Roy Dupuis

attore cinematografico e attore televisivo canadese

Roy Michael Joseph Dupuis (1963 – vivente), attore di origine canadese.

Roy Dupuis

Citazioni

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  • Anche oggi non mi diverte affatto recitare per scherzo, ci deve essere uno scopo, una sfida che posso sormontare per provare... per provare che sono vivo!    Fonte?
  • Oh sì, sono un lupo. È nella mia natura. È il modo in cui sono." (dall'intervista a 7 Jours del 6 aprile 1991)
  • Sto imparando a vivere, sto imparando a trovare ragioni per vivere. (dall'intervista a L'heure juste del maggio 1992)
  • Ogni cosa è interessante. Io ero interessato alla scienza prima di andare a lavorare in teatro. Sono sempre stato attratto dall'astrofisica. È la pura scienza che fornisce le risposte alle reali domande. Sono affascinato dai misteri della vita. (dall'intervista a 7 Jours del 30 maggio 1992)
  • Io sono affascinato dalle donne. Sono convinto che la vera essenza della vita è donna. Ma potremmo parlare di questo per ore e ore, è un argomento del quale si discute spesso anche perché il tema principale della donna è dare e perpetuare al vita, argomento centrale in molte discussioni. Se noi dovessimo iniziare questo argomento dovresti aggiungere pagine e pagine alla tua intervista. Si amo le donne, per il loro mistero, la loro complessità e per la loro semplicità al tempo stesso. Tuttavia io complico un po' troppo le cose. Vi dirò questo: stiamo iniziando una discussione pericolosa che ci porterà fino all'alba … e continuerà a quella seguente. In una parola... Sono sotto il loro influsso, ma nello stesso tempo non è sempre facile. (dall'intervista a 7 Jours del 30 maggio 1992)
  • La vita, le sue origini. Il destino, i grandi eventi cosmici con cui l'Universo è stato creato. Ogni cosa può essere spiegata. Almeno ora stiamo cominciando a trovare le risposte alle cose che ci sono sempre sembrate inspiegabili. Trovo che queste ipotesi ci diano assuefazione. (dall'intervista a 7 Jours del 30 maggio 1992)
  • La vita si migliora sempre. Si alimenta sugli errori, torti e sofferenza, ma anche sulla gioia del piacere e sulla bellezza. (dall'intervista a 7 Jours del 30 maggio 1992)
  • Vivo la mia vita per estendere i miei orizzonti e per godere. Ma il piacere è qualcosa che dev'essere preso seriamente. Come l'hockey. Dovete soffrire ed imparare come oltrepassare i vostri timori prima che possiate apprezzarli. È pazzesco come gettarsi da un aeroplano. (dal programma televisivo TV Hebdo 17, 23 luglio 1993)
  • Ma realmente nella vita, come altrove, la semplicità è la cosa più difficile da realizzare. (dal programma televisivo TV Hebdo 17, 23 luglio 1993)
  • Quando passi 18 ore su un set per un film e dai tutto quello che hai, torni a casa completamente svuotato, con un enorme, insaziabile bisogno di tenerezza. (dall'intervista a Elle Quebec del novembre 1993)
  • La sensibilità dieci minuti prima del salto è inspiegabile. È come essere a teatro. Ma è una doppia sensazione sul filo del rasoio perché quando ritorni a terra è duro. Quando ritorni a casa con tutta l'adrenalina dell'eccitamento estremo, ti senti come se non sei mai stato così solo nel tuo appartamento. Bisogna imparare a vivere con quello, accettare le cose effimere. (dall'intervista a La Presse dell'8 gennaio 1994)
  • Più prendo a cuore quello che sto facendo, più sono duro con me. Bisogna imparare a non essere troppo preciso. Bisogna trovare un equilibrio ed è una cosa che impari con il tempo e l'esperienza. Bisogna saper attendere, concedersi abbastanza tempo per fare le cose. In nessuna situazione paga andare troppo velocemente. (dall'intervista a 7 Jours del 3 settembre 1994)
  • Mi piace la bellezza nelle cose perché ci sono creatori in ogni sfera, materiale, spirituale, filosofica o scientifica. Apprezzo la qualità, la bellezza della semplicità, l'originalità. (dall'intervista a 7 Jours del 3 settembre 1994)
  • A 32 anni vorrei lavorare con qualcuno che sognasse e che volesse esplorare la sua immaginazione con audacia. Devo andare e vedere altri posti, sentire l'odore di altre cose, assaggiare altre cose. Ho avuto abbastanza realismo e questo non conduce in nessun posto. (dall'intervista a Le Devoir del 21 ottobre 1995)
  • Desidero girare qualcosa che non sia mai stato fatto prima. Le persone non sognano più, questo è davvero preoccupante. (dall'intervista a Le Devoir del 21 ottobre 1995)
  • Sto aspettando che il mondo cominci a sognare. (dall'intervista a Le Devoir del 21 ottobre 1995)
  • Ho l'impressione, anche se è molto difficile da spiegare perché è ancora astratta nella mia testa, che c'è qualcosa molto importante da capire e fare qui, ma che semplicemente ci sfugge. È una sensibilità molto forte che ho, l'impressione che la vita è qualcos'altro. Che cosa esattamente? Non lo so. Vorrei incontrare Dio e domandarglielo! (dall'intervista a Le Devoir del 21 ottobre 1995)
  • Io faccio altre cose per stare su. Quando le cose non vanno troppo bene, invece di prendere un drink mi confronto con il problema. Questo da quando vivo con più chiarezza, in questo modo vedo le cose meno complicate. Pensi che i tuoi problemi svaniranno se ti rifugi nell'oblio quando le cose diventano difficili, ma loro ritorneranno. Meglio confrontarsi con loro faccia a faccia. (dall'intervista a 7 Jours del 13 gennaio 1996)
  • Tutti quanti abbiamo paura. Ho sempre pensato che le nostre paure ci avrebbero aiutato ad andare avanti, mi sbagliavo. Al contrario è combattendo e capendo le nostre paure riusciamo ad andare avanti. Ognuno ha paura di non riuscire a diventare niente, paura della morte, questo perché ci inventiamo i nostri Dei e la vita dopo la morte, paura di essere mediocri, non sostituibili. (dall'intervista a 7 Jours del 13 gennaio 1996)
