Francesco De Gregori

cantautore italiano (1951-)

Francesco De Gregori (1951 – vivente), cantautore italiano.

Francesco De Gregori nel 1990

Citazioni di Francesco De Gregori

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  • [Rino Gaetano] Era fisicamente diverso da noi, non aveva l'aplomb da universitari che avevamo noi, nonostante cercassimo di fare i freakettoni. C'era poi l'aspetto zingaresco di Rino, era una specie di scheggia impazzita, aveva un grandissimo talento, una fantasia smisurata. Ricordo il suo sguardo beffardo, provocatorio, ma anche la grande dolcezza. Le sue canzoni avevano l'aspetto formale del nonsense, ma avevano contenuto, facevano pensare. Rino sapeva cosa sono le canzoni e come si scrivono. Era un uomo del Sud e questo si percepiva, lo dico in senso positivo.[1]
  • Fabrizio era un uomo generoso e bellicoso, facile da amare e difficilissimo da andarci d'accordo.[2]
  • Io a un artista sul palcoscenico ciò che chiedo è la sincerità, cioè che in quel momento mi restituisca quello che sta succedendo nella sua testa. La sua testa non può essere quella di quarant'anni prima. L'evoluzione di una canzone è peggiore? Pazienza, mi becco la peggiore.[3]
  • Se non avessi conosciuto le canzoni di Fabrizio, non avrei mai cominciato a scrivere le mie.[4]
  • Un disco dal vivo in fondo è quanto di meno definito e definitivo possa pubblicare un autore di canzoni. O un cantante. Non un'antologia, non un riepilogo; né tanto meno, un autoritratto; solo il maldestro tentativo di fermare qualcosa che col passare del tempo (nei mesi e negli anni, ma anche sera dopo sera) si modifica continuamente, sfugge, si disperde, ritorna. Le canzoni cambiano nella testa di chi le ha scritte molto di più e molto più velocemente di quanto non accada nella memoria di chi le ascolta.[5]
  • [A proposito di Buonanotte fiorellino] Venni subito accusato, era il '75, di essere sdolcinato, 'piccolo borghese', perché bisognava scrivere le canzoni che parlavano al 'movimento'. Io invece avevo fatto questa storiella d'amore. In realtà era proprio il contrario: era una caricatura della sdolcinatezza mentre raccontava in realtà una storia dolorosa perché era la fine di una relazione con annessi sangue, sudore e lacrime. Però con quel 'un-za-za, un-za-za' che accompagnava il testo. L'ho fatto apposta. Fiorellino! Monetina! Ho usato tutte le parole più zuccherose che mi venivano in mente. E, come previsto, quella canzone finì per provocarmi parecchi guai...[3]

Citazioni tratte da interviste

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  • L'ammirazione sconfinata per De André mi ha convinto a provare a fare questo mestiere. E poi Bob Dylan.[6]
  • Spesso fare il cantante non viene considerato un lavoro, i commenti che senti sono del tipo "sempre meglio che lavorare". A parte che non è così, e non vorrei più sentire di queste cose, ci si dimentica sempre che oltre ai cantanti c'è chi fa promozione, chi stampa i dischi, chi monta i palchi, chi si occupa delle luci... ci sono moltissime persone che lavorano in questo settore, ed è indispensabile rispettarle e tutelarle. Quando la musica va in crisi non patiscono solo i cantanti che vendono meno dischi, ma soffrono tutti quelli che lavorano intorno a loro.[6]

Silvia Boschero, l'Unità, 16 febbraio 2006

  • Fa parte delle esigenze di noi uomini interrogarsi su un mistero come quello della morte. Soprattutto per un laico come me, uno che non “crede” nel senso tradizionale del termine. Uno che non ha un'idea consolidata dell'aldilà, che non si aspetta un paradiso cattolico. Nella canzone il mistero viene risolto dalla figura di un angelo che “viene a sciogliere e non a legare”, scusa se mi cito. Il senso è vedere la nostra fine come un momento di scioglimento dolce, non una frattura, non una cosa di cui aver paura. Una canzone che dovrebbe riconciliarci con l'idea della morte che in occidente è sempre bandita. Soprattutto nelle canzoni, perché poi nessuno si scandalizza se un film o un romanzo trattano l'argomento. In una canzone è inusuale.
  • [In risposta alla domanda "credi che col passare del tempo la tua scrittura si sia semplificata?"] No, nient'affatto, forse chi l'ascolta si è abituato a sentire testi meno elementari rispetto a 20, 30 anni fa. La scrittura delle canzoni si è evoluta nel tempo. Quando feci uscire un paio di dischi negli anni Settanta ci fu una levata di scudi: per molti scrivevo cose incomprensibili. Se fossero uscite oggi nessuno avrebbe detto niente.
  • La casa è una canzone sulla fragilità. Sul fatto che costruiamo sempre qualcosa che è destinato a crollare. Non è pessimismo, è disincanto.
  • Non bisogna vergognarsi della propria fragilità.
  • [In risposta alla domanda "che musica ascolta De Gregori ultimamente?"] Essenzialmente musica classica, con grande attenzione. Mi sono appassionato dei timbri, delle sonorità. Pensa che quando ho cominciato a fare questo lavoro me ne fregavo totalmente. Per me una canzone era solo una serie di accordi, una linea melodica e basta. Poi poteva suonarla un fagotto, una chitarra o un qualsiasi altro strumento. Quando ho fatto Rimmel era così. Invece ora voglio stare più attento ai timbri.
  • Il problema è che quando riarrangio le vecchie canzoni mi fucilano. La gente vuole sentirle così come le ha trovate trent'anni fa sul disco. Invece le canzoni appartengono a tutti, anche a chi le ha scritte.

Andrea Scarpa, Vanity Fair, n. 22, 4 giugno 2008

  • Nelle mie canzoni ci sono troppe parole e le regole della radio di oggi le parole le mettono al bando.
  • Molti si riempiono la bocca con questa parola [poesia], senza sapere che cosa voglia dire, e – sbagliando – l'accostano al mio lavoro. Sarebbe più giusto descrivere il mio modo di fare canzoni come parte dela letteratura del mondo di oggi, al pari di cinema, teatro e romanzi.
  • E poi, sia chiaro: sulla storia e la realtà ho scritto spesso, ma vere e proprie canzoni politiche non ne ho mai fatte.
  • Sono di sinistra, ma non le appartengo.
  • Da anni accumulo idee. E poi le scrivo su qualche foglietto. Spesso le perdo o le dimentico, quindi quelle che restano sono sicuramente le più significative.
  • È una forma d'espressione atipica, quella dei cantautori. Spesso funziona più un'esecuzione grezza e improvvisata di un'altra tecnicamente impeccabile.
  • Non scrivo mai in maniera rigida, a tavolino. A volte basta un flashback e in un pezzo può entrarci di tutto.
  • Amando la letteratura, capisco che non sono adatto a scrivere un romanzo. Se tanti miei colleghi avessero la stessa consapevolezza, le librerie sarebbero meno affollate di carta.
  • [Mi sarebbe piaciuto scrivere] Molte [canzoni] dei Beatles, ma più di ogni altra Stairway to Heaven dei Led Zeppelin.
  • Ho avuto la doppia fortuna di avere talento e poterlo dimostrare. [...] Io stesso, se fossi nato cinque anni prima, o dopo, chissà se oggi sarei qui a parlare con lei.

