Enrico Thovez

critico letterario e poeta italiano

Enrico Thovez (1869 – 1925), critico letterario e poeta italiano.

Enrico Thovez

Il filo d'AriannaModifica

  • V'è in Italia un nuovo dogma: il dogma di una nuova immacolata concezione; e l'immacolata concezione è l'Estetica di Benedetto Croce. (Il dogma crociano, p. 25)
  • La storia del pensiero umano ci dice quanto sia difficile la teorica dei fatti umani: psicologici, artistici, politici, economici, sociali. Ogni teoria è cacciata dalla successiva; e quello che pareva un sole di verità agli uni, si rivela agli altri un lumicino che si spegne con un soffio. Immutati restano soltanto i fatti, e non è mai di troppo scrutarli insaziabilmente prima di accingersi a costruirvi sopra il ragionamento astratto, perché può accadere che crolli per mancanza di solide fondamenta. (Il dogma crociano, p. 26)
  • Il Patrizi si è vôlto alle arti figurative, e principalmente ai pittori, ed in una serie di saggi studia la sensazione auditiva nei pittori, la sensibilità tattile e muscolare. le sensazioni del gusto, dell'olfatto, il tono interiore allegro o malinconico dell'artista, l'influenza delle anomalie dell'occhio fisiologico nella visione della forma e del colore, il senso del moto e dell'azione, l'emotività e i sentimenti.
    Basta enunciare il titolo di questi capitoli per mettere in luce la parzialità di questa analisi, perché accanto a questi elementi fisici e psicologici si riflettono nell'opera d'arte infiniti altri elementi di enorme importanza, quali per esempio l'educazione, la scuola, l'imitazione, la moda, il clima storico. (Il problema del genio, p. 45)
  • Egli [il Patrizi] vede, per esempio, che nei quadri del Fontanesi, le foglie sono immobili, i tronchi non si torcono al vento, le acque tacciono, e ne trae la conseguenza che nel Fontanesi era scarsa la facoltà auditiva, che sarebbe invece profonda in Salvator Rosa, il quale dipinse scene di natura agitata. Ma se il Patrizi avesse saputo che il Fontanesi aveva cominciato a dipingere a Reggio scene di natura sconvolta, nello stile di Salvator Rosa, e a Ginevra scene di romanticismo alpestre in quello del Calame, avrebbe probabilmente capito che quella natura apparentemente morta non era che il riflesso della nuova tendenza paesistica che cercava una natura riposata per reazione alla natura teatrale ed ossianesca dei predecessori. (Il problema del genio, pp. 47-48)
  • Mezzo secolo di esperienza ha dimostrato ad usura l'infecondità della formola wagneriana, se anche troppi autori musicali italiani trovino più comodo far orecchio da mercante. Non si cammina sulle orme di un Wagner più che non si cammini su quelle di un Dante o di un Michelangelo. Cioè non ci possono saltellar dentro che le scimmie. La fecondità del genio ha questa prerogativa: di rendere sterili le proprie formole, per la semplice ragione che ne ha recato all'estremo limite le interne energie di svolgimento. (L'eredità di Bayreuth, pp. 98-99)
  • [...] vien da chiedersi se questo spagnuolo [Jusepe de Ribera] fatto italiano (del quale è vezzo oggi parlare con qualche noncuranza forse non per altro che perché è colui che ebbe finora maggior fama) non sia per avventura il più grande fra gli eredi del Caravaggio; né pare che fosse poi così cieca la critica dei secoli scorsi che fra tutti lo scelse a rappresentare quella scuola. (Il Seicento italiano, p. 267)
  • È un peccato che il prof. Mariano Patrizi, tenace assertore di una critica d'arte fondata sull'esame dei caratteri somatici e psichici degli autori, invece di indagare i caratteri della delinquenza nella pittura del Caravaggio[1], non prenda in esame queste pitture: scoprirebbe nel pittore un intero trattato di patologia, ma, forse, sarebbe una illusione, perché questa gente è capace, fra sei mesi di dipingere in modo opposto. (I mostri, p. 323)

Incipit di Il pastore, il gregge e la zampognaModifica

Quando sul limitare della fanciullezza il fantasma ridente della Poesia uscì dai veli dell'incomposto tumulto dell'essere che si affacciava bramoso alla vita, inconscio ancora della natura del proprio ardore e dei mezzi di estrinsecare la piena irrompente dell'affetto e della meraviglia, novità grandi e misteriose erano avvenute nella repubblica letteraria italiana. Gli antichi dèi erano stati sbandeggiati ed i nuovi non avevano ancora ottenuto l'exequatur dalle autorità costituite.

Citazioni su Enrico ThovezModifica

  • Enrico Thovez passa per essere critico. Ma probabilmente egli non è fiero d'una fama venuta tardi, e proprio con l'appellativo, che aveva preso a odiare, quando, ancora giovanissimo, gli avevano stroncato quel Poema dell'adolescenza, ch'egli sperava dovesse iniziare tutta una sua serie di opere poetiche, anzi tutto un nuovo periodo della lirica italiana. Senonché pochi conoscono questo poema, mentre tutti hanno letto il Pastore, il gregge e la zampogna (1909), e i numerosi articoli di Simplicissimus, raccolti in Mimi dei moderni. E d'altra parte l'atteggiamento spirituale di questo singolare scrittore è appunto critico, nulla o ben poco salvandosi dalla sua mordace ironia, dal suo attacco aperto e violento. (Luigi Tonelli)

NoteModifica

  1. M.L. Patrizi, Un pittore criminale. Michelangelo da Caravaggio, 1569-1609. Critica e biografia psicologica, [s.n], [s.d].

BibliografiaModifica

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