  • Uccidere una parte di te stesso è sempre doloroso. Quando mi sono trasferito dalla città al paese per andare nella mia prima casa volevo preparare i miei bagagli. Non lo avevo mai fatto in dieci anni. Dato che mettevo le mie cose nelle scatole ho guardato gli ultimi dieci anni della mia vita ed ho buttato via alcune cose e questo mi ha fatto davvero male. La mia immaturità, il lato istintivo è sotto controllo ora, ma compiere un salto generazionale per diventare un essere umano più consapevole è un'esperienza malinconica. (dall'intervista a 7 Jours del 13 gennaio 1996)
  • Ho sempre pensato che sarei morto all'età di 33 anni. Quest'anno ho compiuto 33 anni e il bambino che era in me è morto, ho realizzato questo mentre preparavo i miei bagagli ed è stata una lezione angosciosa. Ho deciso infine di diventare un uomo. Ma, come la maggior parte degli uomini della mia età, provo a scoprire quello che significa essere un uomo realmente. Questi giorni non sono molto chiari per me. (dall'intervista a 7 Jours del 13 gennaio 1996)
  • Prima di diventare un attore io ero affascinato dalla scienza. Amo la chimica, fisica, studiare soggetto, trovare le motivazioni delle cose. In questi giorni sto ritornando indietro a tutto questo. Sono interessato all'astronomia, le stelle, computers, Internet. Mi piacerebbe sapere cosa succede all'anima prima della vita, dopo la morte e nel frattempo. (dall'intervista a 7 Jours del 13 gennaio 1996)
  • Questa tendenza a ridicolizzare l'esistenza, a porre tutto come un gioco mi annoia profondamente. Ho la sensazione che le persone non si prendano più sul serio. Infatti molti pensano di essere un fallimento o rinunciano a delle cose perché credono di non potercela fare. Non sono d'accordo: tutti noi siamo importanti. Solo perché uno ha perso le illusioni non ha il diritto di lavarsene le mani di tutto quello che è successo. Nessuno vuole più prendersi responsabilità, niente è sacro più. Tutto è superfluo, è una faccenda seria. (dall'intervista a Elle Quebec del febbraio 1996)
  • Ho provato a dire che è essenziale per ognuno di noi prendere consapevolezza che noi siamo interdipendenti. Io credo che ognuna delle nostre azioni si riflette nelle emozioni delle persone che ci circondano. Come un gioco di domini e questo mi ha portato ad essere più responsabile verso la gente. Ad agire con più integrità e gentilezza. Se qualcuno ti colpisce tu porgi l'altra guancia, dice Cristo; sto cominciando a simpatizzare per questo tipo di messaggio. (dall'intervista a Elle Quebec del febbraio 1996)
  • Bene, vedo Michael come una specie di fantasma paragonato agli altri esseri umani. È capace di uccidere chiunque se gli viene chiesto. Lo ha fatto per tanto tempo. Immagino che non gli interessino più le cose umanamente normali. Così lo vedo un po' come un fantasma. Io penso di essere ben lontano da Michael e dalla freddezza del suo carattere. Ma lo interpreto con la mia sensibilità. Lo interpreto e lo intendo (lo vedo) con un carattere istintivo, perché c'è molto di istintivo nel suo personaggio. (dall'intervista a Single Living del 1997)
  • Io sono una persona timida, essere così osservato mi ha reso ancora più timido. (dall'intervista a Single Living del 1997)
  • Con il tempo ho imparato a investire nei piaceri a lungo termine, non piaceri fugaci che possono ferire ... te o l'altra persona. Io penso che noi facciamo parte di una cosa, qual' è il genere umano e amare è esso stesso un contratto. Non voglio portare il mio rapporto ad un livello economico o davanti la legge. È tra me e lei. (dall'intervista a Single Living del 1997)
  • Mi piace guardare le stelle e leggere sulla filosofia. (dall'intervista a Single Living del 1997)
  • Faccio escursioni e mi lancio col paracadute. Mi piace spingere il mio corpo al limite per sentirmi vivo. Di notte guardo con il mio telescopio e cerco di individuare le stelle. Sono sempre stato interessato all'astrofisica, sono sempre stato affascinato dal perché noi siamo qui. (dall'intervista a Single Living del 1997)
  • Mentre aspetto che scenda la sera, salto sulla mia moto e vado a fare una passeggiata. Una volta sono arrivato nel deserto americano. Non una singola parola per dieci giorni. Cavalcando in armonia con la campagna come se fosse un film. Soltanto io, il silenzio e la mia camera. E il desiderio di spostarmi... diventare più libero in modo che il desiderio non fosse più una necessità. Provo a fare cose per piacere piuttosto che necessità. Ero solito dire che sarei morto all'età di trentatré anni. Ma quello era un tempo quando la follia mi ha affascinava, era una sfida. Oggi trovo più valore nella semplicità e nella serenità. Mi sono comprato un posto nel paese. (dall'intervista a Single Living del 1997)
  • Gli ho voluto dare uno sguardo romantico perché penso a Michael [della serie Nikita] come ad un cavaliere moderno. Non so se posso o dovrei dirlo. I gesti di Michael sono un indizio dei suoi sentimenti per lei, ma nella situazione, in ogni momento, potrebbero chiedergli di uccidere la persona che lavora con lui. È una dura e fredda esistenza. (dall'intervista a Time Out New York del marzo-aprile 1998)
  • Una grande sfida sarebbe per me andare in Nepal a scalare le montagne per tre settimane. (dall'intervista a Time Out New York del 1998)
  • Mi piace ascoltare musica, leggere, stare con gli amici. Mi piace cucinare, osservare gli uccelli, stare con i miei cani. Lavorare sulla mia casa. (dall'intervista a AOL Transcript del 1998)
