Cécile Kyenge

politica Italiana
Cécile Kyenge

Cécile Kyenge (1964 – vivente), politica italiana.

Citazioni di Cécile KyengeModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • In Sicilia ci sono molti esempi positivi di integrazione e accoglienza.[1]
  • Quelli che mi hanno insultata credevano di offendere me; in realtà hanno offeso l'umanità intera.[2]
  • I giovani sono il futuro del nostro paese e non mi basta sentir dire che i ragazzi italiani ormai sono abituati a considerare i figli degli stranieri come loro pari. Servono norme legislative che rafforzino questa idea, e lo Ius Soli deve essere la principale.[3]
  • Se la Lega è un partito razzista? Le do una risposta secca: sì. Sono arrivata a questa conclusione perché questo partito non prende ufficialmente posizione in modo netto, anche con delle sanzioni, nei confronti di suoi esponenti che fanno dichiarazioni razziste e si comportano come tali. Non solo, li difendono pure in Tribunale. Tutto ciò significa una cosa sola: la Lega, come anche Forza Nuova, condivide il loro pensiero razzisa.[4]
  • La sanzione nei confronti del leghista Buonanno è la conferma che gli insulti e l'esibizione di cattivo gusto da lui messa in piedi nella scorsa seduta plenaria non è tollerabile in un'arena politica civile qual è il Parlamento Europeo. Ho chiesto che fosse sanzionato perché un comportamento simile disonora l'Aula, il lavoro dei parlamentari e la fiducia di centinaia di milioni di cittadini europei che si attendono risposte concrete dall'Unione Europea e dal suo Parlamento. Buonanno può avere posizioni critiche nei confronti delle istituzioni europee, l'insulto, però, non è dialettica politica, ma esattamente il suo contrario: una forma di violenza che non può trovare spazio in un confronto democratico. Nessuna istituzione, europea o nazionale, può tollerare questo tipo di linguaggio da parte dei suoi rappresentanti.[5][6]
  • Salvini vorrebbe poter continuare a gettare il sasso e nascondere la mano, o meglio che noi si faccia finta di non vedere la mano che quel sasso l'ha gettato. Salvini pretendeva con la sua querela archiviata dal Tribunale che non si potesse dire la verità, ossia che le parole d'odio che lui e molti membri del suo partito [La Lega Nord] pronunciano ogni giorno hanno nome: xenofobia e istigazione all'odio razziale.[7]
  • Per aver detto che 'la Lega è un partito razzista' Salvini mi ha querelato chiedendo che venissi condannata fino ad un anno di carcere. Da un lato Salvini e la Lega fanno della propaganda di matrice xenofoba il proprio principale strumento di conquista del consenso politico, fomentando sistematicamente l'odio verso chi viene da un altro Paese. E avvelenando la nostra società. Dall'altro pretenderebbero di non pagare dazio, di nascondere la mano, con stupefacente doppiezza.[7]

Da "Io di colore? No, nera e fiera. Troppi 18 mesi nei Cie per immigrati"

Conferenza stampa a Roma, Repubblica.it, 3 maggio 2013.

  • In questi giorni ho letto che dicono di me che sono la prima ministra di colore: io non sono di colore, sono nera, lo ribadisco con fierezza.
  • Non mi aspettavo tanti insulti ed essendo una persona umana ne sono rimasta ferita, ma non credo che gli insulti possano fermarmi.
  • Sono italo-congolese, appartengo a due culture e due paesi che sono dentro di me e non potrei essere interamente italiana o interamente congolese.
  • L'Italia non è un Paese razzista, ha una tradizione di accoglienza e di ospitalità. Bisogna valorizzare questa tradizione.
  • La violenza sulle donne è un tema che non riguarda solo gli italiani o solo gli immigrati. La violenza non ha colore. Quello che bisogna cambiare è la cultura sulle donne. Bisogna promuovere leggi che condannano la violenza e il femminicidio, a partire dalla ratifica della Convenzione di Istanbul. Le politiche di genere devono riguardare tutti i settori, a partire dalla scuola, perché i nostri figli crescano in modo diverso.

