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Renzo De Felice

storico italiano

Citazioni di Renzo De FeliceModifica

  • Ridurre [...] gli avvenimenti del 1943-45 alla contrapposizione antifascismo-fascismo e alla lotta armata tra la Resistenza e la Rsi non è in sede storica sufficiente. (da Rosso e Nero, p. 19)
  • Credo che si tratti di un falso problema: la pietas per chi è caduto dalla parte sbagliata dovrebbe essere fonte di ulteriore legittimazione politica e storica se corrisponde alla capacità di "prendere su di sé l'onere etico di dichiarare 'civile' la guerra che ha combattuta e vinta": così dice Rusconi! (da Rosso e Nero, p. 103)
  • Gli storici che fanno un'affermazione a vent'anni, a venticinque, a trenta, e la rifanno a settanta, quasi sempre sono dei mediocri [...]. Secondo me il compito dello storico è questo. Lo storico non può rimanere attaccato come un'ostrica al suo guscio. Se lo fa, ha finito di fare lo storico; fa il teologo o il politico. Io dico che la storia si fa via via, con continue acquisizioni.[1]

Da Quel Mussolini lì era un po' di sinistra?

Intervista di Valerio Riva, L'Espresso, 29 giugno 1975.

  • Io sono dell'opinione che l'apparenza è talvolta più importante della realtà, poi tocca allo storico riequilibrare i due aspetti.
  • Mentre in Hitler e nel nazismo, l'antidemocrazia è un canone rigido, uno spartiacque, qualcosa da cui non si prescinde, nel fascismo c'è una residua duttilità politica nel trattare con le democrazie. Non con "la" democrazia, ma con gli stati democratici.
  • Fino alla fine Mussolini, quando si è trattato di intervenire in guerra, ha a lungo sfogliato la margherita.
  • Il dissenso contro il fascismo è nato molto tardi, ed è esploso per circostanze esterne.
  • Il Movimento sociale, in quanto movimento di nostalgici non ha spazio politico; ma in quanto radicalismo di destra, neonazista, anche se non ha spazio politico è molto pericoloso per il suo fanatismo superomistico che non ha nulla da perdere.

Mussolini e il FascismoModifica

IncipitModifica

Come abbiamo anticipato nelle pagine conclusive del precedente volume, l'internamento di Mussolini a Ponza fu deciso ed attuato in modo estremamente precipitoso, per la necessità di allontanare il più presto possibile il prigioniero dalla capitale, senza che la cosa fosse stata studiata e preparata in anticipo, senza alcuna idea precisa circa il futuro da riservare all'ingombrante personaggio e senza che qualcuno se la sentisse di assumersi la responsabilità di una vera reclusione.

CitazioniModifica

  • La costituzione della RSI fu infatti all'origine della guerra civile che nel '43-'45 insanguinò le regioni occupate dai tedeschi, divise profondamente gli italiani e scavò solchi di odio tra essi e condizionò poi massicciamente per decenni la vita italiana, dandole un carattere diverso da quello di altri paesi occidentali. (p. 69)
  • Assai pochi furono coloro che riconobbero che si trattava di una guerra civile, fermissimi nel negarlo furono sopratutto i comunisti […] solo col 1985-86 si è ripreso a parlare di guerra civile. (p. 69)
  • Contrariamente a quanto si asserisce, non è possibile definire la resistenza un movimento popolare di massa. Tale essa – salvo in zone assai limitate – divenne infatti solo nelle settimane immediatamente precedenti la capitolazione tedesca, quando la definitiva vittoria degli alleati era ormai sicura, come ha scritto Cadorna che un semplice fazzoletto rosso al collo bastava a tramutare un pacifico operaio (o un borghese affaccendato) in un partigiano persuaso di avere acquistato larghe benemerenze nella liberazione della patria. (p. 178)
  • Sin dalle prime settimane dopo l'8 settembre la chiave di volta dell'azione dei comunisti fu costituita dalla lotta contro l'attendismo militare e civile da essi condotta con estrema decisione e violenza a tutti i livelli e con tutti i mezzi, non escluso il terrorismo urbano. (p. 178)
  • Bocca è andato però oltre. Il ricorso al terrorismo fu per lui una scelta comunista, contrastata per di più sulle prime dagli altri partiti. Una scelta presentata come un atto di moralità rivoluzionaria e volto a prevenire il terrorismo dei tedeschi ma in realtà teso consapevolmente a provocarlo ed inasprirlo. (p. 178)
  • Sotto il profilo militare il terrorismo era privo di utilità. (p. 184)
  • Il nuovo regime repubblicano, liberatosi dai vecchi programmi, tenderà a riaffermarsi con un deciso colpo di sbarra a sinistra fino ad identificarsi ed a fare alleanza coi comunisti. (p. 381)
  • Diffusasi la notizia che sarebbe stata convocata una Costituente, non mancarono casi di politici e studiosi che si affrettarono a predisporre e a far pervenire a Mussolini o d'altri esponenti repubblicani propri testi costituzionali. Valga per tutti il caso del prof. Francesco Cosentino dell'Istituto Italo-americano di diritto e legislazione comparata, che nel 1932 era stato incaricato dal presidente messicano di redigere una costituzione tipica e che ora (autunno '43) fece pervenire a Gargnano un testo di ben 600 articoli ricalcato con poche varianti. Più interessante è uno studio redatto nell'ambito degli uffici della Camera dei fasci e delle corporazioni che Mussolini lesse il 9 gennaio 1944, dal titolo Precedenti storici e prime idee per una riforma del Senato. In esso era presa in considerazione l'istituzione di un sistema bicamerale. (p. 389)
  • Mussolini parlando il 7 novembre 1943 avrebbe fatto cenno ad una costituzione del tipo nordamericano con qualche cosa di quella turca. (p. 391)
  • L'italiano imbelle e fannullone era uno stereotipo che in Germania aveva circolazione già prima del nazionalsocialismo. In un rapporto di Anfuso (ambasciatore della RSI in Germania) da Berlino in data 10 febbraio 1944 si legge: per quel che concerne il popolo italiano si fa una netta distinzione fra la razza italiana germanizzata del nord e quella inferiore, con forti infiltrazioni negroidi nel sud. Specialmente velenose le critiche al popolo napoletano, che risalgono a impressioni personali dettate da prevenzioni, false interpretazioni di piccoli fatti che hanno trovato incentivo nei commenti della stampa tedesca, in particolare in un giornale viennese, dopo l'occupazione di Napoli da parte degli anglo-americani. (pp. 426-27)

