John Jackson Miller

scrittore e fumettista statunitense

John Jackson Miller (... – vivente), fumettista statunitense.

KenobiModifica

IncipitModifica

La galassia è sprofondata nelle tenebre. L'Imperatore ha preso il controllo della Repubblica con l'aiuto di Anakin Skywalker, un brillante Cavaliere Jedi che aveva giurato di proteggere gli innocenti. Dopo aver ceduto al Lato Oscuro della Forza, Anakin è diventato lo spietato braccio destro dell'Imperatore: Darth Vader.
Il figlio appena nato di Anakin, preso in custodia dal suo ex mentore Obi-Wan Kenobi, rappresenta l'ultima speranza della galassia. Kenobi si è rifiugiato col bambino sul remoto pianeta di Tatooine, dove Anakin aveva già intrapreso il sentiero del male anni prima, quando aveva massacrato un clan di predoni Tusken per vendicare la madre.
Ignaro di quell'evento – e ancora convinto di aver ucciso Anakin nel loro disperato duello finale – Kenobi si è calato nel suo nuovo ruolo di guardiano per proteggere da lontano il piccolo Skywalker e la sua famiglia adottiva, i Lars. Ma per qualcuno abituato all'azione come lui nascondersi è un'impresa difficile, e persino gli abitanti del desertico Tatooine potrebbero aver bisogno dell'aiuto di un Jedi...