Da L'Italia mostri il suo lato migliore

Intervista in Servir, anno 19, numero 06, giugno 2013.

  • Gli attacchi sono di una minoranza che urla di più. L'Italia non è razzista, ha una tradizione di accoglienza che va valorizzata. Sarà mio compito farlo.
  • Lavorerò per una nuova legge sull'immigrazione che abolisca il reato di clandestinità e che finalmente disciplini in maniera organica l'asilo.
  • Non sono il Ministro degli immigrati, come qualcuno ha già detto. Sono il Ministro degli italiani presenti e futuri. Lavorerò perché chi arriva in Italia da straniero trovi un paese capace di mostrare il suo lato migliore.

Da "Il giorno che bussai al prete sbagliato"

Intervista in Raffaela Carretta, Iodonna.it, 16 dicembre 2013.

  • [Sull'essere rinominata "Kashetu" durante il periodo Zairianisazione] Così si chiamava una mia bisnonna, ma che c'entrava con me? Io ero Cécile... In famiglia avevano ben altro per la testa: dovevano pensare a rinominare i miei 8 fratelli e i 29 che mio padre aveva avuto dalle altre tre mogli, da noi c'era la poligamia... E c'era da scegliere i loro di nomi al posto dei francofoni Mathilde e Clément, e quello di un'infinità di zii e zie e cugini di vario genere. Ma a doversi chiamare in modo africano, abbandonando violentemente l'eredità coloniale, c'erano milioni di persone, città, villaggi, strade, insegne di negozi, libri di scuola. Io ero diventata Kashetu, ma anche il mio Paese non era più lo stesso, ora il Congo Belga era lo Zaire.
  • Sotto il mito di Mandela ci sono cresciuta. Negli anni Settanta e Ottanta, durante la lunga dittatura di Mobutu, lui era il faro che dalla sua piccola cella diffondeva una luce abbagliante dicendo a tutti noi: resistere si può.
  • Quando sono qui, penso all'Africa, e là mi manca terribilmente l'Italia. Laggiù devo reimparare i loro codici, quassù mi sorprendo certe volte a non capire del tutto questi.

Da Io sono italiana e grido Viva Berlinguer

Intervista di Margherita Sforza, Euronews.com, 11 giugno 2014.

  • Io sono italiana. Essere italiana vuole dire portare a testa alta i valori del nostro paese, riconoscersi nella bandiera, nell'inno nazionale, nella nostra tradizione ma non vuol dire negare un'identità multipla. Nessuno può negare le proprie origini. Non posso negare che una parte di me ha incontrato un'altra cultura. E questa è la ricchezza di una persona. Nessuno di noi è monocolore. Nessuno di noi è monocultura, nel nostro cammino ci contaminiamo a vicenda. Io sono italiana e rappresento i valori dell'Italia, dell'Italia del presente ma anche dell'Italia del futuro, che non ha paura di contaminarsi con altre culture.
  • [Su Enrico Berlinguer] È un punto di riferimento per me, anche per tanti di noi per la questione morale.
  • Bisogna avere la pazienza e la perseveranza nell’arrivare fino in fondo. Anche quando mi arrivavano molti attacchi, insulti. Io ho mantenuto il mio modo gandhiano di fare. Nessuno ha il diritto di impormi un modo diverso di fare.

Da Congo, "Le notizie che oggi avrei voluto leggere"

Repubblica.it, 19 dicembre 2016.

