Enūma eliš

poema mitico

Enūma eliš (in italiano "Quando in alto"), poema teogonico e cosmogonico, in lingua accadica, appartenente alla tradizione religiosa babilonese.

Rappresentazione di Marduk in battaglia contro Tiamat

Incipit

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Quando Lassù | Il cielo non aveva ancora nome, | E Quaggiù la terra ferma | Non era ancora chiamata con un nome, | Soli, Apsû-il-primo, | Loro progenitore, | E Madre (?) – Tiamat, | Genitrice per tutti loro, | Mescolavano insieme | Le loro acque: | Né banchi di canne vi erano ancora raggruppati | Né canneti vi erano distinguibili. (I, 1-6)

Citazioni

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  • Come Anšar aveva fatto simile a lui | Anu, suo rampollo, | Anu ugualmente, a propria somiglianza, | Creò (Ea-) Nudimmud. | Ora, Nudimmud, egli, | Futuro ordinatore (?) dei suoi genitori, | Era di ampio intelletto, saggio | E dotato di una forza immensa; | Ben più potente | Del creatore di suo padre, Anšar, | Non aveva eguali, | A confronto con gli dèi suoi fratelli. Avendo dunque formato una banda, | Questi dèi-fratelli | Disturbarono Tiamat | Abbandonandosi al trambusto (?): | Sconvolgendo | L'interno di Tiamat, | Turbarono, con i loro svaghi, | L'interno della «Dimora divina». (I, 15-24)
  • [Su Marduk] La sua natura era esuberante; | Il suo sguardo fulminante; | Fu uomo fatto sin dalla nascita, | E pieno di forza dal principio. (I, 87-88)
  • [Su Marduk] Le sue forme sono incredibili, | Ammirevoli: | Impossibili ad immaginare, | Insopportabili a guardare. | Quattro sono i suoi occhi, | E quattro le sue orecchie. | Quando muove le labbra, | Il Fuoco divampa! | Quattro orecchie | Gli sono spuntate, | E i suoi occhi, in numero uguale, | Ispezionano l'Universo! (An, I, 93-98)
  • Tiamat, avendo dunque | Aizzato la sua progenie, | Riunì le truppe per la battaglia | Contro gli dèi, sua discendenza! | Ormai (?), [pi]ù di Apsû. | Tiamat si mostrò malvagia! (II, 1-3)
  • [Su Tiamat] La Madre-Abisso, | Che tutto ha formato, | Ha preparato Armi irresistibili: | Ha messo al mondo Dragoni giganti | Dai denti aguzzi, | Dalle zanne (?) spietate, | A cui ha riempito il corpo | Di veleno al posto del sangue; | E Leviatani feroci, | A cui ha dato aspetto spaventoso | E circonfusi di Splendore soprannaturale, | Equiparandoli così agli dèi: | "Chi li veda (ha detto) | Perda i sensi! | E che una volta lanciati, | Non indietreggino mai!" | Ha creato ancora Idre, | Dragoni formidabili, Mostri marini, | Leoni colossali, | Molossi rabbiosi, Uomini-scorpioni, | Mostri aggressivi, | Uomini-pesci, Bisonti giganteschi: | Brandenti tutti armi spietate | E senza tema del combattimento; | I loro poteri delegati, smisurati, | Ed essi, irresistibili! (Ea, II, 19-31)
  • Nella Sala delle deliberazioni, | Sedete lietamente insieme | E fate sì che, con una parola, in vostra vece, | Io fissi i destini: | Che nulla sia mutato | Di ciò che io disporrò. | E che ogni ordine proferito dalle mie labbra | Rimanga irreversibile e irrevocabile! (Marduk, II, 146-150?)
