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Marcello Pera

filosofo e politico italiano
Marcello Pera

Marcello Pera (1943 – vivente), filosofo e uomo politico italiano.

Citazioni di Marcello PeraModifica

  • Come alla caduta di altri regimi, occorre una nuova Resistenza, un nuovo riscatto e poi una vera, radicale, impietosa epurazione... Il processo è già cominciato e per buona parte dell'opinione pubblica già chiuso con una condanna. (La Stampa, 19 luglio 1992[1])
  • Di Falcone ho letto e riletto tutti gli scritti. Lui era un grande che aveva visto giusto. Non gli piacevano pm e giudici uniti assieme in una sola carriera e non credeva più all'obbligatorietà dell'azione penale che, com'è oggi, è solo una presa in giro. Dirò di più, i processi che ha poi fatto Caselli lui non li avrebbe fatti.[2]
  • Gentile fu un filosofo dedito ad un'impresa che, così possente, anch'essa da secoli non si vedeva: pensare, dar forma, organizzare, diffondere una filosofia italiana, cioè una filosofia per l'Italia, una filosofia dell'Italia, secondo una tradizione di pensiero politico che Gentile vedeva partire da Dante e arrivare a lui medesimo. (2004)[3]
  • I partiti devono retrocedere e alzare le mani... subito e senza le furbizie che accompagnano i rantoli della loro agonia. Questo sì sarebbe un golpe contro la democrazia: cercare di resistere contro la volontà popolare. (1º febbraio 1993[1])
  • Il garantismo, come ogni ideologia preconcetta, è pernicioso. (29 marzo 1993[1])
  • I giudici devono andare avanti. Nessuno chiede che gli inquisiti eccellenti abbiano un trattamento diverso dagli altri inquisiti. (5 marzo 1993[1])
  • No e poi no, onorevole Bossi. Lei deve chiedere scusa... I giudici fanno il loro dovere... Molti magistrati sono già stati assassinati per aver fatto rispettare la legge... Lei mette in discussione i fondamenti stessi dello Stato di diritto. (24 settembre 1993) [1]
  • La rivoluzione ha regole ferree e tempi stretti. (26 settembre 1993[1])
  • Quei politici che, come Craxi, attaccano i magistrati di Milano, mostrano di non capire la sostanza grave, epocale, del fenomeno.[4]
  • Berlusconi è a metà strada tra un cabarettista azzimato e un venditore televisivo di stoviglie, una roba che avrebbe ispirato e angosciato il povero Fellini. (1994)[5]
  • Soffia sull'Europa un brutto vento. Si tratta dell'idea che basta aspettare e i guai spariranno da soli, o che si può essere accondiscendenti anche con chi ci minaccia e potremo cavarcela. È lo stesso soffio del vento di Monaco nel 1938.[6]
  • In Europa la popolazione diminuisce, si apre la porta all'immigrazione incontrollata e si diventa tutti meticci.[7]
  • Le provocazioni non vanno bene, né vanno bene le offese e le ingiurie ai simboli religiosi. Non dovrebbero andare bene nemmeno quelle ai simboli cristiani: ma nessuno in Europa ci bada più. In quel caso si tira in ballo la libertà di opinione, mentre negli altri si parla di blasfemia: è giusto? L'Europa sembra aver perduto la propria dignità, si fa offendere e poi pensa che le proprie offese rivolte ad altri siano più gravi.[8]
  • Noi siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà occidentale come fonte di princìpi universali e irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa alternativa o contrapposta agli Stati Uniti.[9]
  • La sinistra odia la nostra cultura e la nostra civiltà a tal punto che è disposta a consegnarla, come la sta consegnando, all'Islam. La sua politica estera è l'acquiescenza con i paesi e gruppi terroristici; la sua politica interna è l'ingresso libero a tutti gli immigrati e la cittadinanza a buon mercato; la sua politica sociale è il multiculturalismo; perciò la sua politica urbanistica è chiudere la base americana di Vicenza! Ieri, oggi, sempre contro l'Occidente. E siccome Occidente vuol dire anche e soprattutto Cristianesimo, la sinistra, per essere antioccidentale ha scelto l'anticristianesimo, cioè il laicismo. Questa è la nuova frontiera, il nuovo discrimine, la nuova linea di divisione fra noi e la sinistra.[10]
  • Non è una novità che i relativisti italiani, e non solo, tentino di usare l'Europa, dove il relativismo è dominante, per raggiungere i loro obiettivi a livello nazionale. È l'ipocrisia con la quale molti parlano di Europa. [...] Purtroppo questa Europa è sminuita di per sé e da questa Europa si importano i peggiori vizi aggirando la sovranità nazionale.[11]
  • Nel vocabolario corrente, laico è chi non crede, laicista è colui che crede che chi crede non abbia alcuna ragione per credere. Non è uno scioglilingua. Il laico non appoggia la propria concezione del mondo su una fede rivelata; il laicista ritiene che qualunque fede rivelata non abbia senso, se non banalmente privato, come un tic o un vizietto. L'uno non crede, o non riesce a credere, ma riconosce che la fede è una dimensione dell'esperienza umana che svolge una funzione propria, ad esempio il conferimento di senso alla vita, l'attribuzione all'uomo di un ruolo nel mondo, l'interpretazione del male. L'altro, il laicista, nega questa dimensione: la fede per lui è un'illusione o un fraintendimento o uno scacco alla ragione.[12]
  • Il realismo presenta il rischio del dogmatismo e dello scientismo, ma il relativismo ne presenta uno ugualmente grave, quello del nichilismo e dell' indifferenza morale.[13]
  • Per Kant non ci sono diverse religioni, ma bensì diverse forme di credere alla rivelazione divina [...] fra le quali il cristianesimo, per quanto ne sappiamo, è quella più appropriata.[14]
  • [Su Francesco De Martino] Un grande studioso e un grande uomo politico.[15]