  • Quando realizzo un progetto cerco di non farmi troppe aspettative su come esso verrà recepito. Io non penso a come la gente prenderà il mio personaggio o l'intera serie. Concentro le mie energie e i miei pensieri a quello che devo fare. È il miglior metodo per servire la serie, il personaggio, autori e registi ed anche il pubblico. Di sicuro è sempre un piacere ed è incoraggiante sapere che un sacco di gente trova interessante quello che fai. Sicuramente mi piace.. (citato in TVGen Chat del 3 gennaio 1999)
  • Ho comprato un pezzo di terra e una casa ed ho capito che era tutto quello di cui avevo bisogno. Ci sono voluti 6 anni per trovare un posto così speciale. Ora che l'ho trovato è una delle mie grandi passioni, è un'ispirazione. Faccio ristrutturazioni e mi prendo cura di lei. Vedo me stesso proiettato nel futuro con i bambini, voglio dei bambini, questa è una delle ragioni per cui ho comprato casa, voglio costruirci la mia famiglia là dentro. Mi ha dato un tetto e mi ha fatto capire che era il mio posto. Il terreno è il mio pianeta, io decido cosa farci, mi da delle responsabilità, un altro modo per guardare gli alberi, la natura e la gente. Voglio che questa casa appartenga ai miei figlio dopo che sarò morto, così loro potranno ricordare da dove sono venuto e da dove sono venuti loro. Voglio dare a loro la stessa sensazione di appartenenza che provo io in questo momento. (dall'intervista a Echo Vedettes del 20 marzo 1999)
  • Voglio costruire una famiglia. Voglio vedere crescere i miei figli e voglio che questo posto mi leghi a loro, un posto dove loro possono tornare dopo la mia morte e da dove volendo possano costruire il loro futuro. (dall'intervista a 7 Jours del marzo 1999)
  • Oh sì, io sono un lupo. È nella mia natura. È quello che sono. (dall'intervista a 7 Jours del 6 aprile 1999)
  • Io penso che i nostri personaggi sono un po' lontani da noi. Come Michael io sono molto pensatore più che parlatore, ma a parte questo non abbiamo molto in comune. Bisogna pensare che la sua unica sfida è restare vivo dentro la Sezione Uno e questo gli viene più facile se tiene le emozioni dentro. È un tipo concentrato e calcolatore e non fa niente che non sia assolutamente necessario. È molto intelligente e questo mi piace di lui e anche molto misterioso. (dall'intervista a Hitkrant del 2000)
  • Quello che rende una donna sexy è inizialmente l'aspetto esteriore sicuramente, ma mi affascinano gli occhi profondi e le mani e quello che la rende sexy ai miei occhi è sicuramente l'originalità e l'intelligenza, questo mi fa girare la testa. (dall'intervista a National Post del 4 agosto 2000)
  • Io ho passato molto tempo della mia vita cercando di costruire tre case. Recentemente ho comprato una casa d'inizio secolo in Quebec e tutto il mio tempo lo passo cercando di restaurarla. Ho cercato una casa come questa per 6 anni, ma non volevo lasciare questo posto. È a passione reale, ti da la possibilità di guardare il mondo da un'altra angolatura quando vivi a contatto con la natura. (dall'intervista a Veronica del 2000)
  • Posso dirti che la psicoanalisi è il miglior viaggio che abbia mai fatto. È stato un viaggio dentro la mia intera vita. È affascinante, c'erano eventi importanti che avevo completamente dimenticato e che ho riscoperto attraverso la psicoanalisi. Ti permette di ricordare tutto e questo è fantastico. È uno dei migliori regali che abbia mai fatto a me stesso. Grazie a questo impari a conoscere chi sei, cosa veramente ti piace e cosa invece pensi che non ti piacerà mai. Impari anche dei meccanismi umani in generale e questa è una cosa positiva per il lavoro che faccio. Devi indagarti dentro per fare della psicoanalisi e devi volerlo fare. Devi amare la vita e l'umanità e tutto diventa più attento e disinibito. (dall'intervista a 7 Jours del 30 giugno 2001)
  • Amo il Quebec è la mia casa. Quando sto via per un certo periodo mi manca veramente. I miei amici, la mia terra, la mia casa e mi manca tutto ciò che fa di noi quelli che siamo. Siamo un popolo davvero distinto, non per quello che diciamo o facciamo. Solo noi parliamo di cose che capiamo noi soltanto, così solo la gente di qui può realmente parlare con me, solo la gente del posto riesce davvero a parlare con me, con le nostre parole, il nostro humor, i nostri pensieri, la nostra cultura. Non posso trovare questo da nessun'altra parte. (dall'intervista a 7 Jours del 30 giugno 2001)
  • Io penso che sia molto buono andare via per un po', così da poter apprezzare da dove si viene. Bisogna viaggiare per fare questo, bisogna conoscere il mondo, vedere, odorare e tastare le altre cose. Amo viaggiare e mi piacerebbe farlo molto più spesso. Per ora mi affascina l'Himalaya per la cultura e le montagne, mi piacerebbe anche andare in Nepal e in Vietnam prima che sia troppo tardi. Qualche volta penso che potrei andare a lavorare da qualche altra parte, ma una cosa è certa, ritornerei in Quebec. (dall'intervista a 7 Jours del 30 giugno 2001)
  • Mi piacerebbe ringraziare loro, i miei fans, per aver visto l'invisibile. (dall'intervista a USA Interview del 14 luglio 2001)
  • Appena prima di Natale mio nonno di 104 anni è morto. Mi ha dato tantissimo nella vita. Poi il 26 dicembre è morto anche mio padre e questo mi ha sorpreso molto. Era la prima volta nella mia vita che perdevo qualcuno di così intimamente vicino a me … in un certo senso la morte è piena di vita. Quello che prima è fuori da te ora è dentro di te. (dall'intervista a New Magazine, vol. 4 n. 3 dell'autunno 2001)
  • Forse io sono posivitvo perché sono curioso e costantemente cerco di imparare. Noi siamo quel genere di animale che può immaginare le cose all'esterno. (dall'intervista a New Magazine, vol. 4 n. 3 dell'autunno 2001)
