Galeno

medico greco antico

Galeno di Pergamo[1] (129 – 216), medico greco antico.

Galeno di Pergamo

Citazioni di GalenoModifica

  • Dal momento che è una parte e un frammento di quel grande essere animato che è il cosmo, il feto, mentre rimane nascosto nelle parti più interne, presenta la struttura dell'aggregato di cui fa parte; quando poi si separa da esso ed esce fuori dalle profondità, come se uscisse dal caos, allora abbraccia con affetto ciò che è suo cospecifico e che ha natura simile a esso per mezzo di attività manifeste. Infatti comincia a muoversi con movimenti autonomi.[2]
  • I peli che crescono sulle guance non soltanto le riparano, ma le completano accorciandole in modo ordinato. Essi infatti danno un tocco di veneranda mascolinità all'individuo, soprattutto con il passare degli anni e soprattutto se ricoprono tutte le guance in ogni loro punto e per bene. Per lo stesso motivo la natura ha lasciato privi di peli e spogli i cosiddetti pomi e il naso. Diversamente, il volto dell'uomo assumerebbe un aspetto selvatico e ferino, e dunque per niente appropriato a un essere mansueto e socievole.[3]
  • Lo scopo dell'arte medica è la salute, il fine è ottenerla.[4]
  • Nessuno è in grado di trovare la funzione corretta di una parte, a meno che non conosca perfettamente l'azione dell'intero strumento.[5]
  • Non è ancora sufficientemente chiaro se gli esseri animati che si dicono bruti siano privi di ragione. Forse infatti, quantunque non siano forniti di quella ragione, chiamata enunciativa, che si manifesta con una voce comune con noi, senza dubbio però hanno in comune con noi quella che si riceve con l'anima, e che si chiama ragione capace di affetti, quantunque alcuni ne abbiano in misura maggiore e altri in misura minore.[6]
  • Ricordati che il miglior medico è la natura: guarisce i due terzi delle malattie e non parla male dei colleghi.[7]
  • Un legno storto non sarà mai dritto. (8,656 K.)[8]
Ξύλον αγκύλον οδέποτ' ορθόν.

Citazioni su GalenoModifica

  • Chi non sa anatomia... non finisce di operare ne' corpi umani tagliando, dando il fuoco, cuocendo e così fatti uffici, facendo sì che per errore non ne ammazzi qualcuno. E questo perché un privo di tale cognizione spesse volte nel tagliare pigliarà il nervo per la vena. Simili alora a mali cuochi e scalchi, i quali tagliano alle tavole de' signori. De' quali dice Galeno, nel secondo della terapeutica, che non tagliano la carne per filo, ma la tritano, sfilano e stropicciano. (Giovanni da Vigo)
  • Circolava un epigramma in arabo: «La medicina di Galeno è soltanto per il corpo, ma quella di Maimonide è per il corpo e per l'anima». (Paul Johnson)
  • La diverticolosi è una condizione molto diffusa, ma stranamente trascurata dai medici dell'antichità. Come mai Ippocrate e Galeno non se ne sono mai occupati? Semplice, perché la malattia diverticolare non esisteva. (Jean Carper)
  • Napoli, a quei tempi, vantava una cultura medica d'alto livello. Analisti e commentatori di talento leggevano Galeno sull'originale greco. Fra questi il siciliano di Regalbuto Gian Filippo Ingrassia (1510-1580), epidemiologo, pioniere della medicina legale, osteologo agguerrito che, lettore dello studio partenopeo dal 1544 al 1553, dimostrerà nel In Galeni de ossibus doctissima et expectatissima commentaria che il maestro di Pergamo aveva costruito la sua osteologia lavorando indifferentemente su ossa di scimmie e ossa di uomini. (Piero Camporesi)
  • Naxxi in Sardigna un'erba, anzi un venenu | chi, cui 'ndi gusta, di li risa mori; | né antitodi ci ponnu di Galenu, | né d'Esculapiu incantati palori. | Cuss'iu, senza rimediu tirrenu, | unu su' intra e n'autru fori; | su' tuttu mestu e mustrumi serenu: | la vucca ridi e chiangimi lu curi. (Antonio Veneziano)
  • Nel corso di una singola dissezione... Galeno si è allontanato in duecento o più occasioni dalla vera descrizione di armonia, funzione e azione delle parti umane. (Andrea Vesalio)
  • Sono, adunque, i numeri pieni di forza e di misteri insieme. [...] Ma sopra tutti alcuni attribuiscono più al numero impare che al pare, come Origene sopra il settimo capitolo del Genesi, Francesco Giorgio ne' Problemi (al tomo primo, sezione seconda, e questione ottogesima quinta), Galeno e Ippocrate ne' libri De' giorni decretori, ove dicono i numeri impari esser a ogni cosa più veementi: il che si dimostra nelle febri con l'osservazione de' giorni e l'istesso si vede nella essibizione delle pillole che danno dispari. (Tommaso Garzoni)

NoteModifica

  1. Il "prenome" Claudio, non documentato prima del Rinascimento, è forse dovuto ad un'errata decifrazione dell'espressione Cl. Galenus presente nei codici latini: Cl stava, probabilmente, per Clarissimus.
  2. Da Utrum animal sit quod est in utero, 2; citato in L'anima degli animali, p. 152.
  3. Da De usu partium, XI, 14; citato in L'anima degli animali, p. 132.
  4. Da De Sectis, in Opere scelte, a cura di I. Garofalo, M. Vegetti, UTET, 1978.
  5. Da De usu partium corporis humani. Citato in AA.VV., Il libro della medicina, traduzione di Sonia Sferzi, Gribaudo, 2021, p. 41. ISBN 9788858036730
  6. Da Exhortat. ad Art. lib. Stud., inizio; citato in Pierre Bayle, Dizionario storico-critico, vol. I, a cura di Gianfranco Cantelli, Laterza, Bari, 1976, p. 160.
  7. Citato in Valentina Beggio, Cosa raccontano i cristalli e come usarli, Giunti Editore, Firenze, 2001, p. 7. ISBN 88-440-2138-2
  8. Attestato in Galeno, riportato dai paremiografi (Diogen. 6,92, Greg. Cypr. 3,16, Apost. 12,25).

BibliografiaModifica

  • Aristotele, frammenti stoici, Plutarco, Porfirio, L'anima degli animali, a cura di Pietro Li Causi e Roberto Pomelli, Einaudi, Torino, 2015. ISBN 978-88-06-21101-1

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