di un armaiolo che vendeva lance sostenendo che esse avrebbero potuto perforare qualsiasi scudo, e allo stesso tempo vendeva scudi affermando che essi avrebbero potuto resistere a qualsiasi lancia. Quando gli venne chiesto se le sue lance avrebbero potuto perforare i suoi scudi, non seppe che cosa rispondere.
  • 無用(むよう)(よう)[113] (muyō no yō)
Un uso per l'inutile.
Riferito all'utilizzo che si può fare di qualcosa o qualcuno che sembra non servire a nulla. Vi è sottesa l'idea che tutto può servire, come nel proverbio «Anche lo stupido ha un talento».

や, ya

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  • (やなぎ)(かぜ)[114] (yanagi ni kaze)
Un salice di fronte al vento.
Di chi si adatta alle situazioni. L'espressione sottende l'idea che sia meglio piegarsi che spezzarsi.

よ, yo

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  • (よし)(ずい)から天井(てんじょう)(のぞ)[115] (yoshi no zui kara tenjō o nozoku)
Guardare in cielo attraverso una canna vuota.
Di chi ha una visione ristretta delle cose.
  1. Citato in Boutwell 2015, p. 4.
  2. Citato in Kotoba House​, p. 10.
  3. Citato 赤子の手をひねる, jisho.org.
  4. Citato in Boutwell 2016, p. 44.
  5. Citato in Boutwell 2015, p. 16.
  6. Citato in Boutwell 2015, p. 17.
  7. Citato in Boutwell 2015, p. 58.
  8. Citato in 足が棒になる, proverb-encyclopedia.com, 3 giugno 2017.
  9. Citato in Kotoba House, p. 16.
  10. Citato in Boutwell 2015, p. 48.
  11. Citato in 痘痕も靨, jisho.org.
  12. Citato in 飴と鞭, jisho.org.
  13. a b Citato in Corso di lingua giapponese, a cura di Silvana De Maio, Carolina Negri e Junichi Oue, Ulrico Hoepli Editore, Milano, 2008, vol. 3, p. 86. ISBN 978-88-203-3665-3
  14. Citato in 石橋を叩いて渡る, proverb-encyclopedia.com, 22 giugno 2017.
  15. Citato in Galef, p. 119.
  16. Citato in Boutwell 2015, p. 74.
  17. Citato in Boutwell 2016, p. 50.
  18. Citato in Japanese Kotowaza: Two birds, one stone, punipunijapan.com.
  19. Citato in Kotoba House​, p. 178.
  20. Citato in 慇懃無礼, idiom-encyclopedia.com, 6 luglio 2017.
  21. Citato in Boutwell 2016, p. 106.
  22. Citato in ウの目タカの目, jisho.org.
  23. Citato in Aoki, p. 57.
  24. Citato in 雲泥の差, kazuno.in.coocan.jp, 2014.
  25. Citato in 遠慮のかたまり(enryo no katamari): "a last serving of food" in Japanese (Kansai dialect), takashionary.com, 29 ottobre 2018.
  26. Citato in Boutwell 2015, p. 19.
  27. Citato in Kittredge Cherry, Womansword: What Japanese Words Say About Women, Stone Bridge Press, Berkeley, 2016, p. 83. ISBN 978-1-61172-919-1
  28. Citato in 恩を仇で返す, tangorin.com.
  29. Citato in Boutwell 2015, p. 21.
  30. Citato in 蚊の鳴くような声, proverb-encyclopedia.com, 7 dicembre 2017.
  31. Citato in 兜を脱ぐ, proverb-encyclopedia.com, 16 giugno 2017.
  32. Citato in 邯鄲の歩み, jisho.org. Per la spiegazione cfr. Shogakukan, p. 337.
  33. Citato in Kotoba House​, p. 53.
  34. Citato in 狐の嫁入り, proverb-encyclopedia.com, 24 giugno 2017.
  35. Citato in Galef, p. 68.
  36. Citato in 灸を据える, jisho.org.
  37. Citato in 金玉が上がったり下がったり, jisho.org.
  38. Citato in Boutwell 2016, p. 26.
  39. Citato in 呉越同舟, jisho.org.
  40. Citato in 五十歩百歩, romysensei.com.
  41. Citato in Galef, p. 164.
  42. Citato in Shogakukan, p. 559; per la spiegazione cfr. Boutwell 2015, p. 35.
