Paolo Segneri

gesuita, scrittore e predicatore italiano

Paolo Segneri (1624 – 1694), gesuita, scrittore e predicatore italiano.

Paolo Segneri

Citazioni di Paolo Segneri

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  • E chi non sbalordisce, quand'ode raccontare che un Baldo, l'oracolo delle leggi, mentre accarezzava un suo piccolo cagnolino da lui tenuto sovente in seno per vezzo, nel volergli dare un bacio, ne riportò contr'ogni legge di ragione un tal morso, che, benché uscito da denti così minuti, fu sufficientissimo a farlo morir di rabbia?[1]
  • Fu già un antico, nominato Cercìda, il quale branava impazientemente la morte (indovinate perché), per poter giungere quanto prima a conoscere di presenza tre anime assai famose: Ecateo tra gl'istorici, Omero tra' poeti, Pitagora tra' filosofi.[2]
  • Il più antico istorico, di cui ragioni la fama è Beroso Caldeo. E pure egli non seppe ordire le sue narrazioni da altro, che dal diluvio sì celebre di Noè.[3]
  • Un Fileta morì per mero rammarico di non sapersi sviluppare da un sofisma a lui fatto da alcuni filosofetti.[4]

Dalle prediche

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  • Che sarebbe quand'egli desse di mano ai tuoni ed a' fulmini, a' turbini ed a' tremuoti? Non potrà fiaccare con armi sì poderose l'orgoglio ad un feccioso omiciattolo quel gran Dio che, se tocca i monti, eccogli inceneriti; se rimprovera il mare, eccolo arido; se sgrida il sole, eccolo spento; se abbandona la terra, eccola annichilita? Oh! come bene sta scritto là presso Giobbe: Vidi eos qui operantur iniquitatem, flante Deo, periisse. Avete osservato? Non dice fulgurante, non dice fulminante, no; dice flante: perché, se Dio vuole, ci può tutti ad un'ora distruggere con un soffio: Spirito labiorum suorum interfecit impium. (dalla predica VI)
  • Chi di loro dee dire: Incurvatus sum multo vinculo ferreo, ut non possim attollere caput meum, che furono già le voci del mesto Manasse. Chi dee dire con Giobbe: Ad Deum stillat oculus meus. Chi dee dire con Geremia: Defecerunt prae lacrymis oculi mei. Chi dee dire con Davide: Oculi mei languerunt prae inopia. (dalla predica IX sul purgatorio)
  • [Dottrina di Cristo] E questa dottrina sì santa saria potuta uscir di mente d'un uomo, il qual fosse sì scellerato? Da quali volumi avrebbe mai così bene potuto apprenderla, s'egli non se la fosse con esso sé recata dal cielo? (predica non citata)
  • [Sul giudizio universale] Che dite dunque, uditori? non vi par vero che i peccatori dovranno tutti in quel dì altamente confondersi? che confusione portabunt come disse Giobbe? che confusionem portabunt come disse Ezechiele? e che, per usare la formola del Salmista, da capo a piedi operientur sicut diploide confusione sua? (dalla predica V)
  • Or, posto ciò, mi sapreste voi dire qual cosa sia quella che dallo Spirito Santo venga assegnata come propria dote de' savi, o come propria qualità degli stolti? Eccola: che quando loro alcun parli per loro bene, facilissimi sono ad udire i savi, difficilissimi sono ad udire gli stolti. (dalla predica IV)
  • Se fu città che più rabbiosamente prendesse a perseguitare il nome cristiano, questa fu Roma. (dalla predica IX)
  • Se voi vi abbiate a fabbricare, uditori, qualche edificio, non cred'io già che vi porrete a fabbricarlo nel cuore di un crudo verno, ma aspetterete la primavera, ma aspetterete la state; e qualunque altra stagione voi sceglierete più volentieri di quella ch'è la più aspra. E per qual cagione? Perché gli edifici fabbricati di verno non sono durevoli: i ghiacci istupidiscono la calcina, le pioggie ammollan la sabbia, e così i sassi non possono tra loro fare alla presa. Ora sapete voi ciò che sia fabbricarsi la casa con l'oro altrui? È fabbricarla di verno: Qui edificat domum suam impediis alienis (s'oda lo Spirito Santo nell'Ecclesiastico), quasi qui colligit lapides suos in hyeme: ch'è quanto dire ad fabricandum in hyeme, come tutti dichiarono gli espositori. Voi fabbricate di verno, Cristiani miei, voi fabbricate di verno: però fermatevi; altrimenti la casa farà poi pelo, ctollerà, caderà, precipiterà, e tutte quante saranno state fatiche gittate al vento. (dalla predica XIII)
  • Un uomo dunque che fosse stato sì colmo d'iniquità, sarebbe mai pervenuto ad aver ministri sì zelanti dell'onor suo, che, per accrescergli sol più fama e culto, sì assoggettassero a tante incomodità ed a tanti disagi? Benché, dissi poco: doveva io dire: che gittasse per lui sì lieti la vita? Perocché qual altro uomo ha giammai potuto ottenere che tanti per amor suo si lasciassero crudelmente divorar dalle fiamme, squarciar dai ferri, lacerar dalle fiere, smembrare dalle cataste, quanti n'ha ottenuti Gesù. (predica non citata)

Citazioni su Paolo Segneri

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  • Mi stancherei a numerare le virtù del Cicerone moderno, dico del Segneri, le cui vestigia paiono oggi abbandonate da tutti per seguire i Francesi che non potranno insegnare Eloquenza agl'Italiani giammai. Egli è il solo Oratore degno di parlare agli uomini Italiani, agli eredi, cioè, di quel popolo, a cui parlò Marco Tullio. (Giulio Perticari)
  • Niuno ebbe qualità di lui più oratorie: niuno più gagliardamente poté sull'animo di chi dal suo labbro udì le sue prediche, od oggi le va leggendo: niuno con maggior efficacia mosse e la pietà e il terrore: niuno, dopo aver vinti e confusi i colpevoli, con più tremende immagini li trasse quasi a veder Dio sorgere e levar le mani al castigo, più potentemente tonò e folgorò. V'ha forse oratore che con ugual pratica sappia scendere a' particolari delle cose, lasciando le generalità? Che più animosamente tratti le umane piaghe, e dentro vi ponga il dito? Portento in vero dell'eloquenza: dell'eloquenza dico del pergamo, diversa da ogni altra, e tutta popolare, anzi la sovranamente popolare che s'abbia. (Salvatore Betti)
  1. Dal «Quaresimale», in Daniello Bartoli e Paolo Segneri, Prose scelte, a cura di Mario Scotti, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1967, pp. 528-529.
  2. Dal «Quaresimale», in Daniello Bartoli e Paolo Segneri, Prose scelte, 1967, p. 572.
  3. Da «L'incredulo senza scusa», in Daniello Bartoli e Paolo Segneri, Prose scelte, 1967, p, 603.
  4. Dal «Quaresimale», in Daniello Bartoli e Paolo Segneri, Prose scelte, 1967, p. 570.

Bibliografia

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