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Citazioni di Ngô Đình DiệmModifica

  • Alla persona del sovrano si deve sacro rispetto... È il mediatore tra il popolo e il cielo.[1]
  • I comunisti ci sconfiggeranno, non in virtù della loro forza, ma in virtù della nostra debolezza. Vinceranno per difetto.[2]
  • [Rivolto a Ho Chi Minh] Siete un criminale che ha incendiato e distrutto il paese.[3]
  • Lavoro per il bene della nazione ma non posso lavorare sotto l'esercizio delle pressioni esterne. Sono un uomo libero. Sarò sempre un uomo libero. Guardatemi in faccia. Sono un uomo che teme l'oppressione o la morte?[3]

Citazioni su Ngô Đình DiệmModifica

  • La stampa occidentale [...] si riferisce a mio cognato come al "Presidente cattolico del Vietnam", in quasi tutte le corrispondenze. Ma perché allora non si dice mai "il presidente cattolico De Gaulle", "il presidente musulmano Sukarno", "il Primo ministro ateo Nehru" e via di seguito? Tutto fa parte di una campagna di ostilità contro di noi. (Trần Lệ Xuân)
  • Mi avevan promesso di non ammazzarlo. Io gli avevo detto: va bene, partecipo alla condizione che non sia ammazzato. Invece lo ammazzarono, quegli idioti. Quegli irresponsabili, pazzi. Mi dette un dolore che sta ancora qui, tra la testa e il cuore. Ogni anniversario della sua morte fo dire una Messa, qui nella mia cappella. E prego sempre per lui, per la sua anima. (Nguyễn Văn Thiệu)
  • Un nazionalista autoritario, che reprimeva gli oppositori, dedicando una particolare attenzione alle pagode, ritenute centri di sovversione, infiltrati dai comunisti. In realtà i monaci erano dei pacifisti, ma il loro pacifismo si scontrava con il clero cattolico, in gran parte fuggito dal Nord comunista e quindi ansioso di ottenere una rivincita. (Bernardo Valli)

Lyndon B. JohnsonModifica

  • È il Winston Churchill di questo decennio. [...] Combatte il comunismo dovunque, nelle strade e sui sentieri, e quando ha le mani legate continua a combattere con i piedi.
  • Esiste una differenza fondamentale tra i capi come voi ed i tiranni che vi sono contrari. Voi siete il simbolo della volontà e del consenso dei governati. I tiranni non sono invece investiti di alcun mandato. Essi governano soltanto con il terrore e l'oppressione.
  • Noi resteremo al vostro fianco. Noi resteremo accanto a voi perché nutriamo per voi rispetto, affetto e fiducia ma, in un senso ancor più elevato, resteremo accanto a voi perché abbiamo un profondo senso della responsabilità verso la causa della libertà universale.

