Max Weber

economista, sociologo, filosofo e storico tedesco

Maximilian Weber (1864 – 1920), economista, sociologo, filosofo e storico tedesco.

Max Weber

CitazioniModifica

  • Ai fini sociologici, non esiste una personalità collettiva "agente".[1]
  • [...] cosa abbiamo da opporre a un tale meccanismo per conservare un resto di umanità... in questo dominio assoluto dell'ideale burocratico.[2]
  • Dio aiuta chi si aiuta.[3]
  • È destino del nostro tempo... soprattutto... il disincanto del mondo.[4]
  • Gli dei di una volta, perso l'incanto e assunte le sembianze di potenze impersonali, escono dai loro sepolcri, aspirano a dominare sulla nostra vita e riprendono la loro lotta eterna.[5]
  • [...] il mondo potrebbe essere un giorno pieno di nient'altro che di piccoli denti d'ingranaggio, piccoli uomini aggrappati a piccole occupazioni che ne mettono in moto altre più grandi [...].[4]
  • L'adempimento dei doveri intramondani... sarebbe l'unico modo di essere graditi a Dio.[6]
  • La burocrazia è tra le strutture sociali più difficili da distruggere.[7]
  • Nessuno sa ancora chi nell'avvenire vivrà in questa gabbia e se alla fine... [sorgerà] una rinascita di antichi pensieri e ideali.[8]
  • Solo gli operai reali, organizzati nei sindacati (Gewerkschaften), possono creare la nuova società. Via, dunque, questi politici di professione che vivono per la – e ciò, in verità, significa della – politica, e non per la creazione della nuova società economica.[9]
  • Sono gli interessi (materiali e ideali), e non le idee, a dominare immediatamente l'agire dell'uomo. Ma le «concezioni del mondo», create dalle «idee», hanno spesso determinato – come chi aziona uno scambio ferroviario – i binari lungo i quali la dinamica degli interessi ha mosso tale attività.[10]
  • Un meccanismo burocratico pienamente sviluppato, rispetto all'organismo non burocratico, è nello stesso rapporto in cui si trova una macchina nei confronti dei mezzi non meccanici di produzione dei beni.[11]

L'etica protestante e lo spirito del capitalismoModifica

 
Copertina originale dell'opera

IncipitModifica

Piero BurresiModifica

Uno sguardo alla statistica professionale di un paese di confessioni miste ci mostra con sorprendente frequenza un fenomeno che fu discusso più volte e vivacemente nella stampa, nella letteratura, e nei congressi cattolici della Germania: il carattere prevalentemente protestante della proprietà e dell'impresa capitalistica e delle élites operaie più colte, e specialmente del più alto personale tecnico o commerciale delle imprese moderne.

Anna Maria MariettiModifica

Un'occhiata alla statistica professionale di un paese di confessioni miste suole mostrare, con una frequenza che colpisce, un fenomeno che è stato vivacemente discusso più volte nella stampa e letteratura cattolica, e nei congressi cattolici della Germania: il carattere prevalentemente protestante sia della proprietà capitalistica e dell'impresa che degli strati superiori e più colti del ceto operaio, ma anche e soprattutto del personale delle imprese moderne dotato di una superiore preparazione tecnica o commerciale.

CitazioniModifica

  • Per quale concatenamento di circostanze è avvenuto che proprio sul suolo occidentale, e qui soltanto, la civiltà si è espressa con manifestazioni, le quali – almeno secondo quanto noi amiamo immaginarci – si sono inserite in uno svolgimento, che ha valore e significato universale?
  • Il guadagno è considerato come scopo della vita dell'uomo, e non più come mezzo per soddisfare i suoi bisogni materiali. Questa inversione del rapporto naturale, che è addirittura priva di senso per il modo di sentire comune, è manifestamente un motivo fondamentale del capitalismo così come è estranea all'uomo non tocco dal suo soffio.
  • L'odierno ordinamento capitalistico è un enorme cosmo, in cui il singolo viene immerso nascendo, e che è a lui dato, per lo meno in quanto singolo, come un ambiente praticamente non mutabile, nel quale è costretto a vivere.
  • Il capitalismo odierno, giunto all'egemonia nella vita economica, si crea e educa, per via della selezione economica, i soggetti economici, imprenditori ed operai, di cui abbisogna.
  • La sete di lucro, l'aspirazione a guadagnare denaro più che sia possibile, non ha di per sé stessa nulla in comune col capitalismo. Questa aspirazione si ritrova preso camerieri, medici, cocchieri, artisti, cocottes, impiegati corruttibili, soldati, banditi, presso i crociati, i frequentatori di bische, i mendicanti; si può dire relativamente a tutti i tipi di uomini, di qualsiasi ceto sociale, in tutte le epoche di tutti i paesi della terra, dove c'era e c'è la possibilità oggettiva.