CitazioniModifica

  • È così strano essere qui, in queste circostanze. Anni fa abbiamo portato via un bambino da Tatooine, credendo che fosse la più grande speranza della galassia. Adesso ho portato un bambino su Tatooine... per lo stesso identico motivo. Spero che stavolta le cose vadano meglio, perché finora questo cammino è stato lungo e doloroso per la galassia, per i miei amici... e per me.
    Non riesco ancora a credere che l'Ordine dei Jedi non esista più... e che Palpatine abbia una Repubblica corrotta nelle sue grinfie. E non riesco a credere che sia riuscito a corrompere anche Anakin. Gli olovidio in cui massacrava i giovani Jedi nel Tempio perseguitano i miei sogni... e mi fanno sempre più male.
    Può darsi che questo bambino rappresenti una speranza, alla luce delle morti di tanti altri bambini come lui.
    (Obi-Wan Kenobi; p. 21)
  • Non posso più permettermi di reagire come avrebbe fatto Obi-Wan Kenobi. Non posso più accendere la mia spada laser senza che qualcuno si accorga che sono un Cavaliere Jedi. Immagino che ci conoscano persino su Tatooine! (Obi-Wan Kenobi; p. 22)
  • Meno messaggi invio da casa mia, meglio è. Che cosa succederebbe se Palpatin avesse occhi dappertutto in cerca di Cavalieri Jedi superstiti? Non oso immaginarlo.
    A proposito di Jedi... spero che ne siano sopravvissuti altri. Non riesco a credere di essere l'unico ancora in vita. È inconcepibile.
    (Obi-Wan Kenobi; p. 76)
  • Il nostro incontro mi ha permesso di usare per la prima volta il nuovo nome che ho scelto. Ti piacerà: è Ben. L'ho letto su una mappa nell'agenzia immobiliare di Bestine. Credo che ci sia un altopiano che si chiama così. Mi chiamava così anche Satine, quando eravamo soli. Mi piace come suona. (Obi-Wan Kenobi; pp. 76-77)
  • I suoi poteri ci avevano colpito. E avevano colpito anche lui, solo che non li ha mai rispettati. Soprattutto alla fine.
    Ho ancora la sua spada laser, sai? Ce l'ho tra le mani in questo momento. Certe notti, come questa, mi ritrovo seduto a fissarla, chiedendomi che cosa avrei potuto fare per aiutarlo.
    (Obi-Wan Kenobi; p. 116)
  • I Tusken non tenevano consigli di guerra; non era così che funzionava tra i Sabbipodi. I Tusken puntavano a un solo obiettivo alla volta e lo facevano con una tale risolutezza che non serviva praticamente alcuna coordinazione. Erano tutt'uno. Le parole servivano soltanto a condividere le informazioni sul bersaglio: a quel punto tutti sapevano cosa fare. (p. 133)
  • Ci siamo addestrati per trovare la calma anche sui pianeti più affollati, ricordi? Coruscant straripava di gente, ma noi riuscivamo a meditare lo stesso. Verrebbe da pensare che questo sia il giusto posto per meditare.
    Eppure non lo è. E non riesco a spiegarmelo.
    Una volta dicevi che, in questi casi, il problema non era il posto, ma la persona. Non so che cosa fare. Non credo che le cose cambieranno tra sei mesi o tra sei anni, se non ce ne vorranno anche di più prima che nella galassia torni la pace. I miei amici non torneranno mai più in vita. Non mi perdonerò mai per quello che ho fatto al povero Anakin.
    (Obi-Wan Kenobi; p. 137)
  • La Repubblica era esistita per mille generazioni. Era stata il centro luminoso della galassia, un faro brillante nell'immaginazione di chiunque vivesse nell'Orlo Esterno. Aveva superato cambiamenti e tumulti, invasori e oppressori. Aveva resistito ale incursioni di nomadi corazzati e fanatici impazziti. Per un certo periodo aveva persino voltato le spalle al resto della galassia, allo scopo di difendersi da un'era buia fatta di carestie e di pestilenze. Alla fine, però, era sempre tornata a brillare. (p. 139)
  • Ciascuno di noi vive ogni tragedia a modo suo. (Obi-Wan Kenobi; p. 144)
  • Non mi permetterei mai di giudicare qualcosa senza conoscerla a fondo. (Obi-Wan Kenobi; p. 146)
  • Tutto quello che sembra permanente, scontato, ha il brutto vizio di cambiare in fretta e diventare irriconoscibile. E non sempre per il meglio. (Obi-Wan Kenobi; p. 147)
  • La galassia è piena di esseri che non ci somigliano per niente. Possiamo provare a comprenderli. Anzi, dobbiamo farlo, ma anche se accettiamo la loro natura, non siamo obbligati a fare da cena a un sarlacc solo perché ha fame. (Obi-Wan Kenobi; p. 176)
  • Finirò in qualche incidente galattico ogni volta che metterò piede fuori di casa? In questo caso, non uscirò più. Dico sul serio, mi sta bene! (Obi-Wan Kenobi; p. 197)
  • A'Yark rimpiangeva di non aver trascorso più tempo insieme a Sharad Hett. Quello parlava raramente della sua vita prima dei Tusken, anche perché si era unito a loro proprio per dimenticarla. A'Yark non aveva mai fatto domande neppure a K'Sheek. Ai Sabbipodi non interessava conoscere i loro nemici: bastava sapere che sanguinavano e che potevano morire. (p. 224)
  • Ho fatto di nuovo quel sogno.
    Era identico al precedente. Non ero in me. Era come se vedessi il mondo attraverso... qualcosa. Una specie di galleria, un filtro. E poi ho sentito gridare.
    Scommetto che sei stanco di sentirmi parlare di sogni... in fondo lo faccio ogni settimana da quando sono arrivato su Tatooine. Mi sveglio sempre di soprassalto. In qualche modo, ho l'impressione che si tratti di Anakin.
    Le ultime volte è cambiato leggermente. La galleria è più stretta e luminosa. Di solito è tutto rosso e offuscato, ma ieri notte era come se vedessi... be', attraverso gli occhi di un Tusken, per quanto possa sembrare strano.
