Apri il menu principale

Wikiquote β

Ieri, oggi, domani (film 1963)

film del 1963, diretto da Vittorio De Sica

Ieri, oggi, domani

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

Locandina promozionale

Titolo originale

Ieri, oggi, domani

Lingua originale italiano
Paese Italia, Francia
Anno 1963
Genere commedia
Regia Vittorio De Sica
Soggetto Eduardo De Filippo, Billa Zanuso, Alberto Moravia, Cesare Zavattini
Sceneggiatura Eduardo De Filippo, Cesare Zavattini, Billa Zanusso, Isabella Quarantotti
Produttore Carlo Ponti
Interpreti e personaggi

Ieri, oggi, domani, film italo-francese del 1963 con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, regia di Vittorio De Sica.

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

Indice

IncipitModifica

[Napoli, quartiere Forcella. Un ufficiale si reca a casa Sbaratti per riscuotere la multa]
Ufficiale: Questo è il numero sette di Vico Carbone?
Carmine: Sine.
Ufficiale: In questo locale, il giorno 16 settembre 1964 è stato sequestrato il mobilio di Adelina Sbaratti...
Carmine: Mia moglie.
Ufficiale: La consegnataria, per mancato pagamento di una multa di ventottomila lire inflittale e non pagata. Ventottomila lire è la multa, diritti di procedura, interessi di mora e spese, eccetera... siamo arrivati a cinquantamilasettecentoottanta. [i famigliari di Adelina soto esterrefatti] Non era meglio che pagavate le ventottomila lire?
Carmine: Be'?
Ufficiale: Allora che fate? Le pagate queste cinquantamilasettecentoottanta?
Carmine: Ma come, non ne abbiamo pagate ventotto, ne paghiamo cinquanta?
Ufficiale: La consegnataria dove sta?
Carmine: Mia moglie?
Ufficiale: Sì, la custode.
Carmine: Non c'è.
Ufficiale: E ci procede lo stesso. Se non pagate mi debbo portare via i mobili.
Carmine: Entrate, ufficiale. Entrate.
Ufficiale: Dunque, vediamo un po': una tavola di noce due metri per uno e mezzo... [quando entra in casa la trova completamente vuota] Ah, avete fatto piazza pulita! Adesso la cosa non riguarda più me, ma riguarda il tribunale. Fate largo! Levateve a mie'!
[L'ufficiale va via e i vicini di casa riportano i mobili in casa Sbaratti]

AdelinaModifica

  • Ma che "avvocato e avvocato"! Voi prima fate i guai e poi venite da noi! (avv. Vorace)
  • E comm' campammo?! Comm' mang' 'o figlio mio?! E poi vene nu cornuto e t'arresta! (Adelina)
  • Tene a panza! Tene a panza! Tene a panza! Za-za-za! (Bambini) [frase ricorrente, canticchiata dai bambini]
  • Io voglio dire che la cosa più bella del mondo è quando un uomo torna a casa e la moglie ci dice: "Senti, io e te dobbiamo avere un figlio". (Pasquale)
  • Arrestateme! Altri cinque mesi tengo! Arrestateme! (Adelina)
  • Pasqua', se te serve nu figlio te lo vengo a fa' a domicilio! (Carmine)
  • Poliziotto: O' certificato?
    Adelina: O' certificato.
    Poliziotto: 'nato figlio?
    Adelina: 'nato figlio.
    Poliziotto: E so' quattro. 'A vuoi di', quanti ne vo fa'?
    Adelina: Quanti ne venono, tanti me ne piglio!
  • [Pasquale bacia Adelina]
    Adelina: Pasqua'! Ma che te sei uscito pazz'?!
    Pasquale: Perdonami, Adeli', è stato... un poco di smarrimento sensuale...
  • Il medico è come il confessore! (Adelina)
  • [Adelina porta Carmine dal dottore per verificare la sua fertilità]
    Dottore [verificando il riflesso patellare]: Eppure la gamba reagisce, si muove.
    Adelina: E che me ne fotte se muove la gamba, dotto'!
  • Addio ricchiò! (Adelina) [prima di costituirsi alla polizia]
  • Zizzagliona: A me non me domandate niente?
    Adelina: E comm' te chiami tu?
    Carcerate [in coro]: 'A Zizzagliona!
    Adelina: E che hai fatto, Zizzagliona?
    Zizzagliona: Insulti all'agente dell'ordine.
    Adelina: Brava!
  • [Gli abitanti di Forcella hanno fatto una colletta per pagare la cauzione di Adelina]
    Carmine: Avvoca', il popolo di Forcella è mondiale! Si è sollevati in un abbraccio di fraternità!
    Bianchina: Debbo dire la verità. Un gesto così ti fa dimenticare quanto sono fetenti ed ignoranti.
  • Papà, quando vai carcerato tu me fai veni' co' te? (Uno dei figli)
  • Ma che v'aggia dice, che saccio? Ma nun saccio niente! (Adelina) [ai giornalisti, dopo la sua uscita di prigione]

