Laura Laurenzi

giornalista italiana

Laura Laurenzi (1952 – vivente), scrittrice e giornalista italiana.

Citazioni di Laura LaurenziModifica

  • Per magnificare i meriti scientifici di Elena Ceausescu, first lady della Romania, non bastano più i confini nazionali: vengono addirittura presi in affitto spazi pubblicitari su quotidiani italiani.[1]
  • Elena Ceausescu cantata in patria dai poeti ufficiali come la donna più giusta del mondo, regina dei lavoratori, mamma della patria, ma che il gossip realsocialista vuole abbia una passione sfrenata per le pellicce più costose è in realtà una studiosa di qualche notorietà e ha pubblicato lavori di un certo rilievo sulla chimica dei polimeri. Ma tanta considerazione all' interno del suo paese la si deve soprattutto al suo ruolo: è bene non dimenticare che la signora-ingegnere-chimico il cui nome, recita una poesia, sta nella storia scritto con la luce è il numero due del regime, sedendo nel Politburo e nella segreteria, ed essendo stata investita da suo marito della carica di primo vice premier.[1]

«Grazie a una spilla mi infilai al matrimonio di Pavarotti. Parlai ad Alfredino nel pozzo»

Intervista di Aldo Cazzullo, Corriere della Sera, 14 febbraio 2022.

  • [A Repubblica i redattori elessero a voto segreto la più bella: vinse lei.] Non ero l'unica vincitrice e comunque nessuno me lo disse. Lo scoprii solo quando Franco Recanatesi, il caporedattore centrale, lo scrisse nel suo libro. Era passato troppo tempo perché potessi arrabbiarmi.
  • [Vicedirettore era Giampaolo Pansa.] Leggeva tutti i pezzi dalla prima all'ultima riga e ci urlava dietro. analfabeti, somari, ignoranti. Si placava a tarda sera, quando telefonava in Piemonte alla moglie, al figlio e al cane Muso.
  • [Al cane?] Con i familiari era di poche parole, ripeteva sempre: "Dai, passami Muso!"
  • [Com'era Scalfari come direttore?] Fantastico. Mi affidava servizi che non voleva fare nessuno: matrimoni e grandi amori. Il primo fu la storia tra Togliatti e la Iotti, di cui allora si parlava sottovoce. Mi spedì a bordo della Vespucci, fece lui il titolo: Una giornalista e quattrocento marinai.
  • [Com'erano i rapporti tra Montanelli e Scalfari?] Montanelli lo prendeva un po' in giro. Mi chiedeva: "Ma davvero Eugenio apre la riunione stringendo la mano al caporedattore, come il direttore d'orchestra con il primo violino? Io non sarei capace di fare queste cose.
  • [Lei si imbucò al matrimonio di Maradona] Era stato papa Wojtyla a convincerlo a sposarsi: aveva già due bambine. Fece il volo di andata con un cartello al collo: "Io sono single, è mia moglie che si sposa". Alla cerimonia civile ero l'unica giornalista, e lui mi fece cacciare. Non è vero che tutti gli argentini lo amavano, anzi, la sua auto passò tra due ali di folla che la prendevano a calci e sputavano sui finestrini; anche perché era una Rolls-Royce Phantom del 1938 appartenuta a Goebbels, il gerarca nazista. Il giorno dopo ci fu il matrimonio religioso. Il banchetto andò avanti sino alle otto del mattino.
  • [... E alle nozze di Pavarotti] Con la mia collega e complice Maria Corbi ci dicemmo che per passare da musiciste dovevamo indossare qualcosa di eccentrico. Maria aveva un enorme colbacco rosa, io una spilla di Vandea in simil diamante con la croce conficcata nel cuore. Ci fecero entrare. Fininno al tavolo con un tizio dall'aria familiare, con gli stivaletti e la basetta feroce. Quando Pavarotti chiamò i suoi amici artisti per cantare, il tizio si alzò. Era Bono degli U2.

La madre americanaModifica

CitazioniModifica

  • Mia madre non era come le altre madri: era americana. Lavorava molto, era una donna solida e idealista, che credeva in quello che faceva. Non aveva niente in comune con le altre mamme. Non l’ho mai vista giocare a carte e neanche prendere il tè con le signore, non portava bracciali d’oro con tanti ciondoli e nemmeno i foulard firmati. E non l’ho mai vista neppure cucinare. (p. 9)
  • [...] bellissimo non nel senso che la rappresenta più bella di quanto fosse, semmai l’opposto: appare invecchiata, segnata.[2]Con le dovute proporzioni, è un po’ come il ritratto che Picasso fece a Gertrude Stein. “Questa non sei tu adesso” le spiegò il pittore "ma sei tu come diventerai". (pp. 14-15)
  • Quella di mia madre mi sembra una figura sfocata e inafferrabile, la fotografia in bianco e nero di una donna che non ha potuto invecchiare. È come se gli altri, tutti noi, avessimo aggiornato il nostro album mentre lei, per un oscuro sortilegio che si chiama malattia e morte, per un banale sorteggio sfortunato, non ha potuto farlo, non è potuta andare oltre, ha smesso di esistere e tocca a me darle vita. (p. 256) 
  • [...] colpevole di essere sopravvissuta almeno due volte al male che ti ha ucciso, ho cercato di far rivivere in queste poche pagine gli anni che abbiamo trascorso insieme: troppo pochi e troppo lontani, sempre più lontani tanto che li sto dimenticando, così come sto dimenticando il suono della tua voce. (p. 260)

BibliografiaModifica

  • Laura Laurenzi, La madre americana Un'educazione sentimentale nell'Italia della Dolce Vita, Solferino, Milano, 2019. ISBN 978-8828201168

NoteModifica

  1. a b Da Quel gran "genio" di Lady Ceausescu, la Repubblica, 2 marzo 1988.
  2. Il riferimento è al ritratto che Carlo Levi fece a Elma Baccanelli, la madre americana di Laura Laurenzi.

Voci correlateModifica

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