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Aleardo Aleardi

Aleardo Aleardi, nato Gaetano Maria Aleardi (1812 – 1878), poeta italiano.

Citazioni di Aleardo AleardiModifica

  • Anzi per questo mio eccessivo amoreggiar con la Natura, non ricordo in quale scritto, m'ànno dato per sino del panteista. Io venero, è vero, quel magnanimo infelice di Giordano Bruno, che un papa à fatto bruciare in nome di quel Cristo che non avrebbe torto un capello a Giuda Scariotto; amo i filosofi, amo molto i sommi poeti della giovine Germania: ma quanto a panteista, lo sono a un bel circa,[...].[1]
  • Si guardan sempre e non si toccan mai.[2]

CantiModifica

IncipitModifica

Pria che sulle infelici artiche terre
Scenda la notte al morïente autunno
Col suo buio di mille ore; sul lembo
Dell'orizzonte, pari ad un fuggiasco,
Va circolando il sol per lunghi giorni
D'imminente tramonto: e poi ch'è spenta
L'ultima larva de la faccia d'oro,
Un incessante vespero scolora
L'onda e le terre, e l'aquilon ricopre
Di neve alta ogni cosa, a quella guisa
Che si coprono i morti.

CitazioniModifica

  • D'un de' tuoi monti fertili di spade, | niobe guerriera de le mie contrade, | leonessa d'Italia, | Brescia grande e infelice. (da Le tre fanciulle)
  • Quando il tuo sguardo innanzi a me scintilla | amabilmente pio | io chiedo al lume della tua pupilla: | «dimmi, se il sai, bel messagger del core, | dimmi, che cosa è Dio?» | E la pupilla mi risponde: – «Amore.» (da Fanciulla, che cosa è Dio)
  • Regina dell'aria, | dei nembi signora, | dai ghiacci perpetui, | mia eterna dimora, | impero le nuvole, | oscuro le stelle, | invio le procelle | sul torbido mar. (da Le inondazioni)
  • La ripa ondeggia, traballa il suolo, | fuggiamo a volo, fuggiamo a volo! (da Le inondazioni)
  • Vergine santa, madre dei dolori, | tu che al sole comandi e alla bufera, | abbi pietà di questi mille cuori | che innalzano al tuo cuore una preghiera. | Misericordia, o Vergine Maria, | d'una gente ridotta all'agonia. (da Le inondazioni)
  • Un dì per le sublimi Alpi io movea | dei nepoti di Tell. Da canto al ponte, | che da Satana à nome, in giù fissava | la vanità del pauroso abisso, | dove la Reissa, furibonda naiade | sbatte l'urne di porfido, e ululando | fugge non vista. Ivi afferrato un cembro, | curvo sul ciglio lungamente stetti | su la morte librato. Io non vedea | che rupi ed ombra. Un indefesso e freddo | vento recava sibili d'ignoti | augelli; un rombo di cose cadenti, | e rimoto pei ciechi antri un perpetuo | mugghio. L'arcano spirito del loco | a piombargli nel sen con malïarde | vertigini invitava. Era un terrore | con voluttà. (da È morta)
  • Pure è un dolor che passa ogni dolore | portar il lutto di persona viva. (da È morta)
  • E mi ricorda d'una blanda sera | per molta età, per duri casi ormai | remotissima. Ed era il dolce tempo | quando la state muore nell'autunno; | volgea la festa di Maria nascente. (da Un'ora della mia giovinezza)
  • Anch'io, vedi, son triste; e in fastidita | solitudine vivo; ed era, un tempo, | come allegria d'allodole pel cielo, | giocondo il volo de le mie giornate. (da L'invito)
  • Nata all'opaco | seno d'un masso che le ruba i soli, | le rame allunga sottilmente e piega | la tremula alberella. Urto di brezza, | che assidua spiri, non la spinge a quelle | curve insolite a lei; ma sì la tira | un istinto di sole, un indefesso | desiderio di luce. (da L'immortalità dell'anima)
  • "Sì; quel granel di polvere che vola | là giù, è la Terra. E pari a le funèbri | che fra poco vedrai larve di mondi | qua e là disperse, anch'ella quando fia | piena la cifra de' suoi dì fatale, | così travolta andrà per lo infinito. | Svanirà l'acqua che la bagna; l'aura | che la circonda; né scintilla alcuna | più nel suo grembo celerà di foco. | Vedovata di piante d'ogni forma | vivente, fredda, cavernosa, muta | passerà in cielo come passa in mare | naufraga nave, dove tutto è morto." (da L'immortalità dell'anima)
  • Veníano in quella vagolando a volo | festivo e obbliquo due farfalle, e l'una | l'altra inseguiva, petali viventi | aggirati dal zeffiro. Le vide | L'altissimo pittore, e a lei rivolto | Che si tacea: "Mira, amor mio, le disse: | La nostra vita fia come la vita | Di quelle due felici vagabonde, | sempre in mezzo all'april. Sarà un perenne | inseguirsi d'amore; una perenne | visita ai fiori de la gioia; sempre | inebrïati e liberi. L'avara | felicità, perpetua vïatrice, | scontri talora un solo istante al mondo, | e se ritardi ad afferrarla, sfugge, | né per rimpianti più torna. Quaggiuso | or tutto odora, tutto canta; l'aura | che tu respiri, ondeggia ai trilli novi | de gli augelli sposati; è tutta piena | dell'errabondo polline dei fiori; | l'acque e la terra cantano l'eterno | epitalamio de la vita; tutto | ama quaggiù: làsciati amare, o bella." (da Raffaello e la Fornarina)

Citazioni su Aleardo AleardiModifica

  • Discuto il poeta, non l'uomo. Osservazioni, epiteti, giudizî s'hanno a riferire, alla personalità dello scrittore Aleardo Aleardi, ente astratto; non allo Aleardi, uomo in carne ed ossa, che, da taluni, mi si afferma essere una cara persona. Se questo è, debbo rimpiangere di non aver avuto seco relazione di sorta, tranne una sola stretta di mano e momentanea. (Vittorio Imbriani)
  • Incontriamo in casa Maffei[3] il poeta civile più acclamato, il poeta alla moda, il prediletto delle signore: Aleardo Aleardi. A prima vista, egli poteva essere scambiato per un tenore di grazia, ma appena apriva bocca, si comprendeva che per fortuna era ben altro. Egli splendeva in quel tempo, nello zenit della sua gloria e de' suoi teneri affetti. E quanti, troppi, teneri affetti!... Come il Gazzoletti[4] scriveva alla Maffei, egli s'innamorava ogni giorno; ma non era mai pago de' propri idoli. Anima non volgare, anelando all'ideale, sperava, al pari del Raffaello del suo idillio gentile, di trovarlo in questa valle di delusioni:
    Onde questa mi piovve insaziata
    Ansia d'un bello che non trovo in terra?
    (Raffaello Barbiera)

NoteModifica

  1. Dalla prefazione ai Canti, 1899.
  2. Da Lettere a Maria, I, L'invito, quart'ultimo verso.
  3. Il salotto Maffei fu, fin dal 1834, un celebre ritrovo milanese di artisti , letterati e patrioti.
  4. Antonio Gazzoletti (1813–1866), giurista e poeta italiano.

BibliografiaModifica

  • Aleardo Aleardi, Canti, G. Barbèra Editore, 1899.

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