  • Ai romantici piace costruire le storie, provocare le situazioni. Io sono semplicemente in cerca di situazioni semplici, questo è tutto. (dall'intervista a New Magazine, vol. 4 n. 3 dell'autunno 2001)
  • Ho sentito da qualche parte che le maggiori scoperte nella storia umana erano la lingua, il controllo del fuoco e il cinema. Mi piacerebbe fare un film su questo un giorno. (dall'intervista a New Magazine, vol. 4 n. 3 dell'autunno 2001)
  • Amo la vita. La natura mi affascina. Provo ad accettare la realtà per quello che è e se posso migliorarla questo rende me una persona migliore, è un'evoluzione. (dall'intervista a New Magazine, vol. 4 n. 3 dell'autunno 2001)
  • Per tutto il tempo in cui ho girato Nikita ho lavorato alla parte esterna della casa, ora mi sono trasferito dentro. O po' di tempo per guardare dentro me stesso e come mi vedo nella casa. Ho fatto un sacco di pulizia, ho dovuto scartare tra la pila di roba e tutte le cose che ho lasciato indietro o non ho completato, persone e cose che ho lasciato andare. Ora sto facendo pulizia. (dall'intervista a New Magazine, vol. 4 n. 3 dell'autunno 2001)
  • Oggi è importante per me essere lucido, provare a capire chi sono senza supporti religiosi o qualche altro subdolo espediente. (dall'intervista a L'Actualité del febbraio 2002)
  • Diventare famoso mi ha dato un senso di proprietà, mi ha portato pressione e responsabilità con cui ho dovuto guardare a me stesso per volermi sentire orgoglioso di me. (dall'intervista a L'Actualité del febbraio 2002)
  • Io sono indistruttibile... la clamorosa fama che mi ha dato Les Filles de Caleb mi ha rovinato. Sono stato intrappolato in una spirale di autodistruzione. Infatti mi sono calato in una specie di background che senza alcun dubbio, inconsciamente, mi ha reso decisamente brutto. (dall'intervista a L'Actualité del febbraio 2002)
  • Quello che più mi spaventa è che dappertutto si parli di me. (dall'intervista a L'Actualité del febbraio 2002)
  • Mi piace la solitudine e la pace... senza che nessuno mi infastidisca. (dall'intervista a L'Actualité del febbraio 2002)
  • Ho avuto un rapporto complicato con mio padre di cui non voglio parlare. Ma noi abbiamo piantato alberi insieme sulla mia terra... La sua morte ha chiarito il mio avvicinamento alla vita, sono stato sempre un "fattore", ho sempre le mani sporche. (dall'intervista a L'Actualité del febbraio 2002)
  • Personalmente provo ad essere sempre meno competitivo con altri perché trovo che ci sia troppa concorrenza nel mondo. Non possiamo avere rapporti che non sono competitivi, ma non credo sia un giusto scambio. Penso che il potere generalmente è pericoloso tanto per un uomo quanto per una donna. Alla fine, quello che conta è l'equilibrio. Equilibri fra il sociale e lo spirituale, fra creatività, economia e tutte le altre sfaccettature che compongono le nostre vite. (dall'intervista a 7 Jours del 30 novembre 2002)
  • Ti rende isolato in molti casi, poi dipende. Per me, camminare per strada ed essere osservato mi fa isolare. È questo che sono, un timido ed introverso attore, abbastanza strano. Fortunatamente, ora, ho un mio posto, la mia terra, in cui mi sento libero. Se voi doveste venire a vedermi a casa, probabilmente non sarei lo stesso tipo che incontri per strada ....Sì, ho fatto qualcosa solo per soldi. Ma proprio facendo questi lavori che improvvisamente ho capito che non questo non mi soddisfaceva. Questi soldi mi hanno permesso di avere una misura della libertà. Realmente il potere non esiste. Tu hai potere su qualcuno soltanto finché quel qualcuno vuole che tu lo abbia. (dall'intervista a 7 Jours del 30 novembre 2002)
  • La vita stessa e le sue variabili. Il suo lato misterioso. La vita è bella. Un albero, io amo gli alberi. La terra, ognicosa intorno a noi, dobbiamo avere il tempo di socializzare, essere più spirituali. (dall'intervista a 7 Jours del 30 novembre 2002)
  • Di solito, quando qualcuno si dà a voi è attraente; non è solo sessuale. È un segno di fiducia. Sfortunatamente, nella società di oggi, permettersi di lasciarsi andare è percepito spesso come un segno di debolezza. Tuttavia, per quello che mi riguarda è esattamente il contrario, perché darsi a qualcuno, vuol dire avere fiducia in loro, e per fare questo devi prima avere fiducia in te stesso. È lo stesso per l'amore; per amare qualcuno prima bisogna amare sé stessi. (dall'intervista a 7 Jours del 30 novembre 2002)
  • Non lo so... non posso definire Roy Dupuis in una frase. OK proverò a stare al gioco. Io sono qualcuno a cui piace toccare, tastare, sentire, imparare il più possibile. Voglio immergere me stesso nella vita che ho. In una frase: io sono qualcuno che ha difficoltà ad andare a letto per la paura di aver perso qualcosa. (dall'intervista a 7 Jours del 30 novembre 2002)
  • Provengo da Abitibi. A 14 anni, quando arrivi a Montreal, è affascinante. È stato curioso. La vita notturna, il lato oscuro della città ed anche della gente, mi hanno attratto. All'inizio non era facile perché la vita notturna, le sostanze, erano il tuo modo di vivere, l'espressione di te stesso. Quando elimini tutto questo, ed io ho eliminato tutto dal giorno alla notte, tu perdi un po' delle tue certezze. Da avere una dozzina di amici ne rimani con solo 3 o 4. Ti senti offuscato, disinteressato. Non hai più nulla da fare, non sei più eccezionale contando sulle droghe e l'alcool che ti avevano coinvolto, o diverso dal resto. Dunque sì, è la conseguente depressione che ne segue. Avrei potuto andare oltre. Arrivai al mio limite. Io penso di aver incontrato delle buone persone che mi hanno portato ad un nuovo livello di coscienza così ho deciso di fermarmi. In fine avevo anche degli interessi nella mia vita e una carriera che amavo. Questo è quello che mi ha aiutato a scegliere di vivere. Adesso mi sento bene, lucido. Di tanto in tanto prenderò un bicchiere di vino perché non bevo tanto come prima, mi da un po' alla testa e non mi piace. Non mi piace perdere la mia lucidità abbastanza semplicemente. Vorrei cercare di prendere la vita il più lucidamente possibile. (dall'intervista a Echo Vedettes del 15 marzo 2002)
