Strage di piazza Fontana

Lapide commemorativa della strage

Citazioni sulla Strage di piazza Fontana.

  • Erano le 16.37 del 12 dicembre 1969. Un venerdì, e l'orario di chiusura della Banca dell'Agricoltura, in piazza Fontana, era passato già di mezz'ora abbondante. Ma nel salone si assiepava ancora la clientela – tra essa molti agricoltori o mediatori provenienti dalla provincia – che stava concludendo le operazioni. L'ordigno distruttore era collocato sotto un tavolo attorno al quale molta gente compilava moduli o consultava documenti. È superfluo chiedersi se l'attentatore avesse fisato il timer della bomba su un'ora in cui riteneva che la banca sarebbe stata vuota, o se di proposito avesse voluto fare una carneficina. Sta di fatto che la banca era gremita e l'ordigno provocò 16 morti e molti feriti. Tra questi ultimi un ragazzino, Enrico Pizzamiglio, cui dovette essere amputata una gamba dilaniata: tragico, vivente simbolo d'uno dei più tenebrosi episodi della vita della città, e dell'Italia. (Indro Montanelli e Mario Cervi)
  • Il 12 dicembre del 1969 cade di venerdì. A Milano, per tutta la notte è piovuto. Il tempo si manterrà incerto fino a sera. È giorno di mercato. La sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura, in piazza Fontana, è colma di clienti venuti soprattutto dalla provincia. Gli altri istituti di credito hanno chiuso alle 16,30; qui gli sportelli restano aperti più a lungo. Sono le 16,37 quando nel grande salone del tetto a cupola scoppia un ordigno contenente 7 chili di tritolo. Nella grande sala, orrendamente mutilata, i 16 corpi delle vittime. Per un'ora e mezzo le ambulanze fanno la spola con gli ospedali più vicini. dove vengono ricoverati i feriti: 87. (Sergio Zavoli)
  • Io esclusi immediatamente la responsabilità degli anarchici [dalla strage di piazza Fontana] per varie ragioni: prima di tutto, forse, per una specie di istinto, di intuizione, ma poi perché conosco gli anarchici. Gli anarchici non è che sono alieni dalla violenza, ma la usano in un altro modo: non sparano mai nel mucchio, non sparano mai nascondendo la mano. L'anarchico spara al bersaglio, in genere al bersaglio simbolico del potere, e di fronte. Assume sempre la responsabilità del suo gesto. Quindi, quell'infame attentato, evidentemente, non era di marca anarchica o anche se era di marca anarchica veniva da qualcuno che usurpava la qualifica di anarchico, ma che non apparteneva certamente alla vera categoria, che io ho conosciuto ben diversa e che credo sia ancora ben diversa. (Indro Montanelli)
  • La contestazione camminò a un certo punto parallelamente alle grandi rivendicazioni operaie del momento, senza mai saldarsi veramente da esse. In questa Milano inquieta, e a giorni angosciata, che vedeva dissipati in breve tempo i frutti – per la verità non distribuiti equamente – del «miracolo economico» e d'una straordinaria crescita sociale, deflagrò la bomba di piazza Fontana. Un'esplosione terrificante, la cui caligine morale politica e giudiziaria pesa tuttora sulla città. (Indro Montanelli e Mario Cervi)
  • Nel Collettivo Politico Metropolitano [incubatrice delle future Brigate Rosse], con sede in un vecchi teatro in disuso in via Curtatone, si cantava, si faceva teatro, si tenevano mostre fotografiche. Era una continua esplosione di giocosità e invenzione. Con la strage di Piazza Fontana il clima improvvisamente cambiò. (Renato Curcio)

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