Randy Mamola

pilota motociclistico statunitense

Randy Mamola (1959 – vivente), pilota motociclistico statunitense.

Randy Mamola (2005)

Citazioni di Randy MamolaModifica

  Citazioni in ordine temporale.

La leggenda "anomala" della MotoGP

Intervista di Adam Wheeler, Dueruote.it, 29 settembre 2019.

  • [«Arrivare tante volte secondo cosa ti ha lasciato?»] Mi sentivo comunque in cima al mondo, non mi importava di essere secondo. L'obiettivo era sempre la medaglia d'oro, ma ho ottenuto quattro argenti e due bronzi. Ho conquistato 57 podi. Escludendo gli anni della Cagiva, se fai i conti vedrai che sono salito sul podio più del 50% delle volte nella mia carriera. Abbiamo fatto errori, ho fatto errori. All'inizio ero un pilota orrendo sul bagnato e poi sono diventato uno dei migliori piloti con la pioggia... Sono cambiato tante volte nella mia vita, come pilota e come uomo: mi sono evoluto restando sempre fedele a me stesso.
  • [«Da dove arriva la tua stravaganza?»] Sono nato nel 1959, quindi vengo dagli anni Sessanta. C'erano in giro droghe, movimenti hippy, Harley e Hell's Angels: un cambio di cultura totale. È stata l'epoca migliore per tutto: c'era la migliore musica di sempre, c'era uno show televisivo chiamato Ed Sullivan Show, e tutti quelli che contavano ci andavano e io volevo essere come Ringo Starr alla batteria! Ho suonato la batteria dagli otto ai dodici anni, poi ho smesso perché i miei genitori non potevano più permetterselo. Ero sveglio e imparavo le cose in fretta, ero consapevole della mia celebrità e di essere uno showman. Mi ispiravo a persone come Kenny Roberts e il mio cane si chiamava Rex, dal nome di Rex Beauchamp che vinse il San José Mile. Ma mio padre, che era un meccanico, mi teneva con i piedi per terra. Sono stato educato "alla vecchia maniera", e quando uscivo dai binari sapevo di dovermi aspettare colpi di cintura! Mio padre mi ha sempre detto di non atteggiarmi come se io fossi migliore degli altri. Però a vent'anni mi sentivo al top perché ero arrivato secondo nel campionato del mondo e stavo correndo contro Barry Sheene. È finito tutto quando ho firmato per la Cagiva nel '88: è stato fantastico, ma non sono riuscito a vincere le gare e a salire sul podio, quindi sono diventato anche uno showman... ma avevo cominciato molto prima.
  • Vincere le gare era grandioso, anche solo arrivare al podio era fantastico. Ho sentito il fermento e l'eccitazione come fa una rockstar quando sale sul palco e guarda il pubblico.
  • [...] regalare un sorriso agli altri è semplicemente la cosa migliore che si possa fare nella vita. Quando ho raggiunto una posizione nel mio sport, sono diventato famoso anche per i miei modi: regalavo ai fan stivali, tute e quant'altro, andavo nel paddock e facevo autografi ogni volta che potevo: penso che sia per questo che ho legato così tanto con i fan. Ricordo che ad Assen avevano fatto uno striscione con su scritto "Buu Kenny Roberts e tutti gli altri, Randy è il migliore", ed è stato lì che Kenny ha deciso di prendere nel team Kevin Magee invece che me per il 1988... ma io avevo imparato che dare ai fan gratificava e premiava... e questo era tutto ciò di cui avevo bisogno.
  • [«Le persone si ricordano di te come il funambolo completamente appeso alla moto fuori dalla sella e con i piedi staccati dalle pedane»] È iniziato con la Honda e col titolo di Freddie Spencer 1983. La tre cilindri che guidavo nel 1984 era stata sviluppata per lui ed era una moto davvero difficile per il mio stile. Freddie era più alto e la sella Honda era davvero larga: non riuscivo a far girare la moto, quindi in piega mi sporgevo il più possibile. Se vedi le fotografie dell'epoca, la mia gamba è fuori dalla moto perché non riuscivo a farla girare! Quello potrebbe essere l'inizio dello stile con i gomiti a terra... ma allora non avevamo le gomme o le geometrie che sono disponibili ora. Freddie era il pilota più forte su quel tre cilindri, e non riuscivo a capire come facesse a curvare: quella NSR sembrava che avesse una gomma da camion dietro e una da bicicletta davanti! Io dovevo buttarmi fuori, ed è lì che è iniziato tutto.
  • So per certo che sono stato uno dei migliori piloti di moto del mondo perché ho corso contro i migliori e più difficili da battere. Sono grato di esserci riuscito e di aver gareggiato con dei campioni. Ho corso con tante moto diverse e ho avuto successo su qualunque moto io abbia guidato. Per me è abbastanza.