Stanley KarnowModifica

  • Cattolico ascetico, con radici profonde nella religione confuciana, era nello stesso tempo un monaco e un mandarino. Era onesto, coraggioso ed entusiasta nella sua fedeltà alla causa nazionale vietnamita; anche Ho Chi Minh rispettava il suo patriottismo; ma non reggeva il confronto con Ho Chi Minh, che anche gli anticomunisti consideravano un eroe. Permeato da un senso di infallibilità, come se fosse un antico imperatore investito dall'alto a governare, Diem pretendeva obbedienza. Diffidente di chiunque non facesse parte della sua famiglia, non voleva delegare la sua autorità né era capace di costruirsi una base di potere che andasse al di là dei suoi amici cattolici e conterranei del Vietnam centrale. Soprattutto non riusciva a capire le dimensioni della rivoluzione politica, sociale ed economica che veniva propugnata dai suoi nemici comunisti. Vedeva le loro iniziative soltanto in termini militari; era una percezione errata, ma condivisa dai suoi patroni americani. Con questi limiti, non era in grado di mobilitare efficacemente il popolo sudvietnamita per affrontare la crescente attività insurrezionale dei vietcong, né era in grado di bloccare l'opposizione dei suoi critici, sempre più forte; le loro frustrazioni erano aggravate soltanto dalla sua incapacità di contenere l'avanzata comunista. L'imperfetto accordo di Ginevra non aveva raggiunto propriamente una soluzione; l'aveva soltanto rinviata. Sottoscritto in gran fretta per evitare una guerra più ampia, non era altro che una temporanea tregua tra la Francia e il Vietminh, che doveva essere onorata fin quando fosse raggiunta una soluzione politica durevole. Diem, avendo respinto l'accordo di Ginevra, si rifiutava di collaborare e gli Stati Uniti lo sostenevano. Ma i comunisti, che avevano combattuto per unificare il Vietnam, non erano disposti ad accettare la prospettiva di una divisione permanente; erano pronti a riprendere la loro lotta, e a lanciare una nuova sfida contro la politica di contenimento che inizialmente aveva coinvolto gli Stati Uniti in Indocina.
  • Il crollo di Diem sarebbe stato impossibile senza la complicità americana.
  • Il rifiuto di Diem di delegare il potere al di fuori del suo circolo famigliare limitava fortemente il suo seguito popolare.
  • Il suo governo era diventato una ristretta oligarchia formata dai suoi fratelli e da altri parenti. I fratelli rivaleggiavano tra loro per conquistare potere e influenza; operavano attraverso fazioni separate che assomigliavano molto alle tradizionali società segrete vietnamite.
  • Per quanto Diem fosse inefficiente, i suoi successori furono ancora peggiori. Litigarono costantemente fra loro e il cronico stato di instabilità a Saigon frustrava le speranze americane di fare progressi sul campo di battaglia, mentre i comunisti intensificavano la loro offensiva. L'impegno americano si estese inesorabilmente. La somparsa di Diem segnò quindi l'inizio di una nuova fase del conflitto.
  • Sebbene pochi contadini si identificassero con il Vietcong - o ammettessero apertamente di farlo - ben pochi manifestavano qualche sentimento di affinità con il governo di Diem. Il regime infatti, con la sua attenzione esclusiva per i problemi della sicurezza, aveva speso ben poco per scuole, assistenza medica e altri servizi sociali di prima necessità.
  • Sempre vestito con un abito bianchissimo di sharkskin, lo status symbol del mondo ufficiale vietnamita, era un ometto rotondo rotondo; non riusciva a toccare il pavimento con i piedi quando stava seduto sulle eleganti poltrone nei saloni del palazzo di Gia Long, ex residenza del governatore francese. Sembrava fragile come la porcellana, con i tratti delicati e la pelle d'avorio, ma i suoi occhi neri emanavano una fede fanatica nella sua crociata. Fermandosi soltanto per accendersi una sigaretta dopo l'altra, parlava incessantemente con la sua voce dai toni alti, rievocando la sua vita con una serie interminabile di dettagli, sfiancante per il suo interlocutore. Una volta, dopo un intero pomeriggio passato ad ascoltare il suo monologo, uscii nel crepuscolo tropicale riflettendo sul fatto che, con un paese in crisi, il capo del governo potesse dedicare una mezza giornata ad un giornalista. Ma questo faceva parte del suo problema. Fuori, sul terrazzo, una folla di funzionari, ufficiali dell'esercito, diplomatici lo stavano aspettando con impazienza. I loro urgenti affari erano stati messi da parte per la lunga conversazione con me.

