Volfango De Biasi

regista e sceneggiatore italiano

Volfango De Biasi (1972 – vivente), regista e sceneggiatore italiano.

  • La bellezza esteriore ha un costo e non è affatto innocente. Il dominio del bello sul brutto è una forma di violenza, come violenti sono gli input che ci spronano all'omologazione. La società è crudele e nel raccontarla anche con il sorriso c'è poco da edulcorare. E poi credo che senza cattiveria non ci sia commedia. In assoluto. Giada [la protagonista di Come tu mi vuoi] all'inizio viene allontanata da tutti nonostante dica cose intelligenti e sensate quando è goffa e poco attraente, salvo poi venire unanimemente accettata quando diventa bella. Per fare questo però è necessario vendere in qualche modo l'anima al diavolo e saltare dall'altra parte della barricata, dei vincenti che giudicano e fanno tendenza. Quindi alla fine chi vince e chi perde? Se tutti pagano un prezzo? (da Intervista al regista Volfango de Biasi sul film "Come tu mi vuoi")
  • Mi piacerebbe raccontare storie emozionanti, con un tocco di magia. Insomma quello che da ragazzino consideravo essere il cinema. Uno spettacolo straordinario che fa sognare e che allo stesso tempo fa riflettere. Cercare un pubblico o cercare di divertire non può essere un male, anche se qui da noi, più che in altri paesi del mondo c'è una feroce, e a mio giudizio insensata, dicotomia fra autori "impegnati" e "commerciali". Sarebbe bello smetterla con queste polemiche oziose ed impegnarsi a riportare il pubblico in sala con storie belle, con immagini oneste, con un occhio agli incassi ed uno ai contenuti. Perché fra una polemica e l'altra, un'invidia e un pregiudizio, si rischia di dimenticare che il pubblico è sovrano. E tutto il resto è alibi. (ibidem)

Come tu mi vuoi

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Nero. Applausi scroscianti e gente che ride. È uno studio televisivo. La gente non è semplice gente, è pubblico.
È in onda una puntata di Modellissima Estate. Un programma di grandi ascolti.
L'oggetto del loro divertimento è rappresentato da due modelline, impegnate anima e corpo a spremere dell'uva, in due caratteristici tini da vendemmia. Sono Samantha e Nicoletta: due ragazzine di vent'anni, provenienti rispettivamente dalla provincia di Napoli e di Firenze.
Come abbiamo già detto si impegnano anima, ma soprattutto corpo. Hanno due figure affusolate, da aspiranti veline e, come tradizione televisiva vuole, indossano abiti appena accennati, in una parola, concettuali. Minigonna formato Kleenex e toppino di filo interdentale.
Ovviamente Samantha è bionda e Nicoletta è mora.
Paolo Chiari, il presentatore, sta dando il meglio di sé, gridando con voce roca e coinvolgente la telecronaca di questa sfida avvincente, e il pubblico gli dà ragione, spellandosi le mani a ogni impennata della sua voce. «Ancora pochi secondi, ragazzi... ancora pochi secondi e sapremo chi delle due avrà spremuto più mosto...»
Altri applausi di incoraggiamento.
Nicoletta butta un'occhiata tagliente verso Samantha. L'altra di rimando pesta ancora più forte nel suo tino, facendo esplodere gli acini sotto i suoi piedoni da modellina.
Le ragazze ce la stanno mettendo tutta. Stasera c'è in gioco quello per cui vale la pena vivere. Questo è il loro biglietto di sola andata per un sogno. Fare la TV. Infatti è già bello essere lì, a farsi ammirare, che importa se le gare sono così buffe. L'importante è esserci. E per stare su quel palco le due piccole di sacrifici ne hanno fatti eccome: sommarie lezioni di recitazione e di ballo, provini a non finire nelle province più sperdute della penisola e soprattutto cene e dopocena con i selezionatori. Adesso non si tireranno di certo indietro. Solo una andrà in finale. E quella sarò io! di dicono entrambe.