  • Oggi, più che mai, la Comunità internazionale è chiamata a proteggere il popolo congolese intrappolato da un regime in piena deriva autoritaria. Che si tratti delle opposizioni, dei movimenti giovanili o media, non fa differenza: la macchina repressiva del regime di Kabila non risparmia nessuno tra coloro che osano contestare apertamente la violazione della Costituzione.
  • È più facile reprimere i difensori della democrazia che i signori della guerra che seminano caos e desolazione nell'Est del paese. Perché oltre a fallire sul piano politico, il regime di Kabila si è rivelato incapace di fermare i massacri che continuano a martoriare le popolazioni del Kivu. A Beni, una vera e propria pulizia etnica è in corso dal 2014 sotto gli occhi impassibili delle forze armate congolesi di cui il capo di Stato è comandante supremo.
  • Kabila ha un solo compito: quello di andarsene e consentire ai suoi cittadini di recarsi alle urne il più presto possibile. Spetta ora alla Comunità internazionale farglielo capire. Con tutti gli strumenti del diritto internazionale di cui dispone.

Da "Hate speech e fake news sono diventati uno strumento politico"

Intervista di Lucia Conti, Ilmitte.com, 22 febbraio 2017.

  • I nazionalismi sono stati abbandonati molti anni fa e il progetto europeo è nato, dopo la seconda guerra mondiale, proprio per non tornare indietro e non ripetere gli errori del passato.
  • L'Unione Europea per tanti anni ha dimenticato che solo attraverso la solidarietà possiamo arrivare a una risposta concreta di politica comune e nel frattempo la popolazione ha paura, perché il populismo si nutre di queste "non risposte" per crescere e così si alimentano xenofobia, paura dell'altro e informazioni sbagliate, cioè delle non veritá.
  • Per un pugno di voti queste persone hanno cominciato a utilizzare il linguaggio dell'odio e a strumentalizzare il disagio della gente, perché la cittadinanza è impaurita, non vede la fine della crisi economica, non vede la fine della crisi della sicurezza e non vede la fine neanche della crisi dei rifugiati, che viene dipinta per quello che non è.
  • Normalmente se offendi qualcuno, se inciti all'odio, esistono delle leggi, ma si applicano alla realtà. Sui social, invece, ognuno si sente libero di fare quello che vuole questo porta allo smarrimento di tutti. Questi sono gli obiettivi che deve perseguire l'Unione Europea, terra di libertà che deve tornare ad essere tale. Dobbiamo rimettere al centro la giustizia sociale, dare una risposta alla disoccupazione giovanile, dare una risposta all'immigrazione, che viene descritta facendo passare messaggi sbagliati. E dobbiamo combattere le fake news, che creano potenziali nemici e orientano le politiche, basti pensare al caso di Trump e alla Brexit. Dietro tutto questo ci sono anche le fake news.
  • L'art.13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dice che ognuno deve essere libero di migrare, di andare dove vuole. E perché lo dobbiamo impedire da una parte del pianeta?

Da "Io, presa di mira dagli xenofobi perché esempio per i migranti"

Intervista di Francesca Paci, Lastampa.it, 16 aprile 2018.

  • Una volta, vicino Rimini, mio nipote vide dei manifesti che proponevano di impiccarmi, erano firmati Forza Nuova, dicevano di volermi "svarechinare", farmi diventare bianca. Un'altra volta a Prato dovevo ritirare un premio, mentre ero sul palco mi hanno fatto uscire di corsa perché due con la maglietta della Lega volevano saltarmi addosso. Inutile parlare poi di Facebook o Twitter.
  • Sono diventata un simbolo. Positivo per gli stranieri che arrivano in Italia, negativo per chi non lo tollera. Sono nera, donna e ho studiato: colpe rispetto ai tabù.
  • Non ho mai sentito l’odio contro di me ma contro il cambiamento che rappresento e parte della popolazione non vuole vedere o vuole ostacolare. L'Italia non è razzista, ha valori che altri Paesi non hanno. Al mio arrivo negli Anni 80 non c'era una legge e io mi sono integrata con la buona volontà. Ora vince la paura ma io non abbasso lo sguardo, l'Italia ha un'identità plurale.

Da Mamma ho perso l'Europa

Intervista di Davide Lamandini, Giovanireporter.org, 28 dicembre 2018.

