Ranieri de' Calzabigi

poeta e librettista italiano

Ranieri Simone Francesco Maria de Calzabigi (1714 – 1795), poeta e librettista d'opera italiano.

Citazioni di Ranieri de' Calzabigi

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  • Io non sono un musicista, ma ho molto studiato la declamazione. Mi si accorda il talento di recitare assai bene i versi, e specialmente i miei. Venticinque anni or sono, mi venne fatto di pensare che la sola musica conveniente alla poesia drammatica e, soprattutto, all'aria e al dialogo che noi chiamiamo d'azione, sia quella che maggiormente s'accosta alla declamazione naturale, animata, energica; che la declamazione non è essa stessa che una musica imperfetta; che noi potremmo notarla quale essa è, solo quando avessimo escogitato un numero di segni bastevole ad esprimere tanti toni, tante inflessioni, tanti elevamenti, abbassamenti e sfumature d'una verietà pressocché infinita, quanti sono quelli che la voce assume declamando... Io giunsi a Vienna nel 1761 tutto preso da quest'idea. L'anno seguente, Sua Eccellenza il conte Durazzo, allora direttore degli spettacoli della Corte imperiale, ed oggi suo ambasciatore a Venezia, al quale avevo letto il mio Orfeo, mi sollecitò a darlo in teatro. Io vi acconsentii, a condizione che la musica sarebbe stata scritta a mio piacimento, al quale scopo egli mi indirizzò a Gluck, che – mi disse – si presterebbe a tutto. Io gli lessi il mio Orfeo e, declamandogliene ripetutamente alcuni brani, gli indicai le sfumature che mettevo nella mia declamazione, le sospensioni, i rallentamenti, le accelerazioni, i suoni della voce talvolta forzati, tal'altra fievoli e sommessi, di cui intendevo ch'egli si valesse nella composizione. Lo pregai, al tempo stesso, do abolire i passaggi, le cadenze, i ritornelli e tutto quanto si è introdotto di gotico, di barbaro, di stravagante nella nostra musica. Gluck adottò le mie vedute. (citato in Clemente Fusero, Mozart)

Citazioni su Ranieri de' Calzabigi

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  • [Al tempo della prima rappresentazione di Orfeo ed Euridice, il 5 ottobre 1762] [...] il poeta [di Gluck] non era più Metastasio; ma un livornese consigliere imperiale alla corte dei conti dei Paesi Bassi e appena mediocremente noto nel regno delle lettere; Raniero Calzabigi. Appassionato della musica, era stato a Parigi (curandovi una edizione delle opere del Metastasio) quando appunto ferveva la cosi detta querelle des Buffons, ossia la lite fra la musica italiana e l'opera francese; e s'era andato formando in testa un tipo di melodramma diverso da quello che regnava allora in Italia e dall'Italia si spandeva in tutta Europa. (Enrico Panzacchi)
  • Io mi farei un gran rimprovero se consentissi a lasciarmi attribuire l'invenzione del nuovo genere di opera italiana, di cui il successo ha giustificato il tentativo. È a Calzabigi che va attribuito il principal merito. (Christoph Willibald Gluck)
  • Raniero Calzabigi colse questa verità ovvia e semplice ma in pratica fecondissima: che se si vuole che la musica passi davvero nel dramma poetico e lo penetri e lo informi tutto del suo spirito melodioso ed armonico, bisogna anzitutto che il poeta spilli dalla sua vena con avara sobrietà, e badi a fornire più ispirazioni che strofe al maestro compositore. Dopo che gli estetici avranno versato dei fiumi d'inchiostro sulle relazioni ideali delle due arti, saremo in pratica sempre a questo: che la musica serve ben volentieri la poesia, ma solo dopo che questa si è acconciata in guisa da servire a lei in tutto e per tutto. Una specie insomma di «serva padrona». (Enrico Panzacchi)

Bibliografia

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