Citazioni

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  • 12 marzo. La televisione commerciale è agghiacciante. È responsabile di un lavaggio della mente colossale. Sono anni che detta i modelli di riferimento alla gente e alla fine è riuscita nel suo intento. È riuscita a ridescrivere i ruoli e le aspirazioni all'interno della nostra società. Ecco qui, ad esempio, l'ideale contemporaneo di donna: chinata a novanta gradi a ingoiare budini.
    Almeno finisce l'ipocrisia di copertura: finalmente il ruolo della donna davanti e dietro lo schermo coincide. Questa è la vera pornografia. Le ragazze sono felici di farsi umiliare e aspirano a questo con tutte le loro forze, inseguendo la chimera di una vita di divertimenti e di successi, che le trasforma nel migliore dei casi in prostitute di fatto, anche se di lusso.
    È possibile che non ci sia più alcuna alternativa nell'immaginario femminile? (Stralcio dal taccuino di Giada)
  • Il destino visto dal ridottissimo punto di osservazione degli uomini appare imperscrutabile. Spesso si è costretti a definire "caso" un avvenimento di cui non conosciamo esattamente né le origini né l'evoluzione. Perché purtroppo ci è impossibile osservare simultaneamente tutto quello che accade.
    Il nostro destino, o fato, spesso sembra manifestarsi senza un'apparente ragione, ma i fatti che ci coinvolgono hanno avuto origine precedentemente e indipendentemente da noi e ci giungono in forma di concatenazione di eventi. Spesso quando questo avviene, e quindi ci accadono delle cose che desideriamo o temiamo, siamo portati per natura a cercare un qualche significato nascosto. Siamo subito tentati di immaginare una volontà più grande di noi, che gioca con le nostre vite. E il dubbio che rimane è sempre lo stesso. Si tratta di casualità o di causalità, quindi di un evento che tende a un fine? Non si sa.
  • 7 aprile. Il vuoto pneumatico continua a regnare supremo. Il mondo è infestato da gente che assomiglia a Barbie e Ken. Sono tanti, troppi. Sono una massa di gente indistinta. Senza personalità né dignità, plasmabili come pupazzetti di plastilina. Non sono persone ma servi del consumismo, figli del nostro tempo, sfornati a stock. Spero che un giorno si abbatta su di loro l'Angelo dell'Apocalisse e metta fine alle loro inutili esistenze. 'È giunta la vostra ora. Avete fatto tendenza, parlato di gossip, ammirato i Vip. E adesso la spada calerà su di voi. Anche questa volta avete i nomi in lista, ma non per entrare in un locale trendy' Già lo vedo l'Angelo sorridere crudele e felice, mentre le Barbie e i Ken si accasciano sotto i suoi occhi. (Stralcio dal taccuino di Giada)
  • 8 aprile. La voglia di lavorare si è dissolta nel nulla. I giovani non sono più programmati per farlo. Il senso del sacrificio è solo un vago ricordo sgradevole. Vogliono tutto e subito e sono perfino disposti a vendersi pur di non accettare le loro responsabilità. Ma che gusto c'è ad avere le cose senza meritarle? A sapere di non valere nulla e a fingere con tutti per tutta la vita? (Stralcio dal taccuino di Giada)
  • 9 aprile. Il corpo è l'unica merce di scambio che conoscono. Il sistema non risparmia nessuno. Non importa se sei uomo o donna, elefante o farfalla. Devi solo essere disposto a lasciarti mercificare. Ecco. Il mondo si è trasformato in un grande puttanaio. Ma io a questo gioco non ci sto. Mi chiamo fuori. (Stralcio dal taccuino di Giada)
  • 15 aprile. Nessuno ha più voglia di fare l'amore, non c'è più spazio per i veri sentimenti. È rimasto solo il sesso, quello che gli uomini chiamano 'una sana svuotata di palle'. E lo trovi ovunque. La ricerca è facile e veloce, come trovare i biscotti del Mulino Bianco al supermercato. Che ti rimane? Un senso di vuoto e un po' di profumo sulla pelle, che va via alla prima doccia. È come bere acqua nel deserto e avere di nuovo sete dopo pochi minuti. Una cosa o un'altra ti è indifferente. Cambiando di continuo si perde il valore dell'unicità. Solo l'amore vero toglie la sete, sazia. Di quello c'è sempre meno traccia. (Stralcio dal taccuino di Giada)
  • 15 maggio. L'individuo contemporaneo crede che basti esserci per esistere. Vive ma non guarda. Vede solo le forme e non la sostanza, ed è convinto che questa sia la sua missione. In realtà è solo una debole maschera che nasconde la tragedia di una vita vuota. (Stralcio dal taccuino di Giada)
  • 16 maggio. I media hanno vinto. Il lavaggio del cervello è riuscito. Ormai sono tutti d'accordo. Bellezza uguale magrezza e addome piatto. Solo i vestiti di marca possono renderti cool, ti dicono. Ma se sei veramente figo o credi di esserlo al sistema poco interessa. L'importante è che tu sia un consumatore. Sono i soldi l'unico motore del mondo. E della spiritualità cosa rimane? Niente. Nessuno è più in grado di dire chi siamo e dove stiamo andando. Nessuno è più in grado di capire cosa gli piace e cosa no, cosa gli va di fare e cosa no. La capacità di comunicare non è di questo mondo. Ogni giorno è uguale agli altri. Calma piatta. (Stralcio dal taccuino di Giada)
  • Uno è interessato alla verità solo perché il resto non può permetterselo. È così ovvio. (Fiamma)
  • Riccardo sente, fin sotto la pelle, quello che Giada gli sta facendo, e per la prima volta da quando la conosce si dimentica del fatto che è brutta. In questo istante non conta nulla. Giada è solo Giada, calda e appassionata. Come nessuna prima di lei.
    Ora i loro corpi si ascoltano ed è bellissimo. È ancora Giada a insegnare, guidando le mani di Riccardo alla scoperta del suo corpo così dolce e armonioso. La sua pelle è liscia e Riccardo prova piacere anche solo a sfiorarla. E i loro baci si trasformano. Non è più una fame bulimica e impaziente a guidarli, ma un tenero assaggiare, gustare e poi di nuovo assaporare.
    Si inseguono, si abbracciano, si rotolano, uno sull'altra, mani che frugano curiose, piacere senza parole, lungo e indefinibile.
    Sesso come viaggiare in un'altra galassia. Circondati da pianeti nuovi e sconosciuti che muovono le loro orbite nello spazio profondo; da stelle che esplodono la loro luce, e poi comete e raggi, come graffi nella carne.
    Sesso che toglie la sete e il respiro, e poi le forze e il sonno. Stupiti e confusi, avvinghiati l'uno all'altra, di fronte alla scoperta condivisa di un universo.
  • C'è molto altro da fare in una vita che meriti di essere vissuta. Io per esempio non ho bisogno del gommista per rifarmi il trucco. (Giada, rivolta ad Alessia)
  • L'unica cosa da capire è verso cosa tende l'istinto degli esseri umani. Se verso il proprio bene o il proprio male. O forse, semplicemente, vero la propria natura. Quello di Giada, in quel preciso momento, dice di tirare dritto, affidandosi alle mani di quella ragazza ombrosa, con pensieri neri nascosti da occhi impenetrabili.
  • Il centro di ogni tragedia sta nel prezzo da pagare, nella consapevolezza di non essere in grado di convertire la drammaticità del momento nell'inevitabilità delle conseguenze. E Giada non è la sola a pagare. Anche Riccardo sta facendo i suoi conti e davvero non gli tornano. Era convinto che Giada non l'avrebbe lasciato mai, che se la loro storia fosse finita sarebbe stato per volontà sua. E forse è così. È stato lui, che con le sue cazzate si è fatto mollare. E ora, pur desiderandolo, non riesce a trovare la strada per arrivare fino a lei, fosse soltanto per farle capire che è speciale, perché prima di Giada non ha mai amato e soprattutto, non è mai stato lasciato.
    Fino a oggi i suoi rapporti di potere con le donne erano stati a senso unico. Riccardo assaggiava e gettava via, passando poi ore a riderne con Loris e gli altri. Un senso di onnipotenza inscalfibile. Nuova carne sostituiva vecchia carne e così pareva potesse continuare all'infinito. [...] Vorrebbe che Giada non gli mancasse, e invece gli manca, terribilmente.
  • Oggi c'è il sole Giada, ma non riesco più a sorridere. Perdonami. Sono uno stronzo. (Sms di Riccardo)
  • «Giada... io ti amo».
    Le sue parole vibrano come gocce che cadono in un pozzo, e increspano l'acqua oscura del cuore di Giada. Ma la rabbia e l'orgoglio pesano molto di più di quelle piccole gocce. «È un problema tuo.»

Non c'è molto da aggiungere... siamo tutti abbastanza smaliziati da non aver bisogno di una morale. L'happy end c'è stato. L'amore ha trionfato e questo è ciò che in generale conta.
Però, a voler proprio cercare il pelo nell'uovo, osservando con attenzione i nostri due eroi che amoreggiano sul tetto, ci accorgeremmo che in fondo, anche se Riccardo la vorrebbe pure come era prima, Giada è rimasta una superba topa atomica, e tale ha tutta l'intenzione di restare. E lo stesso Riccardo è, sì, cambiato. Però i suoi jeans sono pur sempre di una marca fighetta, come tutto il resto che adesso gli dona quel delizioso look trasandato. Certo, ha passato l'estate a studiare, ma in una villa con piscina. Dove una volta fatta pace col padre tornerà come e quanto vuole. E così via, riflettendo sul suo futuro spianato.
La vittoria dell'amore cancella ogni ingiustizia e dolore. Giusto. Però è difficile dimenticare che per la piccola Giada, quella povera e brutta, piena di idee critiche e vigili e che voleva solo essere amata per quello che era, al di là delle mode e delle apparenze, non si sia posto in questo mondo. O almeno non c'è un posto al sole.
Bisognerebbe che arrivasse qualcuno come Totò il buono, l'eroe pensato da Zavattini, che in Miracolo a Milano di De Sica, grazie a una colombella magica fa scappare i poveri e gli umili dalla terra per portarli sulla luna a cavallo di scope volanti. Alla ricerca di un nuovo mondo dove possano finalmente essere accettati. Dove non conti nulla quello che hai ma quello che sei.
E in ultimo viene da chiedersi se sia da considerare valida, anche in questo caso, la saggia frase del grande maestro del progressive rock, Frank Zappa: "Nella lotta tra te e il mondo, stai dalla parte del mondo".
Forse no.

Bibliografia

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