  • Le prossime elezioni si svolgeranno a colpi di fake news, perché si spingerà molto sul populismo, e si cercherà di andare su questa strada per seguire quella indicata dalla Brexit, che proprio grazie ad esse è stata vinta.
  • Bisogna [...] vedere le ambiguità e le contraddizioni di chi professa di voler uscire dall'Unione e poi si candida alle elezioni del parlamento europeo.
  • Uscire dall'Unione è un po' complicato, non credo che lo faranno altri stati. Al limite possono minacciare, ma farlo davvero no. I parlamentari ancora oggi che piangono per le conseguenze della Brexit e vorrebbero tornare a rifare il referendum. E questo perché è stato fatto senza pensare al dopo, stiamo cercando giorno per giorno gli accordi, senza che nessuno, soprattutto chi aveva spinto per l'uscita, avesse previsto come gestirla.
  • Tra tutti i paesi europei, quello che più di tutti ha lavorato sulla diversità sia l'Inghilterra. Con la sua uscita l'Unione perderà anche gran parte delle minoranze presenti all'interno del parlamento, proprio perché Londra a differenza di altri paesi ha lavorato molto da questo punto di vista.

Da La società aperta e le sfide del presente

Intervista di Federico Quadrelli, Cild.eu, 16 gennaio 2019.

  • Moltissimi dei paesi della vecchia Europa dell’Ovest, sono paesi che avevano colonie e conoscono quindi un'immigrazione che è basata su persone che provengono da quei paesi. Hanno cominciato da tempo quindi un percorso di integrazione. Posso parlare della Francia, dell’Inghilterra. Questi paesi fanno un percorso già da tantissimi anni. L'Italia, a parte le comunità che vengono da Etiopia, Eritrea e Somalia, non conosceva altro tipo di migrazione. Perché non aveva queste grandi colonie. Ma ha cominciato ad avere un tipo di immigrazione negli ultimi anni un po' più diversificata, che veniva dal medio-oriente, dal sud Asia, dall’Africa Sub Sahariana. Qualche cosa di completamente diverso.
  • Ogni volta che noi abbassiamo la testa e apriamo le porte all’interno delle istituzioni a fenomeni che sono già rinnegati dalla nostra costituzione è quello il pericolo. Posso parlare di Calderoli, che si era espresso con un linguaggio e attacchi razzisti che era da condannare. Perché la nostra costituzione rifiuta discriminazione e razzismo.
  • Chiunque si può alzare e dire quello che ha detto Calderoli perché ha comunque un precedente dove un rappresentante dello Stato può alsarsi e dire quel che ha detto e gli viene consentito di pronunciarsi in un certo modo perché il suo titolo lo protegge. Non esiste nessun titolo che può proteggere difronte alla violazione di diritti che spettano a tutti noi.

Da Sull'immigrazione il Pd non insegua la Lega (come in passato)

Intervista di Maria Scopece, Formiche.net, 26 febbraio 2019.

  • Oggi abbiamo bisogno di rafforzare le idee dei padri fondatori. Se c'è qualcosa che dobbiamo recuperare, anche da qui dentro, è il Manifesto di Ventotene. Dobbiamo imparare a sognare, a capire che se non riusciamo a riportare quell'idea di Europa oggi torniamo a prima della seconda guerra mondiale. Cosa rischia l'Europa oggi? È semplice, la fine della pace. Noi dobbiamo proteggere questa parola ma con delle risposte concrete.
  • Noi dobbiamo essere lì nei posti in cui si decide e non fare la guerra con a chi potrebbe essere un nostro alleato. Il Consiglio dell’Unione Europea non è un ring in cui fare a pugni, non si fa pugilato nel Consiglio europeo ma è il posto in cui chi fa polita deve capire che fare compromessi vuol dire fare buona politica, vuol dire creare delle alleanza.
  • Non abbiamo bisogno di cercare un nuovo nemico da presentare alla popolazione. Quando si parla di paura di perdere le elezioni non abbiamo capito che oggi dobbiamo parlare a tutti con lo stesso linguaggio. Faremo fatica all'inizio? Molto probabilmente. Ma bisogna ripartire da lì, non possiamo inseguire gli slogan di chi parla per frasi fatte e strumentalizza le paure e i disagi delle persone.