  43. Citato in 砂上の楼閣, proverb-encyclopedia.com, 13 maggio 2017.
  44. Citato in Galef, p. 143.
  45. Citato in Boutwell 2016, p. 62.
  46. Citato in Galef, p. 120.
  47. Citato in Galef, p. 166.
  48. Citato in Galef, p. 133.
  49. Citato in Boutwell 2015, p. 22.
  50. Citato in Boutwell 2015, p. 36.
  51. Citato in 四六時中, jisho.org.
  52. Citato in Galef, p. 77.
  53. Citato in Kotowaza & Sayings, thejapanesepage.com.
  54. Citato in Galef, p. 125.
  55. Citato in 死んだ子の年を数える, proverb-encyclopedia.com, 6 luglio 2017.
  56. Citato in 重箱の隅を楊枝でほじくる, kotobank.jp. Cfr. anche Galef, p. 143.
  57. Citato in 職敵, kotobank.jp. Cfr. anche Galef, p. 144.
  58. Citato in 水魚の交わり, proverb-encyclopedia.com, 6 luglio 2017.
  59. Citato in Galef, p. 152.
  60. Citato in Boutwell 2016, p. 40.
  61. Citato in Boutwell 2015, p. 24.
  62. Citato in 畳の上の水練, jisho.org.
  63. Citato in Galef, p. 174.
  64. Citato in 他人の疝気を頭痛に病む, proverb-encyclopedia.com, 15 luglio 2017.
  65. Citato in Boutwell 2015, p. 46.
  66. Citato in Boutwell 2015, p. 29.
  67. Citato in Galef, p. 67.
  68. Citato in Boutwell 2016, p. 72.
  69. Citato in Galef, p. 162.
  70. Citato in 天に向かって唾を吐く, proverb-encyclopedia.com, 5 aprile 2018.
  71. Citato in Boutwell 2015, p. 69.
  72. Citato in Galef, p. 167.
  73. a b Citato in Galef, p. 177.
  74. Citato in Galef, p. 80.
  75. Citato in Aoki, p. 173.
  76. Citato in Galef, p. 103.
  77. Citato in Takayoshi Makino, なぜ日本人は英語を間違うのか?読むだけで英語力が身につく!「英語と日本語 コトバくらべの面白さ」, Smart Gate, 2015, p. 162.
  78. Citato in 鳶が鷹を生む, jisho.org.
  79. Citato in Boutwell 2016, p. 82.
  80. Citato 苦虫を噛み潰したよう, jisho.org.
  81. Citato in 猫舌, jisho.org.
  82. a b Citato in Boutwell 2016, p. 8.
  83. Citato in Japanese Kotowaza: 猫の手も借りたい, punipunijapan.com.
  84. Citato in 猫の額, jisho.org.
  85. Citato in Boutwell 2015, p. 44.
  86. Citato in Japanese Kotowaza: To Put a Cat on One's Head, punipunijapan.com.
  87. Citato in Galef, p. 132.
  88. Citato in Boutwell 2015, p. 55.
  89. Citato in Boutwell 2015, p. 39.
  90. Citato in Boutwell 2015, p. 70.
  91. Citato in Galef, p. 76.
  92. Citato in Galef, p. 155.
  93. Citato in Boutwell 2015, p. 41.
  94. Citato in Boutwell 2015, p. 56.
  95. Citato in 瓢箪から駒, jisho.org.
  96. Citato in 古い革袋に新しい酒を盛る, jisho.org.
  97. Citato in Galef, p. 51.
  98. Citato in 屁を放って尻窄める, proverb-encyclopedia.com, 21 luglio 2017.
  99. Citato in へそで茶を沸かす, jisho.org..
  100. Citato in へそ曲がり, jisho.org. Cfr. anche Garrison, pp. 104-105.
  101. Citato in 弁慶の立ち往生, jisho.org.
  102. Citato in 弁慶の泣き所, proverb-encyclopedia.com, 21 giugno 2017.
  103. Citato in 臍を噛む, kazuno.in.coocan.jp, 2014.
  104. Citato in 頬っぺたが落ちる, jisho.org.
  105. Citato in Galef, p. 156.
  106. Citato in Galef, p. 151.
  107. Citato in Kotoba House, p. 144.
  108. Citato in 道草を食う, proverb-encyclopedia.com, 11 giugno 2017.
  109. Citato in Boutwell 2015, p. 12.
  110. Citato in Boutwell 2016, p. 32.
  111. Citato in Galef, p. 85.
  112. Citato in Boutwell 2016, p. 52.
  113. Citato in Galef, p. 124.
  114. Citato in Galef, p. 100.
  115. Citato in 葦の髄から天井を覗く, proverb-encyclopedia.com, 11 giugno 2017.

Bibliografia

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Voci correlate

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