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Francesco Dall'Ongaro

poeta, drammaturgo e librettista italiano

Citazioni di Francesco Dall'OngaroModifica

  • C'era una volta un re e una regina, | che al sol vederli passava la fame. | Viveano a starne, vestivan di trina, | per la felicità del lor reame. | Quando la gente non avea farina, | lo re diceva: mangiate pollame. (da C'era una volta)
  • E la bandiera di tre colori | sempre è stata la più bella: | noi vogliamo sempre quella, | noi vogliam la libertà! (da La bandiera tricolore)
  • Giammai, signore è una parola snella: | un dì la nota e l'altro la cancella. | E c'è un proverbio nel nostro idioma: | tutte le vie ponno condurre a Roma. | E in onta al Chassepot che fa prodigi, | tutte le vie conducono a Parigi. (citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 350)
  • Tutti uniti in un sol patto, | stretti intorno alla bandiera, | griderem mattina e sera: | viva, viva i tre color! (da La bandiera tricolore)
  • Vo' colle trecce delle livornesi | farmi le materasse e gli origlieri. (da Maria Antonia, citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 249)

Del teatro drammatico contemporaneoModifica

  • Ho sempre creduto e credo che la prima condizione al prosperare dell'arte come all'aumento d'ogni ricchezza, sia la libera concorrenza.
  • Lasciando ai giudici competenti la grande questione, io mi contenlo di dire che Dumas figlio è quello che divise finora collo Scribe il regno della commedia. Questi due sono i due astri maggiori, intorno ai quali si aggirano pianeti e satelliti che possono a loro tempo brillare di maggior luce e tenere il campo con gloria più duratura.
  • Le commedie di Alessandro Dumas hanno un merito vero ed incontrastabile, ed è quello di dipingere una fase dei costumi contemporanei che lo Scribe non aveva osato toccare: il regno del demi-monde a Parigi. Scribe come ho già detto aveva scoperto il Dio Milione; il Dumas ne usa a dovizia, e gli ha innalzato un altare speciale nella Question d'argent, ma non ha scoperto se non la Dama dalle Camelie, o per dir meglio non l'ha scoperta, ma l'ha tradotta dinanzi al pubblico, aprendo la discussione sui suoi meriti e demeriti rispettivi.
  • Modena è un capo scuola.
    Che sopra tutti come aquila vola.
    Egli non ha mestieri di andare a Parigi per essere salutato il primo attore vivente d'Europa.
  • Né le parodie dello Shakespeare, né il Fausto di Goethe sacrilegamente manomesso bastarono a vincere l'apatia dell'epoca nostra. La fonte delle lagrime è isterilita: vogliamo ridere. Dateci la commedia sociale: che c'importa de' nostri antenati. Ponete sulla scena il mondo attuale, fate la nostra caricatura, e verremo a riscontrarne la verità.
    A questo appello rispose, dopo tanti altri, lo Scribe, e la commedia regna con lui.
  • Non si regna per trenta e più anni su tutti i teatri d'Europa senza un perché ; e se fosse dato allo Scribe di esigere un solo scudo per ogni recita delle sue cose in Italia, egli raddoppierebbe la sua fortuna, che è molto rispettabile. Lo Scribe non ha certamente inventato la commedia nella patria di Molière e di Beaumarchais, ma l'ha mantenuta in onore durante la momentanea e violenta irruzione del dramma, e la breve risurrezione della tragedia che si denomina classica. Al patrimonio già ragguardevole e imperituro dei suoi predecessori, egli aggiunse parecchi tipi, parecchi «caratteri, parecchie combinazioni sceniche di grande effetto. Egli inventò un nuovo deus in machina, il Dio Milione che interviene in quasi tutte le sue commedie, e ne rende cosi verosimile l'intreccio e la soluzione.
  • Quando i municipii italiani avranno contribuito all'indipendenza della patria comune, offerendo a Garibaldi le armi necessarie a fondarla e a difenderla, farò una circolare ai medesimi perché acquistino o costruiscano un teatro del popolo, che divenga nello stesso tempo una istituzione sociale, una scuola del bello, e una fonte d'onesto diletto.
  • Senza avere un merito letterario più ragguardevole, l'autore della Dama dalle Camelie, e del Demi-monde ha già conquistato il difficile privilegio di partorire ogni due anni una commedia che si aspetta con ansietà, si ascolta con attenzione e si applaudisce a contanti ; cioè si replica sopra le scene del Gymnase un centinajo di volte e anche più.
    Alexandre Dumas (figlio), non è prodigo come il padre. Le commedie di lui che restano sulla scena sono quattro o cinque, comprese quelle che ho nominate. Egli non ispreca l'ingegno, né l'arte. Dopo aver trovato una favola, la quale è sovente una storia vera, egli studia un intreccio ragionevole, e raggranella nelle conversazioni una mezza dozzina di arguzie delle quali condisce il suo dialogo. Queste arguzie sono comunicate opportunamente agli amici, e preparano a poco a poco il successo della commedia.
  • [A Guglielo Stefani] Unificata l'Italia, o almeno gran parte della medesima, si andrà formando insensibilmente un centro comune a cui fluiranno interessi e persone. Se codesto centro fosse nel medesimo tempo la capitale politica e letteraria d'Italia, com'è Parigi rispetto alla Francia, non ti sarebbe forse difficile porre ad esecuzione il tuo vagheggiato progetto. Fammi di Firenze o di Roma il Washington dell'Italia, ed io ti concedo di far contribuire tutta la penisola all'erezione di un teatro modello.
  • Vorrei che ogni città d'Italia avesse un teatro comunale, libero da ogni servitù, proprietà non di privati, ma pubblica. Il municipio lo amministra e dirige per modo che possa concederlo gratuitamente per buona parte dell'anno ad una o più compagnie che presentino certe guarentigie ed accettino certi patti.