Aldo Cazzulo, Corriere della Sera.it, 31 luglio 2013

  • Berlusconi è stato fondamentalmente un uomo d'azienda. Nel suo campo e nel suo tempo una persona molto abile, non un vecchio padrone delle ferriere. Ha fatto politica solo per proteggere i suoi interessi, senza avere nessun senso dello Stato, nessun rispetto per le regole e, credo, con alle spalle una scarsa cultura generale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. È imputato di reati gravi e si è difeso dai processi più che nei processi.
  • [Oggi la sinistra italiana] È un arco cangiante che va dall'idolatria per le piste ciclabili a un sindacalismo vecchio stampo, novecentesco, a tratti incompatibile con la modernità. Che agita in continuazione i feticci del "politicamente corretto", una moda americana di trent'anni fa, e della "Costituzione più bella del mondo". Che si commuove per lo slow food e poi magari, en passant, strizza l'occhio ai No Tav per provare a fare scouting con i grillini.
  • Il verbo "credere" non dovrebbe appartenere alla politica. Non basta promettere bene e saper comunicare.
  • Papa Francesco, la più bella notizia degli ultimi anni. Ma mi piaceva anche Ratzinger. Intellettuale di altissimo livello, all'apparenza nemico del mondo moderno e in realtà avanzatissimo, grande teologo e per questo forse distante dalla gente. Magari i fedeli in piazza San Pietro non lo capivano. Ma il suo discorso di Ratisbona fu un discorso importante.
  • Sono convinto che l'Italia abbia grandi chance per il futuro. E ogni volta che canto quella canzone [Viva l'Italia] sento che ogni parola di quel testo continua ad avere un peso. "L'Italia che resiste", ad esempio; e solo le anime semplici potevano pensare che c'entrasse qualcosa con lo slogan giustizialista "resistere resistere resistere". "L'Italia che si dispera e l'Italia che s'innamora". L'Italia che ogni tanto s'innamora delle persone sbagliate, da Mussolini a Berlusconi. Ma il mio amore per l'Italia, e per gli italiani, non è in discussione.
  • Sono stato berlusconiano solo per trenta secondi in vita mia: quando ho visto i sorrisi di scherno di Merkel e Sarkozy.
  • Sono stufo del fatto che, appena si cerca un accordo su una riforma, subito da sinistra si gridi all'"inciucio", al tradimento. Basta con queste sciocchezze. Basta con l'ansia di non avere nemici a sinistra; io ho sempre avuto nemici a sinistra, e non me ne sono mai occupato. Ho votato Pci quando era comunista anche Napolitano. Ma viene il momento in cui la realtà cambia le cose, bisogna distaccarsi da alcune vecchie certezze, lasciare la ciambella di salvataggio ed essere liberi di nuotare, non abbandonando per questo la tua terra d'origine. Non ce la faccio più a sentir recitare la solita solfa "Di'[7]qualcosa di sinistra". Era la bellissima battuta di un vecchio film, non può diventare l'unica bandiera delle anime belle di oggi. Proviamo piuttosto a dire qualcosa di sensato, di importante, di nuovo. Magari scopriremo che è anche di sinistra.

Luca Valtorta, Repubblica.it, 5 febbraio 2017

  • Pablo infatti è firmata anche da Lucio [Dalla], perché mentre io la stavo scrivendo lui mi accompagnò a Bari e nel pomeriggio, mentre l'ascoltava, mi disse: «Qui nell'inciso non si muove abbastanza». Lui non sapeva suonare la chitarra ma io l'ascoltai perché avevo capito che aveva ragione.
  • Stavo mangiando con mia moglie e i bambini a Venezia e al tavolo accanto al nostro c'era Elton John. Per me fu stranissimo perché non sapevo che stesse a Venezia, che ne fosse innamorato. I suoi primi dischi sono stati formativi per me e soprattutto per Antonello Venditti, anzi ricordo che in realtà fu proprio lui a farmelo conoscere: Tumbleweed Connection, un disco straordinario, lui e Bernie Taupin, il paroliere: che coppia!
  • Trovo molto più delicato dire ancora adesso che gioco a carte e bevo vino | per la gente del porto sono Gesù Bambino[8] perché mi sembra più adatto a una canzone dedicata a un tema importante come la maternità. Non desiderata ma comunque vissuta con dolcezza, un tema nobile: questa giovane donna, lui che nasce e gli viene dato quello strano nome, tutto riconduce a un'atmosfera quasi sacra.
  • Una volta [Leonard Cohen] l'ho incontrato proprio a Roma, per caso, mentre camminavo: era insieme a una mia amica che me l'ha presentato, a Santa Maria in Trastevere. Aveva una chitarra in mano e io pure: 'Ah, anche tu suoni?', mi chiede e ci scambiammo un po' di pareri tecnici.

Citazioni tratte da canzoni

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  Per approfondire, vedi: Dalla De Gregori.
 
Francesco De Gregori nel 1997

Alice non lo sa

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Etichetta: It, 1973.

  • Alice guarda i gatti e i gatti guardano nel sole | mentre il mondo sta girando senza fretta. (da Alice, n. 1)
  • E Cesare, perduto nella pioggia, | sta aspettando da sei ore il suo amore, ballerina. (da Alice, n. 1)
  • E il mendicante arabo | ha qualcosa nel cappello, | ma è convinto che sia un portafortuna. | Non ti chiede mai pane o carità, | e un posto per dormire non ce l'ha, | ma tutto questo Alice non lo sa. (da Alice, n. 1)
  • Ma io non ci sto più | gridò lo sposo e poi | tutti pensavano dietro ai cappelli | "Lo sposo è impazzito, oppure ha bevuto" | ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa | non è così che se ne andrà. (da Alice, n.1)
  • Cosa importa se sono lontani | dai cortili che li hanno cresciuti, | oramai questa terra è loro. (da 1940, n. 2)
  • In fondo tu già sai che domani è un giorno lungo | e che un altro verrà a dirti di amare i tuoi pensieri, | e tu lo seguirai come fosse uno sparviero | pauroso nell'orgoglio della sua fragilità. (da Le strade di lei, n. 3)
  • Al di là delle bottiglie che ti portano lontano, | al di là della pazienza che ti fa morire piano, | al di là dei pomeriggi in cui fabbrichi il tuo mondo, | che ti tradirà, | nasceranno bambini vestiti di cielo, | suonatori di flauto. (da Suonatori di flauto, n. 4)
  • Dov'eri tu quando parlavo tanto | ed ero solo come una bestemmia? (da Buonanotte fratello, n. 5)
  • Se c'è un inferno mi saprà ascoltare. (da Buonanotte fratello, n. 5)
  • E non importa niente se la gente del caffè | non capirà la loro anima. | I musicanti non piangono mai. (da I musicanti, n. 7)
  • L'ombra di mio padre, due volte la mia, | lui camminava ed io correvo. (da La casa di Hilde[9], n. 8)
  • Oltre quel monte il confine, | oltre il confine chissà, | oltre quel monte la casa di Hilde. (da La casa di Hilde[9], n. 8)
  • Oltre il confine, con molto dolore, | non trovai fiori diversi. (da La casa di Hilde[9], n. 8)
  • Ma poi, chissà la gente che ne sa, | chissà la gente che ne sa | dei suoi pensieri sul cuscino, che ne sa? | Della sua luna in fondo al pozzo, che ne sa? | Dei suoi segreti e del suo mondo... (da Il ragazzo, n. 9)
  • Ha una voglia strana in fondo al cuore | che nemmeno lui lo sa | se sia paura o libertà, | se sia paura oppure libertà. (da Il ragazzo, n. 9)
  • Il mondo passa accanto a lei | e non la sfiora mai. (da Irene, n. 10)
  • Con il telefono staccato, | l'anima in libertà, | com'è grande il cielo e come è piccola una donna, | com'è grande il cielo... (da Irene, n. 10)
  • Ho dormito troppo a lungo: | la montagna era stregata | da un poeta che suonava il pianoforte. | Ho sognato le mie mani che sparivano nel buio | mentre Dio me le stringeva un po' più forte. (da Marianna al bivio, n. 11)
  • Quattro porte, quattro verità | e ognuna sorrideva, | e un palazzo di granito | con un uomo che gridava | e la luna che sembrava una patata. (da Marianna al bivio, n. 11)
  • Lilli Greco non capisce, ma, che Dio lo benedica, | fra un bicchiere e una bistecca mi diverte. (da Marianna al bivio, n. 11)

Francesco De Gregori

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Etichetta: RCA Italiana, 1974.