  • Oh Marduk, solo tu emergi | Tra i Grandi dèi! | Il tuo destino è ineguagliato, | Il tuo comando, sovrano! | D'ora innanzi, | Irrevocabili saranno i tuoi ordini! | Elevare o abbattere | Sarà in tuo potere! | Ciò che esce dalla tua bocca si realizzerà, | Il tuo comando non sarà mai ingannevole! | Nessuno, tra gli dèi, | Oltrepasserà i limiti da te fissati! | E come i nostri luoghi di culto | Tu avrai il tuo posto assegnato | In tutti i nostri santuari! | Oh Marduk, a te solo, | Nostro vendicatore, | Abbiamo conferito la Regalità | Sulla totalità dell'Universalità intorno! (IV, 5-4)
  • Essendosi dunque affrontati | Tiamat e Marduk, il Saggio fra gli dèi, | Si avvinghiarono nella lotta | E si unirono nel corpo a corpo! | Ma il Signore, spiegata la sua Rete, | Ve la avviluppò, | Poi lanciò contro di lei il Vento malvagio, | Che teneva in retrovia. | E quando Tiamat ebbe aperto | La bocca, per inghiottirlo, | Vi riversò il Vento malvagio | Per impedirle di chiudere le labbra. | Tutti i Venti, con furia, | Le riempirono allora il ventre, | Così che il suo corpo fu gonfiato, | La sua bocca larga aperta. | Allora lanciò la sua Freccia | E le lacerò il torace, | Le divise il corpo a metà, | E le aprì il ventre. | Così trionfò su di lei, | Ponendo termine alla sua vita. | Poi ne gettò a terra il cadavere | E vi si mise in piedi. (IV, 93-104)
  • A mente fresca, il Signore | Contemplò il cadavere di Tiamat: | Voleva tagliarne la carne mostruosa | Per trarne cose belle. | La tagliò in due, | Come un pesce da seccare, | E ne dispose una metà | Che incurvò come il Cielo. | Ne tese la pelle, | Su cui insediò guardiani | Ai quali affidò la missione | Di impedire alle sue acque di erompere. (IV, 135-140)
  • Disposta allora la Testa di Tiamat, | Vi ammucchiò sop[ra una Montagna] | Dove aprì una Fonte | (Nella quale) un Fiume fremeva. | Aprì nei suoi occhi | L'Eufrate e il Tigri. (V, 53-55)
  • Al di sopra dell'Apsû | Dimora che voi occupate; | Come copia dell'Ešarra | Che io stesso ho costruito per voi, | Ma più in basso: in un luogo | Di cui ho consolidato la base, | Voglio costruirmi un Tempio | Che sarà la mia Dimora preferita, | In mezzo al quale | Impianterò il mio Santuario | E assegnerò i miei appartamenti, | Per stabilirvi il mio regno. | Quando voi lascerete l'Apsû, | Per salire all'Ass[embl]ea, | Quella sarà la vostra sosta, | Per ricevervi tutti insieme; | Quando lascerete il Cielo | Per scendere all'[Assemblea]; | Quella sarà la vostra sosta, | Per ricevervi tutti insieme! | [Gli] darò il nome di "Babilonia: | Il Tempio dei Grandi dèi". (Marduk, V, 119-129)
  • Voglio condensare del sangue, | Costituire un'ossatura | E creare così un Prototipo umano, | Che si chiamerà "Uomo"! | Questo Prototipo, questo Uomo, | Voglio crearlo | Perché gli siano imposte le fatiche degli dèi | E che essi abbiano tempo libero. (Marduk, VI, 5-8)

