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Tamara Lunger

sciatrice, alpinista e esploratrice italiana

Tamara Lunger (1986 – vivente), scialpinista, alpinista ed esploratrice italiana.

Citazioni di Tamara LungerModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Simone Moro l'ha presa sotto la sua ala protettiva.»] Ho conosciuto Simone Moro durante il ballo di maturità della mia scuola superiore. Sua moglie è stata la mia insegnante di ginnastica. Sapevo chi era suo marito e le ho sempre detto che mi piaceva fare fatica e che avrei voluto diventare una brava alpinista, come suo marito. Così, quando lei ci ha presentato, ho subito chiesto a Simone, con un po' di sfrontatezza, se poteva portarmi con lui a fare un 8000. Penso che lui sia stato colpito dal fatto che ero l'unica ragazza in tutta la scuola ad indossare un paio di pantaloni e scarpe da ginnastica.[1]
  • L'alpinismo è uno sport di uomini e io non voglio sentirmi dire che non sono capace perché sono una donna. È molto importante per me fare le stesse cose di un uomo: portare gli stessi chili, decidere come loro, avere la stessa responsabilità. Certo, per contrappasso, ci sono delle situazioni in cui avrei bisogno di essere trattata come una donna. È successo sul Nanga quando eravamo al Campo 4, l'ultimo prima della vetta, sono stata malissimo e ho pensato di essere seriamente in pericolo perché nessuno avrebbe potuto soccorrermi. Durante la notte mi sono messa a piangere di nascosto. Nessuno mi ha dato una carezza, neanche un conforto verbale. Forse perché da fuori mi vedono molto dura, ma dentro sono molto più sentimentale di tanti altri.[1]
  • [«Che cosa provi quando raggiungi una vetta?»] Quando arrampico lo faccio esclusivamente per un piacere personale e non per i riconoscimenti che ne potrebbero derivare. Provo un sentimento profondo per quello che faccio, una gioia così intensa da esserne quasi gelosa. Il più delle volte faccio fatica a condividerla con gli altri, soprattutto quando mi sento messa sotto pressione da persone che vogliono assorbire questo "amore" solo per arricchire la propria persona... in questi casi mi sento defraudata di qualcosa che mi appartiene, che è mio, e non mi piace.[2]
  • Sono da sempre alla ricerca dell'avventura, ogni giorno vorrei provare qualcosa di nuovo, il che è pesante perché può portarti ad un senso di insoddisfazione. Vuoi sempre di più, di eccezionale: quasi una droga.[3]
  • Se una bimba cresce sentendosi dire "Questo non lo puoi fare perché sei femmina" oppure "Non sarai mai forte perché sei una donna" allora tutto va di conseguenza. Quando invece una donna capisce che può fare grandi cose, allora ha vinto tutto. Perché non si pone più limiti, prova a fare ciò che pensava non le fosse consentito: tenta l'impossibile. Io incontro tante ragazze che mi ringraziamo per averle incoraggiate, per averle ispirate: questo mi riempie di gioia.[3]
  • Se non ce la faccio da sola, non merito di arrivare in cima [...]. Quando arrivi su e vedi gli altri con le bombole di ossigeno, ma tu ce l'hai fatta senza... ah, è meraviglioso![4]
  • [«Scalare un 8000 non è esattamente alla portata di una/ogni donna. Come ti trovi in un mondo prettamente maschile?»] Se posso essere onesta io mi trovo bene con gli uomini. Le donne sono complicate! E a volte fra le donne c'è anche più invidia.[5]
  • Scalare un Ottomila è diventata una cosa di moda... non c'è più gente con i valori di montagna, ma di tutto di più. Ritrovi i problemi della società anche al campo base: capita che ti rubino le cose in alta quota! O che uno sherpa preferisca giocare con Facebook anzichè aiutare un suo amico. Mi sento in colpa per questa gente. Sento l'energia della montagna, e come si comportano male — l'immondizia, la confusione — e mi dispiace. Per me la montagna è sacra, la vedo e sento come un'anima. Mentre vedo che a volte non c'é rispetto per la natura e per l'ambiente.[5]
  • [«Credi in Dio?»] Sì, molto. Rispetto tutte le religioni. La spiritualità che pervade il Nepal, per esempio, mi affascina molto. Ma il Dio cristiano è il più figo della terra. Un giorno stavo per attraversare un seracco che ritenevo pericoloso; allora prima di attraversarlo ho pregato. Poi l'ho attraversato. Poco dopo è crollato. Ho avuto la prova che Dio esiste. E grazie al credere in Dio non ho paura della morte.[6]
  • Sul tema della morte ho sempre riflettuto a lungo, arrivando a una conclusione che il 99% delle persone non condividerà, e cioè che io sono in pace con la morte. E quando sono caduta sul Nanga Parbat, parlando con Dio io ho detto: "Lo sapevo e accetto di morire". Non sarebbe stato così brutto per me, avevo solo paura che mi facesse molto male. Ma non sempre ho pensato così. [«Cioè?»] Quando nel 2010, durante la spedizione sul Cho Oyu, morì Walter Nones (di cui noi poi recuperammo il corpo), pensai: vale la pena fare tutto ciò? Infatti per sei mesi non provai più a salire in montagna, avevo paura. Poi in un paio di occasioni, sul K2 ma anche sul Passo vicino casa, ho visto dei cadaveri ma questo non mi ha provocato alcuna reazione. Ho capito che la morte fa parte della nostra vita, c'è a chi capita prima e a chi dopo. Io vado in montagna sapendo che può succedere e lo faccio perché sono così appassionata che non voglio rinunciarci solo per paura.[7]
  • [«Se in famiglia ti avessero frenata (nell'alpinismo), oggi Tamara che cosa farebbe?»] La macellaia. Da piccola volevo essere forte come quegli uomini che si caricavano sulle spalle i mezzi maiali.[7]

