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Mohammed Omar

politico afghano

Mohammed Omar, conosciuto comunemente come Mullah Omar (1959 – 2013), politico afghano.

Citazoni di Mohammed OmarModifica

  • Combatteremo fino alla morte e daremo l'ultima goccia di sangue per Kabul. (da una dichiarazione del 24 ottobre 1996[1])
  • Non volevo distruggere il Bamiyan Buddha. In effetti, alcuni stranieri sono venuti da me e mi hanno detto che vorrebbero condurre i lavori di riparazione del Bamiyan Buddha che era stato leggermente danneggiato a causa delle piogge. Questo mi ha scioccato. Ho pensato, queste persone insensibili non hanno alcun riguardo per migliaia di esseri umani viventi – gli afghani che stanno morendo di fame, ma sono così preoccupati per oggetti non-viventi, come il Buddha. Questo è stato estremamente deplorevole. È per questo che ho ordinato la sua distruzione. Se fossero venuti per il lavoro umanitario, non avrei mai ordinato la distruzione del Buddha.
I did not want to destroy the Bamiyan Buddha. In fact, some foreigners came to me and said they would like to conduct the repair work of the Bamiyan Buddha that had been slightly damaged due to rains. This shocked me. I thought, these callous people have no regard for thousands of living human beings – the Afghans who are dying of hunger, but they are so concerned about non-living objects like the Buddha. This was extremely deplorable. That is why I ordered its destruction. Had they come for humanitarian work, I would have never ordered the Buddha's destruction.[2]
  • Voi occidentali ci considerate pazzi, lo sappiamo bene, ma noi seguiamo solo ciò che dice il Corano.[3]

Citazoni su Mohammed OmarModifica

  • Il Mollah Mohamed Omar, che ha dato l'ordine di distruggere le statue dei buddah, vero patrimonio della cultura universale, agisce in nome "della virtù e della lotta contro il vizio". Ma è in contraddizione con lo spirito del Corano e dell'Islam, che postula l'acquisizione del sapere e il rispetto della cultura altrui. Inoltre, essendo un leader politico, non può erigersi a capo religioso, nella misura in cui il sistema delle gerarchie è proscritto dall'Islam. I testi dicono infatti che nell'islam non esiste "sacerdozio". (Tahar Ben Jelloun)
  • Massimo Fini rende onore al Mullah Mohammed Omar, combattente, giovanissimo, contro gli invasori sovietici, perdendo un occhio in battaglia, combattente, vittorioso, contro i criminali signori della guerra che avevano fatto dell'Afghanistan terra di abusi, di soprusi, di assassinii, di stupri, di taglieggiamenti e di ogni sorta di violenze sulla povera gente, riportandovi l'ordine e la legge, sia pure una dura legge, la Sharia, peraltro non estranea, almeno nella vastissima area rurale, ai sentimenti e alle tradizioni della popolazione di quel paese, infine leader indiscusso per quattordici anni della resistenza contro gli ancor più arroganti e moralmente devastanti occupanti occidentali. Che Allah ti abbia sempre in gloria, Omar. (Massimo Fini)

Bernardo ValliModifica

  • È iconoclasta, coraggioso, fanatico, umile, intransigente, generoso, oscurantista. Può essere indulgente e spietato. Non come una monarca giusto o bizzoso. Ad ispirarlo sono spesso i sogni che gli fanno da ponte con l'aldilà. Non ha carisma ed è un cattivo predicatore, non è neppure un bravo teologo, un acuto interprete del Corano, ma è stato a lungo un capo ascoltato e una guida religiosa rispettata e temuta. Ha rischiato la vita per salvare due adolescenti rapite e violentate; e un'altra volta ha strappato un ragazzo dalle mani di due uomini che se lo contendevano per sodomizzarlo; ma non si contano le stragi compiute dai Taliban ai suoi ordini; ed è lui che ha fatto distruggere i Buddha giganti di Bamiyan. Non è certo un opportunista. Lui è a Kandahar, in mezzo ai suoi uomini, mentre Osama Bin Laden è nascosto in chissà quale caverna millenaria, nel cuore delle montagne afgane. (Oppure segue la propria vicenda guardando la Cnn in uno chalet svizzero, in prossimità di Zurigo, come dice con sarcasmo un intellettuale di Islamabad). Se avesse preso le distanze da Osama, se l'avesse abbandonato a se stesso o avesse contribuito alla sua cattura, adesso Omar sarebbe ricoperto di onori e di dollari.
  • È sul metro e ottanta ma non di corporatura robusta. Ti viene incontro con passi incerti, come se l'andatura dovesse esprimere la sua modestia. La testa protesa in avanti e lo sguardo fisso di sotto in su dell'unico occhio, il sinistro (l'altro l'ha perduto in guerra), fanno pensare a un toro sul punto di caricare. Un toro guercio. Timido e taciturno. Questo è il sommario ritratto del mullah Omar che anima la resistenza nella città di Kandahar, ultimo bastione dei Taliban.
  • Il mullah Omar non è mai stato tenero con Kabul. C'è venuto soltanto due volte, nascosto dietro i vetri blu di una colonna di automobili nere tutte uguali e scortate da uno squadrone di motociclisti. Nessuno poteva capire in quale automobile fosse annidato il mullah. Non regnava la fiducia tra lui e Kabul. Se non la teneva in grande considerazione, dopo la resa ha constatato che il suo disprezzo era fondato. La sua città è Kandahar. E là, almeno per ora, si resiste.
  • Il mullah Omar vive in un'altra epoca, un imprecisato numero di secoli fa.

NoteModifica

  1. Citato in Il paese delle valli alte. Materiali sull'Afghanistan, Centro Amilcar Cabral, Bologna, 2006.
  2. (EN) Dall'intervista "We are hunting Americans like pigs", Rediff.com, 12 aprile 2004.
  3. Citato in Magdi Allam Tutti i segreti del mullah Omar leader talibano senza volto, la Repubblica, 20 settembre 2001.

Voci correlateModifica

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