Il lavoro intellettuale come professioneModifica

IncipitModifica

  • Per assecondare il vostro desiderio, dovrò parlare della "scienza come professione". Ebbene, è una specie di pedanteria di noi altri economisti, alla quale non voglio fare eccezione, quella di prender sempre le mosse dalla situazione esteriore, e quindi, nel caso nostro, dalla domanda: come si configura la scienza come professione nel senso materiale della parola? E questo, in sostanza, oggi praticamente significa: qual è la situazione di un laureato che abbia deciso di dedicarsi per professione alla scienza, nell'ambito della vita universitaria? (1976)

CitazioniModifica

  • [...] anelare ed attendere non basta, e ci comporteremo in altra maniera: ci metteremo al nostro lavoro ed adempiremo al "compito quotidiano", nella nostra qualità di uomini e nella nostra attività professionale. Ciò è semplice e facile, quando ognuno abbia trovato e segua il demone che tiene i fili della sua vita.
  • Esser superati sul piano scientifico è – giova ripeterlo – non solo il nostro destino, di noi tutti, ma anche il nostro scopo. (1976, p. 18)
  • Un uomo incivilito, il quale partecipa all'arricchimento della civiltà in idee, conoscenze, problemi, può diventare "stanco della vita" ma non sazio [...] dunque la sua morte è per lui un accadimento assurdo. Ed essendo la morte priva di senso, lo è anche la vita civile come tale, in quanto, appunto con la sua assurda "progressività", fa della morte un assurdo. (1976, p. 20)
  • [...] la cattedra non è per i profeti e i demagoghi. Al profeta e al demagogo è stato detto: "Esci per le strade e parla pubblicamente". Parla, cioè, dov'è possibile la critica. (1976, p. 29)
  • Orbene, come si effettua la selezione di questo capo? E anzitutto, in base a quale attitudine? Naturalmente quel che soprattutto è essenziale [...] è la potenza della parola demagogica. Questa è andata mutando natura dai tempi in cui, come col Cobden, ci si rivolgeva all'intelletto, per giungere poi al Gladstone, il quale era un maestro della tecnica – apparentemente spassionata – del «lasciar parlare i fatti», e fino all'epoca presente, in cui per eccitare le masse si mettono in opera mezzi puramente sentimentali, del genere di quelli adoperati anche dall'esercito della Salvezza. (1976, p. 89)
  • La nostra vita universitaria tedesca si va americanizzando, come la nostra vita in generale, in punti molto importanti, e questo sviluppo – ne sono convinto – si estenderà in seguito anche a quelle discipline dove, come avviene ancor oggi in larga misura nella mia, l'artigiano stesso possiede lo strumento di lavoro (essenzialmente la biblioteca), in modo del tutto corrispondente al vecchio artigiano nell'ambito del suo mestiere. Lo sviluppo è in pieno corso. (2018, p. 63)
  • I vantaggi tecnici sono del tutto indiscutibili, come in tutte le imprese capitalistiche e al tempo stesso burocratizzate. Ma lo "spirito" che in esse domina è ben diverso dall'atmosfera tradizionale delle università tedesche. C'è un abisso quanto mai profondo, esteriormente e interiormente, tra il dirigente di una grande impresa universitaria di stampo capitalistico e il solito ordinario di vecchio stile – anche nell'atteggiamento interiore. Ma non vorrei qui soffermarmi ulteriormente su questo punto. Tanto all'interno quanto all'esterno l'antico ordinamento universitario è diventato fittizio. Ma è rimasto, e anzi si è sostanzialmente accresciuto, un elemento proprio della carriera universitaria: che un libero docente del genere, e per di più un assistente, riesca finalmente a insediarsi nella posizione di ordinario e perfino di direttore d'istituto, è una questione che dipende soltanto dal caso. Certamente, non domina soltanto il caso, ma esso domina tuttavia in misura insolitamente elevata. Non conosco quasi altra carriera sulla terra in cui abbia un ruolo così grande. (2018, p. 63)
  • La democrazia sta bene, ma al suo posto. L'insegnamento scientifico [...] è però una faccenda di aristocrazia dello spirito. (2018, p. 66)
  • Possiamo ora osservare con chiarezza che da noi il più recente sviluppo della struttura universitaria procede, in vasti settori della scienza, nella direzione di quella americana. I grandi istituti di medicina o di scienze naturali sono imprese di "capitalismo di stato". Non possono venir amministrati senza cospicui mezzi imprenditoriali. E anche qui si presenta la medesima situazione che si ha dove s'insedia l'impresa capitalistica, cioè la "separazione del lavoratore dai mezzi di produzione". Il lavoratore, vale a dire l'assistente, è vincolato agli strumenti di lavoro che sono messi a sua disposizione dallo stato; in conseguenza di ciò egli viene a dipendere dal direttore d'istituto allo stesso modo dell'impiegato in una fabbrica – infatti il direttore s'immagina, in perfetta buona fede, che l'istituto sia «suo» e lo governa a piacimento – e la sua posizione è spesso precaria al pari di qualsiasi esistenza «proletaroide» o dell'assistente di un'università americana.[12]