  • Se tu fossi di ghiaccio ed io fossi di neve | – che freddo, amore mio! –, pensaci bene a far l'amore. (da Niente da capire, n. 1)
  • È troppo tempo, amore, che noi giochiamo a scacchi, | mi dicono che stai vincendo e ridono da matti, | ma io non lo sapevo che era una partita, | posso dartela vinta e tenermi la mia vita. (da Niente da capire, n. 1)
  • "Non c'è nessun motivo di essere nervosi", | ti dicono agitando i loro sfollagente. (da Cercando un altro Egitto, n. 2)
  • Un amico di infanzia, dopo questa canzone, | mi ha detto: "È bellissima: è un incubo riuscito. | Ma dimmi, sogni spesso le cose che hai scritto | oppure le hai inventate solo per scandalizzarmi?". | Amore, amore, naviga via, | devo ancora svegliarmi. (da Cercando un altro Egitto, n. 2)
  • Guardo le mie povere cose, | una foto di Angela Davis | muore lentamente sul muro | e a me di lei | non me n'è fregato niente mai. (da Informazioni di Vincent, n. 4)
  • Tu conosci mica qualcuno | che è disposto a chiamarmi "fratello" | senza avermi letto la mano? (da Informazioni di Vincent, n. 4)
  • A volte potrai avermi con un fiore, | a volte un fiore non ti basterà, | a volte penserai di avermi chiuso in una stanza. | Dammi le tue chiavi, dolce, | voglio farne una copia, | voglio scrivere una lunga poesia per le tue braccia. (da Giorno di pioggia, n. 5)
  • Bene, se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia | sono tuoi, | ma è inutile cercarmi sotto il tavolo, ormai non ci sto più: | ho preso qualche treno, qualche nave, qualche sogno qualche tempo fa. (da Bene, n. 6)
  • E adesso puoi richiuderti nel bagno a commentare le mie poesie, | però stai attenta a tendermi la mano perché il braccio non lo voglio più. (da Bene, n. 6)
  • Però non mi confondere con niente e con nessuno | e, vedrai, niente e nessuno ti confonderà; | nemmeno l'innocenza nei miei occhi – ce n'è già meno di ieri, ma che male c'è? | Le navi di Pierino erano carta di giornale, eppure guarda, sono andate via, | magari dove tu volevi andare ed io non ti ho portato mai. | Ma puoi chiamarmi ancora "amore mio". (da Bene, n. 6)
  • Io ti ho aspettato | all'ombra dei tuoi "percome" | col mio viso angelico | percosso dai fatti. (da Chissà dove sei, n. 7)
  • Può accadere di tutto, | puoi anche conquistare | vari uomini bruni | e misurarne l'aspetto, | ma il mio indirizzo è | Via del sopracciglio destro, | con rispetto parlando, | e altre parti, | altre parti di me. (da Chissà dove sei, n. 7)
  • Fiori falsi e sogni veri | tra gli eroi della friggitoria chantant. | Grazie, ho già mangiato ieri: | un sorriso stasera basterà. (da Arlecchino, n. 9)
  • Mi hanno detto: "Fermati", | non mi hanno chiesto mica: "Dove vai?". (da Arlecchino, n. 9)
  • Dove vai? | Quanti soldi ti hanno dato? | quanti fiori e quanti anni? | Dove vai? | La mia cella è un po' più stretta | e mi pagano di più. (da Arlecchino, n. 9)
  • E niente che rompeva la noia dell'attesa, | solo il suono della pioggia che cadeva. (da Finestre di dolore, n. 10)
  • E un gallo si mise a suonare la sveglia, | per quanto la notte fosse ancora ubriaca | e Giuda fosse ancora un ragazzo. (da Finestre di dolore, n. 10)
  • E credo che fu in quel preciso momento | che venne da molto lontano un ricordo, | qualcosa di simile a un pianto di madri; | e due angeli vestiti di bianco | scesero con aria stupita | e il vuoto nel cuore, | e aprimmo al pianto le finestre del dolore. (da Finestre di dolore, n. 10)
  • In fondo alla pianura | una linea più buia, | l'esercito degli uomini diversi, | con gli occhi e la bocca pieni di sonno | aspettava in una buca di due metri, | e noi dall'altra parte del concetto | con l'anima in fondo alle gavette | cacciavamo i pensieri come mosche mortali, | e il nostro cervello era bianco. (da Finestre di dolore, n. 10)
  • Domani che farò, ragazza mia, | dei tuoi pensieri magri? (da Souvenir, n. 11)
  • E faccio di mestiere il venditore di risate | al circo che si tiene il lunedì; | ragazza mia, ci andresti mai? (da Souvenir, n. 11)
  • E intanto conto i denti, però il conto non mi torna: | ce ne è uno che mi manca, e forse tu mi puoi aiutare: | per caso, non l'hai mica ritrovato a casa tua? | Ero così distratto, amore mio, | quando ti ho morso il cuore. (da Souvenir, n. 11)

Etichetta: RCA Italiana, 1975.

  • E qualcosa rimane | fra le pagine chiare e le pagine scure | e cancello il tuo nome dalla mia facciata | e confondo i miei alibi e le tue ragioni | i miei alibi e le tue ragioni. (da Rimmel, n. 1)
  • Chi mi ha fatto le carte | mi ha chiamato vincente, ma uno zingaro è un trucco | e un futuro invadente, fossi stato un po' più giovane | l'avrei distrutto con la fantasia, | l'avrei stracciato con la fantasia. (da Rimmel, n. 1)
  • Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo | e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro. | Ho ancora i tuoi quattro assi, | bada bene di un colore solo: | li puoi nascondere o giocare con chi vuoi, | o farli rimanere buoni amici come noi. (da Rimmel, n. 1)
  • Ed il vento passava | sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona. | E quando io , senza capire ho detto si | hai detto "E' tutto quel che hai di me" | E' tutto quel che ho di te. (da Rimmel, n. 1)
  • Non conosce paura | l'uomo che salta e vince sui vetri | e spezza bottiglie, ride e sorride | perché ferirsi non è possibile, | morire meno che mai e poi mai. (da Pezzi di vetro, n. 2)
  • Il signor Hood era un galantuomo | sempre ispirato dal sole, | con due pistole caricate a salve | ed un canestro di parole. (da Il signor Hood, n. 3)
  • E che [il signor Hood] fosse un bandito | negare non si può, | però non era il solo. (da Il signor Hood, n. 3)
  • E adesso anche quando piove | lo [il signor Hood] vedi sempre con le spalle al sole, | con un canestro di parole nuove | calpestare nuove aiuole. (da Il signor Hood, n. 3)
  • E il treno io l'ho preso e ho fatto bene. | Spago sulla mia valigia non ce n'era: | solo un po' d'amore la teneva insieme, | solo un po' di rancore la teneva insieme. (da Pablo, n. 4)
  • Buonanotte, buonanotte amore mio, | buonanotte tra il telefono e il cielo. | Ti ringrazio per avermi stupito | per avermi giurato che è vero. (da Buonanotte fiorellino, n. 5)
  • Buonanotte, buonanotte fiorellino, | buonanotte tra le stelle e la stanza. | Per sognarti devo averti vicino, | e vicino non è ancora abbastanza. (da Buonanotte fiorellino, n. 5)
  • Gli uccellini nel vento non si fanno mai male: | hanno ali più grandi di me. | E dall'alba al tramonto sono soli nel sole | Buonanotte, questa notte è per te. (da Buonanotte fiorellino, n. 5)
  • Mio padre ha una storia comune | condivisa dalla sua generazione: | la mascella al cortile parlava. | Troppi morti lo hanno smentito: | tutta gente che aveva capito. (da Le storie di ieri, n. 6)
  • E il bambino nel cortile sta giocando: | tira sassi nel cielo e nel mare. | Ogni volta che colpisce una stella | chiude gli occhi e comincia a sognare, | chiude gli occhi e comincia a volare. (da Le storie di ieri, n. 6)
  • E i cavalli a Salò sono morti di noia: | a giocare col nero perdi sempre. | Mussolini ha scritto anche poesie. | I poeti, che brutte creature: | ogni volta che parlano è una truffa. (da Le storie di ieri, n. 6)
  • E anche adesso è rimasta una scritta nera | sopra il muro davanti casa mia; | dice che il movimento vincerà. | I nuovi capi hanno facce serene | e cravatte intonate alla camicia. (da Le storie di ieri, n. 6)
  • Ma il bambino nel cortile si è fermato: | si è stancato di seguire aquiloni. | Si è seduto tra i ricordi vicini e i rumori lontani, | guarda il muro e si guarda le mani. (da Le storie di ieri, n. 6)
  • Il quarto [cane] ha un padrone, | non sa dove andare, comunque ci va. | Va dietro ai fratelli e si fida, | ogni tanto si ferma a annusare la vita. (da Quattro cani, n. 7)
  • Ti portassero in piazza | con chiodi e catene | se davvero non sei sincera. (da Piccola mela, n. 8)
  • Ti legassero stretta | alla quercia più vecchia | se davvero non vuoi il mio cuore. (da Piccola mela, n. 8)
  • Uno scudo bianco in campo azzurro è la sua fotografia. | Chiunque lo conosca bene può chiamarlo senza offesa "uomo di poca malinconia". | È un pianista di piano bar: | vende a tutti tutto quel che fa. | Non sperare di farlo piangere | perché piangere non sa. | Nella punta delle dita poco jazz, | poche ombre nella vita. (da Piano bar, n. 9)
  • Sono un pianista di piano bar | che suonerà finché lo vuoi sentire | non ti deluderà. | Sono un pianista di piano bar | che suonerà finché lo vuoi seguire | non ti disturberà. (da Piano bar, n. 9)

Bufalo Bill

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Etichetta: RCA Italiana, 1976.