    E il grido era meno forte del solito. Mi è sembrato distante, incerto. Le altre volte mi aveva preoccupato di più.
    Non so che cosa significhi.
    Temo che questo sogno rappresenti la luce che si offusca nella galassia e il mio senso di colpa per essermi nascosto. Se rimanessi qui a lungo, forse finirei per non udire più le grida delle vittime di Palpatine.
    (Obi-Wan Kenobi; p. 239)
  • Sei stato tu a dirmi di concentrarmi sulla Forza vivente, cioè sulle vite di quelli che ci circondano piuttosto che sul grande disegno i cui ci parlava sempre il Maestro Yoda. Vivere qui, su questo piccolo pianeta, coi suoi piccoli drammi... è stato quasi illuminante.
    Sono esperienze che ho trascurato mentre correvo di qua e di là cercando di salvare la galassia. Non mi rendevo conto che per molte persone i loro problemi sono tanto importanti quanto lo erano i nostri. Ho imparato una lezione importante.
    (Obi-Wan Kenobi; p. 240)
  • Prendiamo le feste. [...] Le ho sempre considerate come dei grandi esperimenti di dinamica sociale. È un po' come se mettessero a ferro e a fuoco ogni legame allo stesso tempo. (Obi-Wan Kenobi; p. 258)
  • Anche le vite che ci sembrano insignificanti nascondono una profondità senza fine. [...] Persino quelli che vivono negli angoli più remoti di un pianeta possono avere a cuore centinaia di persone, quando non si tratta dell'intera galassia. (Obi-Wan Kenobi; p. 259)
  • "Io sono arrivato alla fine... quando ormai non c'era più niente da fare. Il problema è che c'ero anche all'inizio. Avrei dovuto impedirlo".
    Annileen scosse la testa. "Sei solo un uomo".
    "Avrei dovuto impedirlo!". Ben scosse la ringhiera dello steccato. "Ho fallito! Era compito mio e non ci sono riuscito. E ora dovrò portarne il peso per sempre..."
    Annileen si guardò intorno. Ben stringeva lo steccato così forte che, a furia di scuoterlo, avrebbe potuto persino sradicarlo. "Ben, non puoi biasimarti..."
    "Tu che ne sai?". Ben si voltò e la afferrò per le spalle, prendendola alla sprovvista. "Ho deluso tutti. Hai idea di quanti hanno pagato per i miei errori? Di quanti stanno pagando proprio in questo momento?" (p. 291)
  • Non sono un ingenuo padawan. Non più. So che i legami possono giocare a nostro sfavore. La natura dei nostri incarichi rischia di metterli in pericolo. Peggio ancora, possono diventare qualcosa che possediamo e che sentiamo il bisogno di proteggere e sorvegliare.
    Ammetto che, a volte, mi chiedo se non sia questo il punto debole dei Jedi. Non tutti sono come Anakin. E se amare profondamente una persona – nello specifico, una persona buona come Padmé – deve essere distruttivo per puro e semplice principio, allora la Forza ha uno strano modo di concepire la differenza tra bene e male. Una volta mi hai detto tu stesso che i Jedi non sono sempre stati contrari ai legami sentimentali. Considera questo aspetto: la Forza scorre potente nelle famiglie di sangue. Ecco perché mi chiedo se la Forza capisca davvero ciò che vuole.
    (Obi-Wan Kenobi; p. 293)
  • Si può anche esser pronti a morire... e preferire vivere. (Obi-Wan Kenobi; p. 313)
  • Non serve un potere illimitato per mietere vittime. A volte, basta essere soltanto disperati. (Obi-Wan Kenobi; p. 332)
  • Le nostre vite possono cambiare dal giorno alla notte senza alcun preavviso. A volte succede perché non siamo abbastanza onesti. Altre volte, succede e basta, senza che sia colpa di nessuno... (Obi-Wan Kenobi; p. 334)
  • "In lui c'è del buono". Me lo aveva detto Padmé, riferendosi ad Anakin. Non so se ci ho davvero creduto. Se fossi stato più attento alle sue piccole trasgressioni, forse sarei riuscito a prevedere il sentiero che aveva intrapreso. Non lo so. (Obi-Wan Kenobi; p. 335)
  • Palpatine non ha corrotto Anakin tutto da solo. Anakin aveva già i suoi bei difetti. Difetti che non ero riuscito a scorgere, quando invece avrei dovuto prepararlo a correggerli. L'Imperatore, comunque, ha giocato un ruolo chiave. Non so neppure se sarei riuscito a salvare Anakin dalla sua influenza. Quando ci ho provato, era già troppo tardi. (Obi-Wan Kenobi; p. 335)
  • Obi-Wan continua a intromettersi nella vita di Ben Kenobi. Naturalmente siamo la stessa persona, ma quella parte di me che è Obi-Wan vuole sempre aiutare il prossimo e fare del bene. Vuole essere un Jedi! È l'unico modo per essere in pace con me stesso anche se gli altri soffrono. (Obi-Wan Kenobi; p. 335)
  • A volte bisogna perdere tutto, se si vuole scoprire la strada giusta da percorrere. (Obi-Wan Kenobi; p. 366)

ExplicitModifica

Sono stati due giorni molto lunghi, eppure non mi sento stanco.
Mi avete messo di nuovo alla prova. Vero, Qui-Gon? Quando finalmente ti deciderai a rispondermi, spero che mi dirai se l'ho superata.
Ora so qual è il mio posto: nell'ombra. Ho vissuto i momenti più importanti della galassia, come in cima a una montagna, per troppi anni. Adesso sono tornato a valle e dovrebbe esserci più calma.
Prima o poi uscirò dall'ombra.
Questa sera ho sorvegliato la fattoria dei Lars... e nel frattempo ne ho approfittato per guardare il cielo. Credo di aver visto l'astronave sopra l'orizzonte. Di solito le stelle non spariscono nel nulla.
Loro sono al sicuro, lassù. Luke è al sicuro, quaggiù.
E io... io me la caverò.
Mi aspetta un lungo viaggio, Qui-Gon. Che la Forza sia con te.
Torno a casa.

BibliografiaModifica

  • John Jackson Miller, Kenobi, traduzione di Christian La Via Colli, Multiplayer Edizioni, 2017, ISBN 9788863554021

Altri progettiModifica