I vinti (film 1953)

film del 1953 diretto da Michelangelo Antonioni

I vinti

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Titolo originale

Les Vaincus

Lingua originale italiano, francese e inglese
Paese Italia
Anno 1953
Genere drammatico
Regia Michelangelo Antonioni
Soggetto Michelangelo Antonioni, Diego Fabbri, Suso Cecchi D'Amico, Turi Vasile
Sceneggiatura Michelangelo Antonioni, Diego Fabbri, Suso Cecchi D'Amico, Turi Vasile, Giorgio Bassani, Roger Nimier
Produttore Giorgio Bassani, Suso Cecchi D'Amico, Diego FabbriRoger Nimier
Interpreti e personaggi

Episodio francese

Episodio italiano

Episodio inglese

Doppiatori italiani

I vinti, film del 1953, regia di Michelangelo Antonioni.

IncipitModifica

Non importa se le storie che vi stiamo per raccontare siano vere o inventate. Potete considerarle inventate perché le vedrete svolgersi su uno schermo. Potete considerarle vere perché succedono tutti i giorni, perché tutti i giorni riempiono le cronache dei giornali. Queste storie sono le imprese di quella che fu detta "La generazione bruciata." La generazione di coloro che al tempo della guerra erano bambini. E che quando aprirono gli occhi, videro del mondo soprattutto uno spettacolo: la mobilitazione generale della violenza. È così vistoso, così imponente, così invadente era questo spettacolo che pareva velare ogni altro. Anche quelli della bontà, della generosità, dell'intelligenza, del sacrificio. Eppure fiorirono in quegli anni, come sempre. Quella violenza pareva trionfante, sicura di sé. Aveva andature allegre e perfino sportive. Arrivava a simulare una sorta di giovanile innocenza. La sua legge era il disprezzo di ogni legge. La sua caratteristica sociale era il disprezzo di ogni società nel trionfo dell'individuo audace, cinico, privo di rimorsi. [ si vede la foto con le manette di Paolo Casaroli con la didascalia Il gangster Casaroli in Assise] Si capì presto, quando la generazione bruciata si affacciò alle cronache con una serie impressionante di delitti che si trattava di un nuovo tipo di delinquenza, ben diversa da quella che sorge sulla miseria e sulle disuguaglianze sociali. I nuovi eroi delle quarti pagine erano infatti giovinetti di famiglie agiate tranquille, ignare di covare in sé capacità tante mostruose. E non il bisogno e non un complesso d'inferiorità sociale qualsiasi che sospingeva al delitto, bensì il desiderio di compiere gesti eccezionali, di emergere, di sentirsi protagonisti di gialli, di fumetti, di film di gangster giacché guerra e cronaca nera, fumetti e cinema tutto si fondeva per loro un ideale solo: la celebrazione della violenza come trionfo personale. Versare il sangue aveva per loro il solo scopo di affermare, nella luce sinistra di un gesto empio, il vittorioso punto di vista. Quando compiuto il gesto, l'eroe della quarta pagina s'avvede della sua miseria e si accorge d'essere un vinto nella più inutile delle battaglie, è troppo tardi. Ma intanto gli altri contemplano il suo gesto, ingigantito dalle colonne dei giornali che lo venerano e meditano di emularlo e lo sciagurato circo riprende. Allo scopo esattamente opposto, noi raccontiamo le nostre storie. Tre storie diverse, di tre paesi diversi ma tutte simili infondo nelle loro tristi ragioni. Non le racconteremo abbellite, arricchite di un fascino che nella realtà non posseggono affatto. Vi racconteremo senza colorirle, senza enfasi perché vediate la loro realtà che, guardata senza orpelli, è una realtà squallida, incapace di sedurre alcuno. (Voce fuori campo)

FranciaModifica

FrasiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Tieni, prendi. È il compito per domani. Non lo dare ad André, eh? L'amore fa fare questo ed altro. Ma, insomma. Quando de Musset per esempio faceva i compiti per George Sand, non li passava mai a Chopin. (Pierre)
  • Per loro l'ideale è che mi sposi e che abbia un bel libretto di risparmio. Guarda, se non li detestassi tanto, li troverei comici. (Simone)
  • Io voglio una vita brillante, capisci? Mi piacciono le macchine americane, il denaro. Non per il denaro in sé ma per umiliare gli altri. (Simone)

DialoghiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Madre di Georges: Non vi portate un po' di merenda?
    André: No, grazie. Se ci viene fame, la compriamo lì.
    Padre di Georges: Bravi! Così la pagherete il triplo, complimenti! È proprio vero che i soldi per voi non contano!
  • Simone: Uno scotch.
    Cameriere: Che cosa?
    Simone: Whisky, scotch!
    Cameriere: Ah, whisky. Se non lo dice...

ItaliaModifica

FrasiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Aò, da quando commercio in sigarette, mia moglie non fuma più. (Corriere di sigarette di contrabbando)
  • Ma mai possibile che non conosci gli amici di tuo figlio? (Giulio)
  • Debbo andar via, Marina. Sarebbe bello poter andar via insieme, fare dei viaggi. Pensa. Vedere dei posti lontani, partire quando se ne ha voglia, tornare quando viene in mente. Così è bella la vita. Solo così si può essere felici. Ci vogliono denari, tanti e subito. Perché questa vita la voglio vivere da giovane. A vent'anni e non quando sarò vecchio. (Claudio)
  • Ma ti rendi conto? Rinunciare alla mia giovinezza! Ho fatto di tutto per godermela e credo ancora di avere questo diritto! Anche ora che ho ucciso un uomo. (Claudio)

InghilterraModifica

FrasiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • E sa cosa leggevo stamattina? L'ode alla morte di Shelley, strano eh? Certo, lei la conosce. Oh morte, dov'è il tuo fine? (Aubrey)
  • Supponendo che tiriate uno o due milioni di copie del vostro giornale, entro domani almeno sei milioni di persone leggeranno il mio articolo e vedranno la mia foto. Ho tutto il diritto di apparire bene! (Aubrey)
  • Io non sto mai in mezzo alla gente. La odio, perché non voglio essere uno della folla. Ma quando sei qualcuno, la cosa cambia. Allora la folla sono milioni di persone che ti invidiano da morire. (Aubrey)

DialoghiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Aubrey: Circa a quell'articolo, io penso che qualsiasi cifra il vostro giornale sia solito pagare per un pezzo così sensazionale, a me dovrà dare il doppio.
    Ken: Ah, sì?
    Aubrey: Vede, nel mio articolo non dovete metterci le mani. Io sono uno scrittore.
    Ken: Giornalista?
    Aubrey: Poeta!
    Ken: Ah, davvero? E ci scriverà l'articolo in versi?
  • Aubrey: Chi le ha detto di mettere la virgola?
    Segretaria: Dal modo in cui a dettato, sembrava che ci volesse.
    Aubrey: L'ho pregata di non alterare la punteggiatura. Io detesto le virgole.
    Giornalista: Scrive alla Gertrude Stein?
    Aubrey: Stile.
  • Giornalista: Non vuole un pezzo scritto da te?
    Ken: Troppe virgole.

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