AnnaModifica

  • Uffa, neanche la mattina presto si può circolare. Mh, carini, calmi, andate calmi, andate calmi... Ma perché non se ne stanno a casa a dormire tutti questi lavoratori? Almeno la domenica mattina. Fra tre giorni ho il concerto: due ore di sonno assicurato. Meno male. Domani mattina c'è il funerale del senatore. Devo assolutamente farmi viva. Alle dieci il comitato delle patronesse, a colazione coi suoceri, la sera con gli americani, il mattino dopo... il mattino dopo? Ah, sì, gli orfani di padre Astolfi, poi dal parrucchiere, un salto dalla Bichi, un'ora di ginnastica, poi di nuovo un salto dal parrucchiere, poi di nuovo un salto dalla Bichi e poi la premiazione di quegli orfani della della malora. Basta! Basta! Basta! Basta! Via! Via! Via! Un taglio netto, definitivo. Renzo, in questo momento non mi ricordo il colore dei tuoi occhi. Caro, con quella faccia seria. È l'uomo migliore che io conosca, così generoso, libero, così niente mondano. Caro, con quei suoi incredibili calzini corti. Eccolo, eccolo là. (Anna) [voce fuori campo, pensando mentre guida per le vie di Milano]
  • [Renzo vede i cartelloni pubblicitari del marito di Anna]
    Renzo: Che effetto ti fa vedere le strade tappezzate con il tuo nome?
    Anna: Quelli? Non me ne accorgo neanche più. E poi il mio nome è Anna! Non te lo ricordi già più?
    Renzo: Sì...
    Anna: Davvero, Renzo sei così cambiato da ieri sera. Hai l'aria di non riconoscermi.
    Renzo: No, è che quando ti ho vista mi è mancato il fiato.
  • Anna: Credo di non essermi mai sentita tanto infelice.
    Renzo: Perché?
    Anna: Ma perché tu hai ragione. Io ho vissuto come un fantoccio: cieco, sordo, senza capire... [suona il clacson] le ragioni degli altri. L'ho capito improvvisamente, sai? Mentre ballavo con te. Mi sono sentita viva per la prima volta.
  • Anna: Porti sempre il discorso sui soldi, me li butti in faccia come se fosse colpa mia, ecco!
    Renzo: Anna, sai quanto guadagno io al mese?
    Anna: No-no-no-no-no! Non lo voglio sapere! Non lo capisci? Tu mi piaci proprio perché sei diverso, non come questi automi che ho in giro, tutto il giorno a testa bassa ad accumulare quattrini. Tu scrivi, sei intelligente, ti interessi di tante cose. Io non penso mai ai soldi, te lo giuro.
    Renzo: Perché li hai.
    Anna: E che ci posso fare, buttarli dalla finestra?
    Renzo: Ma sì, butta tutto dalla finestra, quattrini, automobili, gioielli, quei bracciali lì da Cleopatra!
    Anna: Questi li ho presi dal ferramenta, se lo vuoi sapere.
    Renzo [parlando della Rolls-Royce]: E anche questo monumento hai preso dal ferramenta? Ma poi non è questo. La verità è che più soldi hai dentro, più ne capisci.
    Anna: Dentro di me c'è solo vuoto, un gradissimo vuoto.
  • Renzo: Ti porto sul Po.
    Anna: Oh, sì! È bello? Cosa c'è?
    Renzo: Le zanzare. Quelle almeno non le ha fatte tuo marito.

MaraModifica

 
La scena dello spogliarello
  • Purtroppo quando amo, sudo. (Augusto) [a Mara]
  • Ma non vedi che non hai neanche un difetto, niente? Dai, fa' una smorfia, diventa brutta! O non ce la faccio più ad andar via, sai? (Augusto) [a Mara]
  • Per me i preti devono essere come la luna: si sa e non si sa che cosa sono. (Mara) [a Umberto]
  • Io c'ho uno che non conosce nessuno: San Maurillo. [...] Io c'ho bisogno di uno che non vanno a scoccià tutti, che un po' di tempo per me ce l'ha. (Mara) [parlando del proprio santo protettore]
  • Nonna: Siamo stanchi di questo andirivieni! Lei da scandalo! Ieri ne ho contati quattro e non tre! Quattro!
    Mara: Ma che mi ci vuol mettere, il coprifuoco?! Il tassametro?! Tre sì e quattro no?!
  • Augusto: Io ti amo, per me sei perfetta. Ti voj ben. Ti voglio bene. Scappiamo insieme?
    Mara: E chi ci corre dietro?
  • Fra il diavolo e il santo c'è la differenza di un capello. (Augusto)
  • Augusto: Sembri una visione, guardala là. Sai come mi piacerebbe vederti? Con la pelliccia in mezzo al sole, nuda, con la pelliccia.
    Mara: Con 'sto caldo? Ma sei scemo!
    Augusto: Come sei romantica...
  • Non c'è più niente da fare! Si è messo la brillantina nei capelli, si è tolo la sottana e... mi butta in Piazza Navona! In Piazza Navona! [...] Ma lo sanno che Umberto era uno che studiava sempre, leggeva anche la notte. Lo sanno che poteva diventare Papa! (Giovanna) [parlando di Umberto]
  • Mara: Lo sa che non c'ho avuto i nonni?
    Giovanna: Strano.
    Mara: Come mi sarebbe tanto piaciuto avere una nonnetta come lei. E a te?
    Augusto: Io ho tre nonne.
  • In seminario c'avete tutto assicurato: il pane, il letto... e stai fori da questo brutto mondo! Io se torno a nascere mi faccio monaca! (Mara) [a Umberto]
  • Non possiamo Augu', non possiamo. Bisogna aspetta' una settimana. Una settimana. (Mara) [dopo lo spogliarello, ricordandosi del fioretto]

Altri progettiModifica