  • Sono stato in analisi per 6 anni. La cosa più sorprendente è che tu cerchi di ricordare delle cose del tuo passato e ti meravigli di come hai potuto dimenticarle. La memoria affettiva è quello che ci lega alla nostra vita. Loro sono le memorie più importanti. Li conserviamo su tutto attraverso le nostre vite ed essi formano la nostra identità. (dall'intervista a La Presse del 6 giugno 2003)
  • Per quello che riguarda il lavoro ho preso un break quest'anno perché ho iniziato a navigare. Sto imparando a navigare e ho passato l'estate a navigare imparando molto. È stato molto esilarante. Sto pensando di andare via un giorno, per uno o due anni e fare il giro del mondo. (dall'intervista a 7 Jours del 6 settembre 2003)
  • Sono arrivato a questa professione per un caso ed ho proseguito sempre per caso. Il lavoro è tutto nei dettagli e nelle sorprese. Io non rinnego le mie scelte perché ho sempre saputo il perché ho accettato. Posso invece rammaricarmi per i risultati. Alle volte quando inizio un film mi chiedo sempre se sono la persona ideale per la parte oppure se sono la persona ideale affinché il film venga visto... io chiedo sempre all'autore della sceneggiatura, "Perché io? (dall'intervista a Icì del 2 febbraio 2004)
  • Ti senti più vivo quando stai creando, di sicuro è possible equilibrare. La tua vita personale e l'arte. Infatti, per un attore, è importante vivere e fare altre cose che possano migliorare se stessi come attore. (dall'intervista a The Montreal Gazette del 7 febbraio 2004)
  • Devo dire che mi manca il teatro, specialmente le repliche. Poiché è un processo creativo incredibilmente chiarificatore. Recitare dal vivo ti permette di esplorare diverse strade, di volare in tante direzioni, vedere le diverse sfaccettature di un personaggio. Nel cinema non c'è abbastanza tempo per stabilire questi legami particolari. Non dimentichiamoci che nel teatro c'è una pressione che io trovo sana e piena di energia. D'altra parte, nel cinema c'è un apprezzamento maggiore per chi fa film. Nel teatro, questo è quasi impossibile. (dall'intervista a Séquences del febbraio 2004)
  • Ho sicuramente carisma, è una parte di me, ma non è tutto. Sex symbol? Beh, sì, lo continuano a dire qualche volta... (dall'intervista a Elle Quebec del dicembre 2005)
  • La gente prende da me ciò che vuole, ma le cose sono più chiare adesso. Penso che stanno iniziando a conoscermi sempre di più, forse il merito è dei film più personali come Manners of Dying e Mémoires Affectives. Questi sono i film che preferisco per questo motivo. (dall'intervista a Elle Quebec del dicembre 2005)
  • Le persone introverse raramente parlano spontaneamente. Principalmente perché hanno bisogno di tempo per esprimere i loro pensieri. Nel mondo occidentale si apprezzano di più le persone estroverse, in ogni caso, io sono così, introverso. Maurice Richard era così anche lui. (dall'intervista a Elle Quebec del dicembre 2005)
  • Mio padre era molto presente, era effettivamente una "presenza": quando arrivava a casa lo faceva sempre notare. Dava l'impressione di essere autoritario ma dovevamo dargli il bacio della buonanotte su entrambe le guance prima di andare a dormire, ed è stato lo stesso anche quando siamo cresciuti. Era anche un bravo atleta come Maurice. È stato lui che ci ha spinto, me e mio fratello, quando eravamo bambini a giocare ad hockey. Ci svegliava alle cinque del mattino per andare ad allenarci e raccoglieva sulla strada tutti i bambini del vicinato. Anche dopo la separazione dei miei genitori è sempre rimasto mio padre. Ha insistito su questo. (dall'intervista a Elle Quebec del dicembre 2005)
  • Non sono credente. Per me credere equivale ad arrendersi è come credere ad un venditore di auto usate. Ho letto il Nuovo Testamento giusto per conoscerlo. Cristo fu un vero grande filosofo... ma questo è tutto. Trovo la vita così affascinante, questo per me è abbastanza. Fino a prova contraria gli uomini sono le uniche creature che sono consapevoli del loro posto nell'universo, questo è qualcosa, no? (dall'intervista a Elle Quebec del dicembre 2005)
  • Stavo uscendo dalla droga e dall'alcol, ad eccezione di un bicchiere di Chateau d'Yquem per accompagnare il foie gras a capodanno, e da una vita da rock and roll. Sono andato molto lontano, ho dovuto fare una scelta vita o morte. Ho scelto la vita e la terapia mi ha molto aiutato a capire il mio lato oscuro. Quello che non ci piace di noi stessi spesso ricopre le nostre paure. (dall'intervista a Elle Quebec del dicembre 2005)
  • Non venderò mai la mia casa in Quebec. Mi piacerebbe che mio figlio, se un giorno ne avrò uno, possa sempre ritornare qui e sapere da dove viene. Nessun viaggio nel mondo può cambiare la mente degli abitanti di Abitibi. È qui che vogliono vivere, qui dove desiderano morire. (dall'intervista a Elle Quebec del dicembre 2005)
  • Ho viaggiato abbastanza per rendermene conto. Amo i cittadini del Quebec, amo il Quebec, ne ho bisogno. (dall'intervista a Elle Quebec del dicembre 2005)
  • Celine ama molto veleggiare con me, abbiamo già attraversato tempeste su questa barca, letteralmente e figurativamente. Formiamo una bella squadra, dobbiamo esserlo, in una barca a vela non puoi scappare, o è la soluzione del problema o ti distruggerà. La amo. (dall'intervista a Elle Quebec del dicembre 2005)