Incipit di RaccontiModifica

La Donna bianca dei CollaltoModifica

Gli uomini più saputi e più accorti del nostro tempo, udendo parlare di leggende, di tradizioni, d'apparizioni, si contentano di sorridere, e danno dei semplici, per non dir altro, ai nostri nonni che vi prestavano tanta fede.

I complimenti di CeppoModifica

Chi non abbia vissuto alcun tempo in una piccola città di provincia, non può dire di avere conosciuto intimamente nè il mondo nè l'uomo.

I due castelli in ariaModifica

Matilde, quando io la vidi la prima volta, poteva avere tutt'al più sedici anni. Ella era l'unica figlia del conte Rinaldo di Susans, una delle più ricche e nobili case della provincia.

Il Diritto e il TortoModifica

Questi due nomi, o meglio le due idee, i due giudicii che esprimono, si alternano, si intrecciano, si confondono nel mondo morale, come il filo bianco e il nero in que' tessuti misti che sono il più volgare indumento degli uomini che vestono panni.

Il berretto di pel di lupoModifica

Il mare che varia in cento guise la costa occidentale dell'Istria, ora lambendone le sponde selvose, ora addentrandosi con seni profondi: qui largo e diffuso, là frastagliato da isolette e da scogli verdi d'ulivi e di mirti, a poche miglia dalla rada di Trieste circonda Capo d'Istria come di due braccia amorose, e ne farebbe un'isola se la mano degli uomini non l'avesse qua e là congiunta alla terra.

La valle di ResiaModifica

Io rivedeva la mia diletta penisola dopo dieci anni di vario pellegrinaggio. Ad ognuno che abbia cuore credo inutile il dire s'io la ritrovassi più bella. A quelli che non hanno patria, a quelli che amano tutto ciò ch'è straniero, per ciò solamente ch'è straniero; a quelli che s'attaccano senza discernimento all'ultima cosa che veggono, solamente perché è l'ultima; a tutti gli uomini, dico, che appartengono a codeste tre classi, io non dirigo per ora le mie parole.

Istoria di una casaModifica

Io non corro la città in una superba carrozza magnificando ai nobili malati e alle isteriche dame i misteri della omeopatia, o consigliando loro le terme degli Euganei, le acque di Recoaro o di Biarriz.

La giardiniera delle male erbeModifica

Chi di voi, cari amici, non è stato testimonio d'alcuno di quegli atti di spensierata crudeltà onde i fanciulli sogliono aggravar la disgrazia di un loro compagno maltrattato dalla sorte o dalla natura?

La fidanzata del MontenegroModifica

Ho conosciuto, non sono molti anni, a Trieste questo singolar personaggio. Principe e vescovo della montagna nera, riuniva in sè i due poteri, spirituale e civile della repubblica; e com'era il miglior tiratore del paese, e viaggiava armato come un aiduco, si potrebbe dire senza esagerazione che cumulava cogli altri il poter militare. Giammai capo d'uno Stato fu più assoluto e più compiuto di lui.

GentilinaModifica

I colli Euganei, che sono un vero paradiso della Venezia, ritornano sovente alla mia memoria coll'amara dolcezza di un frutto vietato, di un Eden conteso ai miei passi.

FannyModifica

Or son vent'anni, viveva in una città d'Italia una bella ragazza chiamata Francesca, o piuttosto com'ella voleva, Fanny. Il nome di Francesca le pareva così prosaico, così lungo, così insignificante! Ebbe vaghezza di mutargli terminazione e si fe' chiamare Fanny.

Il palazzo de' DiavoliModifica

Sopra una delle porte di Siena sta scolpita questa bella iscrizione:
COR MAGIS TIBI SENA PANDIT
ch'io tradurrei a chi non sa di latino:
Più largo t'apre il cor l'ospite Siena.

Un viaggetto nuzialeModifica

— S'io fossi in voi, mia cara Claudina, vorrei proprio abbandonarne il pensiero....
— Oibò, signorino! Ponetevi in mente una cosa: io non cambio punto la mia risoluzione una volta presa. Appena sposati, in vapore, e via subito, lasciando la terra a chi l'ama.

L'ora degli SpiritiModifica

Aveva un bel frugarmi in tutte le tasche: la mia chiave non c'era. O l'avevo lasciata a casa, o l'avevo perduta per via.

BibliografiaModifica

  • Francesco Dall'Ongaro, Del teatro drammatico contemporaneo, Rivista contemporanea, Volume 22, Unione Tipografico Editrice, Torino, 1860.
  • Francesco Dall'Ongaro, Racconti, Le Monnier, 1869.

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