János Kádár

politico ungherese

János Kádár (1912 – 1989), politico ungherese.

János Kádár nel 1977

Citazioni di János KádárModifica

  • È interessante osservare come proprio Mindszenty, di cui sono note le nostalgie monarchiche e persino le insoddisfazioni per il vecchio Horty, cui avrebbe preferito gli Asburgo, abbia preso una posizione favorevole a Nagy, quando già un nuovo governo si era creato alla testa del paese. Tuttavia, non si può affermare che la controrivoluzione abbia sempre tratto o tragga ora ispirazione dalla rigidità del cardinale: vi è in essa più abilità e un senso di adattamento alla situazione che rendono difficile e complicata la lotta politica. (dichiarazione durante una conferenza stampa nel 19 dicembre 1956)[1]
  • [Sulla rivoluzione ungherese del 1956] Sebbene in occidente si sia sempre pensato che dopo la sconfitta della controrivoluzione sarebbe seguita una reppressione in massa, ciò non è avvenuto. A nessuno è stata e sarà attribuita la responsabilità di avere partecipato in quel periodo a qualche sfilata o manifestazione, purché non abbia commesso dei gravi fatti controrivoluzionari. (dichiarazione al parlamento ungherese nel 9 maggio 1957)[2]
  • Noi condaniamo le posizioni cinesi perché sappiamo che non sono le frasi rivoluzionarie quelle che contano, ma i fatti. È meglio una concreta realizzazione che porti avanti il benessere popolare che non certe parole d'ordine inneggianti alla rivoluzione. (dichiarazione al Kis Stadion a Budapest nel 6 agosto 1963)[3]
  • Credo e spero che non vi sarà guerra tra l'URSS e la Cina. Questa guerra sarebbe una tragedia non solo per i paesi socialisti, ma per tutta l'umanità. (dichiarazione alla sala San Giorgio a Mosca, 14 giugno 1969)[4]
  • Noi denunciamo le meschinità nazionalistiche, il nazionalismo borghese, l'antisovietismo e le iniziative scissionistiche che minano l'unità del nostro movimento e in particolare la rivoltante manifestazione di tali tendenze rappresentata dal maoismo. (da un discorso al XXV congresso del Pcus, 1976)[5]
  • L'Ungheria non è uno Stato comunista, e da vecchio comunista me ne dolgo. Si avvia solo verso il socialismo e quindi deve tenere conto che esiste il denaro, la produzione, il mercato. Capitalista o socialista che sia, la società deve confrontarsi con queste leggi precise. Una fabbrica in Occidente deve produrre profitto sennò fallisce: all'Est deve essere lo stesso. (dichiarazione durante una conferenza stampa a Bruxelles nel 17 novembre 1987)[6]
  • Apprezzavo Nagy, anche se non sempre ho capito il suo comportamento. E ancora: Non l'ho mai considerato un controrivoluzionario nè ho mai pensato che i suoi compagni fossero controrivoluzionari. Nel 1956, tuttavia risultò chiaro che egli aveva una volontà debole, che poteva essere facilmente influenzato. (da un'intervista nel settimanale Magyarorszag, 1989)[7]

Da Ciu En-lai è giunto a Budapest. Intervista di Kadar all'Unità

Intervista di Orfeo Vangelista, L'Unità, 17 gennaio 1957

  • [Sulla rivoluzione ungherese del 1956] Nei giorni in cui la controrivoluzione stava per prevalere, gli occidentali promisero o fecero intendere che avrebbero inviato grandi aiuti alla Ungheria. Poi la situazione cambiò e naturalmente cambiarono anche le promesse di aiuto.
  • Naturalmente noi accettiamo tutti gli aiuti, da qualsiasi parte provengano. La condizione è che non siano vincolati ad alcuna pregiudiziale di ordine politico.
  • [Sulla rivoluzione ungherese del 1956] Nel periodo più critico, dal 23 ottobre al 10 novembre dello scorso anno, erano presenti in Ungheria circa 800 giornalisti stranieri, oltre a tutte le rappresentanza diplomatiche. Non è avvenuto nulla che tutti noi abbiano visto o saputo, non c'era niente da esaminare o da osservare.