Citazioni su Marcello PeraModifica

  • Ci sono due Pera, prima e dopo la cura. Prima era giustizialista da far paura ad Antonio Di Pietro e da mettere in difficoltà Paolo Flores D'Arcais. Oggi è ultragarantista. Prima era oltre modo laicista, diceva peste e corna della legge sulla fecondazione. Oggi la difende. (Willer Bordon)
  • Quando si va a commemorare l'anniversario della morte di Falcone non si possono attaccare i magistrati. (Sergio D'Antoni)

NoteModifica

  1. a b c d e f Citato in Gianni Barbacetto, Campioni d'Italia, Marco Tropea editore. Citato in Sono "giustizialista". Da quando Marcello Pera è diventato garantista, iltafano.typepad.com, 17 maggio 2007.
  2. Citato in Liana Milella, E il ricordo del giudice coraggio divide il fronte dell'antimafia, la Repubblica, 24 maggio 2001, p. 12.
  3. Citato nella presentazione a: Giovanni Gentile, Discorsi parlamentari, a cura del Senato della Repubblica, con un saggio di Francesco Perfetti, Bologna, Il Mulino, 2004, p. 10.
  4. Citato in Pera, il ragioniere che diventò presidente Un carattere d'acciaio per il filosofo dalle mille e mille contraddizioni, Il Tirreno, 28 dicembre 2001.
  5. Citato in Michele De Lucia, Siamo alla frutta, Kaos 2005. ISBN 8879531530
  6. Da Senza radici, 2004.
  7. Dal discorso al Meeting per l'amicizia fra i popoli, Rimini, 22 agosto 2005; citato in Pera: «Occidente in grave crisi morale», Corriere.it.
  8. Dal Corriere della Sera, 21 febbraio 2006.
  9. Dal Manifesto per l'Occidente, 23 febbraio 2006.
  10. Da Libero, 3 febbraio 2007.
  11. Da un'intervista su Avvenire, 11 dicembre 2007.
  12. Da La Stampa, 19 gennaio 2008.
  13. Citato in Corriere della Sera, 16 gennaio 2009.
  14. Da Perché dobbiamo dirci cristiani, p. 43; citato in Alessandro Roveri, La conversione di Marcello Pera al cattolicesimo, Il ponte, gennaio-febbraio 2009.
  15. Citato in Il cordoglio dell'Italia politica "De Martino, politico nobile", Repubblica.it, 18 novembre 2002

BibliografiaModifica

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