"Leggenda? No, chiamatemi appassionato"

Intervista di Mirko Colombi, Motosprint.corrieredellosport.it, 26 gennaio 2020.

 
Randy Mamola (1989)
  • Rispetto a quando correvo io, il più grande cambiamento è arrivato con l'avvento dei social media; prima non avevamo smartphone e oggetti di questo tipo e noi piloti sembravamo personaggi tratti da racconti dei libri. Ora, invece, sembra di vivere in un film. Foto, filmati... tutto deve essere divulgato e condiviso subito, magari in diretta. Per questo motivo, forse, andare alle gare è meno eccitante, perché non esiste l’effetto sorpresa. Ma le corse restano divertenti e appassionanti in ogni pista in cui andiamo.
  • [...] oggi occorre essere sempre molto seri, con un'attitudine mentale impostata. Le Case vogliono piloti molto professionali e chi mette i soldi desidera personaggi sobri e mai fuori dagli schemi. Le conferenze stampa somigliano a quelle della Formula 1, il modo di celebrare le vittorie è cambiato totalmente: io ero uno dei primi a lanciare stivali, guanti, addirittura una volta mi sono seduto tra il pubblico. Dopo di me è arrivato Rossi, Valentino è stato uno degli ultimi piloti a cambiare le abitudini del festeggiamento di una vittoria.
  • [...] alcuni episodi sfavorevoli condizionarono il mio percorso, infatti ritengo che l'elemento fortuna sia determinante, ma la Dea Bendata mi ha girato le spalle più volte. Nel 1987, con la Yamaha Lucky Strike finii dietro a Wayne Gardner e davanti a Eddie Lawson. Arrivai secondo, dopo una Honda HRC ufficiale, facendo meglio di un avversario che aveva già vinto due Mondiali. Io e Eddie guidavano la stessa moto, l'unica differenza è che io avevo gomme Dunlop e lui Michelin. Battere Lawson fu come conquistare un titolo, per me.

"I piloti sono dei signorsì, servono ribelli"

Intervista di Mario Salvini, Gazzetta.it, 4 giugno 2022.

  • Ai miei tempi era tutto diverso [...]: Io guidavo una moto da 115 kg, quelle di oggi sono 160 kg. Noi però eravamo abituati e correre coi problemi e sui problemi.
  • Prima di tutto abbiamo bisogno di piloti arrabbiati. È come nella boxe, è come in tutti gli altri sport: servono sfide dure, rivalità. Prendi Fabio Quartararo, è un pilota incredibile; prendi Pecco [Bagnaia, ndr], è altrettanto bravo, seppure con caratteristiche diverse. Ma guardali, quando parlano: sono sempre calmi. Come anche Enea Bastianini, che è fantastico, ma che mi sembra un po' un signorsì. Il che è fantastico per gli sponsor, ma c'è bisogno di gente che mandi tutti a quel paese.
  • A noi capitava di guidare il motorhome dalla Spagna al Mugello, e magari di fermarci lungo la via a fare una sfida con gli sci d'acqua, cose così. Adesso questi ragazzi arrivano alle gare sul jet privato, tornano nelle loro case ad Andorra o in posti del genere. È quasi come in Formula 1, dove se chiedi a un pilota quanto dista il suo hotel quello ti risponde: "In elicottero o in macchina?" È tutt'un'altra storia.

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