Terminator 3 - Le macchine ribelli

film del 2003 diretto da Jonathan Mostow

Terminator 3: Le macchine ribelli

Immagine T3-logo.svg.
Titolo originale

Terminator 3: Rise of the Machines

Lingua originale inglese
Paese Usa
Anno 2003
Genere Fantascienza, azione
Regia Jonathan Mostow
Soggetto John Brancato, Michael Ferris
Sceneggiatura John Brancato, Michael Ferris
Produttore Mario Kassar, Hal Lieberman, Joel B. Michaels, Andrew G. Vajna
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Terminator 3: Le macchine ribelli, film statunitense del 2003 con Arnold Schwarzenegger, regia di Jonathan Mostow.

Il futuro non è scritto. L'unico destino è quello che ci creiamo con le nostre mani. Vorrei tanto crederlo. Mi chiamo John Connor, hanno tentato di assassinarmi ancora prima che nascessi. Quando avevo tredici anni ci provarono di nuovo. Macchine che vengono dal futuro: Terminator. Per tutta la vita mia madre mi ha parlato di un cataclisma che sarebbe arrivato, del giorno del giudizio, dell'inizio di una guerra fra gli uomini e le macchine. Tre miliardi di vite sarebbero state cancellate in un istante e io avrei dovuto guidare ciò che restava dell'umanità alla vittoria finale. Niente di questo è successo, nessuna bomba è caduta, i computer non hanno assunto il controllo. Abbiamo fermato il giorno del giudizio! Dovrei sentirmi al sicuro, ma non è così. E ora io vivo fuori dal sistema: niente telefono, niente indirizzo, niente e nessuno può rintracciarmi. Ho cancellato qualsiasi legame con il passato ma per quanto mi sforzi, non riesco a cancellare i miei sogni, i miei incubi. Sento il peso di un futuro che mi perseguita, di un futuro che non voglio. E continuo a scappare, il più velocemente possibile, dovunque... verso il nulla. (John Connor) [voce fuori campo]

  Citazioni in ordine temporale.

  • Come odio le macchine! (Kate Brewster)
  • [Rivolta a Kate] John Connor è stato qui! Dimmi dov'è andato? Dimmelo, dimmi dov'è andato? (T-X)
  • [Dopo aver buttato dal finestrino una pila all'idrogeno che ha provocato una piccola esplosione nucleare] Una volta lesionate le pile all'idrogeno diventano instabili. (Terminator)
  • Sarah Connor. 1959-1997. Non esiste il destino, ma quello che costruiamo. (Epitaffio)
Sarah Connor. 1959-1997. No fate but what we make.
  • [Guidando il carro funebre praticamente distrutto dopo essere passato sotto a un camion] Necessita nuovo veicolo. (Terminator)
  • Il desiderio è irrilevante. Io sono una macchina. (Terminator)
  • [Prima di farsi esplodere insieme a T-X] Tu sei terminata. (Terminator)

Dialoghi

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  Citazioni in ordine temporale.