  • Il paese era molto giovane, | i soldati a cavallo era la sua difesa. | Il verde brillante della prateria dimostrava in maniera lampante l'esistenza di Dio, | del Dio che progetta la frontiera e costruisce la ferrovia. (da Bufalo Bill, n. 1)
  • Se avessi potuto scegliere tra la vita e la morte, | tra la vita e la morte avrei scelto l'America. (da Bufalo Bill, n. 1)
  • Tra bufalo e locomotiva | la differenza salta agli occhi: | la locomotiva ha la strada segnata, | il bufalo può scartare | di lato e cadere. (da Bufalo Bill, n. 1)
  • Ora ti voglio dire: | c'è chi uccide per rubare | e c'è chi uccide per amore; | il cacciatore uccide sempre per giocare, | io uccidevo per essere il migliore. (da Bufalo Bill, n. 1)
  • Avevo pochi anni | e vent'anni sembran pochi: | poi ti volti a guardarli e non li trovi più. (da Bufalo Bill, n. 1)
  • E mi ricordo infatti un pomeriggio triste, | io col mio amico Culo di gomma, famoso meccanico, | sul ciglio di una strada a contemplare l'America: | diminuizione dei cavalli, aumento dell'ottimismo. (da Bufalo Bill, n. 1)
  • Dolly del mare profondo, | figlia di minatori, | si leva le scarpe e cammina sull'erba | insieme al figlio del figlio dei fiori. (da L'uccisione di Babbo Natale, n. 3)
  • Infatti arriva Babbo Natale, | carico di ferro e carbone, | il figlio del figlio dei fiori lo uccide | con un coltello e con un bastone. (da L'uccisione di Babbo Natale, n. 3)
  • Così Dolly del mare profondo | e il figlio del figlio dei fiori | si danno la mano e ritornano a casa, | tornano a casa dai genitori. (da L'uccisione di Babbo Natale, n. 3)
  • Risulta peraltro evidente | anche nel clima della distensione | che un eventuale attacco ai Paesi arabi | vede l'Italia in prima posizione. (da Disastro aereo sul canale di Sicilia, n. 4)
  • Lui adesso vive ad Atlantide | con un cappello pieno di ricordi. | Ha la faccia di uno che ha capito | e anche un principio di tristezza in fondo all'anima. | Nasconde sotto il letto un barattolo di birra disperata | e a volte ritiene di essere un eroe. (da Atlantide, n. 6)
  • Rubatele pure i soldi, | rubatele anche i ricordi, | ma lasciatele per sempre la sua dolce curiosità. | Ditele che l'ho perduta quando l'ho capita, | ditele che la perdono per averla tradita. (da Atlantide, n. 6)
  • Che tipo d'uomo legge oggi il Vangelo? | Che t'hanno fatto agli occhi, Gesù Maria? | Terza domanda: quanti anni ho sotto il cielo? | E quante mosche ho torturato nella mia infanzia buona e cattiva? (da Ultimo discorso registrato, n. 8)
  • E adesso, per favore, dimmi quando finirà la guerra: | sono stufo di stare nella mia trincea di lusso. (da Ultimo discorso registrato, n. 8)
  • Ed io vi ho solamente raccontato, | senza niente inventare, | l'ultimo discorso registrato | dell'uomo che voleva parlare. (da Ultimo discorso registrato, n. 8)
  • Lo portarono via in duecento, | peccato fosse solo quando se ne andò. (da Festival, n. 9)
  • La notte che presero il vino | e ci lavarono la strada, | chi ha ucciso quel giovane angelo | che girava senza spada? (da Festival, n. 9)
  • La notte che presero le sue mani | e le usarono per un applauso più forte, | chi ha ucciso il piccolo principe | che non credeva nella morte? (da Festival, n. 9)
  • La notte che tutti andarono a cena | e canticchiarono La Vie en rose, | chi ha ucciso il figlio della portiera, | che aveva fretta, che non si fermò? (da Festival, n. 9)
  • Alcuni lo ricordano ancora | mentre accende una sigaretta, | altri ne hanno fatto un monumento | per dimenticare un po' più in fretta. (da Festival, n. 9)
  • Santa Lucia, | per tutti quelli che hanno gli occhi | e un cuore che non basta agli occhi. (da Santa Lucia, n. 10)
  • Per gli amici che vanno e ritornano indietro | e hanno perduto l'anima e le ali. | Per chi vive all'incrocio dei venti | ed è bruciato vivo. (da Santa Lucia, n. 10)
  • Santa Lucia, | il violino dei poveri è una barca sfondata, | è un ragazzino al secondo piano | che canta, ride e stona; | perché vada lontano fa' che gli sia dolce | anche la pioggia nelle scarpe, anche la solitudine. (da Santa Lucia, n. 10)

De Gregori

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Etichetta: RCA Italiana, 1978.

  • Generale, dietro la collina | ci sta la notte crucca e assassina | e in mezzo al prato c'è una contadina | curva sul tramonto: sembra una bambina | di cinquant'anni e di cinque figli | venuti al mondo come conigli, | partiti al mondo come soldati | e non ancora tornati. (da Generale, n. 1)
  • Generale, dietro la stazione | lo vedi il treno che portava al sole | non fa più fermate, neanche per pisciare | si va dritti a casa senza più pensare | che la guerra è bella anche se fa male | che torneremo ancora a cantare, | e a farci fare l'amore, | l'amore dalle infermiere. (da Generale, n. 1)
  • Generale, la guerra è finita | il nemico è scappato, è vinto, è battuto | dietro la collina non c'è più nessuno | solo aghi di pino e silenzio e funghi | buoni da mangiare buoni da seccare | da farci il sugo quando viene Natale | quando i bambini piangono | e a dormire non ci vogliono andare. (da Generale, n. 1)
  • Generale, queste cinque stelle, | queste cinque lacrime sulla mia pelle | che senso hanno dentro al rumore | di questo treno, | che è mezzo vuoto e mezzo pieno | e va veloce verso il ritorno? | Tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa | è quasi amore. (da Generale, n. 1)
  • E tu scrivimi, scrivimi | se ti viene la voglia, | e raccontami quello che fai: | se cammini nel mattino | e t'addormenti di sera; | e se dormi che dormi | e che sogni che fai. (da Natale, n. 2)
  • Qui la gente va veloce | ed il tempo corre piano | come un treno dentro una galleria. (da Natale, n. 2)
  • Il quinto venne assunto in galera per un indizio da poco | e fu crocefisso col ferro e col fuoco, | forse per un errore o forse perché era stato scoperto; | forse un'implicita confessione oppure soltanto lo sconforto. (da L'impiccato, n. 3)
  • Stella è contenta | che babbo se n'è andato, | che babbo è via lontano. | E mamma lava i piatti e | canta piano. (da Babbo in prigione, n. 4)
  • [...] com'è vero che non voglio tornare | a una stanza vuota e tranquilla | dove aspetto un amore lontano | e mi pettino i pensieri | col bicchiere nella mano. (da Renoir, n. 5)
  • Io nel frattempo ho scritto altre canzoni, | di lei parlano raramente, | ma non è vero che io l'abbia perduta, | dimenticata come dice la gente. (da Renoir, n. 5)
  • E tutto mi sembrava andasse bene, | e tutto mi sembrava andasse bene | tra me e le mie parole, | tra me e le mie parole | e la mia anima. (da Il '56, n. 7)
  • E il Natale allora sì che era una festa vera, | cominciavo ad aspettarlo quattro mesi prima. (da Il '56, n. 7)
  • Mi ricordo le fotografie dei carri armati: | io passavo i pomeriggi a ritagliarle, | a incollarle sopra pezzi di cartone. (da Il '56, n. 7)
  • La campana ha suonato tutto il giorno, | laddove i cani hanno abbaiato. | Io ho pianto lacrime fino all'osso, | lacrime e tosse sul selciato. | Incollato sull'asfalto della strada, | mai stato così lontano | dalla dolcezza a cui tutti hanno diritto, | io con un fascio di giornali in mano; | e con un fascio di giornali in mano pensavo: | "Si può anche morire di dolore". (da La campana, n. 8)
  • I miei amici, lo sai, | sono tutti segnati. | I miei amici, lo sai, | sono tutti in galera, | sono tutti fregati, | sono tutti schedati. (da La campana, n. 8)
  • E avevo nella testa una fontana, | una pioggia sottile di pensieri cattivi, | mentre la gente seduta al tavolino | contava il tempo con gli aperitivi. (da La campana, n. 8)
  • E camminavo come un uomo tranquillo, | e sotto questo grande cielo azzurro finalmente | mi sentivo un uomo solo. (da La campana, n. 8)
  • Ecco, stasera mi piace così, | con queste stelle appiccicate al cielo, | la lama del coltello nascosta nello stivale | e il tuo sorriso: trentadue perle. (da Due zingari, n. 10)
  • Così disse il ragazzo: | "Nella mia vita non ho mai avuto fame | e non ricordo sete di acqua o di vino. | Ho sempre corso libero, felice come un cane, | tra la campagna e la periferia. | E chissà da dove venivano i miei: | dalla Sicilia o dall'Ungheria. | Avevano occhi veloci come il vento, | leggevano la musica, | leggevano la musica nel firmamento." (da Due zingari, n. 10)

Viva l'Italia

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Etichetta: RCA Italiana, 1979.