ExplicitModifica

  • Rahn, nonostante la ostentata cortesia, gli suscitava invece una istintiva diffidenza che si traduceva, ogni volta che doveva vederlo, in una sorta di disagio e di agitazione.

Citazioni su Mussolini e il FascismoModifica

  • In molte pagine l'autore appare affascinato dal personaggio di cui scrive la biografia e di conseguenza mostra poco distacco critico verso le sue azioni, ma sopratutto è difficile cogliere un'interpretazione unitaria della figura di Mussolini giacché a volte De Felice sembra scrivere più una storia complessiva del fascismo e del regime che non una biografia (Nicola Tranfaglia, 2006:5883)

Citazioni su Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo (1961)Modifica

  • [Il De Felice] si richiamava al "metodo" della ricerca documentaria anche a proposito di un campo di studi relativamente nuovo e ancora particolarmente scottante come quello del fascismo, su cui il giudizio di condanna morale e politica concorreva a impedire una ricostruzione analitica del fenomeno. De Felice intese "far parlare i documenti" e dare un primo spaccato della società italiana sotto il fascismo, fornendo alcuni "dati di fatto" (che qui espongo schematicamente seguendo l'efficace sintesi concettuale del Simoncelli): le comunità ebraiche manifestarono fenomeni di consenso al regime; il razzismo fascista fu diverso da quello nazista in quanto "spiritualistico" e non "biologico" come quello hitleriano; il Italia il razzismo non fu un fenomeno radicato e, anzi, la legislazione razziale fu applicata blandamente (all'insegna del "discriminare non perseguitare"); l'assenza di tendenze antisemite nel fascismo e in Mussolini, unico responsabile della successiva politica razziale; le truppe italiane all'estero fornirono in più casi protezione agli ebrei perseguitati dalle autorità tedesche. (prof. Emanuele Rossi, Recensione critica del libro "Renzo De Felice. La formazione intellettuale"(di Paolo Simoncelli)[2]

Citazioni su Renzo De FeliceModifica

  • La passione per la storia dominò quasi completamente la sua esistenza. Era una passione autentica, così radicale nella sua autonomia di ispirazione, da far suonare semplicemente ridicole le voci di chi, proiettando in altri le proprie propensioni a servirsi del mestiere dello storico per fare propaganda, ha fatto dipendere l'origine e lo scopo delle sue ricerche sul fascismo da motivazioni politiche e ideologiche contingenti e da subdoli propositi di riabilitare il fascismo e denigrare l'antifascismo. (Emilio Gentile)
  • Quando De Felice annunziò di mettere allo studio il ventennio fascista per sapere com'era andata, fu proposta la sua estromissione dalla cattedra universitaria, solo perché metteva allo studio un ventennio di storia italiana che, bella o brutta, c'era stata. [...] Non era possibile inquadrare storicamente il fascismo: chi lo faceva, cercando di spiegare i perché della sua durata, ed anche i perché della sua catastrofe, veniva accusato di fascismo. (Indro Montanelli)

NoteModifica

  1. Da Intervista sul Fascismo, a cura di M.A. Leeeden, Laterza, 1975, p. 21; citato in Renzo De Felice: studi e testimonianze, a cura di Luigi Goglia, Renato Moro e Fiorenza Fiorentino, Ed. di Storia e Letteratura, 2002, p. 289. ISBN 8863723451
  2. Emanuele Rossi. (IT) Recensione del libro "Renzo De Felice. La formazione intellettuale" (Paolo Simoncelli, 2001), Vol. 8, pp. 1-13. 2003. Archiviato dall'URL originale il 4 Dicembre 2018}}

BibliografiaModifica

  • Renzo De Felice, Rosso e Nero, a cura di Pasquale Chessa, Baldini & Castoldi, 1995.
  • Renzo De Felice, Mussolini l'alleato: la guerra civile, Einaudi, Torino, 1997.
  • S.v. Mussolini, in "Dizionario delle opere e dei personaggi", Milano, Bompiani, 2006, pp. 5882-83, ISBN 9-771825-788794.

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