Richard NixonModifica

  • Diem era un capo energico, le cui credenziali di nazionalista erano solide come quelle di Ho Chi Minh. Egli affrontò il difficile compito di forgiare una nazione mentre infuriava la guerra. Nello stile dei leader postcoloniali amministrò un governo che traeva ispirazione in parte da modelli parlamentari europei, in parte da quelli asiatici tradizionali e in parte da necessità. Funzionava per il Vietnam, ma offendeva i puristi americani, coloro che esaminano il mondo con guanti bianchi e disdegnano associarsi a chiunque non sia immacolato.
  • Egli si dimostrò un capo forte ed efficiente, soprattutto nel contenere la guerriglia comunista, che era aiutata direttamente dal Nord in violazione dell'Accordo di spartizione del 1954.
  • In Vietnam alcuni templi buddisti erano in realtà sedi di opposizione politica e alcune sette buddiste erano più politiche che religiose. Il fatto che Diem fosse cattolico fece di lui il candidato ideale per raffigurare il repressore dei buddisti.
  • La morte di Diem fu seguita da instabilità politica e caos nel Vietnam del Sud e l'evento ebbe ripercussioni anche in tutta l'Asia.
  • Quali che fossero i suoi difetti, Diem aveva rappresentato la "legalità". Sparita la legalità, il potere era offerto a chi se lo accaparrava.

Ferdinando VegasModifica

  • Diem, anziché le riforme, intraprese la costruzione di un regime personale, tirannico e corrotto, e gli Stati Uniti non seppero dissociarsene in tempo, restando così presi in un ingranaggio fatale.
  • Diem applicava la tradizione confuciana che il dotto (il mandarino) ha il diritto di governare con benevolenza paterna i milioni di illetterati; purché sia rigorosamente disciplinato e dia l'esempio. Diem, certamente, era personalmente onesto, frugale, indefesso lavoratore, pio osservatore delle pratiche religiose; ma tutte queste doti non toglievano che il suo paternalismo si trasformasse sempre più in oppressivo dispotismo, date le condizioni del Paese e gli uomini di cui Diem si era circondato, il tristemente famoso clan familiare: dal fratello Ngo Dinh Nhu, lo spietato capo della polizia, alla di lui moglie, una esaltata fanatica.
  • Diem giustificava i suoi eccessi con la necessità di condurre fino in fondo la lotta contro i guerriglieri nazional-comunisti (Viet-cong) e tutti coloro che, anche indirettamente, li appoggiassero o fossero comunque sospettabili di simpatia per il comunismo; con una definizione così elastica degli avversari del regime, anche le persecuzioni contro i buddisti finivano col rientrare, per Diem, nella lotta anti-comunista.
  • In sostanza i buddisti rimproverano a Diem una politica di vessazioni e discriminazioni, tanto più odiosa in quanto praticata dal rappresentante d'una piccola minoranza, dato che i cattolici sono poco più di un milione e trecentomila, meno del dieci per cento dell'intera popolazione sud-vietnamita.
  • Tre miliardi di dollari, dal 1955 ad oggi (quasi duemila miliardi di lire), sono stati erogati a favore del governo di Saigon, con un ritmo sempre crescente, che ormai tocca il mezzo miliardo l'anno; sedicimila soldati americani, in veste di «consiglieri militari», partecipano alla lotta contro i guerriglieri Viet-cong, con rilevanti sacrifici di vite umane e di materiali. Kennedy poteva quindi, per domare Diem, minacciarlo di ridurre almeno le sovvenzioni, ma, così facendo, avrebbe messo a repentaglio lo scopo stesso della presenza americana nel Vietnam meridionale, ossia il successo sperato conto i comunisti. Una guerra del genere, contro un nemico che controlla circa metà del territorio e della popolazione e che sente profondamente di battersi contro gli imperialisti bianchi, però, non si può vincere solo sul terreno militare; la vera vittoria si può riportare solo sul terreno politico, proprio là dove il malgoverno di Diem la rendeva impossibile.

NoteModifica

  1. Citato in Stanley Karnow, Storia della guerra del Vietnam, traduzione di Piero Bairati, Rizzoli editore, Milano, 1985, p. 107
  2. Citato in Stanley Karnow, Storia della guerra del Vietnam, traduzione di Piero Bairati, Rizzoli editore, Milano, 1985, p. 110
  3. a b Citato in Stanley Karnow, Storia della guerra del Vietnam, traduzione di Piero Bairati, Rizzoli editore, Milano, 1985, p. 110-111

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