Explicit

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Tale è la rivelazione che un Anziano, | Davanti al quale era stata esposta, | Mise e fissò per iscritto, | Per insegnarla alla posterità! | [Le prodezze (?)] di Marduk | Che creò gli dèi Igigi, | [Che le si narri (?)], | Pronunciando il suo Nome, | [E che si salmodi (?)] | Il canto di Marduk | [Che], dopo aver abbattuto Tiamat, | Ricevette il Potere sovrano.

Citazioni sull'Enūma Eliš

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  • Non si potrebbe ammettere senza ledere la verità, che siavi un menomo che di comune fra le espressioni politeistiche del racconto babilonese e le rigorosamente monoteistiche della Sacra Scrittura. Ma, quanto al modo poeticamente rappresentativo di tessere il racconto cosmogonico, certi parallelismi tra il poema babilonese e il primo capitolo della Genesi sono così innegabili ed evidenti, da essere inutile che noi proseguiamo a soffermarci sopra. L'esistenza primitiva di un Caos oceanico, detto precisamente tehôm-tiamat, la cui proprietà è la confusione e la tenebra [...] la sua divisione in due parti, l'una per formare il cielo, l'altra la terra, è un parallelismo così stretto da non potersi dire in alcun modo effetto del caso. (Salvatore Minocchi)
  • L'Enûma eliš aveva durante la festa di capodanno la stessa funzione che ogni inno al dio aveva durante le cerimonie nel tempio. Il poema è anche un grandioso inno, nel quale sono inseriti abbondantissimi brani biografici del dio. Ricordano al dio le sue gesta preclare, lo s'invita a fare di nuovo qualcosa di grandioso in favore di chi recita l'inno. Il dio che ha salvato gli dèi suoi compagni dagli esseri maligni vorrà di certo salvare ora i suoi fedeli!
  • Lo scopo della recitazione [dell'Enûma Eliš] era anzitutto questo: narrare, render ben note a tutti le grandi gesta del dio Marduk, inneggiare al modo come egli da figlio giovanetto e insignificante di Ea era riuscito per il suo grande valore a conquistarsi il primo posto nel pantheon babilonese, e con ciò motivare in certo senso la celebrazione della festa.
  • Sull'autore del grandioso poema non possiamo dir nulla, poiché nei numerosi testi mesopotamici in caratteri cuneiformi finora resi di pubblica ragione non se ne trova notizia alcuna, e probabilmente non se ne troverà mai, avendo annesso i Babilonesi pochissima o nessuna importanza alla proprietà letteraria e all'appartenenza delle opere di letteratura a questo o a quell'artista, come non si sono parimente mai curati di tramandare ai posteri i nomi dei loro più celebri scultori, intagliatori di bassorilievi e sigilli, pittori, e costruttori di palazzi e templi.
  • Tutta la vicenda epica, e segnatamente il conflitto di Marduk e Tiāmat hanno significato astrale, e devono averlo pure certi tratti nei quali noi non siamo ancora in grado di scorgerlo. Purtroppo non sappiamo esattamente quali vicende del cielo stellato il poema raffiguri: non ne conosciamo ancora il vero significato astrale. Siccome però la religione babilonese e assira acquistò, sempre in grado maggiore, tale carattere solo in progresso di tempo, bisogna supporre che in origine il poema rispecchiasse una vicenda mitica di carattere fondamentalmente diverso, qualche accadimento naturale, cosmico. Dietro gli dèi-persone dovrebbero stare dunque dèi-fenomeni naturali, e specialmente dietro il conflitto tra Marduk e Tiāmat, che è il punto centrale e culminante dell'azione mitica. In altre parole: quale accadimento fisico rappresenta tale conflitto? Un fatto naturale interpretato quale avventura divina e trasferito alle origini? Anche qui la risposta non è facile. Si potrebbe supporre che si trattasse di raffigurare la lotta della primavera coll'inverno o quella del sole e della luce colla tenebra, ma Marduk non è mai stato veramente un dio solare, come non lo è stato Aššūr, o che Tiāmat e la sua progenie raffigurassero la furia degli elementi, della pioggia e della tempesta, la stagione piovosa e tempestosa, che in una regione come è quella della Valle dei Due Fiumi causa distruzione, finché in primavera il sole trionfa sopra il tempo cattivo: Marduk raffigurerebbe dunque il sole di primavera, e il mondo sarebbe cominciato proprio in questa stagione. Tiāmat raffigurerebbe invece l'inverno e la notte ed inoltre il caos disordinato, secondo il modo di vedere delle varie scuole teologiche del paese ed anche dei Babilonesi e Assiri delle epoche diverse.

Bibliografia

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  • J. Bottero - S.N. Kramer, Uomini e dei della Mesopotamia, Einaudi Milano 1992, pp. 642-695

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