  • Capo d'Africa, per favore, non farci morire d'amore; | se è possibile, facci sognare con il ritmo di questo motore | una spiaggia tranquilla, una terra promessa, l'inferno e il paradiso, | dove un giorno potremmo sbarcare a cavallo di un nuovo sorriso. (da Capo d'Africa, n. 1)
  • Amore ragazzino, amore volato via, | ho messo il tuo cappello per farmi compagnia, | ho messo il tuo cappello per non sentirmi sola. | Ho avuto un altro uomo, ma però ti aspetto ancora. (da Buenos Aires, n. 2)
  • Hanno le mani pulite, pulite | perché non le usano mai. (da L'ultima nave, n. 3)
  • Chissà che fine ha fatto Eugenio, | anima da pirata, | che si è lasciato dietro le spalle | una città sbagliata, | e che ha viaggiato con le scarpe | e con le orecchie e con il cuore. (da Eugenio, n. 4)
  • È un uomo con il cappello che ti accompagna alla fermata | e tu che prendi la sua mano e pensi: "Adesso sì che sono innamorata". | E non importa niente se capisci che non era vero: | c'è sempre tempo per un'altra mano e per un sogno ancora intero. (da Stella stellina, n. 5)
  • Viva l'Italia, l'Italia liberata, | l'Italia del valzer e l'Italia del caffè. (da Viva l'Italia, n. 6)
  • Viva l'Italia, presa a tradimento, | l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento. (da Viva l'Italia, n. 6)
  • Viva l'Italia, l'Italia che lavora, | l'Italia che si dispera e l'Italia che si innamora; | l'Italia metà dovere e metà fortuna. | Viva l'Italia, l'Italia sulla luna. (da Viva l'Italia, n. 6)
  • Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre, | l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda come sempre; | l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste. | Viva l'Italia, l'Italia che resiste. (da Viva l'Italia, n. 6)
  • Terra e acqua a mezzanotte | e c'ho tutte le mani rotte. | Tra quattr'ore starò meglio, | tra quattr'ore sarò già sveglio. (da Terra e acqua, n. 8)

Titanic

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Etichetta: RCA Italiana, 1982.

  • E la vita – Caterina, lo sai – non è comoda per nessuno; | quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo | devi rischiare la notte, il vino e la malinconia, | la solitudine e le valigie di un amore che vola via. (da Caterina, n. 2)
  • Ma se soltanto per un attimo potessi averti accanto | forse non ti direi niente, ma ti guarderei soltanto. (da Caterina, n. 2)
  • Sole sul tetto dei palazzi in costruzione, | sole che batte sul campo di pallone | e terra e polvere ché tira vento, | e poi magari piove. | Nino cammina che sembra un uomo, | con le scarpette di gomma dura: | dodic'anni e il cuore pieno di paura. | Ma, Nino, non aver paura di sbagliare un calcio di rigore: | non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore; | un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia. (da La leva calcistica della classe '68, n. 3)
  • E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai | di giocatori tristi che non hanno vinto mai | ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro | e adesso ridono dentro al bar. | E sono innamorati da dieci anni | con una donna che non hanno amato mai. | Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai. (da La leva calcistica della classe '68, n. 3)
  • Il ragazzo si farà | anche se ha le spalle strette. | Quest'altr'anno giocherà | con la maglia numero sette. (da La leva calcistica della classe '68, n. 3)
  • Figlio senza domani, | con questo sguardo di animale in fuga | e queste lacrime sul bagnasciuga | che non ne vogliono sapere. (da L'abbigliamento di un fuochista, n. 4)
  • La gente oggi non ha più paura, | nemmeno di rubare. (da L'abbigliamento di un fuochista, n. 4)
  • Ma, mamma, a me mi rubano la vita | quando mi mettono a faticare | per pochi dollari nelle caldaie | sotto al livello del mare. (da L'abbigliamento di un fuochista, n. 4)
  • Ma, mamma, io – per dirti il vero – l'italiano | non so cosa sia | e pure se attraverso il mondo | non conosco la geografia. (da L'abbigliamento di un fuochista, n. 4)
  • La prima classe costa mille lire, la seconda cento, la terza dolore e spavento | e puzza di sudore dal boccaporto e odore di mare morto. | Sior capitano mi stia a sentire | ho belle pronte le mille lire | in prima classe voglio viaggiare | su questo splendido mare. (da Titanic, n. 5)
  • Ci sta mia figlia che ha 15 anni | e che a Parigi ha trovato un cappello | se ci invitasse al suo tavolo a cena stasera come sarebbe bello. (da Titanic, n. 5)
  • E con l'orchestra che ci accompagna | con questi nuovi ritmi americani | saluteremo la Gran Bretagna col bicchiere fra le mani. | E con il ghiaccio dentro al bicchiere | faremo un brindisi tintinnante | a questo viaggio davvero mondiale e a questa luna gigante. (da Titanic, n. 5)
  • Ma chi l'ha detto che in terza classe | che in terza classe si viaggia male? | Questa cuccetta sembra un letto a due piazze | ci si sta meglio che in ospedale. | A noi cafoni ci hanno sempre chiamati | ma qui ci trattano da signori | che quando piove si può star dentro ma col bel tempo veniamo fuori. (da Titanic, n. 5)
  • Ci sembra quasi che il ghiaccio che abbiamo nel cuore piano piano si vada a squagliare | in mezzo al fumo di questo vapore di questa vacanza in alto mare. (da Titanic, n. 5)
  • E gira gira, gira gira l'elica | e gira gira che piove e nevica | per noi ragazzi di terza classe che per non morire si va in America. (da Titanic, n. 5)
  • E com'è bella la vita stasera | tra l'amore che tira e un padre che predica | per noi ragazze di prima classe che per sposarci si va in America. (da Titanic, n. 5)
  • Il capitano non tiene mai paura. Dritto sul cassero fuma la pipa | in questa alba fresca e scura che rassomiglia un po' alla vita. (da I muscoli del capitano, n. 6)
  • La nave è fulmine, torpedine, miccia, scintillante bellezza, fosforo e fantasia; | molecole d'acciaio, pistone, rabbia, guerra lampo e poesia. | In questa notte elettrica e veloce, in questa croce di Novecento | il futuro è una palla di cannone accesa e noi lo stiamo quasi raggiungendo. (da I muscoli del capitano, n. 6)
  • E il capitano dice al mozzo di bordo: "Signor mozzo, io non vedo niente: | c'è solo un po' di nebbia che annuncia il sole. Andiamo avanti tranquillamente". (da I muscoli del capitano, n. 6)
  • Centocinquanta stelle in fila indiana | in questa notte umida che sa di maggiorana, | in questa notte splendida che sa di malva. (da Centocinquanta stelle, n. 7)
  • Centocinquanta stelle od una stella sola | in questa notte ipocrita che sa di Coca-Cola, | una notte così amichevole da dormire in un sacco a pelo. (da Centocinquanta stelle, n. 7)
  • Cadevano le bombe come neve | il 19 luglio a San Lorenzo. | Sconquassato il Verano: dopo il bombardamento | tornano a galla i morti e sono più di cento. (da San Lorenzo, n. 9)
  • Cadevano le bombe a San Lorenzo | e un uomo stava a guardare la sua mano: | viste dal Vaticano sembravano scintille. | L'uomo raccoglie la sua mano e i morti sono mille. (da San Lorenzo, n. 9)
  • E un giorno, credi, questa guerra finirà, | ritornerà la pace ed il burro abbonderà; | e andremo a pranzo la domenica fuori porta, a Cinecittà. | Oggi pietà l'è morta, ma un bel giorno rinascerà | e poi qualcuno farà qualcosa, magari si sposerà. (da San Lorenzo, n. 9)
  • E il Papa la mattina da San Pietro | uscì tutto da solo fra la gente | e in mezzo a San Lorenzo spalancò le ali: | sembrava proprio un angelo con gli occhiali. (da San Lorenzo, n. 9)

La donna cannone

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Etichetta: RCA Italiana, 1983.

  • Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno | – giuro che lo farò –, | e oltre l'azzurro della tenda nell'azzurro io volerò. | Quando la donna cannone d'oro e d'argento diventerà | senza passare dalla stazione l'ultimo treno prenderà. (da La donna cannone, n. 1)
  • In faccia ai maligni e ai superbi | il mio nome scintillerà, | dalle porte della notte il giorno si bloccherà. | Un applauso del pubblico pagante lo sottolineerà | e dalla bocca del cannone una canzone suonerà. (da La donna cannone, n. 1)
  • E con le mani, amore, per le mani ti prenderò | e senza dire parole nel mio cuore ti porterò; | e non avrò paura se non sarò bella come dici tu, | ma voleremo in cielo in carne e ossa, non torneremo più. | E senza fame e senza sete | e senza ali e senza rete | voleremo via. (da La donna cannone, n. 1)
  • Così la donna cannone | quell'enorme mistero volò | tutta sola verso un cielo nero nero s'incamminò. | Tutti chiusero gli occhi nell'attimo esatto in cui sparì | altri giurarono e spergiurarono che non erano mai stati lì. (da La donna cannone, n. 1)
  • Mamma, chissà se valeva la pena | fare tanta strada e arrivare qua. | La gente è la solita, non cambia scena: | la stessa che ho lasciato tanto tempo fa. | Hanno fame di soldi, hanno fame d'amore | e corrono a cento all'ora. | I loro figli non somigliano a niente | e l'adolescenza subito li divora. (da La ragazza e la miniera, n. 3)
  • Quando usciamo inciampiamo nelle stelle perché le stelle ormai | quasi non le vediamo più. (da La ragazza e la miniera, n. 3)
  • Menomale che c'è sempre qualcuno che canta e la tristezza ce la fa passare, | se no la nostra vita sarebbe una barchetta in mezzo al mare, | dove tra la ragazza e la miniera apparentemente non c'è confine; | dove la vita è un lavoro a cottimo e il cuore un cespuglio di spine. (da La ragazza e la miniera, n. 3)
  • Voglia di piangere è poco | davanti a tutta questa libertà. (da Canta canta, n. 5)

Scacchi e tarocchi

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Etichetta: RCA Italiana, 1985.

  • La storia siamo noi, nessuno si senta offeso; | siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo. | La storia siamo noi, attenzione!, | nessuno si senta escluso. | La storia siamo noi; | siamo noi queste onde nel mare, | questo rumore che rompe il silenzio, | questo silenzio così duro da masticare. (da La storia, n. 1)
  • Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone: | la storia entra dentro le stanze, le brucia. | La storia dà torto e dà ragione. (da La storia, n. 1)
  • Ed è per questo che la storia dà i brividi: | perché nessuno la può fermare. (da La storia, n. 1)
  • La storia non ha nascondigli, | la storia non passa la mano. | La storia siamo noi, | siamo noi questo piatto di grano. (da La storia, n. 1)
  • Venivano da lontano, avevano occhi e cani, | avevano stellette e guanti | e paura. | Erano tre, erano quattro, | erano più di ventiquattro; erano dieci | o diecimila. | Erano bocca e occhi, scacchi e tarocchi. | Erano occhi e brace, | erano giovani e forti; erano giovani vite | dentro una fornace. (da Scacchi e tarocchi, n. 2)
  • Il deserto è la loro stella, | la loro stella non ha famiglia; | e il futuro per loro non ha mattino, | il loro vino non ha bottiglia. (da I cowboys, n. 3)
  • I cowboys sono animali veloci: | quando ritornano già vanno via. | Le loro strade non hanno incroci, | la loro vita è una ferrovia. (da I cowboys, n. 3)
  • E quando fra i buoni poeti ne trovi uno vero, | è come partire lontano, come viaggiare davvero. (da Poeti per l'estate, n. 5)
  • Non mi ricordo se c'era luna | e né che occhi aveva il ragazzo, | ma mi ricordo quel sapore in gola | e l'odore del mare come uno schiaffo. (da A Pa', n. 6)
  • E voglio vivere come i gigli nei campi, | come gli uccelli nel cielo campare. | E voglio vivere come i gigli nei campi | e sopra i gigli nei campi volare. (da A Pa', n. 6)
  • Sotto le stelle del Messico a trapanar, | nelle miniere di petrolio a dimenticar | e nelle sere quando scende la sera andar | sotto le stelle del Messico a trabajar. (da Sotto le stelle del Messico a trapanar, n. 7)
  • Cadono tutte le stelle, | si spengono una a una | e sembrano caramelle | che si sciolgono nella laguna. (da Miracolo a Venezia, n. 10)
  • Venezia sta sull'acqua | e piano piano muore. (da Miracolo a Venezia, n. 10)
  • Mentre al Lido, davanti al cinema, | pastori ed operai | fanno a gara su quelle gondole | che non avevano preso mai, | e navigano fino all'Africa senza motore, | tanto poi finisce il cinema | e ricomincia il rumore. (da Miracolo a Venezia, n. 10)
  • Venezia: | luogo comune della malinconia. (da Miracolo a Venezia, n. 10)

Terra di nessuno

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Etichetta: CBS, 1987.

  • Non sarà il canto delle sirene | in una notte senza lume | a riportarci sulle nostre tracce, | dove l'oceano risale il fiume, | dove si calmano le onde, | dove si spegne il rumore. (da Il canto delle sirene, n. 1)
  • Non sarà il canto delle sirene | a addormentarci il cuore | quando l'occhio di Ismaele | si affaccia dietro al sole | e nella schiuma della nostra scia | qualcosa appare e scompare. (da Il canto delle sirene, n. 1)
  • Se provi a aprire la finestra, Capatàz, | e coi tuoi occhi guardi fuori, | quante persone che non contano e invece contano | e si stanno contando già. (da Capatàz, n. 3)
  • Se provi a entrare nella mia testa, Capatàz, | e coi miei occhi guardi fuori, | quante persone e quanti cuori, quanti colori | al posto di quel grigio, quante novità. (da Capatàz, n. 3)
  • Ci sta una terra di nessuno | da qualche parte nel cuore, | come un miraggio incastrato | tra la noia e il dolore. (da Pane e castagne, n. 4)
  • Sarà che un giorno si presenta l'inverno e ti piega i ginocchi | e tu ti affacci da dietro quei vetri che sono i tuoi occhi; | e non vedi più niente, più niente ti vede, più niente ti tocca. (da Mimì sarà, n. 6)
  • Come passa quest'acqua di fiume che sembra che è ferma, | ma hai voglia se va. (da Mimì sarà, n. 6)
  • Un uomo che mangia il fuoco | e per scaldarti si fa bruciare, | diventa cenere a poco a poco, | ma non la smette di amare. (da Spalle larghe, n. 7)
  • I matti vanno contenti sull'orlo della normalità, | come stelle cadenti nel mare della tranquillità, | trasportando grandi buste di plastica del peso totale del cuore, | piene di spazzature e di silenzio, piene di freddo e rumore. (da I matti, n. 8)
  • Vecchia ragazza, come va? | Beato chi ti conosceva già, | prima che ti andasse via dagli occhi tutto quel mare. (da Vecchia valigia, n. 9)

Mira Mare 19.4.89

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Etichetta: CBS, 1989.

  • Nessun calcolo ha nessun senso dentro questa paralisi: | gli elementi a disposizione non consentono analisi. | E i professori dell'altro ieri stanno affrettandosi a cambiare altare, | hanno indossato le nuove maschere e ricominciano a respirare. (da Bambini venite parvulos, n. 1)
  • Legalizzare la mafia sarà la regola del Duemila, | sarà il carisma di Mastro Lindo a organizzare la fila | e non dovremo vedere niente che non abbiamo veduto già. (da Bambini venite parvulos, n. 1)
  • Bambini venite parvulos, | vale un occhio il vostro cuore, | mille dollari i vostri occhi, | i vostri occhi senza dolore. (da Bambini venite parvulos, n. 1)
  • Qual è il prezzo, qual è il prezzo, Dr. Dobermann, | il prezzo che va pagato | per le cose che ti secca fare in pubblico, | ma ti rendono bene in privato? (da Dr. Dobermann, n. 3)
  • Se sei buono andrai all'inferno, Dr. Dobermann [...]. (da Dr. Dobermann, n. 3)
  • Vorrei dirtelo in un orecchio | cosa puoi farci con quel sorriso, | con quel sorriso da passaporto | sempre incollato sul viso. | Credi davvero che ti potrà aiutare | se una volta dovessi scegliere da che parte stare? | se una volta dovessi smettere di bluffare? (da Pentathlon, n. 5)
  • E trascorrere ho visto fanciulle | con le guance di pesca, | e pescatori pescare, | usare occhi per esca. (da 300.000.000 di topi, n. 6)
  • Carne di pappagallo | non vogliamo mangiarne più, | signor padrone, signor padrone. (da Carne di pappagallo, n. 8)
  • Il bosco piano piano | si riprende le case. | Sono immobili gli aeroplani | negli aeroporti sotto alla luna. (da Lettera da un cosmodromo messicano, n. 9)

Canzoni d'amore

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Etichetta: Columbia, 1992.

