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Arnold Schönberg

compositore austriaco
Arnold Schönberg

Arnold Schönberg (1874 – 1951), compositore austriaco naturalizzato statunitense.

Citazioni di Arnold SchönbergModifica

  • Chiamare atonale qualsiasi relazione fra toni è come definire aspettrale o acomplementare una relazione fra colori. Questa antitesi non esiste.[1]
  • Ciò che aiuta l'ascoltatore a tenere in mente l'idea e a seguirne lo sviluppo è l'organizzazione del brano.[2]
  • Detesto che mi si definisca rivoluzionario... sin dai miei esordi sono stato sensibilissimo alla forma e ho avversato con tutta l'anima le esagerazioni.[3]
  • Diversi musicisti non considerano George Gershwin un compositore "serio". Non vogliono capire che "serio" o no è un compositore – vale a dire, un uomo che vive dentro la musica ed esprime tutto, "serio" o meno, profondo o superficiale che sia, per mezzo di essa, perché è la sua lingua materna.[4]
  • Il genio impara solo da sé stesso, il talento soprattutto dagli altri.[5]
  • L'espressione "musica atonale" è molto infelice, è come se si chiamasse il nuoto "arte di non annegare".
I find above all that the expression, "atonal music," is most unfortunate — it is on a par with calling [...] swimming "the art of not drowning". ("Hauer's Theories" (Notes of November 1923), in Style and Idea, 1985, p. 210)
  • La morte di Puccini mi ha recato un profondo dolore. Non avrei mai creduto di non dover più rivedere questo così grande uomo. E sono rimasto orgoglioso di aver suscitato il suo interesse, e Le sono riconoscente che Ella lo abbia fatto sapere ai miei nemici in un recente suo articolo.[6]
  • Mi sembra che Gershwin sia stato indubbiamente un innovatore. Ciò che ha creato con il ritmo, con l'armonia e la melodia non è esclusivamente un fatto stilistico.[4]
  • Non sono tedesco né europeo, forse neppure un essere umano, ma un ebreo.[7]
  • [Alla domanda: «È Lei il famoso compositore Schönberg?»] Qualcuno doveva pur esserlo. È toccato a me.[8]
  • Un artista è come un melo: quando è giunta stagione comincia a sbocciare e poi a produrre mele.[4]

Citazioni su Arnold SchönbergModifica

  • Chi si trovò nell'occhio del ciclone, per quanto fosse tutto, per carattere, tranne che un rivoluzionario, fu Arnold Schönberg. Debussy aveva scritto, è vero, che le siècle des aeroplanes a droit à sa musique, però Schönberg non aveva la minima intenzione di entrare nella storia della musica come il compositore dell'era dell'aeronautica: «Detesto che mi si definisca rivoluzionario... sin dai miei esordi sono stato sensibilissimo alla forma e ho avversato con tutta l'anima le esagerazioni». (Walter Laqueur)
  • [Sul Pierrot Lunaire] Con un grottesco gigantesco arco gratta Pierrot sulla sua viola, come la cicogna su una gamba, cupamente dà inizio a un pizzicato. (Albert Giraud)
  • [L'Olocausto] I musicologi riconoscono come contributo più alto a questo terribile tema la composizione di Arnold Schönberg Un sopravvissuto di Varsavia. È impossibile ascoltare quest'opera, della durata di soli dodici minuti, senza rimanere scossi. La narrazione, l'orchestra e il coro maschile rendono conto con una forza tale della tragedia della Shoah, da costituire un vero e proprio monumento ai morti di quell'eccidio pensato e portato a termine con determinazione e ferocia senza pari nella storia dell'umanità. (Giorgio Pressburger)

NoteModifica

  1. Citato in AA.VV., Il libro della musica classica, traduzione di Anna Fontebuoni, Gribaudo, 2019, p. 244. ISBN 9788858022894
  2. Citato in AA.VV., Il libro della musica classica, traduzione di Anna Fontebuoni, Gribaudo, 2019, p. 243. ISBN 9788858022894
  3. Citato in Walter Laqueur, La Repubblica di Weimar, traduzione di Lydia Magliano, Rizzoli, Milano, 1977, cap. IV, p. 199.
  4. a b c Citato in Gianfranco Vinay, Gershwin, E.D.T. Edizioni di Torino, 1992, p. 97.
  5. Citato in Focus, n. 66, p. 166.
  6. Dalla lettera ad Alfredo Casella, gennaio 1925, in Alfredo Casella, I segreti della giara, Sansoni, Firenze, 1941, p. 220.
  7. A Vasilij Kandinskij; citato in Enzo Biagi, 1935 e dintorni, Mondadori, Milano, 1982, p. 182.
  8. Citato in Corriere della Sera, 6 marzo 2006.

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