Da Intervista di Janos Kadar all'Unità

Intervista di Sergio Segre, L'Unità, 18 aprile 1957

  • Noi siamo comunisti e sappiamo che le idee di Nehru non sono uguali alle nostre. Abbiamo però un grande rispetto per Nehru non solo per quello che ha fatto per l'India ma anche per quello che fa per la pace mondiale.
  • [Sulla rivoluzione ungherese del 1956] Conoscevamo meglio di ogni altro le forze contro cui dovevamo lottare. Queste forze non volevano solo rovesciare l'ordine sociale esistente in Ungheria. La loro vittoria avrebbe forse potuto significare, a breve scadenza, una guerra con i paesi vicini. Bisogna vedere la situazione in tutti i suoi aspetti. Nei paesi vicini vivono gruppi etnici e si trovano dei territori che erano appartenut alla Ungheria in un passato più o meno lontano. I controrivoluzionari non avevano solo delle rivendicazioni verso dei paesi lontani, ma anche verso questi paesi confinanti. Sarebbe così potuta nascere una di quelle guerre che ora si usa definire conflitti localizzati.
  • Secondo noi un ordine sociale e uno Stato sono forti solo quando sono appoggiati dalla grande maggioranza del popolo e sono in grado di difendersi contro il nemico.
  • Nella coscienza del popolo il vecchio tende sempre a pesare sul nuovo, il passato sul presente. C'è stato, per esempio, un periodo in cui il popolo ritenne giusto che si conducesse al rogo una donna di cui si diceva che aveva intrigato con il diavolo. Come deve allora comportarsi chi vuole agire per il progresso del popolo? Deve mantenere il rogo delle streghe solo perché si tratta di una abitudine e di una tradizione e le masse sono d'accordo con questa procedura?
  • Un vecchio proverbio dice che se vuoi conoscere un uomo devi dargli il potere nelle mani. Su questo non c'è alcun dubbio: il potere è effettivamente una grande prova per il carattere umano. Credo, però, che per il comunista ci siano sempre due grandi prove: la prima è quella cui il comunista si trova sottoposto quando è solo dinanzi al nemico. È una prova difficile, poiché è in gioco la vita. Basti pensare ai nostri compagni arrestati dalla polizia di Horthy. Molti sono morti, molti hanno superato questa prova in un modo meraviglioso. A questi apparteneva anche Rakosi. Per noi giovani comunisti, egli era allora un grande esempio. Ha trascorso quindici anni in prigione ed è stato processato due volte. Nel 1947 ci fu un'altra prova, quella che diremmo del detenere il potere. Alcuni che avevano superato in modo esemplare la prima prova non hanno retto a questo secondo esame. Hanno incominciato a credere di conoscere tutto, hanno cominciato ad isolarsi da quelle stesse masse per le quali avevano lottato così a lungo.
  • Quando un uomo legge ogni giorno, sui giornali e nei libri, di essere geniali e senza errori, per forza di cose finisce col crederci. Per tutti questi motivi noi pensiamo che Rakosi ed i suoi collaboratori non erano nemici del popolo, ma la loro attività, in conseguenza di quegli errori, si è risolta in un danno per il popolo.
  • Gli anni passati ci hanno [...] insegnato che non è giusto escludere i non comunisti dagli affari politici. Noi vogliamo inserire in questi affari gli uomini delle più differenti idee alla sola condizioni che essi appoggino il socialismo.
  • Sulla base della vecchia esperienza ci siamo convinti che è meglio un piccolo e combattivo partito che non un partito del vecchio tipo.
  • Anch'io, certamente, ho compassione per Ilona Toth, ma ho più compassione per la sua vittima. Essi non hanno ucciso nella lotta aperta, hanno assassinato. È interessante sapere che il gruppo Toth è stato denunciato da uno dei suoi membri che temeva di venire eliminato per essersi opposto alla continuazione del terrore.
  • [Sulla rivoluzione ungherese del 1956] Desidero [...] rilevare che gli organi statali hanno arrestato almeno 2500 persone che potevano cadere sotto la legge marziale. Di queste, solo 200, meno di un decimo, sono state deferite alla Corte marziale. Della quarantina che sono state condannate a morte ne sono state giustiziate poco più di venti. Noi non pensiamo che tutti coloro che per timore, stupidità o rancore si sono rifiutati di consegnare le armi nel periodo prefisso debbano venire condannati alle pene più severe.

Da Vivace dibattito tra Kadar e la stampa

Colloquio a Roma dopo l'incontro con Papa Paolo VI, L'Unità, 10 giugno 1977

  • [Sull'Eurocomunismo] Questo termine viene usato per certi partiti comunisti dell'Europa occidentale: ebbene, una situazione identica crea certe analogie. Questi partiti lottano per il socialismo in una società capitalistica e noi consideriamo naturali le loro aspirazioni a ricercare una propria via e una propria strada, conformi alla storia e alla cultura dei loro paesi e alle caratteristiche dei loro popoli. È un loro diritto e un loro dovere. Noi non abbiamo nessuna intenzione di interferire.
  • Noi possiamo presentare un lungo elenco di diritti che rispettiamo concretamente. Non consideriamo ideale la situazione, sappiamo di dover sempre rafforzare la democrazia socialista, ed è anche vero che altri paesi possono presentare un altro elenco di diritti meglio applicati e realizzati. Si tratta di un processo il cui sviluppo dipende anche dallo sviluppo della distensione e dal fatto che un paese non si senta minacciato. I fautori dei diritti umani appoggino la pace, la distensione e la sicurezza e tutto verrà risolto.
  • Il Vaticano è un piccolo Stato, ma rappresenta una grande forza morale.