  • Bellamore, Bellamore, | non mi lasciare | tu che non credi ai miracoli, | ma li sai fare. (da Bellamore, n. 1)
  • E non ti convince per niente | il programma che stanno dando, | ma – che strano! – | nessuno lo può più cambiare col telecomando. (da Sangue su sangue, n. 2)
  • Stai dormendo | oppure fai finta anche tu? | Stai sognando | oppure stai pensando anche tu | che siamo chiusi in una scatola nera, stella? | Nessuno ci aprirà. (da Sangue su sangue, n. 2)
  • Dietro a un miraggio c'è sempre un miraggio da considerare, | come del resto alla fine di un viaggio | c'è sempre un viaggio da ricominciare. (da Viaggi & miraggi, n. 3)
  • Quando domani ci accorgeremo | che non ritorna mai più niente, | ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria. (da Viaggi & miraggi, n. 3)
  • Beviamo tutto, sentiamo il gusto | del fondo del bicchiere [...]. (da Viaggi & miraggi, n. 3)
  • E andiamo a Genova coi suoi svincoli micidiali. (da Viaggi & miraggi, n. 3)
  • E se non fosse per sentirmi vivo, adesso, io nemmeno probabilmente | starei cantando. (da Chi ruba nei supermercati?, n. 4)
  • Tu da che parte stai? | Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati | o di chi li ha costruiti | rubando? (da Chi ruba nei supermercati?, n. 4)
  • Tu cosa credi, bello? di sapere veramente il prezzo e il nome, il nome e il prezzo | che ti stanno dando? (da Chi ruba nei supermercati?, n. 4)
  • Ma se non fosse per sentirti vivo, adesso, io nemmeno per tutto l'oro del mondo | starei gridando. (da Chi ruba nei supermercati?, n. 4)
  • Io da qui vedo il cielo inchiodato alla terra | e la terra attraversata da gente di malaffare; | e vedo i ladri vantarsi e gli innocenti tremare, | vedo i ladri vantarsi e gli innocenti | tremare. (da Tutto più chiaro che qui, n. 5)
  • Io da qui vedo uomini caduti per terra | e nessuno fermarsi a guardare; | e gli innocenti confondersi e gli assassini ballare, | e gli innocenti corrompersi e gli assassini | brindare. (da Tutto più chiaro che qui, n. 5)
  • Tu sei seduto nel buio, | io lavoro nella luce. | Tu sei seduto in silenzio, | io vivo con la mia voce. (da Vecchi amici, n. 7)
  • Mi fa paura il silenzio, | ma non sopporto il rumore. (da Povero me[10], n. 8)
  • Ma prima di aver finito | faremo un buco nell'infinito | e accetteremo l'invito a cena | dell'Uomo Ragno. (da La ballata dell'Uomo Ragno, n. 9)
  • L'avevi creduto davvero | che avremmo parlato esperanto? | L'avevi creduto davvero | o lo avevi sperato soltanto? (da Rumore di niente, n. 11)
  • Babbo, c'è un assassino: | non lo fare bussare. | Babbo, c'è un indovino: | non lo fare parlare. | Babbo, c'è un imbianchino | vestito di nuovo, | c'è la pelle di un vecchio serpente | appena uscita da un uovo | e c'è un forte rumore di niente. (da Rumore di niente, n. 11)

Prendere e lasciare

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Etichetta: Columbia, 1996.

  • Due buoni compagni di viaggio | non dovrebbero lasciarsi mai. | Potranno scegliere imbarchi diversi, | saranno sempre due marinai. (da Compagni di viaggio, n. 1)
  • Oppure chiusi dentro un'automobile | fanno buchi nella notte | fino a vederla passare e scoppiare | nelle braccia rotte. (da Tutti hanno un cuore, n. 3)
  • Alcuni hanno una musica nella testa, | ma non gli piacciono le parole. | Tutta la vita una musica in testa | in cerca d'autore. (da Tutti hanno un cuore, n. 3)
  • E intanto milioni di rose rifluivano sul bagnasciuga | e chissà se si può capire | che milioni di rose non profumano mica | se non sono i tuoi fiori a fiorire, | se i tuoi occhi non mi fanno più dormire. (da Un guanto, n. 4)
  • Il guanto era volato più alto della luna, | il guanto era volato più leggero di una piuma | oltre al luogo e all'azione e al tempo consentito | e all'amore e alle sue pene. | Il guanto si era già posato in quel quadro infinito | dove Psiche e Cupido governano insieme, | dove Psiche e Cupido sorridono insieme. (da Un guanto, n. 4)
  • E perfino l'amore è più bello a livello di jazz | e la pioggia è più tiepida sotto l'ombrello del jazz. (da Jazz, n. 5)
  • Ecco l'Agnello di Dio | all'uscita della scuola: | ha gli occhi come due monete, | il sorriso come una tagliola. | Ti dice che cosa ti costa, | ti dice che cosa ti piace; | prima ancora della tua risposta | ti dà un segno di pace. (da L'Agnello di Dio, n. 6)
  • Se un mattino tu verrai | fino in cima alle montagne | troverai una stella alpina | che è fiorita sul mio sangue. (da Stelutis alpinis[11], n. 7)
  • Sulla testa avrò un cappello di tre punte | ed un occhio luminoso proprio al centro della fronte. (da Fine di un killer, n. 10)
  • Quando il fuoco avrà squagliato, avrà squagliato le mie scarpe | e la pioggia avrà lavato, avrà lavato le mie colpe, | non potrà più mozzicarmi né la cagna né la volpe, | non potrà più farmi male né la vita né la morte, | né la morte col sorriso né la vita colla falce. (da Fine di un killer, n. 10)
  • Lo vedi, siamo come cani | senza collare. (da Battere e levare, n. 11)
  • E tu lo sai che io lo so | e quello che non so lo so cantare. (da Battere e levare, n. 11)
  • Vedo cadere questa stella e non so più | cosa desiderare. | Lo vedi, siamo come cani | di fronte al mare. (da Battere e levare, n. 11)

Amore nel pomeriggio

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Etichetta: Columbia, 2001, prodotto da Guido Guglielminetti.

  • Socrate grida domande per strada | e il Beato Angelico dipinge muri di periferia. (da L'aggettivo "mitico", n. 1)
  • Non c'è nessun perdono in tutta questa pietà. (da Natale di seconda mano, n. 5)
  • E sono entrato in un portone e dentro un grande ascensore | e mi hanno fatto domande sulla mia vita interiore | ed in qualcuna delle mie risposte c'era il tuo nome. (da Caldo e scuro, n. 10)
  • Ho imparato che l'amore insegna, ma non si fa imparare. (da Caldo e scuro, n. 10)
  • Pioggia e sole | cambiano | la faccia alle persone | fanno il diavolo a quattro nel cuore e passano | e tornano | ma non la smettono mai. (da Sempre e per sempre, n. 11)
  • Sempre e per sempre tu | ricordati | ovunque sei | se mi cercherai | sempre e per sempre | dalla stessa parte mi troverai. (da Sempre e per sempre, n. 11)
  • Ho visto gente andare, | perdersi e tornare, | e perdersi ancora. | E tendere la mano a mani vuote. | E con le stesse scarpe camminare | per diverse strade | o con diverse scarpe | su una strada sola. (da Sempre e per sempre, n. 11)
  • Tu non credere | se qualcuno ti dirà | che non sono più lo stesso ormai. | Pioggia e sole abbaiano e mordono, | ma lasciano, | lasciano il tempo che trovano. | E il vero amore può | nascondersi, | confondersi, | ma non può perdersi mai. | Sempre e per sempre | dalla stessa parte mi troverai. (da Sempre e per sempre, n. 11)

Etichetta: Caravan, 2005, prodotto da Guido Guglielminetti.

