DeForest Kelley

attore statunitense

Jackson DeForest Kelley (1920 – 1999), attore statunitense.

Kelley nel 1988

Diario del capitano

Documentario su Star Trek, CBS, 30 novembre 1994.

  • Facevamo intrattenimento e nel frattempo trattavamo temi importanti: la guerra del Vietnam e molte altre cose di cui si poteva parlare in una serie di fantascienza ma non in una normale serie televisiva.
  • Mi chiamarono per una serie che si girava a San Franciso, il cui protagonista era Jake Britin, celebre avvocato penalista. Girammo un episodio intitolato 333 Montgomery nel quale io difendevo un tizio che ovviamente era colpevole e lo facevo assolvere. Questo fatto non piacque molto alla produzione, in quanto mi volevano per Star Trek. Ma dopo aver interpretato tutta una serie di cattivi, secondo loro non ero credibile come medico, e così Gene mi dette il ruolo di un criminologo in un altro episodio pilota dal titolo Police Story. Io lo chiamai per ringraziarlo e lui disse: "Non riattacchare. Alla Nbc ti hanno visto nel ruolo del criminologo e ora ti vogliono come medico".
  • Credo che ogni personaggio fosse importante per tutti gli altri. Non appena si stabilì un rapporto tra di noi, questo servì a dare risalto al personaggio di Leonard, e di certo a quello di McCoy. Quello che dovevo fare era seguire continuamente Leonard, cosa che mi riusciva piuttosto bene.
  • Cercavo di dire in mille modi diversi la battuta "è morto, Jim". A volte invece dicevo "Jim, è morto". Credo questo sarà il mio epitafio: "È morto, Jim".
  • Star Trek iniziò nel 1966, in piena generazione hippy, quando i giovani non sapevano cosa fare, dove andare. Si piazzavano sulle statali a fare l'autostop con i loro cani e cose del genere. Noi conquistammo un vasto pubblico di hippy. La cosa era documentata su Free Press. Mettevano un annuncio che diceva: "Grande riunione per stasera per vedere Star Trek, telefonare al numero X-Y" e via dicendo. Secondo me, in Star Trek quei ragazzi vedevano un gruppo di professionisti fare il loro lavoro, legati però da una grande amicizia, da un gran cameratismo. E credo che Star Trek in qualche modo li coinvolse. Faceva vedere che c'era un posto dove andare e un grande futuro davanti a noi. Credo che Star Trek abbia fatto un gran bene a quella generazione così come molte altre.
  • Un attore si guarda indietro e pensa: "cosa avrebbe potuto succedermi?". Poteva anche darsi che il telefono smettesse di squillare. Ma se mi guardo indietro, ritengo di avere avuto la più grande chance che un attore possa avere. Noi abbiamo vissuto un'esperienza che ben pochi attori hanno nella vita. Essere stati alla base aeronautica di Edwards il giorno in cui vararono lo shuttle Enterprise con la banda della marina che suonava il tema di Star Trek mentre usciva la navetta. Io guardai Gene Roddenberry, poi guardai Leonard. Tutti noi avevamo le lacrime agli occhi. Fu molto emozionante, e poi tutto quell'affetto! Ti chiamano per un'apparizione e trovi diecimila persone che urlano e che ancora vogliono sapere tutto di te. Sono molto grato per tutto questo. Star Trek è stata un'esperienza meravigliosa, e anche se non lavorassi mai più ho vissuto un'esperienza unica.

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