Alessandra De Stefano

giornalista, conduttrice televisiva e scrittrice italiana

Alessandra De Stefano (1966 – vivente), giornalista, conduttrice televisiva e scrittrice italiana.

Alessandra De Stefano alla Milano-Sanremo 2017

Citazioni di Alessandra De StefanoModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Claudio mi diceva sempre di cercare qualcosa da dire, cioè cercare una angolazione diversa rispetto alla notizia. La notizia ha una vita breve, quello che resta è la storia che ci sta dietro.[1]
  • La differenza che può fare un giorno è praticamente la mia filosofia di vita. Mia mamma diceva che quello che non succede in una vita può capitare in un giorno, quindi occorre essere gentili sempre, perchè per essere cattivi ci vuole solo un minuto.[1]

Tornare ad ascoltare il ciclismo

Intervista di Giovanni Battistuzzi, Ilfoglio.it, 1º agosto 2020.

  • [Nel ciclismo] il pubblico non è mai stato solo sfondo, quasi sempre è stata una spinta in più, qualcosa di necessario, un'estensione di questo sport. Se il ciclismo fosse un albero, gli spettatori sarebbero i rami, si può disegnare un albero senza i rami?
  • L'amore per questo sport nasce dal racconto, quello dei nonni e dei padri, quello delle imprese che furono, a volte ingigantite, sempre personalizzate da chi ce le ha raccontate.
  • Il ciclismo prima ti prende e poi ti trasporta, sentimentalmente e per il mondo, lungo quel suo solito percorso ciclico, fatto allo stesso modo di una ruota di bicicletta. Un incontrarsi e ritrovarsi nei soliti luoghi e negli stessi periodi, quelli delle corse, a commentare però qualcosa che non è mai uguale a se stesso, che cambia continuamente.
  • Ancora oggi quando penso a Marco mi viene un po' di rabbia e molto dolore. Era fantastico e tragico, imprevedibile, quando gli facevi del bene ti dava un morso.
  • [Il ciclismo] è anche una lunga analisi, una forma di conoscenza dell'essere umano, perché mentre si pedala tutta la generosità, gli egoismi, l'altruismo, la testardaggine, la cattiveria, la furbizia e la malignità vengono fuori, si fanno palesi e senza filtri. I corridori sono navigatori in un mondo precario, la libertà che dà la bicicletta è legata in un microcosmo pieno di regole e non detti, di volere di branco e ambizioni personali, di rincorse e di evasioni. Solo quelli che vanno in fuga assaporano appieno la bellezza della bici, la sua dimensione spaziale. Sono dei libertari, dei sognatori. Gli unici ancora bambini del gruppo. Perché la prima cosa che pensi da bimbo quando inizi a pedalare è che sei libero, "posso andare lì". E quel lì è sempre un altrove.

"Le critiche alla Rai per le Olimpiadi? Era impossibile fare di più"

Intervista di Francesco Canino, Ilfattoquotidiano.it, 8 agosto 2021.

  • Lo sport è una delle poche cose che azzera le differenze sociali.
  • La visibilità non m'interessa. M'interessano i risultati, la sostanza più che la forma. Per questo detesto il cliché della donna scosciata che commenta lo sport. È l'antitesi di ciò che sono io, che vado in video con le unghie sbeccate e le mani piene di appunti. Certo, mi sistemo perché so che devo entrare nelle case della gente ma so che il pubblico è molto intelligente e smaschera la finzione. Io non fingo, sono ciò che sono e la popolarità la temo perché impone un ritmo che non m'interessa. Io non voglio essere altro da me, non mi piace il protagonismo a tutti i costi.
  • [«Per tutti lei è la "signora del ciclismo", lo sport che racconta da tre decenni. È un'etichetta che le piace?»] Sì, perché il ciclismo mi ha formato, è l'ambiente dove mi sono costruita professionalmente e dove mi sono innamorata della diretta, della strada, del rumore di fondo e delle storie laterali. [...] In una cronometro di Bibione, mentre aspettavo la partenza, vidi questo ciclista con il numero 199 e la bici appoggiata a un muretto sulla spiaggia, che guardava il mare e piangeva. Lo avvicinai e gli feci un'intervista: "Piango perché penso alla Colombia e mi mancano i miei bambini". Era Víctor Hugo Peña. "Ma chi è questo? Che ci facciano di questo rvm", mi dicevano gli autori. Poche ore dopo, quel ciclista vinse la tappa e noi ci aprimmo la trasmissione.
  • [«È vero che lo sport è ancora un ambiente maschilista?»] Se ti alzi alle sei per seguire gli allenamenti dei ciclisti e a fine gara sei oltre il traguardo a raccontare la tappa, lo sportivo e chi gli sta attorno non guarda se sei uomo o donna. Conta ciò che fai, quanto sudi e ti impegni. Sono l'ultima di otto figli, mi sono sempre fatta il mazzo e anche quando davo il meglio all'università, lavorando e studiando allo stesso tempo, mio padre mi diceva: "Hai fatto la quarta parte del tuo dovere". Per questo detesto le quote rose: sono l'azzeramento del talento individuale.

"Abbiamo vinto raccontando le famiglie e la fatica"

Intervista di Silvia Fumarola, Repubblica.it, 10 agosto 2021.

  • C'è una cosa che spesso si ignora del pubblico televisivo: è migliore di come viene descritto. Se fai un errore, è une errore umano e la gente ti capisce. Se vuoi garantire un'immagine sempre perfetta, non sempre funziona.
  • Quando ero piccola guardavo con mio padre il Tour de France, papà ha fatto la Resistenza, è stato prigioniero nelle Ardenne. Mamma era una sarta, siamo venuti a Roma con un abito da sposa, ha capito che a Napoli non c'era futuro. Papà fumava le sue Gitanes e seguiva Merckx, lo adorava. Quando per un anno ho lasciato il ciclismo, mi chiamò Eddy: "Amedeo non sarebbe felice".
  • [«Ha sempre sottolineato la fatica degli atleti, era la cosa più importante?»] Ho fatto tanta strada a piedi e in macchina, ho grande rispetto della fatica. Se faccio la Parigi-Roubaix mi metto nel portellone, esco coperta di terra dalla testa ai piedi. Voglio vedere quando la macchina balla, quando la forcella si muove, mi permette di capire la dinamica. La fatica è la chiave di tutto.
  • [«È più facile raccontare una vittoria o una sconfitta?»] È come dire sì o no a qualcuno, c'è la stessa differenza. Il no lo devi argomentare... Forse è più etico spiegare la sconfitta, devi andare a cercare quello che c'è dietro. La vittoria è immediata.

NoteModifica

Altri progettiModifica