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Arthur Cravan

pugile e poeta inglese
Arthur Cravan nel 1910

Arthur Cravan, nato Fabian Avenarius Lloyd (1887 – 1918), pugile e poeta inglese, idolo dei movimenti Dadaista e Surrealista.

Citazioni di Arthur CravanModifica

  • Ho visto il signor Gide una volta sola per strada: stava uscendo da casa mia: gli mancavano solamente pochi passi prima di svoltare, di sparire alla mia vista; e lo vidi fermarsi davanti a una bancarella di libri: e dire che c'era un negozio di strumenti chirurgici e una confetteria. Dopo d'allora, il signor Gide mi scrisse una volta, e non lo rividi mai più.[1]
  • Non comprenderò mai come Victor Hugo abbia potuto per quarant'anni fare il suo mestiere. Tutta la letteratura è: bla bla bla bla bla bla. L'arte, l'arte, chi se infischia dell'arte! Merda, perdio! - divento terribilmente volgare in questi momenti -, e tuttavia avverto di non oltreppassare alcun limite, dato che soffoco ancora. Malgrado tutto aspiro al successo, perché sento che saprei stranamente servirmene, e troverei divertente essere celebre; ma come farei a prendermi sul serio? Affermare che, finché sarò in vita, non ne riderò senza posa. Ma, nuovo imbarazzo, desidero anche la vita meravigliosa del fallito.[2]
  • Woooieeeee! Verso l'America in 32 ore. Ero a Londra solo da due giorni di ritorno da Bucarest e avevo già trovato l'uomo che faceva per me: mi pagava tutte le spese di viaggio per una tournée di 6 mesi, senza contratto, naturalmente! Merda allora! E poi non indovinereste mai cosa dovevo fare: dovevo combattere con lo pseudonimo di Misterious Sir Arthur Cravan, il poeta dai capelli più corti al mondo, nipote del Cancelliere della Regina, naturalmente, nipote di Oscar Wilde, e nipotino di Lord Alfred Tennyson, rinaturalmente (mi sto facendo furbo).[3]

Grande trampoliere smarritoModifica

 
Locandina del match tra Jack Johnson e Arthur Cravan.
Barcellona, Plaza de toros Monumental, 1916.

IncipitModifica

Un paio di anni fa, quando alcune persone bendisposte e abbastanza sempliciotte da fidarsi dell'annuncio di un dentista credevano ancora al jujutsu e alla boxe francese, un manipolo di cicisbei svagati si sforzava di diventare inglese. Ma, perdiana!, è moda ormai vecchia, il tempo ha fatto giustizia. Bisognerebbe venire almeno dal Quartiere latino per conciarsi ancora con calzoni corti e berretto. Oggi, in compenso, sono tutti americani. Bisogna essere americani, o quantomeno sembrarlo, il che è esattamente la stessa cosa. Lo sono tutti. È l'unico comportamento appropriato.

CitazioniModifica

  • Ricordatevi di questa massima sublime: Io sono il numero uno, il mio prossimo è il numero due. (Da Scritti. Cronaca. To be or no to be... American, p. 17)
  • Ci sono, intanto, tre categorie di lettori di giornali: innanzitutto l'illetterato, del tutto incapace di apprezzare la lettura di un capolavoro, poi l'uomo elevato, l'uomo istruito, il signore distinto, privo di immaginazione, che legge a malapena il giornale perché ha bisogno della fantasia altrui, e infine il rozzo bestione dotato di personalità, che il giornale lo annusa e se ne infischia della sensibilità dei maestri. (Da Scritti. Il Salone degli Indipendenti, p. 45)
  • Per la strada ben presto non vedremo più nient'altro che artisti, e trovare un uomo sarà un'impresa quasi impossibile. Sono ovunque: i caffè ne sono pieni, aprono nuove accademie di pittura ogni giorno. (Da Scritti. Il Salone degli Indipendenti, p. 47)
  • Se a diciott'anni avessi saputo il latino oggi sarei imperatore - Cosa è più nefasto: il clima del Congo o il genio? - le colture di (carote) a forma di tomba - il pensiero esce dal fuoco —stelle, disperazione del poeta e del matematico – più vergine e più furioso - a un uomo disciplinato non basta forse, come cambiamento nella vita, sedersi una volta al mese all'altro capo della sua scrivania? (Da Scritti. Annotazioni, p. 74)
  • - mettere il mio corpo in musica - imbottire i miei guantoni di riccioli di donna - Dio abbaia, bisogna aprirgli - (Da Scritti. Annotazioni, p. 86)
  • - il pittore che usa sempre colori puri è come il pennaiolo che dice sempre merda - macchina per sognare- seguivo la luna e la vedevo farsi americana - il tempo passa come un gigante- l’azione del sole - far ballare bottiglie e botti - non c'è nessuno che possa capirmi altrimenti sarebbe me – e come sei dopo ogni pioggia? (la morta) - i germi della musica - non dormo più - in questo paesino non c'è niente da rubare - (Da Scritti. Annotazioni, p. 87)
  • Gasteropode amaro... e sorridevo all'erba, | grande trampoliere smarrito | triste di essere un pugile | ho bisogno di soldi, | Dio santo, che razza di tempo e di primavera! | le mie musiche gaglioffe, eccoti qua, vecchio faraone! | Della luna poco m'importava; i prati stravaganti; | mordevo i passanti; un record! | Pastorale, Egloga, Georgica, | Pazzo a essere un pugile pur sorridendo all'erba; | ... venti volte ho rinnegato il mio cuore. Non | posso più restare... (Da Poesie. Arthur, p. 98)
  • Partirò prima per le Canarie, molto probabilmente per Las Palmas, e da lì per l'America, il Brasile. Che cosa ci vado a fare? Posso solo rispondere che lo scopo del viaggio è andare a vedere le farfalle. Forse sarà assurdo, ridicolo, antipratico, ma è più forte di me, e se come poeta (sic) valgo forse qualcosa è appunto perché ho degli amori folli, dei bisogni smodati: vorrei vedere la primavera in Perù, farmi amica una giraffa e quando, nel Petit Larousse, leggo che il Rio delle Amazzoni, con i suoi 6240 chilometri di lunghezza, è per portata il primo fiume al mondo, mi fa un tale effetto che non potrei nemmeno dirlo in prosa. (Da Lettere. Ad André Level, p. 109)
  • Non ricevere tue notizie tutti i giorni mi fa impazzire. Sai che qui fa un freddo polare e gela tutte le notti? Quando ti vedrò ti farò morire dal ridere con le mie storie. Se sentissi il vento come lo sento io ora, vedresti che non tutto è corrotto. Nelle case ci sono già dei gran fuochi. Dobbiamo assolutamente fare un viaggio insieme: io sto davvero bene soltanto in viaggio, e quando rimango a lungo nello stesso posto divento un idiota. Continuerò la mia lettera stasera per parlare due volte con te. Scende la notte. Ti penso sempre. (Da Lettere. A Mina Loy, p. 117)

ExplicitModifica

Telegrafa. Ho una paura tremenda che stia arrivando la fine. Frost non avrà sofferto, ma io sì. Morire nell'anima è mille volte peggio del cancro. E io sono più che spacciato. Se sapessi come mi sento puro. Ho già messo le ali e tutto ciò andrà perduto. Dimmi che non è possibile. È colpa mia, è colpa mia. Addio, Mina. Pensa a tutto quello che ti ho scritto nelle mie lettere. Le ricevi? Ti scrivo tutti i giorni. Felice anno nuovo. Non lavorare troppo. Vieni a riposarti. Addio, addio, addio. A tutto, tutto. La vita è atroce. ARTHUR.

Citazioni su Arthur CravanModifica

Arthur Cravan fu poeta, scrittore, pittore, critico d'arte, conferenziere e pugile (ma, secondo Blaise Cendrars, anche scassinatore, raccoglitore di arance nelle piantagioni della California, pescatore di merluzzi al largo di Terranova, conducente di taxi e ricattatore: tutte occupazioni che Cravan intraprese e quindi abbandonò perché attratto, come scrisse lui stesso, dalla "meravigliosa vita del fallito". Verso la fine di giugno 1910 pare fosse arrivato a pesare 104 chili e 200 grammi. "Il mio talento" ammise in quell'occasione, senza tuttavia chiarire a quale talento si riferisse "forse non è esattamente proporzionale alla mia corporatura, ma sono certo che anch'esso, col tempo, crescerà". (Edgardo Franzosini)

NoteModifica

  1. Da André Gide, in Cravan, Vaché, Rigaut, Tre suicidi Dada?, a cura di Marzia Mascelli, Le Nubi Edizioni, Roma, 2005, p. 11. ISBN 88-896161-07-5
  2. Da Oscar Wilde è vivo!, in Cravan, Vaché, Rigaut, Tre suicidi Dada?, a cura di Marzia Mascelli, Le Nubi Edizioni, Roma, 2005, p. 14. ISBN 88-896161-07-5
  3. Da Poeta e Pugile. Prosopoema o l'Anima del ventesimo secolo, in Cravan, Vaché, Rigaut, Tre suicidi Dada?, a cura di Marzia Mascelli, Le Nubi Edizioni, Roma, 2005, p. 33. ISBN 88-896161-07-5

BibliografiaModifica

Arthur Cravan, Grande trampoliere smarrito, Traduzione di Maurizia Balmelli e Nicola Muschitiello, a cura di Edgardo Franzosini, Adelphi, 2018. ISBN 978-88-459-3295-3

Voci correlateModifica

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