Giuseppe Ricciotti

presbitero, biblista e archeologo italiano (1890-1964)

Giuseppe Ricciotti (1890 – 1964), presbitero, biblista e archeologo italiano, studioso di storia del Cristianesimo.

Citazioni di Giuseppe Ricciotti

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  • I profeti [...] avevano annunciato le grandi promesse di Dio al popolo d'Israele in dipendenza dell'atteggiamento futuro di costui. L'Apocalittica al contrario non conosce tali condizioni; ciò che fu profetato, deve avverarsi infallibilmente; essa tratta gli avvenimenti umani quasi fossero avulsi dal mondo attuale, o fossero semplicemente oggetto di assoluti decreti divini. Inoltre i profeti avevano discusso soprattutto la vita d'Israele che si svolgeva sotto i loro occhi, e per lo più non oltrepassando i singoli episodî; molto più raramente, nei passi di maggior levatura, essi spingono lo sguardo in un lontano avvenire del loro popolo, considerato ad ogni modo come in relazione col momento presente (basterebbe ciò a mostrare che i profeti erano uomini che avevano fiducia nella storia, e che miravano a dominarla). L'Apocalittica invece si allontana in un doppio senso dal presente: primo, perché si spinge avanti in un remoto futuro, e anche quando tratta del presente vuol quasi dissimularlo sotto simboli; in secondo luogo perché si ritira in un remoto passato, attribuendo immancabilmente le sue produzioni a personaggi antichissimi (basterebbe ciò a mostrare che gli scrittori apocalittici avevano sfiducia nei loro tempi, e non riuscivano a dominarli).[1]

La sacra Bibbia

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  • Invece di Cam è maledetto Canaan, figlio di lui (cfr. v. 22), perché col popolo di Canaan vennero in continua relazione gli Ebrei quando entrarono in Palestina, e dalla loro idolatria e scostumatezza ricevettero incessanti istigazioni di male. Tutti i Camiti, del resto, furono una razza scadente. (nota a Genesi 9,25; p. 45)
  • Era legge presso gli Ebrei che la vedova di un uomo morto senza figli fosse sposata dal fratello del morto, e la prole che ne risultasse fosse attribuita al marito defunto: è la legge detta del levirato (Deuteronomio, 25, 5-10), che mirava a non lasciare estinguere le famiglie. Qui Onan, per non perdere l'eredità del fratello impedisce la procreazione con un peccato che da lui è chiamato onanismo, e corrisponde precisamente al malthusianismo moderno. La riprovazione di queste pratiche è inesorabile nella Bibbia. (nota a Genesi 38,8; p. 75)
  • [Il Libro di Giobbe], animato da ansiosa ricerca di verità e da umanità profonda, è giudicato concordemente un vero capolavoro di tutti i tempi e di tutti i paesi, ed è cosparso di sublimi bellezze letterarie. [...] Il poema fu sempre di conforto agli afflitti dalle miserie della vita. (introduzione a Giobbe, p. 618)
  • Il libro dei salmi fu, in ogni tempo, il libro prediletto delle anime nobili e pie. (introduzione ai Salmi, p. 668)
  • [Il Cantico dei cantici] È, letterariamente, la composizione più caratteristica di tutta la Bibbia, e – si direbbe quasi – la più inaspettata, perché il suo linguaggio è amoroso e apparentemente parla dell'amore tra uomo e donna. E appunto per questa ragione il libro corse pericolo anticamente presso i Giudei di essere escluso dal Cànone, ma in contrario autorevoli rabbini sentenziarono che fra tutti i libri santi il Cantico dei Cantici è santissimo, e la loro sentenza prevalse. (introduzione al Cantico dei cantici, p. 857)
  • L'importanza del libro di Isaia è straordinaria. Esso, non solo impiega un ebraico classico e uno stile generalmente elevato, ma si riferisce ad un periodo delicatissimo della storia civile e religiosa del regno di Giuda. Ma, più ancora che su ciò, la sua importanza si fonda sui numerosi e chiarissimi preannunzi che esso contiene riguardo al futuro Messia, e che gli hanno meritato l'epiteto di Vangelo anticipato [...]. (introduzione a Isaia, p. 976)
  • [Le Lamentazioni] Letterariamente sono un gioiello. (introduzione alle Lamentazioni, p. 1109)
  • È una caratteristica degli scritti e dell'attività profetica di Ezechiele l'abbondanza di visioni, simboli, azioni simboliche anche stranissime, e altri espedienti allegorici: le quali cose rendono particolarmente difficile l'esatta interpretazione, perché spesso non appare chiaramente il limite ove la realtà finisce e l'allegoria comincia. Ciò vale anche per le azioni simboliche compiute dal profeta (ad es. quelle del cap. 4), che non sono affatto da considerarsi in massa come azioni immaginarie prive di realtà obiettiva; il compiere realmente azioni che avevano una mira simbolica, era cosa comune presso il profetismo ebraico e attestata anche presso altri profeti anteriori o posteriori ad Ezechiele. (introduzione a Ezechiele, p. 1137)
  • [Il Libro di Naum], diretto contro Ninive, fa risaltare il dominio di Dio sulle nazioni e la sua giustizia nel determinarne le vicende; letterariamente è forse il migliore di tutti i Profeti minori. (introduzione a Naum, p. 1273)
  • Quanto al modo come avvennero le tentazioni, è sommamente arduo distinguere ciò che in esse fu reale ed esterno, da ciò che fu suggestione diabolica interna. Gesù poi permise tali tentazioni in Se stesso, per insegnare il modo di superarle ai suoi seguaci, e per loro conforto in simili circostanze. (nota a Matteo 4 e segg.; p. 1386)
  • Esser perfetti come Dio è la mèta a cui deve tendere il cristiano: la mèta è certamente irraggiungibile, ma è dovere del cristiano avvicinarsi sempre più ad essa. (nota a Matteo 5, 48; p. 1389)
  1. Da APOCALITTICA, Letteratura, Enciclopedia Italiana Treccani, 1929.

Bibliografia

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  • La sacra Bibbia, traduzione di G. Bonaccorsi, G. Castoldi, G. Giovannozzi, G. Mezzacasa, F. Ramorino, G. Ricciotti, G. M. Zampini, introduzioni e note di Giuseppe Ricciotti, Salani Editore, Firenze, 1954.

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