  • Maurice Richard è responsabile della prima rivoluzione dei Franco-Canadesi nell'era moderna. .. È colui che ha riunito le persone Franco-Canadesi che erano, a quel tempo, i cittadini di seconda categoria. Quello era l'inizio della lotta. Prima di ciò, c'era soltanto la sottomissione e la frustrazione. Eravamo dominati. I capi erano gli Anglofoni. C'era un'ingiustizia reale a quel tempo e Maurice Richard ha sempre lottato contro l'ingiustizia". (dall'intervista al Montreal Gazette del 19 novembre 2005)
  • Per me, lavorare ad un personaggio è come covare un uovo. Non amo esternare come andrò a farlo. (dall'articolo su Le Journal de Québec del 3 giugno 2006)
  • In un'intervista, mi sento molto più in comodo a parlare di qualcosa ch'è caro al mio cuore che a parlare delle mie sciocchezze. In effetti, è una questione che mi pongo, perché nei media e talk show si porta molto l'attenzione alle sciocchezze e non si porta assolutamente attenzione all'informazione e all'arricchimento della società! Mi trovo spesso di fronte ai media – se voglio – allora io cerco di avere almeno qualcosa da dire, per volgere l'attenzione su qualcosa che può apportare alla comunità. Un momento donato, diventa una responsabilità. Sì, tu ti puoi lavare le mani, ma io non sono fatto così, questo è quanto. (dall'articolo in La Presse del 5 giugno 2006)
  • Avrei potuto trasferirmi a Los Angeles, ma ho deciso di no, perché casa, è qui. E nulla mi impedisce di andare girare un film due mesi in Africa, com'è ora il caso. (dall'articolo in La Presse del 5 giugno 2006)
  • Sono io che porto il film a completamento; avevo sei giorni di lavoro a settimana ed il mio unico giorno libero, lo prendevo per lavorare. Dunque ho lavorato quasi tre mesi non-stop. Ci sono naturalmente soggetti che sono difficili (Shake Hands with the Devil). Senza dimenticare il personaggio, intenso e complesso. È stata veramente dura. Credevo di non arrivare alla fine. (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 27 agosto 2006)
  • Io sono a favore del suicidio assistito. Per me, una persona che è lucida e che soffere deve pur poter fare ciò che vuole dalla sua vita. È la sua vita. Se si può aiutare qualcuno a smettere di sofferenza, perché no? Personalmente, io sono tutto a favore della libertà e della responsabilità individuale. (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 27 agosto 2006)
  • Io non sono in linea con gli eventi come il festival del cinema perché non curo questi eventi, non mi piace la folla, ed i film, preferisco guardarli a casa. Ma quello che so è che è importante disporre di festival come il Festival del Film del Mondo, che ci permettono di vedere quei film che non hanno un distributore e che non lo avrebbe mai senza questo tipo evento. (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 27 agosto 2006)
  • Bisogna essere curiosi nella vita. Io ho bisogno di vivere, incontrare persone, storie. (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 27 agosto 2006)
  • Io vengo dal Nord, dell'Abitibi. È qualcosa d'importante per me. (dall'articolo in La Presse del 28 agosto 2006)
  • Oggi non possiamo più permetterci di invadere l'ambiente a meno che non sia assolutamente necessario. E non è davvero questo il caso del fiume Rupert. L'Hydro-Québec siamo noi. Il nostro governo siamo sempre noi e siamo dunque noi a deturpare il fiume Rupert, che è un gioiello. (dall'articolo in Journal Métro del 14 gennaio 2007)
  • E 'difficile se ci si pensa. Noi crediamo di ereditare la terra, ma è un'illusione che ci facciamo, e ci credo. Che l'abbiamo in prestito, significa che non è la nostra, che appartiene alle generazioni future. E tutto ciò che facciamo ha un impatto sul futuro. (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 27 gennaio 2007)
  • Troppo spesso, infatti, separiamo l'uomo dalla natura. Si parla spesso della lotta dell'uomo contro la natura, l'uomo che cambia il suo habitat. Quando, di fatto, siamo parte della natura. Fino a quando non si arriverà a rispettare la natura, non ci rispetteremo noi stessi. (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 27 gennaio 2007)
  • La parola preferita? Vita! (dall'intervista in Famous Quebec del 29 maggio 2007)
  • Il ruolo dell'artista è di essere il porta voce della sua voce. (dall'articolo in Voir del 12 aprile 2007)
  • Prima di diventare un attore ho studiato scienze pure. Ho mantenuto quell'aspetto. Ho bisogno di fatti prima di esprimermi su qualcosa. Le informazioni che rivelo ai media vanno a dei specialisti. Noi artisti ci apriamo così da essere più probabilmente ascoltati dai media. Dopo di che ci rendiamo conto che alcuni messaggi non vengono trasmessi. È una vostra responsabilità! (dall'articolo in Voir del 12 aprile 2007)
  • Io preferisco avere un piccolo ruolo in un film che ritengo importante che il contrario. Voglio nutrire qualcosa, non solo il mio conto in banca o il mio ego. E, in ultima analisi, mi sento più ricco così. (dall'articolo in Journal ICI dell'8 agosto 2007)
  • Credo che questo film è profondamente attuale per due ragioni. In primo luogo, vi è il Darfur. Il mondo non può permettersi di lasciare andare le cose. Poi, il Ruanda è tutt'oggi ancora molto presente nella vita del Generale. Ammiro immensamente quest'uomo, dopo aver visto tali orrori, è riuscito a trarre insegnamenti positivi dal suo dramma. Agisce in modo molto concreto. Il Generale è un esempio per tutta l'umanità. (dall'aticolo in La Presse dell'11 settembre)