Tamara Lunger: «In montagna siamo tutti uguali»

Intervista di Nicoletta Pennati, Iodonna.it, 7 agosto 2017

  • [«Scalare oggi è diverso da ieri?»] È meno avventura e più business. Valori fondamentali come onestà e rispetto per la natura passano in secondo piano.
  • [«Le donne alpiniste sono poche.»] Per fare questa vita bisogna avere tempo, soldi, sponsor. E poi sopportare la quota, vivere a stretto contatto con gli uomini in spazi angusti come le tende, rimanere senza lavarsi per giorni, non avere bagni a disposizione. Bisogna essere "ruspanti" e adattarsi.
  • Chi va in montagna è un alpinista. Il sesso non conta.
  • Non ho un fidanzato! Sono un'egoista: la montagna viene prima di tutto. Nessun uomo ha fino ad ora accettato di stare al secondo posto.

NoteModifica

  1. a b Dall'intervista di Marco Trabucchi, Tamara Lunger. Alpinista, Vanityfair.it, 16 marzo 2017.
  2. Dall'intervista di Sofia Brigadoi, A tu per tu con Tamara Lunger, Maurizio di Palma e Nicole Fedele, Dolomitipremiere.com, 10 luglio 2017.
  3. a b Dall'intervista di Francesco Quarna, Tamara Lunger, l'alpinista italiana al Festival di Banff: "Quando una donna capisce che può fare grandi cose, ha vinto", Deejay.it, 4 novembre 2017.
  4. Da Tamara Lunger. L'alpinista, Suedtirol.info, dicembre 2017.
  5. a b Da Intervista a Tamara Lunger, Ioamoiviaggi.it, 6 ottobre 2018.
  6. Dall'intervista di Piero Carlesi, Tamara Lunger, alpinista. Passione sincera, entusiasmo a mille, Touringmagazine.it, 14 ottobre 2018.
  7. a b Dall'intervista di Luca Castaldini, Salire un Ottomila è andare verso la gioia, SportWeek, nº 14 (931), 6 aprile 2019, pp. 96-100.

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