Da Kadar conclude il congresso dialogando con i delegati

Discorso durante il XXI congresso del POSU, L'Unità, 28 marzo 1980

  • Noi non vogliamo stimolare i contrasti tra i paesi della NATO e, per quanto ci riguarda, vogliamo essere dei partners previdibili, corretti degli alleati che abbiamo liberamente scelto.
  • [Sulla Repubblica Popolare d'Ungheria] Dicono che siamo allineati all'URSS in politica estera. È il linguaggio che loro usano per esprimere una verità, e cioè che noi confermiamo pienamente la politica estera che abbiamo seguito in tutti questi anni. Vassalli dell'URSS? Nessuno ci chiede di esserlo.
  • Noi non vogliamo esportare la rivoluzione, ma non sopportiamo che altri esportino la controrivoluzione.
  • Chi non lavora bene viene licenziato: è un metodo capitalista? Niente affatto. Perché, qui da noi, chi lavora male danneggia la collettività.
  • Il salario non è un premio di presenza sul luogo di lavoro.

Citazioni su János KádárModifica

  • A dir il vero, non mi sembrò che avesse la stoffa di un ministro degli Interni. (Enver Hoxha)
  • Chi comanda in Ungheria da più di trent'anni, fino alla vigilia dell'89, è Janos Kadar: il più riuscito esempio di leader restauratore di un comunismo afflitto dall'incapacità di rendersi tollerabile. La sua carriera politica ha seguito un percorso zigzagante, tra stalinismo e riformismo, scandito da scomuniche e promozioni. Il suo è il classico curriculum vitae di un dirigente dell'Est. All'inizio non ha osteggiato l'insurrezione del'56, ma poi è stato uno dei "normalizzatori". Il pragmatico Kadar ha preso le distanze dal tumultuoso disordine, troppo traboccante di sognie di passioni, al tempo stesso rivolto contro il comunismo e in favore di un comunismo migliore. E ha finito col chiedere l'intervento sovietico, che comunque ci sarebbe stato. Con lo stesso realismo, arrivato al vertice del partito, ha adottato la politica dell'indulgenza. Non verso la contestazione o la critica politica; ma verso i piaceri più individuali. L'Ungheria è diventata con lui la meta dei privilegiati degli altri paesi comunisti, attirati dalle vetrine in cui erano esposti, non senza gusto e con insolita abbondanza, tanti prodotti introvabili nelle loro città, dai tessuti di qualità ai cosmetici più raffinati. Non mancavano la buona cucina e la vita notturna con la sua dose di erotismo. L'ideologia dei consumi, accompagnata da un certo laissezfaire nell'illusoria satira dei cabaret, funzionava da surrogato delle libertà fondamentali chieste durante l'insurrezione del'56 e respinte con la repressione. Con il suo comunismo "al gulash" Kadar raggiunse un consenso passivo invidiabile nelle altre capitali del socialismo reale, alcune delle quali assai più dotate di risorse dell'Ungheria, paese economicamente gracile con una testa enorme e fantasiosa quale era (ed è) la sua capitale. (Bernardo Valli)
  • [Sulla primavera di Praga] Dando la propria approvazione all'intervento, Kadar ha bruciato i ponti che avrebbero condotto alla riforma in Ungheria. E così le riforme in Ungheria, in Cecoslovacchia e in Unione Sovietica hanno subito vent'anni di ritardo. (Alexander Dubček)
  • L'approvazione data da Kadar e da Gomulka all'intervento delle truppe del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia si è rivelato un grave errore politico. Speravano in tal modo di salvare le riforme avviate in Ungheria e in Polonia, hanno ottenuto invece di rafforzare Breznev e di far prevalere conservatori e restauratori in tutti i paesi socialisti. (Alexander Dubček)
  • Nonostante subisse le pressioni sovietiche, vissute come un tragico tormento, di Kadar apprezzai la volontà di realizzare l'unità o perlomeno la convivenza degli ungheresi che potevano contribuire alla difesa di un sentimento nazionale, qualche volta persino orgoglio, e a un progresso che lasciasse lontano il ricordo dell'Ungheria dei nobili latifondisti, dei tre milioni di senzaterra e spesso senza lavoro, della ferocia hortista e della dittatura che si abbatteva soprattutto contro i comunisti, perché per un lungo periodo furono i soli a non accettare di subirla. (Gian Carlo Pajetta)

NoteModifica

  1. Citato in Kadar illustra ai giornalisti stranieri gli sviluppi della situazione ungherese, L'Unità, 20 dicembre 1956
  2. Citato in Modificato e rafforzato il governo di Janos Kadar, L'Unità, 10 giugno 1957
  3. Citato in Fra pochi giorni la firma del governo magiaro, L'Unità, 7 agosto 1963
  4. Citato in Kadar dichiara che la conferenza si concluderà con un successo, L'Unità, 14 giugno 1969.
  5. Citato in La Civiltà cattolica, anno 127 , 1976, volume secondo
  6. Citato in Kadar: «Sbagliano quei paesi occidentali che temono il disarmo», L'Unità, 18 novembre 1987.
  7. Citato in Kadar: "Imre Nagy, un buon comunista, la Repubblica, 27 maggio 1989

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