  • [In un locale di spogliarello per sole donne]
    Terminator: Togliti i vestiti.
    Spogliarellista: Pazienza, tesoro! Sei tu puttana, aspetta il tuo turno!
    Terminator [salendo sul palco]: I vestiti.
    Spogliarellista: Parla con questa![1]
    Terminator [afferrandogli la mano e parlandoci]: Adesso.
  • Terminator: Dov'è John Connor?
    Kate: S-se te lo dico poi mi lasci andare?
    Terminator: Sì.
    Kate: È n-nel canile, in una gabbia. [Terminator sta per chiuderla nel furgone] Hai detto che mi lasciavi andare!
    Terminator: Ho mentito.
  • Terminator: John Connor, è arrivata l'ora.
    John: Sei qui per uccidermi?
    Terminator: No. Tu devi vivere.
  • John: Nemmeno ti ricordi di me? Sarah Connor. Che fece saltare la Cyberdyne. "Hasta la vista, baby". Non ti ricorda niente?
    Terminator: Quello era un altro T-101.
    John: Ma come sarebbe, uscite da una linea di montaggio?
    Terminator: Sì, esatto.
    John: Ah, bene, così adesso ti devo insegnare tutto quanto daccapo!
    Terminator [apre la finestrella sul retro]: Katherine Brewster, hai subìto qualche danno?
    Kate: Vaffanculo, brutto stronzo!
    Terminator [gli chiude in faccia la finestrella sul retro]: Non sono programmato a tal fine.
  • John: Tu non dovresti neanche esistere! Abbiamo eliminato la Cyberdyne più di dieci anni fa! Abbiamo bloccato il giorno del giudizio!
    Terminator: No, l'avete solo rimandato. Il giorno del giudizio è inevitabile.
  • Terminator: T-X è progettata per il combattimento estremo, energizzata da un reattore al plasma ed equipaggiata con armi incorporate. Il suo arsenale comprende micromanipolatori nanotecnologici.
    John: Spiegati...
    Terminator: Riesce a controllare le altre macchine. La sua struttura è pesantemente corazzata ed è temprata per resistere ad attacchi esterni.
    John: Ma troverai il modo di distruggerla?
    Terminator: Improbabile. Io sono un modello antiquato. T-X è più veloce, più potente e più intelligente. È una macchina per uccidere più che efficace.
    John [sarcastico]: Ah, bene. Siamo a posto.
    Terminator: La mia presenza in questo spazio-tempo è stata anticipata. T-X è stata ideata per terminare altri organismi cybernetici.
    John: Cioè sarebbe una Terminator anti-Terminator? Mi stai prendendo per il culo!
    Terminator: No, non sono attrezzato per questo.
  • Cassiere [vedendo il Terminator uscire dal negozio senza pagare la merce]: Ehi! Ehi, ma che fa?! Non paga?!
    Terminator [mostrando il palmo della mano]: Parla con questa.[2]
  • Kate: Allora, perché mi hai rapito?
    John: Senti...
    Kate: Tu sei sempre stato un delinquente e adesso te ne stai lì come se l'atteggiamento del duro potesse funzionare! Che c'è, fai parte di qualche... banda? Come fai a non vergognarti?! Be'?!
    John [a Terminator]: Diglielo tu chi sono.
    Terminator: John Connor è il leader della resistenza mondiale. È l'ultima valida speranza del genere umano.
    Kate [accondiscendente]: Certo... E... e lui?
    John: È un robot che viene dal futuro. È tessuto vivo in uno scheletro di metallo inviato indietro nel tempo per proteggermi.
    Kate: Vai al diavolo!
    John: Non vuole farti del male...
    Kate: Io ho un fidanzato. Che starà già cercandomi. Mi dici che diavolo volete?
    John: Cerca... di immaginare. Se tu sapessi che dovrai fare qualcosa di importante della tua vita, qualcosa di stupefacente. E magari... la cosa più importante che nessuno abbia mai fatto. Ma c'è un intoppo. Un terribile evento sta per succedere. E tu... tu non potresti... mai perdonarti se non facessi qualcosa per impedirlo, ma...
    Kate: Ma di che cosa stai parlando?
    John: È che... la vita come la conosci... e tutte le cose che dai per scontate... non dureranno. Mike Kripke. Poco fa perché... perché hai nominato la Cantina di Kripke? Perché... è là, in casa di Kripke che... noi ragazzi andavamo... a pomiciare, giusto? Allora io e te... vuoi dire che... accidenti, allora è vero! Pomiciavamo nella Cantina di Kripke, trovo incredibile che te ne sei ricordata! Wow, si vede che... ti ho fatto una certa impressione!
    Kate: Ah, falla finita... me ne ricordo perché il giorno dopo eri in TV.
    John: Oh, e... aspetta un secondo, io e te ci siamo... messi insieme il giorno prima che incontrassi lui... e di nuovo... adesso, dopo dieci anni...
    Kate: Oh, allora era proprio destino...! Una coincidenza.
    John: ...Già.
  • John: Non sono io quello che vuoi, stai solo sprecando tempo!
    Terminator: Inesatto. John Connor guida la resistenza fino alla vittoria.
    John: Come?! Perché, perché proprio io?!
    Terminator: Tu sei John Connor.
    John: Cazzo! Mia madre mi ha imbottito di queste stronzate fin dalla culla! E guardami, io non sono un capo, non lo sono mai stato!
    Terminator [afferra Connor per il collo e lo solleva]: Hai ragione. Non sei quello che voglio. Sto solo sprecando tempo.
    John: Vaffanculo... fottutissima macchina!
    Terminator [lo lascia andare]: Meglio.
    John: Allora l'hai fatto apposta!
    Terminator: L'ira è più utile della disperazione.
    John: Come?!
    Terminator: Nozioni di psicologia, è un mio programma ausiliario.
  • John: Sei sicuro di questa storia? Di lei e me?
    Terminator: La tua confusione non è razionale. È un esemplare femminile in età riproduttiva.
    John: Da noi servono anche altre cose...
    Terminator: Il mio database non contempla la dinamica del rapporto di coppia.
  • [John minaccia di uccidersi puntandosi una pistola alla tempia]
    Terminator: Tu non puoi autoterminarti.
    John: No, tu non puoi! Io posso fare quello che voglio, sono un essere umano, non sono uno stramaledetto robot!
    Terminator: Organismo cibernetico.
  • Kate: Grazie per quello che fai.
    Terminator: La tua gratitudine non è richiesta. Io sono programmato per eseguire i tuoi comandi.
    John: I suoi comandi?
    Terminator: È stata Katherine Brewster che mi ha fatto riattivare e mi ha rimandato nel continuum spazio-temporale.
  • John: Ma perché non ti ho rimandato indietro io?
    Terminator: Non sono autorizzato a rispondere alla tua domanda.
    Kate: Perché non ti ha rimandato indietro lui?
    Terminator: Lui era morto. Gli umani inevitabilmente muoiono.
    John: Sì, lo so. Ma allora come...? No, forse non mi va di saperlo.
    Kate: E com'è morto?
    Terminator: John Connor fu terminato il 4 luglio 2032. Io fui scelto per il suo attaccamento emotivo nei riguardi del mio modello, a causa delle sue esperienze infantili. Questo facilitò la mia infiltrazione.
    John: Come? Che stai dicendo?
    Terminator: Ti ho ucciso io.

Quando giunse la piena autocoscienza, Skynet si era già diffusa dentro milioni di server in tutto il pianeta: nelle normali reti di computer degli uffici, dei dormitori delle università, dappertutto, tutto il software, tutto il cyberspazio... Addio nucleo del sistema. Nulla e nessuno poteva escludere Skynet. L'attacco inizio alle 18 e 18, proprio come aveva detto Terminator. Era il giorno del giudizio, il giorno in cui l'umanità fu quasi completamente distrutta dalle armi che aveva creato per proteggersi. Avrei dovuto capire che il nostro destino non era mai stato quello di fermare il Giorno del Giudizio, ma semplicemente di sopravvivere ad esso. Insieme. Terminator lo sapeva, aveva cercato di dircelo, ma il mio subcosciente non lo voleva sentire. Forse il futuro è già scritto, io non lo so. So solo quello che mi ha insegnato Terminator: mai rinunciare alla lotta. E mai rinuncerò. La battaglia è appena cominciata. (John Connor) [voce fuori campo]

  1. Nella versione originale in inglese «Talk to the hand».
  2. Nella versione originale in inglese «Talk to the hand».

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