Stazione Termini (film)

film del 1953 diretto da Vittorio De Sica

Stazione Termini

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

Jennifer Jones e Montgomery Clift nel film

Titolo originale

Stazione Termini

Lingua originale inglese, francese e italiano
Paese Italia, Stati Uniti d'America
Anno 1953
Genere drammatico, sentimentale
Regia Vittorio De Sica
Soggetto Cesare Zavattini
Sceneggiatura Cesare Zavattini, Luigi Chiarini, Giorgio Prosperi
Produttore Vittorio De Sica, David O. Selznick
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Stazione Termini, film italo-statunitense del 1953 con Jennifer Jones e Montgomery Clift, regia di Vittorio De Sica.

  Citazioni in ordine temporale.

  • Amore amore amore amore amore amore amore amore amore amore amore amore. (telegramma dell'uomo allegro)
  • Un uomo sa sempre quando perde la sua donna. È come avere un altro cuore dentro di noi: ci si accorge se quel cuore si ferma. (Giovanni)

Dialoghi

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  Citazioni in ordine temporale.

  • Giovanni: Anche se mia madre era un'americana, non sono meno italiano per questo. Qui da noi, sono gli uomini che contano. Voi donne americane siete un po' troppo emancipate.
    Mary: Se non fossi emancipata, avrei osato fare quello che ho fatto? Avrei accettato il tuo invito, quel giorno, a prendere un caffè?
    Giovanni: Diversi caffè. Tre ore. Perché sei venuta con me?
    Mary: Perché me lo chiedesti?
    Giovanni: Perché appena ti vidi, capii cos'è il desiderio. Ma tu non hai risposto alla mia domanda: perché venisti con me?
    Mary: Non sembravi un tipo pericoloso. Io non ho molta immaginazione, non ho mai fatto niente di straordinario, meno questo: lasciare che tu mi fermassi.
  • Giovanni: Non dimenticare che sono italiano e che se non ti portassi bene, ti picchierei.
    Mary: Giovanni, non lo faresti. O lo faresti?
    Giovanni: Certo. Naturalmente.

Citazioni su Stazione Termini

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  • Dopo l'insuccesso di Umberto D. De Sica accettò di dirigere due divi americani coi soldi di David Selznick [...] e tutti gridarono al tradimento del neorealismo. Variazione su Breve incontro di Lean, il film non è poi quel bidone che si disse, anche se le macchiette di contorno, che vorrebbero fare colore, sono importune, e la storia è assai convenzionale. (Il Mereghetti)
  • Film commerciale? No, non si direbbe che De Sica sia sceso tanto in basso, al contrario, qui c'è lo sforzo di conservare ad ogni costo la propria dignità (non le aspirazioni artistiche, si capisce) e l'indubbia capacità di attuare questo proposito. Non è il caso di essere spietati con Stazione Termini, perché si commetterebbe un grossolano errore [...]. Il film è stato visto anche come un esercizio di stile. [...] La situazione romantico-moralista trattata da De Sica, secondo i pochi convinti suggerimenti di Zavattini, si inquadra in un certo senso (e dunque, supera di molto i confini dell'esercizio di stile) in quelle vaghe correnti cinematografiche e letterarie insieme, che si sono profilate da poco tempo in Italia e che appaiono [...] molto sensibili alla sfiducia e alla accorta debolezza di tanta parte della nostra borghesia. (Fernaldo Di Giammatteo)
  • Maldestro tentativo di inserire due divi di Hollywood in una struttura neorealistica di taglio semidocumentario. [...] soltanto a sprazzi si coglie la sensibilità di V. De Sica. Vale soprattutto per il finale. (il Morandini)

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