Citazioni su Cécile KyengeModifica

  • Amo gli animali, orsi e lupi com'è noto, ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di orango. (Roberto Calderoli)
  • Cara signora Kyenge, rimettiti a parlare, perché da quando non dici più le tue cazzate quotidiane contro di noi, non abbiamo più una spinta elettorale. (Mario Borghezio)
  • E poi gli africani sono africani, appartengono a un etnia molto diversa dalla nostra. Non hanno prodotto grandi geni, basta consultare l'enciclopedia di Topolino. Diciamo che io ho un pregiudizio favorevole ai mitteleuropei. Kyenge fa il medico, gli abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico italiano. (Mario Borghezio)
  • In Inghilterra, in Francia, e anche nelle democrazie nordiche vi sono figli di immigrati addirittura di seconda generazione (tutti debitamente promossi a «cittadini» da tempo) che non si sentono per niente francesi o inglesi. Anzi. Allora a chi deve la sua immeritata posizione la nostra brava Kyenge Kashetu? Tra i tanti misteriosi misteri della politica italiana questo sarebbe davvero da scoprire. (Giovanni Sartori)
  • Inutile e chiacchierona, vada a difendere gli africani in Africa, se vuoi difendere i profughi torna al tuo paese. [...] [cantando in coro] Kyenge fuori dalle palle. (Matteo Salvini)
  • Non è molto affascinante. Assolutamente. Anche perché parla un italiano... e poi non ha neanche il passaporto italiano. [...] [la nomina al Ministero dell'Integrazione è] Superflua. È stata una cosa molto teatrale. (Paolo Villaggio)
  • Sono razzista, non l'ho mai negato. Il ministro Kyenge deve stare a casa sua, in Congo. [...] Sono razzista, non l'ho mai negato, stronzi. È un'estranea a casa mia e io dagli estranei non mi faccio curare [riferendosi alla professione del Ministro, che è medico]. Chi lo ha detto che è italiana? (Erminio Boso)

Fabrizio BracconeriModifica

  • Chiedere scusa alla Kyenge? No, è lei che deve chiedere scusa a me e agli italiani. Quando arriverà un altro governo questa gente verrà denunciata. Io spero che li denuncino tutti.
  • Non è bello dire ad una donna buzzicona? Non è neanche bello che una congolese faccia il Ministro in Italia. Lei non è italiana, è congolese, punto.
  • Posso anche abbracciare la Kyenge, io non sono razzista. Io ce l'ho semplicemente con chi vuole per forza farci accettare una religione nello Stato Italiano, la religione musulmana.

NoteModifica

  1. Citato in Immigrazione, Kyenge: "Sicilia terra accogliente. I Cie? Valuteremo l'utilità", Seguonews.it, 31 agosto 2013.
  2. Dall'intervista di Aldo Cazzullo, Kyenge: l'Italia non è un Paese razzista, Corriere.it, 22 giugno 2013.
  3. Citato in "L'Italia crei un modello di integrazione", intervista di Adriano Di Blasi, Piuculture.it, 18 marzo 2014.
  4. Citato in Cécile Kyenge: "La Lega Nord è razzista, serve una legge per metterla al bando", Liberoquotidiano.it, 30 agosto 2014.
  5. Commentando la sanzione della decurtazione della diaria, per un importo pari a 2.128 Euro, inflitta dal Parlamento Europeo a Gianluca Buonanno che aveva detto in Aula: «Alto rappresentante Federica Mogherini, lei nell'Unione Europea non conta un emerito cazzo.» Cfr. Buonanno a Mogherini: "In Europa non conta un c...", Blitzquotidiano.it, 10 febbraio 2015.
  6. Citato in Kyenge, Buonanno disonora il Parlamento europeo, Ansa.it, 12 marzo 2015.
  7. a b Citato in Il gip dà torto a Salvini: "Kyenge non diffamò la Lega dicendo di aver ricevuto insulti razzisti", Repubblica.it, 13 gennaio 2017.

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