Babilonia

città-stato

Citazioni su Babilonia.

  • Al di sopra dell'Apsû | dimora che voi occupate; | come copia dell'Ešarra | che io stesso ho costruito per voi, | ma più in basso: in un luogo | di cui ho consolidato la base, | voglio costruirmi un Tempio | che sarà la mia Dimora preferita, | in mezzo al quale | impianterò il mio Santuario | e assegnerò i miei appartamenti, | per stabilirvi il mio regno. | Quando voi lascerete l'Apsû, | per salire all'Ass[embl]ea, | quella sarà la vostra sosta, | per ricevervi tutti insieme; | quando lascerete il Cielo | per scendere all'[Assemblea]; | quella sarà la vostra sosta, | per ricevervi tutti insieme! | [Gli] darò il nome di "Babilonia: | Il Tempio dei Grandi dèi". (Marduk, Enûma Eliš)
  • La fine del mondo, per i Babilonesi, avveniva in diverse maniere, a seconda che la concepivano dal punto di vista dei segni zodiacali rappresentativi dell'acqua – Aquario, Pesci – o di quelli del fuoco – segni estivi, come il Leone o lo Scorpione: nel primo caso, la fine del mondo consisteva nel Diluvio o ringhiottimento della terra e del cielo negli abissi dell'oceano caotico, nel secondo era l'effetto di una conflagrazione di fuoco, cui sarebbe seguita la palingenesi. Il concetto delle diverse età del mondo è ovvio, non solo fra i Babilonesi, ma fra tanti altri popoli dell'antica civiltà orientale; e non deve far meraviglia che i Babilonesi, come altri popoli loro debitori di cultura civile e religiosa, presentassero, a mo' di storia, miti che narravano come la presente età del mondo fosse dovuta ad una creazione conseguente la sua distruzione, dopo un Diluvio che segnò la fine di un mondo precedente. Soltanto, essi dicevano, non vi sarebbe stato più Diluvio di sorta, finché dura questo mondo; cioè, questo mondo non sarebbe stato distrutto con un Diluvio, ma con una conflagrazione di fuoco, dopo la quale avverrebbe la palingenesi, nuova creazione di un mondo superiore e più perfetto, come il nostro è in questo caso superiore a quello prima del Diluvio, pieno di iniquità e di peccato fin dall'inizio. (Salvatore Minocchi)
  • La nozione del Sabato, se si ha riguardo alla parola, dev'essere stata indigena fra i Babilonesi; vigeva tra loro, infatti, l'ordine calendarico di un giorno frequente durante l'anno, dedicato all'espiazione dei peccati, cioè all'acquietamento del cuore degli Dei sdegnati, e questo giorno era detto Sabattu: di più i giorni 7, 14, 21, 28 del mese lunare erano stimati sacri, e proibite in quelli varie specie di lavoro. Non sappiamo se tali giorni settimi fossero detti Sabattu, ma pare probabile. Gli Ebrei, che hanno tanti punti materiali di contatto civile e rituale con i Babilonesi, davano al Sabato naturalmente un significato più nobile ed elevato spiritualmente, a norma del loro proprio concetto religioso. (Salvatore Minocchi)
  • Nella terra che sta tra l'Eufrate e il Tigri c'era una volta il paradiso terrestre. C'era anche Babilonia la grande, vestita di bisso, e di porpora, e di scarlatto, e adorna d'oro, e di pietre preziose, e di perle.
    Ora il paradiso terrestre deve trovarsi in qualche altra parte del mondo; e Babilonia la tirano su a pezzi dalle sabbie. (Vittorio Giovanni Rossi)
  • Secondo il concetto babilonese gli uomini sono, in confronto con gli dèi, immensamente stupidi ed ignoranti. (Giuseppe Furlani)
Mura di Babilonia

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica