Vittorio Di Giacomo

Vittorio Di Giacomo (–), scrittore italiano.

Leggende del diavoloModifica

IncipitModifica

Molti anni or sono, gli abitanti di un'intiera città italiana, di cui si tace il nome, erano pervertiti a tal segno, che furono dati in balia del demonio, che di quei tempi signoreggiava tirannicamente le Alpi Gozie, Graje e Pennine. Il diavolo, per trarre quei cittadini a sicura morte e rovina, sollevò subito un masso enorme, che per caso conteneva interamente oro massiccio; e caricatolo sulle spalle poderose, gettando per contentezza faville dagli occhi, diresse il volo verso la pianura, deciso a gettarlo dall'alto con violenza sulla misera città. Mosso dal monte Giove, ove, a quanto pare, trovavasi allora una sua prediletta dimora, sorvolò sulla Levanna, sul colle Girard e sui ghiacciai, avvicinandosi al bosco, in una caverna del quale abitava allora un santo eremita.

CitazioniModifica

A Cividale nessuno poteva attraversare il fiume Natisone perché non c'era ponte. Il diavolo si offerse di farlo lui, a patto che quelli di Cividale gli regalassero la prima anima che vi fosse passata sopra; e quei cittadini si impegnarono a farlo. [...] l'indomani, a lavoro finito, il diavolo richiamò l'adempimento del patto. I Cividalesi, gratissimi all'architetto, e però burloni la loro parte, rotolarono per il ponte una pagnotta, e lesto un cane le corse dietro per addentarla. Era la prima anima, secondo il convenuto. (p. 31)

  • È credenza in Trapani, che nelle lunghe navigazioni s'incontrino qualche volta sette corpi ignudi, che diritti si vedono sulle acque dalla cintola in su. Sono sette fratelli chiamati i Calamareonti, i quali appariscono per annunziare che la procella non è lontana. (p. 173)

BibliografiaModifica

  • Vittorio Di Giacomo, Leggende del diavolo, Cappelli, Bologna 1962.