Enrico Panzacchi

poeta, critico d'arte e critico musicale italiano
Enrico Panzacchi a trentadue anni

Enrico Panzacchi (1840 – 1904), poeta, critico d'arte e critico musicale italiano.

In alto mareModifica

  • È sdrucito il navil: l'ira del fiotto | tregua non ha, || ecco ... l'ultima antenna il vento ha rotto: | Signor, pietà!
  • Fugge dai petti l'ultima speranza: | la morte è qua. || Non un'ombra di vela in lontananza... | Signor, pietà!

Lyrica. Romanze e canzoniModifica

  • Corre intanto il seren per l'universa | calma notturna e pochi o niuno il sa: | così l'urna sovente inclina e versa | silenziosa la Felicità. (da Serenitas, vv. 13-16)
  • Povera Lena mia, tutte le sere | penso: qui vidi il fèretro passar. | Gridava un prete: – Lesti, il miserere! – | E il medico: – Ha cessato di penar! – || [...] || Parmi ancor di vederli; i lumi in seno | al denso buio scomparian laggiù. | Mormoravan le labbra: – Una di meno! – | Ma il mio cor dentro: – Un angelo di più! (da Sull'uscio, vv. 1-4 e 9-12)
  • Mentre la fiamma crepita, | Ghita, che resta a fare? | Stringiamci al focolare | e amiamo, amiamo... amiam! (da Amore e neve, vv. 13-16)
  • Dal fresco rezzo della stanza mia | veggo laggiù brillar nitidamente | l'asciutta rena e i sassi del torrente, | che un limpido fil d'acqua al fiume invia: || rompe il verde del pian la bianca via | che s'allontana tortüosamente; | presso la siepe, al sol, dorme un pezzente | del suo magro cagnuolo in compagnia. (da Meriggio, 1-8)

Morti e viventiModifica

  • Ora io vi domando: questa teoria, che è poi il caposaldo di tutta la poetica di Teodoro di Banville, consistente nell'attribuire ad una parola, solo perché ha ufficio di rimare il verso, una forza di rappresentazione così autonoma e così invadente e un valore di evocazione tanto grande che tutto il resto rimane poco più di un'ombra o di un riempitivo, non dà anche a voi, come dà a me, il sospetto che essa sia il primo nocciolo intorno al quale s'incrostano poi di mano in mano tutte le forme del simbolismo letterario? (p. 90)
  • Poiché il loro principio fondamentale, se è dato di afferrarlo netto e intero entro il balenio dei loro versi e nel vago crepuscolo della loro prosa ondeggiante, si ridurrebbe in sostanza a questo: le parole e le frasi del linguaggio oltre i loro significati oggettivi e noti all'universale, hanno per chi possegga uno squisito senso artistico, un valore di impressione e di associazione ideale e fantastica tutto proprio del loro organismo fonetico e della loro stessa configurazione grafica. Il poeta che arrivi, per singolare privilegio della sua natura, a intuire questo significato "simbolico" della Parola e acquisti l'abilità di maneggiarla efficacemente, è assunto, per questo, al piccolo e glorioso sodalizio dei Simbolisti. (p. 91)
  • Le parole dunque, solo e sempre le parole. Il famoso dispregio d'Amleto diventa il grande vessillo di battaglia: "Words! Words! Words!"
    E la Parola è studiata dai Simbolisti in tutti i suoi più minuti elementi di eccitamento sensorio e fantastico, in tutte le sue più recondite prerogative di sensazione musicale. Fin qui potremmo avere soltanto la esagerazione d'una verità antica e nota a tutti; ma vi è dell'altro. I vocaboli, per costoro, oltre che suoni, hanno colori, odori, gesti e fisionomie come dei corpi solidi erranti nello spazio e delle figure d'animali viventi. (p. 92)
  • Ernesto Masi è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto [Carlo Goldoni]; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui[1] lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. (p. 113)

Citazioni su Enrico PanzacchiModifica

  • Poeta melico per eccellenza, egli fu per un certo tempo il poeta di tutti i romanzieri e questo genere d'arte che rispondeva intimamente al suo sentimento di melico, fu sempre la nota dominante di tutta la sua poesia (Ernesto Lamma)

NoteModifica

  1. Scelta di commedie di Carlo Goldoni, con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.

BibliografiaModifica

  • Enrico Panzacchi, In alto mare, in Liriche, Edizioni Zanichelli.
  • Enrico Panzacchi, Lyrica. Romanze e canzoni, Zanichelli, Bologna 1877.
  • Enrico Panzacchi, Morti e viventi, Cav. Niccolò Giannotta editore, Catania, 1898.

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