  • Il film rimarrà in me per sempre (Shake Hands with the Devil). Mi auguro sinceramente di tornare in Ruanda ed altrove in Africa. Era la prima volta mi recavo in Africa e sono tornato molto più consapevole delle disuguaglianze del pianeta, i rifiuti, l'egoismo d'Occidente e delle altre grandi potenze. (dall'articolo in Le Droit del 27 settembre 2007)
  • È una di quelle esperienze che credo non dimenticherò, questo ruolo mi ha cambiato. (dall'intervista rilasciata per il canale tv ET Canada)
  • Ho sentito fin dall'inizio l'importanza che un tale film esista (Shake Hands with the Devil). È di questo che si nutre un attore, un film come questo. (dall'articolo in Montreal Express del 9 marzo 2008)
  • Sono toccato per l'eccessivo sfruttamento che le grandi aziende ed alcuni paesi fanno delle risorse naturali ed umane, ed anche per l'inquinamento. È importante che la gente sappia che la maggior parte delle crisi sono dovute per la maggiore all'Occidente. (dall'articolo in Montreal Express del 9 marzo 2008)
  • Sono stato molto impegnato al cinema. E per un periodo di cinque anni, sono stato imprigionato da Nikita, che è stata girata a Toronto. Era diventato difficile fare teatro. Mi erano state offerte molte parti, ma la più parte poco interessanti, spesso dei classici. Ciò di cui avevo bisogno per tornare a teatro, erano una creazione o una parte non comuni. Poi, Brigitte (Haentjens) mi ha offerto quella là (Blasté). Ho accettato per diversi motivi: per il testo di per sé, per il contesto e per la scrittura di Sarah Kane. E anche perché ho voluto lavorare con Brigitte e Céline (Bonnier). (dall'articolo in La Presse del 15 marzo 2008)
  • L'origine dei conflitti armati proviene dalla stessa violenza che può sorgere tra un uomo e una donna, o tra due uomini. Emerge dalla paura degli altri, di una situazione, in cui l'unica via di uscita è quella di cercare di dominare gli altri per sopravvivere e, infine, cercare d'essere amato. (dall'articolo in La Presse del 15 marzo 2008)
  • Degli ideali, ne ho, può essere. Ma le mie azioni sono alimentati dalla scienza, dai dati che mi trasmettono agli esperti. Quando siamo riusciti a salvare un fiume, io non lo vedo come una vittoria, ma piuttosto come un processo. Poiché il fiume appartiene a tutti. (dall'articolo in La Presse del 15 marzo 2008)
  • Nella vela, si è costretti ad essere costantemente in ascolto. La menzogna non sopravvivere su una barca. Si accelerano le relazioni. Il viaggio proviene da una vocazione molto forte di conoscere il mondo. Vorrei sentire, sapere tutto su di me e gli altri. Non voglio morire come sono nato. (dall'articolo in La Presse del 15 marzo 2008)
  • Non si sa quando torneremo, potrà essere tra cinque, dieci anni. Ma è chiaro che avremo una telecamera a bordo, per filmare le storie raccolte lungo il percorso. (dall'articolo in La Presse del 15 marzo 2008)
  • Quello che preferisco del mio mestiere sono le prove a teatro. Dopo posso essere soddisfatto... di alcune rappresentazioni. (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 15 marzo 2008)
  • Per quanto riguarda il teatro, questo è il genere di teatro che volevo fare. Ci ho pensato un po', ma non troppo a lungo. Si tratta di qualcosa ch'è venuto da me. Non è stato amore a prima vista, ha qualcosa che ho trovato inquietante (Blasté). (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 15 marzo 2008)
  • Mia madre mi ha dato molto ed era molto vicino ad entrambi. Lei è stata un'insegnante di pianoforte ed ha insegnato fino a poco tempo fa. I miei lati musicali, artistici, provengono in gran parte da mia madre. (dall'articolo in 7 Jours del 21 marzo 2008)
  • Non ho voluto prendere un altro ruolo di primo piano (Emotional Arithmetic) subito dopo quello del Gen. Dallaire (Shake Hands with the Devil). (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 13 aprile 2008)
  • Ho appreso le varie ragioni per fare il nostro mestiere, vale a dire per raccontare storie. Non ho mai, mai davvero avuto alcuna intenzione di diventare una star. (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 13 aprile 2008)
  • La mia vita è qui. Ho la mia casa, la mia terra, c'è voluto del tempo a trovare tutto e probabilmente finirò la mia vita qui. (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 13 aprile 2008)
  • Quando ho espresso una lieve riserva sul finale, ci siamo rincontrati, Céline (Bonnier) ed io abbiamo fatto delle proposte, ne abbiamo discusso. Kim Nguyen è stato molto aperto, confortevole. È partito con tutto ciò ed è tornato con una nuova versione (Truffe). (dall'articolo in La Presse del 4 luglio 2008)
  • Per sopravvivere in acqua tu devi essere ogni istante sempre presente, in ascolto dell'acqua, del vento, delle nuvole. Sei costantemente sollecitato dalla natura. E poi quello che era importante sulla terra, improvvisamente non lo è più. Su una barca a vela, tu hai un altro punto di vista sulla vita, sul pianeta e su te stesso. (dall'intervista in L'Itinéraire del 15 agosto 2008)
  • Si dice spesso nel mio mestiere che i più bei ruoli per gli attori arrivano dopo i quarant'anni. Credo anche nel mio caso, comunque è verità. (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 16 agosto 2008)
  • Diciamo che quest'anno è stato piuttosto intensa. Oltre a sei film, ho interpretato anche un pezzo di teatro particolarmente impegnativo (Blasté). Non mi lamento, mi reputo fortunato. Ma adesso sto prendendo una pausa delle riprese, almeno fino all'autunno. (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 16 agosto 2008)
