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Gianni Oliva

storico, politico e giornalista italiano

Gianni Oliva, propr. Giovanni Oliva (1952 – vivente), storico, politico e giornalista italiano.

I SavoiaModifica

IncipitModifica

Dei Savoia si può scrivere di tutto e il contrario di tutto: una dinastia che ha regnato per nove secoli offre materiale per chi vuole celebrarne i meriti storici e per chi vuole demonizzarne le colpe politiche, per chi cerca la suggestione del mito e per chi è affascinato dagli intrighi di corte. Nell'albero genealogico della famiglia ci sono principi intrepidi come Emanuele Filiberto e travolgenti come Vittorio Amedeo II, personaggi opachi come Carlo II e contraddittori come Carlo Alberto, donne frivole come Maria Cristina, lucide come la regina Margherita e infelici come la principessa Mafalda. Nella varietà dei protagonisti e delle stagioni storiche, è tuttavia possibile trovare elementi che uniscono l'una all'altra le diverse esperienze che permettono una lettura della storia sabauda in termini di continuità.

CitazioniModifica

  • Chi era dunque Adelaide di Torino? Un'effigie dell'incisore settecentesco Pietro Palmieri propone un volto nobile, dai lineamenti eleganti, con lunghi capelli mossi che conferiscono giovanilità ad un aspetto solenne. [...]. Certamente, essa fu un personaggio di spessore, energica, attiva, determinata, protagonista di una stagione storicamente «forte», l'età di Enrico IV e di Ildebrando di Soana (papa Gregorio VII), l'età dell'Europa cristiana divisa dalla lotta per le investiture, infiammata dal misticismo che di lì a poco avrebbe ispirato i crociati, scossa dal contrasto fra i vescovi riformatori e antiriformatori: senza la vitalità della contessa, non si spiegherebbe la sopravvivenza del potere famigliare su territori tanto estesi, in un'epoca in cui la minore età di un erede o la scomparsa improvvisa di un signore scatenavano l'irrequietezza dell'aristocrazia minore. (cap. II, p. 46)
  • Ultima degli Arduinici, ma anche prima dei Savoia, Adelaide è donna che segna il suo tempo: quando la morte la coglie, il 19 dicembre 1091, può vantare trent'anni di abile protagonismo politico, un territorio complesso su cui ha saputo mantenere l'egemonia, un'affermazione politica ai massimi livelli. È attraverso di lei, acquisita alla famiglia con il matrimonio di Oddone[1], che i Savoia vengono proiettati nella grande politica internazionale. (cap. II, p. 49)
  • [...], Amedeo VI è un uomo arguto. Nel 1362, costretto dal suo confessore ad un pellegrinaggio di penitenza all'abbazia della Grande Chartreuse, chiede di potervi andare a cavallo, anziché come pellegrino con il bordone. Al rifiuto del religioso, che ricorda al conte la sua giovane età e l'energia ancora integra, risponde: «Ma ben avete cura voi della vostra salute, che in pellegrinaggio non andate mai!». (cap. IV, p. 103)
  • Evoluzione naturale del Congresso di Parigi sono gli accordi di Plombières, una località termale nei Vosgi dove il 20 luglio 1858 si incontrano segretamente Cavour e Napoleone III. Francia e Regno di Sardegna si impegnano a provocare una guerra contro l'Austria, avendo cura che formalmente essa appaia come aggressione austriaca nei confronti del Piemonte e che quindi l'intervento francese appaia come una richiesta di aiuto da parte del re sabaudo nell'ambito di un'alleanza a carattere difensivo. Dopo la vittoria, l'assetto della penisola dovrebbe comprendere un regno dell'Alta Italia sotto i Savoia, esteso a tutte le regioni del Nord; un regno dell'Italia centrale, escluso il Lazio, e uno dell'Italia meridionale, per i quali Napoleone III pensa rispettivamente al cugino Girolamo Bonaparte e al figlio di Gioacchino Murat, Luciano; uno Stato Pontificio, esteso alla sola regione laziale. Come compenso per l'aiuto ricevuto, il Piemonte cederebbe alla Francia la contea di Nizza e la Savoia, e il confine tra i due Stati verrebbe definito sul crinale alpino, secondo la linea delle «frontiere naturali». (cap. XI, p. 390)
  • [Maria Clotilde di Savoia] Per sancire l'alleanza franco-piemontese, a Plombières viene deciso il suo matrimonio con Gerolamo Bonaparte. Lei è però una sedicenne timida e dolce, dai lineamenti delicati, molto religiosa; lui, più anziano di vent'anni, è un libertino, fisicamente appesantito, abituato a frequentare i circoli parigini più spregiudicati, rozzo nel comportamento. Il re, che alla figlia è, sinceramente affezionato e in privato la chiama «Checchina», si oppone all'ipotesi del matrimonio, cedendo solo di fronte all'imperativo della ragion di Stato. (cap. XI, pp. 391-392)
  • L'alleanza sancita a Plombières corrisponde a due interessi politici complementari: per la Francia, si tratta di estendere la propria egemonia sull'Italia, sostituendosi a quella ormai declinante dell'Austria; per il Piemonte, di seguire la linea di espansione verso la Pianura padana, mettendosi contemporaneamente alla testa di un movimento risorgimentale di cui la conquista delle regioni settentrionali costituisce solo la prima tappa. (cap. XI, p. 392)
  • Rosa Vercellana sa essere allegra e comprensiva, non assilla il re con la gelosia, avanza nella scala sociale senza perdere la spontaneità delle origini. La sua intelligenza è simile a quella di Vittorio Emanuele, fatta di realismo e di concretezza, senza pretese intellettuali: per questo il sovrano si sente a proprio agio e trova nella Rosina una confidente gratificante e immediata, con la quale può smettere la divisa ufficiale di re. (cap. XI, p. 398)
  • [...], Umberto è un uomo che non manca di garbo aristocratico, e che assai più del padre sa muoversi nei salotti nobiliari e nelle corti. Ai modi genuini e talvolta popolani del predecessore, sostituisce un'immagine fredda e compassata, più vicina ai modelli regali consacrati: se Vittorio Emanuele ha rappresentato il re del sentire comune che si trova a proprio agio tra militari e cacciatori, Umberto è l'espressione dell'autorità monarchica, che si avvicina al popolo senza mai mescolarsi con esso e che nel portamento e nella forma conserva sempre un forte tratto distintivo. (cap. XII, p. 410)
  • Di fronte ad un movimento che assume il carattere insurrezionale, il comandante della piazza, generale Fiorenzo Bava Beccaris, ordina alla truppa di sciogliere tutti gli assembramenti sparando ad altezza d'uomo e ricorrendo, se necessario, all'uso delle artiglierie. In poche ore, la strage si compie: secondo le cifre ufficiali, restano sul terreno 82 morti e 503 feriti; secondo le stime dell'opposizione, i morti sono oltre trecento e i feriti superano abbondantemente il migliaio. In ogni caso si tratta dell'eccidio popolare più drammatico della storia nazionale. (cap. XII, p. 429)

NoteModifica

  1. Oddone di Savoia (1023–1057), conte di Savoia e conte d'Aosta.

BibliografiaModifica

  • Gianni Oliva, I Savoia. Novecento anni di una dinastia, Edizione speciale per Il Giornale pubblicata su licenza di Mondadori Libri, Società Europea di Edizioni.

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