  • Ognuno è fabbro della sua sconfitta, | ognuno merita il suo destino, | chiudi gli occhi e vai in Africa, Celestino! (da Vai in Africa, Celestino!, n. 1)
  • [...] e allora sognò Atene | sotto una nevicata. (da Gambadilegno a Parigi, n. 3)
  • Dottoressa chiamata Aprile | che conosci l'inferno | portami via da questo inverno, | portami via da qua. (da Gambadilegno a Parigi, n. 3)
  • E sotto gli occhi della Fraternità | la Libertà con un chiodo tortura la Democrazia. (da Tempo reale, n. 4)
  • Paese di terra, terra di fumo, | paese di figli di donne di strada. | E dove se rubi non muore nessuno, | e dove il crimine paga. | C'è un segno di gesso per terra | e la gente che sta a guardare | Qualcuno che accusa qualcuno, | però lo ha visto solamente passare. | E nessuno ricorda la faccia del boia, | è un ricordo spiacevole. | E resta soltanto quel segno di gesso per terra | però non c'è nessun colpevole. (da Tempo reale, n. 4)
  • Paese di terra, terra di sale | e valle senza più lacrime. | Giardino d'Europa, stella e stivale, | papaveri e vipere e papere. | Dov'è finita la tua dolcezza famosa tanto tempo fa, | è chiusa a chiave dentro la tristezza | dei buchi neri delle tue città. | E chissà se davvero esisteva una volta | o se era una favola o se tornerà | e però se potessi rinascere ancora, | preferirei non rinascere qua. (da Tempo reale, n. 4)
  • Poi d'improvviso tutti gli anni per terra | come i capelli dal barbiere; | come la vita che non risponde, | il tempo fa il suo dovere. (da Parole a memoria, n. 5)
  • Quando tu indicavi il cielo | mentre io guardavo il dito. (da La testa nel secchio, n. 6)
  • Se ho scommesso, se ho pagato, | se ho promesso ed ho tradito, | quante volte ho confessato | senza essermi pentito. (da La testa nel secchio, n. 6)

Calypsos

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Etichetta: Caravan, 2006, prodotto da Guido Guglielminetti.

  • Si gioca per vincere | e chi vince è perduto. (da Cardiologia, n. 1)
  • Ma guarda la gente che salti mortali che fa | e quanti nani sui trampoli [...]. (da La linea della vita, n. 2)
  • [...] la vita... Questa scatola vuota, | quest'anima nuda, questa retta finita, | quest'acqua che corre veloce in salita, | quest'anima forte e ferita [...]. (da La linea della vita, n. 2)
  • Per salvarti la vita non ci stare a pensare, | chiuditi bene la porta alle spalle e butta la chiave, | guarda dritto negli occhi l'amore che stai per lasciare | e abbandona la scena, abbandona la nave. (da Mayday, n. 6)
  • E guarda l'amore che non ha commenti da fare, | l'amore comunque che non ha paura del mare da attraversare. (da L'amore comunque, n. 8)

Per brevità chiamato artista

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Francesco De Gregori nel 2008, anno di uscita di Per brevità chiamato artista

Etichetta: Caravan, 2008, prodotto da Guido Guglielminetti e Francesco De Gregori.

  • Doppio come l'innocenza, se fosse Abele sarebbe Caino, | antidoto senza veleno e alibi senza assassino. | Perdonami se sto lontano e cercami vicino. (da Per brevità chiamato artista, n. 1)
  • La vita è come un gioco da vivere perdutamente, | a volte vinci il primo premio | e poi ti accorgi che non serve a niente. (da Finestre rotte, n. 2)
  • C'è gente senza cuore in giro per la città, | alcuni bruciano persone e cose | solo per vedere che effetto fa. (da Finestre rotte, n. 2)
  • Ci sono posti dove sono stato, | mi ci volevano inchiodare | ai loro anni ciechi e sordi, | ai loro amori raccontati male, | a una canzone di quattro accordi, | ad una stupida cantilena. (da Celebrazione, n. 3)

Sulla strada

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Etichetta: Caravan/Edel music, 2012, prodotto da Guido Guglielminetti.

  • Sono solo un operaio | lungo la massicciata, | il mio pane sa di polvere, | la mia acqua è salata, | io lavoro per la ruggine | e respiro il carbone, | costruisco per niente | e non ne vedo la fine. (da Passo d'uomo, n. 2)
  • Van le troie illuminando, | il cammino sgangherato | del sergente innamorato | che di notte se ne va... (da Belle Époque, n. 3)
  • Che posso farci se mi fai sognare, | chissà se sogni anche tu. (da Showtime, n. 5)
  • Abbiamo preso la campagna, | abbiamo perso la città, | abbiamo preso l'innocenza | ma abbiam perso la pietà. | Per essere partiti chi ci ringrazierà, | per essere tornati chi ci saluterà, | per essere partiti chi ci ricorderà, | per esserci salvati chi ci perdonerà. (da La guerra, n. 6)
  • E ripensa il soldatino | al suo rancio disgraziato, | all'odore della notte | e del sangue che ha versato. | Quella volta che la morte | gli è passata proprio accanto, | l'ha guardato di traverso | e se n'è andata zoppicando. (da La guerra, n. 6)
  • Se credi di conoscermi | non è un problema mio. (da Guarda che non sono io, n. 7)
  • Guarda che non sto scherzando. | Guarda come sta piovendo. | Guarda che ti stai bagnando, | guarda che ti stai sbagliando. | Guarda che non sono io. (da Guarda che non sono io, n. 7)
  • Oggi è un giorno perfetto per volare | per staccare l'ombra da questo cortile. (da Ragazza del '95, n. 8)
  • Oggi è un giorno perfetto per volare, | oggi credo che il futuro sia un dovere, | il Ministero della Speranza | ha detto che si può sperare. | Oggi è un giorno perfetto per volare, | oggi è un giorno che c'è tutto da capire. (da Ragazza del '95, n. 8)
  • L'amore è mascalzone, | viaggia contromano, | parcheggia sempre dove vuole, | fa vedere la lingua, | parla con la bocca piena, | si presenta così, senza un invito | proprio in mezzo alla cena. (da Falso movimento, n. 9)
  • Vallo a spiegare... L'amore | non si spiega, | muove le mani in fretta, | rovescia il sale e non fa una piega. (da Falso movimento, n. 9)
  • Come sono contento, | fuori si sente il mare, | anche se è tutto scuro e non si può vedere. (da Falso movimento, n. 9)
  • Tu mi guardi negli occhi, | io non so dove guardarti. | Stasera sono un libro aperto, | puoi leggermi fino a a tardi. (da Falso movimento, n. 9)

Citazioni su Francesco De Gregori

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  • E spararono al cantautore | in una notte di gioventù, | gli spararono per amore, | per non farlo cantare più. | Gli spararono perché era bello | ricordarselo com'era prima | alternativo, autoridotto | fuori dall'ottica del sistema. (Roberto Vecchioni)
  • Francesco forse non se lo aspettava | vedeva intorno a sé solo ragazzi come lui | gli dicono "Compagno sei in errore | la tua avventura adesso si conclude | noi invece andiamo avanti e non ci fermeremo mai." (Edoardo Bennato)
  • Giovane e bello, divo e poeta[12], | con un principio d'intossicazione aziendale, | fatturato lordo e la classifica che sale, | il resto lo trova naïf. (Rino Gaetano)
  • Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra | e un pianoforte sulla spalla. (Antonello Venditti)
  • Se io sono il liceo classico lui è l'università. (Fabrizio De André)

Collaborazioni

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  1. Dalla rassegna Una casa per Rino del 2002; citato in Enrico Deregibus, Rino Gaetano, cinque giorni da ricordare, Kataweb Musica, 9 settembre 2002.
  2. Da una nota nel disco Amore nel pomeriggio (2001); citato in Viadelcampo.com.
  3. a b Citato in Luca Valtorta, Chi è davvero Francesco De Gregori?, la Repubblica, 4 aprile 2021.
  4. Citato in Cesare G. Romana, Amico fragile. Fabrizio De André, Sperling & Kupfer, 1999, p. 99.
  5. Da una nota nel disco Il bandito e il campione (1993); citato in Iltitanic.com.
  6. a b Dall'intervista di Ernesto Assante in occasione di Medimex 2013; citato in Massimo Longoni, Francesco De Gregori: "La musica è un lavoro e il suo mondo va tutelato", TGcom24, 8 dicembre 2013.
  7. Dì nella fonte.
  8. «Ancora adesso che bestemmio e bevo vino | per i ladri e le puttane sono Gesù Bambino» è la strofa di 4 marzo 1943 che fu censurata in occasione della partecipazione al Festival di Sanremo di Lucio Dalla.
  9. a b c Testo di Francesco De Gregori ed Edoardo De Angelis.
  10. Testo di Francesco De Gregori e Mimmo Locasciulli.
  11. Testo originale in friulano di Arturo Zardini, traduzione in italiano di Francesco De Gregori.
  12. Rino in questi versi tratti dalla canzone La zappa... il tridente, il rastrello, la forca, l'aratro, il falcetto, il crivello, la vanga..., si riferisce a quando De Gregori fu duramente contestato al Palalido di Milano nel 1976 da alcuni ragazzi appartenenti a collettivi politici studenteschi per aver frequentato alberghi lussuosi e soprattutto per aver strumentalizzato i temi cari alla "sinistra" per arricchirsi.

Filmografia

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Altri progetti

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