John Foot

storico inglese

John Foot (1964 – vivente), storico britannico.

"Italia e Inghilterra, gli allievi contro i maestri"

Intervista di Francesco Saverio Intorcia, repubblica.it, 11 luglio 2021.

  • In Inghilterra sono ossessionati dallo stile di Mancini nel vestirsi. E l’attenzione si è concentrata anche su Evani, elegantissimo, con occhiali particolari. Mi ha divertito molto un meme in cui Evani spiega a Bernardeschi le mosse tattiche e al posto della lavagnetta c’è un depliant di scarpe di lusso.
  • Gli italiani hanno sempre coltivato il mito della rivalità con i vecchi maestri. Penso ai Leoni di Highbury, come vennero definiti gli azzurri che persero 3-2 in Inghilterra nel 1934. Questo sentimento è così forte che quando l’Inter vinse in casa dell’Arsenal quasi 70 anni dopo la stampa italiana ha titolato “I nuovi Leoni di Highbury”.
  • [Boris Johnson] Lui non capisce molto di calcio ma ha cavalcato l’onda patriottica, si fa fotografare con le bandiere o alzando i pugni. Per questo si è schierato contro la Superlega appena ha fiutato la protesta popolare. Confesso che ritenevo inevitabile che il potere dei ricchi prendesse il sopravvento sul calcio, ma avevo sottovalutato la rabbia dei tifosi inglesi.

L'Italia e le sue storie 1945-2019Modifica

IncipitModifica

Aprile 1945: l’Italia era in buona parte in rovina. Gli occupanti nazisti erano stati cacciati, ma i segni di cinque anni di guerra erano ovunque. Altre potenze straniere, gli Alleati – che per molti rappresentavano i liberatori – non volevano andarsene, anche se la guerra era finita. Alcune città erano state rase al suolo, altre ridotte in condizioni primitive. La gente viveva in strada, raccattando rifiuti. In tutto il mondo c’erano italiani che volevano tornare a casa; alcuni erano soldati delle forze fasciste sconfitte, altri mandati in esilio per motivi razziali o politici, o perché si erano rifiutati di continuare a combattere. Molti non ce la fecero. Parecchi impiegarono mesi o perfino anni a tornare, emaciati e irriconoscibili, spesso già dati per morti. Li accoglieva un paese in ginocchio, dilaniato dalla violenza e da un’ondata di criminalità senza precedenti. Le istituzioni fondamentali erano sull’orlo del collasso. Nelle carceri non mancavano soltanto le serrature; non c’erano proprio le porte. Non si capiva nemmeno bene dove stesse l’autorità. Chi comandava? Re Vittorio Emanuele III, gli Alleati, i partigiani antifascisti?

CitazioniModifica

  • Paisà finisce tra gli spruzzi dei partigiani gettati nell’acqua con le mani legate dietro la schiena: non offre una visione eroica della guerra, né della Resistenza. I critici ne furono tutt’altro che entusiasti, ma a Parigi il film di Rossellini fece sensazione. Dalla tragedia, dalla morte e dalla distruzione, Rossellini e Fellini avevano creato poesia; e nel farlo, avevano anche reinventato il cinema. Una visione del passato tutt’altro che eroica: il futuro dell’Italia si sarebbe costruito intorno a queste storie di sofferenza e martirio della gente comune.
  • L’arma di lotta principale era l’occupazione degli spazi universitari, iniziata in modo sporadico alla metà del decennio a Roma e Milano (le facoltà di architettura in prima fila) e nella nuova Università di Trento, ed esplosa in tutto il paese nel 1967. Il movimento studentesco italiano precede quello francese del maggio 1968, e dura molto più a lungo. Qualcuno ha definito il ’68 italiano “il maggio lungo”, a confronto con gli eventi parigini.

BibliografiaModifica

  • John Foot, L'Italia e le sue storie 1945-2019, traduzione di Enrico Basaglia, Laterza, Bari-Roma, 2019. ISBN 9788858140055

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