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Giuseppe Ricciotti

presbitero, biblista e archeologo italiano

Giuseppe Ricciotti (1890 – 1964), presbitero, biblista e archeologo italiano, studioso di storia del Cristianesimo.

Citazioni di Giuseppe RicciottiModifica

  • [Il libro di Giobbe], animato da ansiosa ricerca di verità e da umanità profonda, è giudicato concordemente un vero capolavoro di tutti i tempi e di tutti i paesi, ed è cosparso di sublimi bellezze letterarie. [...] Il poema fu sempre di conforto agli afflitti dalle miserie della vita.[1]
  • [Il Cantico dei cantici] È, letterariamente, la composizione più caratteristica di tutta la Bibbia, e – si direbbe quasi – la più inaspettata, perché il suo linguaggio è amoroso e apparentemente parla dell'amore tra uomo e donna. E appunto per questa ragione il libro corse pericolo anticamente presso i Giudei di essere escluso dal Cànone, ma in contrario autorevoli rabbini sentenziarono che fra tutti i libri santi il Cantico dei Cantici è santissimo, e la loro sentenza prevalse.[2]
  • È una caratteristica degli scritti e dell'attività profetica di Ezechiele l'abbondanza di visioni, simboli, azioni simboliche anche stranissime, e altri espedienti allegorici: le quali cose rendono particolarmente difficile l'esatta interpretazione, perché spesso non appare chiaramente il limite ove la realtà finisce e l'allegoria comincia. Ciò vale anche per le azioni simboliche compiute dal profeta (ad es. quelle del cap. 4), che non sono affatto da considerarsi in massa come azioni immaginarie prive di realtà obiettiva; il compiere realmente azioni che avevano una mira simbolica, era cosa comune presso il profetismo ebraico e attestata anche presso altri profeti anteriori o posteriori ad Ezechiele.[3]
  • Il libro dei salmi fu, in ogni tempo, il libro prediletto delle anime nobili e pie.[4]
  • L'importanza del libro di Isaia è straordinaria. Esso, non solo impiega un ebraico classico e uno stile generalmente elevato, ma si riferisce ad un periodo delicatissimo della storia civile e religiosa del regno di Giuda. Ma, più ancora che su ciò, la sua importanza si fonda sui numerosi e chiarissimi preannunzi che esso contiene riguardo al futuro Messia, e che gli hanno meritato l'epiteto di Vangelo anticipato [...].[5]
  • [Naum] Letterariamente è forse il migliore di tutti i Profeti minori.[6]
  • [Le Lamentazioni] Letterariamente sono un gioiello.[7]
  • Quanto al modo come avvennero le tentazioni, è sommamente arduo distinguere ciò che in esse fu reale ed esterno, da ciò che fu suggestione diabolica interna. Gesù poi permise tali tentazioni in Se stesso, per insegnare il modo di superarle ai suoi seguaci, e per loro conforto in simili circostanze.[8]
  • Esser perfetti come Dio è la mèta a cui deve tendere il cristiano: la mèta è certamente irraggiungibile, ma è dovere del cristiano avvicinarsi sempre più ad essa.[9]

NoteModifica

  1. Dall'introduzione a Giobbe, p. 618.
  2. Dall'introduzione al Cantico dei cantici, p. 857.
  3. Dall'introduzione a Ezechiele, p. 1137.
  4. Dall'introduzione ai Salmi, p. 668.
  5. Dall'introduzione a Isaia, p. 976.
  6. Dall'introduzione a Naum, p. 1273.
  7. Dall'introduzione alle Lamentazioni, p. 1109.
  8. Nota a Mt 4 e segg.; p. 1386.
  9. Nota a Mt 5, 48; p. 1389.

BibliografiaModifica

  • La sacra Bibbia, traduzione di G. Bonaccorsi, G. Castoldi, G. Giovannozzi, G. Mezzacasa, F. Ramorino, G. Ricciotti, G. M. Zampini, introduzioni e note di Giuseppe Ricciotti, Salani Editore, Firenze, 1954.

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