  • La difficoltà non venire dal lavorare con Céline (Bonnier) o meno. Proviene dalla storia da raccontare, dalle persone con cui si lavora, dal set al completo, dalle condizioni di lavoro ... Ci siamo incontrati, Céline ed io, nel set di un film. Ogni volta che lavoriamo insieme, ci vediamo come due attori che collaborano. Naturalmente vi è una barriera che è già caduta. Possiamo recitare delle scene intime più facilmente. Ci conosciamo ed abbiamo fiducia, allora tutto è più semplice ... (dall'intervista in Echos Vedettes del 30 agosto 5 settembre 2008)
  • Non ci vedo alcun interesse ora... Non gioco affatto con la parola "carriera". Ho degli scenari sul tavolo a casa, dei progetti. Li ho letti. Se li volgio fare, andiamo! Ma non ho una "carriera". Non mi interessa affato. Sono un attore, vorrei dei ruoli. Io non sono un "carrierista", sono un attore. Qualche anno fa (nel 1998), Yves Simoneau mi ha chiamato per chiedermi se volevo farmi "uccidere" per Marlon Brando nel suo film In fuga col malloppo (Free Money). Sono andato a svolgere un "maniglia", ma l'ho adorato! Mi ha fatto piacere, perché Brando è un uomo per il quale ho grande rispetto. (dall'intervista in Echos Vedettes del 30 agosto 5 settembre 2008)
  • Ho bisogno di quattro anni di preparazione. Ho iniziato a pianificare il viaggio già da due anni. Andremo a sud, prendermo il Canale di Panama, attraverso le isole Galapagos e farmo una piccola deviazione per L'Isola di Pasqua, a seconda delle condizioni atmosferiche. Altrimenti, andremo verso la Polinesia Francese. Visitato la, vedremo ... Poi verso basso per la Nuova Zelanda, Australia e dopo ritorneremo verso l'Asia, oppure per l'Asia e poi in Australia. In seguito, ci sarà l'Africa, l'India, la Cina ... Non ho trovato nulla di più vivo di questo, come progetto. Porterò una cinepresa, ma non per filmare me. Può essere che andrò a fare dei film. Ogni volta che ho viaggiato in qualche parte del mondo ho incontrato persone che sono state vere storie, ho visto eventi e luoghi che mi sarebbe piaciuto filmare. (dall'intervista in Echos Vedettes del 30 agosto 5 settembre 2008)
  • Ogni anno, faccio un po' qualcosa su di essa. Attualmente, lavoro di più sulla barca, ma la casa è la casa, e sarà ancora lì quando torno. (dall'intervista in Echos Vedettes del 30 agosto 5 settembre 2008)
  • Ho conosciuto Céline (Bonnier) durante le riprese del film Million Dollar Babies. Ci siamo incontrati in quanto attori. Per noi è dunque molto facile ritrovarci insieme in un set. Non forziamo nulla. Siamo due attori come gli altri. Quando interpretiamo una coppia al cinema, prendiamo la scena per quello che è. Il pezzo più intimo che abbiamo fatto recentemente è il pezzo in Blasté, lo scorso inverno. Siamo veramente entrati in una grande intimità. Ci sono voluti quasi tre mesi di preparazione. Ma è sempre lavoro. (dall'articolo in 7 Jours del 5 settembre 2008)
  • All'inizio della mia carriera, quando mi si dava importanza, sentivo di non essere al mio posto. Ho pensato a persone importanti che avevano cose interessanti da dire per migliorare la società e che raramente avevano un microfono. Con il tempo ho preso coscienza, mi sono forzato ad imparare e partecipare per fare la mia parte, o almeno, per provare a parlare di qualcosa di diverso dal colore dei miei cappelli. E 'quindi naturale per me, attirare l'attenzione dei media su alcuni problemi. Credo che sia attraverso i media, che si possono innescare dei movimenti interessanti ed utili. Naturalmente mi sono informato intellettualmente per sapere di cosa parlo. Servo come porta parola a tecnici, sociologi, scienziati che altrimenti non avrebbero l'opportunità di parlare ai media. (dall'articolo in 7 Jours del 5 settembre 2008)
  • Sì. Negli ultimi cinque o sei anni, ho principalmente letto libri sociologici e scientifici scritti da intellettuali come Noam Chomsky. Vorrei sapere come funziona il mondo in cui vivo, che è essenziale, a mio avviso, se si vuole provare a migliorarlo, a partecipare ai cambiamenti... (dall'articolo in 7 Jours del 5 settembre 2008)
  • Naturalmente. È proprio sul progetto di viaggiare intorno al mondo in barca a vela sul quale sto riflettendo attualmente e che dovrebbe iniziare nel giro di due anni, anche se non so ancora cosa farò, se un film o un documentario, nulla è ancora stabilito. Ma vorrei dire che mi aiuta molto il fatto di essere un attore. Più ne so sulla vita, più ne so sugli umani, ho più colori nella mia tavolozza; posso rendere i miei personaggi più vivi, moderni ed interessanti. (dall'articolo in 7 Jours del 5 settembre 2008)
  • Avendo smesso di bere, 14 anni fa, ho dovuto cambiare modo di vivere, non è lo stesso caso per le sigarette, anche se ho fumato molto. (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 28 febbraio 2009)
  • Tua madre è tua madre. La morte è complicata, perché ti fa riflettere sulla vita. L'ultima parte delle riprese si è svolta in Irlanda, ho dovuto tornare per il funerale. E 'stato molto difficile. (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 28 febbraio 2009)
  • Quando si perdono i propri genitori, si pensa, il prossimo sono io. Perdere i miei genitori e due anni di distanza, mi ha dato un enorme desiderio di vivere. (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 28 febbraio 2009)
  • Mio nonno era sempre rimasto in una cabina utilizzata per le riprese. Abitibi è dove tutto è cominciato per me. È anche casa mia. Amo ritornarci. (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 28 febbraio 2009)
  • Nell'autunno 2010, prenderò il largo. Porterò la mia macchina fotografica e parlerò di ciò che mi ispira di ogni paese. Forse farò un documentario. (dall'articolo in Le Journal de Montréal del 28 febbraio 2009)

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