Apri il menu principale

Turi Vasile

produttore cinematografico, regista e sceneggiatore italiano

Turi Vasile (1922 – 2009), produttore cinematografico, regista e sceneggiatore italiano

Citazioni di Turi VasileModifica

  • Credo che accanto a ognuno di noi sia un angelo di quelle schiere che popolano il cielo al di là dello spazio e del tempo. Questi angeli partecipano in certo qual modo della vita terrena; sicché essi compongono una delle categorie inferiori e sono le truppe di copertura del soprannaturale, i puri spiriti più vicini agli uomini e alle loro vicende.[1]
  • Dubbio, contraddizione; paura di vivere; senso di smarrimento, angoscia... Berto, straniero a se stesso.[2]
  • Ho conosciuto l'uomo-orologio; quando io l'ho conosciuto era poco più che un ragazzo-orologio: suonava il tamburo nella banda di mio nonno buonanima. Si chima Jachino Asero, e di lui hanno parlato anche i giornali. Potete chiedere a Jachino in qualsiasi momento del giorno e della notte, che ora è; egli vi risponde, senza consultare il sole o le stelle, con una esattezza che sconcerta. Sulla facciata della sua casa è piantata una meridiana, come insegna della eccezione che vi abita; una meridiana utile agli altri, non a Jachino che vive nel tempo senza perderne la nozione, come una condanna.[3]
  • Io sono siciliano, ma la Sicilia è la terra delle contraddizioni. Capace delle passioni ma anche degli abbattimenti, è la patria del razionalismo che deborda nella poesia, per cui perde la sua capacità pragmatica.[4]
  • Ora mi pare che, novello Ulisse, l'uomo moderno si sia legato all'albero della nave e in più, con la cera, abbia murato i suoi orecchi e abbia perfino sigillato le sue palpebre per non vedere. Egli, così, si sente forte e sicuro; crede che se le bende cadessero si sentirebbe fragile, debole, in balìa di forze che non conosce perché estranee ai suoi perfezionati sofismi. Come Ulisse noi ci spingiamo per lo stretto angusto della nostra vita; mentre laggiù, sulle rive sterminate, la folla dei nostri angeli ci chiama disperatamente, si agita, si affanna, inascoltata. E a ognuno di noi che cade un urlo altissimo risponde, come se l'angelo fosse la nostra anima che va in giudizio, carica di errori e di colpe.[1]
  • Ordini tassativi, vietano ai lettori dei notiziari di tradirsi anche per un solo attimo, di svelarci la loro partecipazione o meno, di parlarci direttamente. Essi hanno avuto affidato il compito di informarci il più monotonamente possibile delle vicende del giorno, lasciando tutta a noi la reazione ai fatti [...] ci raccontano la storia sempre vecchia e sempre nuova del nostro mondo senza aver l'aria di rivolgersi a noi. Per questo stentiamo a comprendere a chi mai esse parlino, e per questo noi preferiamo in definitiva le radiocronache delle partite di calcio.[5]

NoteModifica

  1. a b Da Paradosso sull'angelo, La Fiera Letteraria, 15 maggio 1949.
  2. Da Giuseppe Berto l'"outsider" mondiale del '900 in Raccontati da Turi Vasile, Gangemi Editore, Roma, 2012, p. 83.
  3. Da La bandiera della sua solitudine, La Fiera Letteraria, 10 settembre 1950.
  4. Citato in Giovanni Massa, Poesia e Razionalità La Sicilia di Vasile, la Repubblica, 16 settembre 2009.
  5. Da La radio, La Fiera Letteraria, 5 marzo 1948.

FilmModifica

Altri progettiModifica