Citazioni su Max WeberModifica

  • A un sociologo come Weber spetterebbe il compito di spiegarci quali sono i meccanismi sociali che spingono i destinatari a obbedire alle prescrizioni. Tanto più quando poi quest'obbedienza è destinata a diventare un fenomeno collettivo, dando luogo a quello che, in ultima analisi, sembra essere il problema decisivo per Weber stesso: la disciplina. (Massimo Corsale)
  • Costretto a farmi violenza per riconoscere i meriti di Durkheim, non avendo simpatie per Pareto, mantengo per Max Weber l'ammirazione che ho avuto per lui sin dal tempo della mia gioventù, anche se su numerosi punti, anche importanti, mi sento molto lontano da lui. La verità è che Max Weber non mi irrita mai, anche quando gli do torto, mentre per Durkheim provo un senso di disagio, anche quando i suoi argomenti mi convingono. (Raymond Aron)
  • Il "cattolicesimo senza cristianesimo", che sta alla base della tradizione [sociologica] francese, costituisce il perfetto contraltare del "protestantesimo senza cristianesimo" che sta invece alla base della tradizione sociologica, "pietista" e individualista, destinata a sfociare nella sociologia della religione di Max Weber. Una tradizione, dunque, olistica, che assegna il primato al tutto sulle parti, alla società sull'individuo; ne consegue, secondo questa prospettiva, che si crede non in quanto si sa, ma in quanto si agisce. (Giovanni Filoramo)
  • Max Weber aveva fatto notare che dove il mercato è abbandonato alla sua autonormatività esso conosce soltanto la dignità della cosa e non della persona. (Luigi Fenizi)
  • Max Weber distingueva tre tipi di capo carismatico. Il profeta religioso, il grande demagogo e il capo militare. Mussolini è stato soprattutto un gran demagogo. Stalin è stato soprattutto il capo militare, o almeno amava presentarsi come tale. Appariva sempre in divisa, e faceva bella mostra delle sue medaglie. Quanto al profeta religioso, lo era, in parte, Mao. (Norberto Bobbio)
  • Non è scandaloso che Weber trascuri qualunque riscontro empirico per la sua teoria normativistica, visto che egli scrive alla vigilia del grande rivolgimento destinato a sconvolgere la società occidentale (nell'economia, nella politica e nel diritto) tra le due guerre. (Massimo Corsale)
  • Weber aveva intuito che nelle società di massa avrebbe pesato l'alleanza tra leader carismatico e classe politica in grado di irradiarne la forza nel territorio. (Gaetano Quagliariello)

NoteModifica

  1. Citato in AA.VV., Il libro della politica, traduzione di Sonia Sferzi, Gribaudo, 2018, p. 215. ISBN 9788858019429
  2. Citato in AA.VV., Il libro della sociologia, traduzione di Martina Dominici, Gribaudo, 2018, p. 43. ISBN 9788858015827
  3. Citato in AA.VV., Il libro dell'economia, traduzione di Olga Amagliani e Martina Dominici, Gribaudo, 2018, p. 139. ISBN 9788858014158
  4. a b Citato in AA.VV., Il libro della sociologia, traduzione di Martina Dominici, Gribaudo, 2018, p. 41. ISBN 9788858015827
  5. Citato in Ulla Berkéwicz, Forse stiamo diventando pazzi.
  6. Citato in AA.VV., Il libro della sociologia, traduzione di Martina Dominici, Gribaudo, 2018, p. 223. ISBN 9788858015827
  7. Citato in Focus, n. 114, p. 151.
  8. Citato in AA.VV., Il libro della sociologia, traduzione di Martina Dominici, Gribaudo, 2018, p. 44. ISBN 9788858015827
  9. Da Il socialismo, in Scritti politici, traduzione di A. Cariolato ed E. Fongaro, Donzelli Editore, 1998.
  10. Da Sociologia delle religioni.
  11. Citato in AA.VV., Il libro della sociologia, traduzione di Martina Dominici, Gribaudo, 2018, p. 42. ISBN 9788858015827
  12. Da La scienza come professione. La politica come professione, traduzione di Pietro Rossi, Einaudi, Torino, 2004, pp. 23-24. Edito anche negli Oscar Classici della Mondadori (n. 611), pp. 23-24. ISBN 9788804551805; citato in Maria Chiara Pievatolo, Wilhelm von Humboldt: un frammento di università in Bollettino telematico di filosofia politica, p. 2.

BibliografiaModifica

  • Max Weber, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, traduzione di Piero Burresi, Sansoni, Firenze, 1970.
  • Max Weber, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, traduzione di Anna Maria Marietti, RCS Quotidiani, 2010
  • Max Weber, Il lavoro intellettuale come professione, traduzione di Antonio Giolitti, Einaudi, Torino, 1976.
  • Max Weber, Il lavoro intellettuale come professione, a cura di Massimo Cacciari, traduzioni di Pietro Rossi e Francesco Tuccari, Mondadori, 2018.
  • Max Weber, Sociologia delle religiorni, traduzione di Chiara Sebastiani, UTET, Torino, 1976.
  • Ulla Berkéwicz, Forse stiamo diventando pazzi. Lineamenti di fanatismo comparato (Vielleicht werden wir ja verrückt, 2002), traduzione di Mara Cristina, Casagrande, 2004. ISBN 8877133937

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