Michela Cerruti

pilota automobilistica italiana

Michela Cerruti (1987 – vivente), pilota automobilistica italiana.

Michela Cerruti (2010)

Citazioni di Michela CerrutiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Quando sono per strada rispetto sempre i limiti: non mi piace andare troppo veloce. E poi non sono capace di parcheggiare...[1]
  • Ora che ci penso, io ho sempre corso. All'età di 6 anni, ho iniziato a correre a piedi. 5 anni di indiscusso dominio in ogni corsa campestre disputata sulla Montagnetta di San Siro (Milano), interrotto da un unico secondo posto, da cui credo non essermi mai completamente ripresa, ai campionati regionali, gara in cui fui battuta da una 11enne che ai tempi era giá alta 170 cm, contro i miei risicati 150 cm. Ed ecco la prima volta che ho usato quella classica scusa che ogni pilota tira fuori, quando con la sua performance non soddisfa le aspettative: "è colpa del mezzo, mica mia!". Arrivano i 14 anni e finalmente anche il mio primo motore. Sul motorino non c'è nulla e nessuno che possa fermarmi, neanche la neve. Ogni semaforo è un occasione per bruciare tutti nella ripartenza, ogni curva mi concentro sull'angolo di piega, roba da veri "tamarri" milanesi. E poi finalmente la patente.[2]
  • Con tanto allenamento ed una dedizione assoluta non esistono limiti di sorta per una ragazza nel motorsport, dove lo stile di guida regna sovrano. E se ti ritrovi con quel feeling tra le mani e riesci a metterlo in pratica, puoi metterti dietro chiunque. Anzi, dal punto di vista della concentrazione potrei considerare in vantaggio una donna, molto più razionale, generalmente meno impulsiva nonostante le alte dosi di adrenalina a cui si è sottoposti in pista. Un piccolo appunto va però fatto sul mondo delle ruote scoperte, sulle monoposto: in questo campo gli sforzi fisici sono molto più elevati rispetto ad una vettura turismo, soprattutto per quanto riguarda i muscoli del collo e delle braccia. Un uomo in tal senso ha dalla sua una forza di base maggiore, quindi la sua resistenza alla fatica batte in maniera netta quella femminile. Probabilmente è l'unico piccolo freno che il gentil sesso ha nei confronti dell'uomo, ma può comunque rimediare parzialmente impegnandosi molto sull'allenamento fisico. Non c'è nulla di matematico in realtà, il motorsport a differenza delle discipline puramente atletiche mette un po' tutti sullo stesso piano.[3]
  • Parlando in maniera sentimentale adoro le vetture vecchio stampo, a tutti piace sentire un gran frastuono da parte del propulsore e una grande potenza, è normale. La Formula E è diversa: silenziosa per ovvi motivi e meno violenta [...], però non per questo dev'essere meno affascinante; le polemiche sulla mancanza di rumore assordante da parte di un motore elettrico le trovo sterili e senza senso, significa non capire nulla del concetto di questa categoria.[4]
  • [...] secondo me la testa conta più del sessanta per cento del lavoro che riesci a fare in macchina. Ovviamente c'è una grande questione fisica che però l'allenamento riesce a preparare. Il controllo della propria mente è molto più difficile invece.[5]
  • È chiaro che l'essere donna mediaticamente porta un vantaggio perché costituiamo ancora una novità [nell'automobilismo]. Questo è un mondo piuttosto maschilista e frequentato normalmente molto più da figure maschili; è uno sport estremo, quindi è abbastanza normale che sia così, ma ciò non toglie che anche noi donne siamo capaci di fare quello che fanno gli uomini. Certo, essendo meno numerose si fa fatica a trovarne una che sia veramente valida. Comunque sì, dal punto di vista del marketing a tutti i team, in tutte le categorie, piace l'idea di avere una donna, purtroppo questo non basta, nel senso che comunque poi per tutti ci sono problemi di budget, dei contatti giusti nel posto giusto al momento giusto. [...] posso dire che probabilmente fossi un uomo non ci starei provando in questo modo, se ci provo così è perché mi rendo conto che il mio essere donna mi mette in una posizione un po' esclusiva, è innegabile.[5]
  • Ero un po' teppista, da adolescente non ragioni. Ora purtroppo sono saggia, il mio sport ogni tanto avrebbe bisogno di quella teppista.[6]
  • La Formula 1 la seguo e mi piace seguirla. Forse la trovo un ambiente un po' poco attraente per noi piloti delle altre categorie, poiché nel circus ci sono tanti piloti che sono lì non tanto per merito quanto per soldi e per business. Perché in fin dei conti è naturale che quando attorno ad un mondo girano così tanti soldi, l'interesse di chi sia lì dentro siano i soldi. Quindi a parte i team che hanno le Academy [...], gli altri team vanno a prendere i piloti paganti, per non parlare dei terzi piloti o i development driver d'occasione. È tutto un insieme di cose che rende quell'ambiente un po' poco affascinante per noi piloti ma dopotutto è il circus no? È un grande circo, e alla fine piace guardarlo.[7]
  • [«Cos'è che scatta nella mente di una persona che decide di correre con la propria macchina? [...]»] Credo sia il fattore adrenalina, banalmente. Chi ama la velocità la ama per quella ragione lì. E la ama in macchina così come in altri contesti. Io ho sciato agonisticamente per tanti anni e non vedevo l'ora di arrivare a fare le discipline più veloci come Supergigante e Discesa libera, oppure quando andavo a cavallo e facevo lezioni di equitazione, volevo subito arrivare a galoppare. E la cosa aumenta ancora di più se si aggiunge il fattore competizione.[8]
  • Andrò contro a molti ma io ho preferito le ruote coperte. [...] è una tipologia di gara che amo di più, forse perché permette di avere più corpo a corpo.[9]
  • Ho corso gare diversissime tra loro [...] con auto altrettanto diverse, non mi sono focalizzata su una sola specialità e questo ha fatto di me una persona estremamente versatile, anche nella vita.[10]
  • [Sugli stereotipi di genere dell'automobilismo] In alcune gare tu condividi l'abitacolo con altri piloti, tipo staffetta. Una volta, in gara, ha iniziato a piovere: mi hanno fatto scendere e sostituito con un pilota di sesso maschile. In molti contesti, fortunatamente, sono stata supportata, ma il maschilismo in questo ambiente è ancora forte e, soprattutto, in Germania, l'ho subito fortemente.[10]
  • [«Qual è la parte più impegnativa del lavoro [di Team Principal]?»] Credo scegliere le persone giuste per avere la migliore squadra possibile, compresi i meccanici, gli ingegneri e i piloti, e mantenerli motivati e concentrati di fronte alle difficoltà. Un team è composto da persone diverse con modi di pensare differenti ed è molto importante condividere una visione comune, un obiettivo comune e andare verso la stessa direzione. Con risorse minori rispetto agli altri, è fondamentale massimizzare lo sforzo di ogni membro per avere un bell'effetto sul gruppo.[11]
 
Michela Cerruti (n. 18) in lotta con Dennis van de Laar nel campionato di F3 tedesca 2012: «Andrò contro a molti ma io ho preferito le ruote coperte. [...] è una tipologia di gara che amo di più, forse perché permette di avere più corpo a corpo».

Michela va veloce

Intervista di Arianna Ravelli, corriere.it, 1º dicembre 2014.

  • [Sul confronto in pista fra maschi e femmine] Quello che mi è rimasto dietro tutta la gara, al traguardo ha commentato: "Strano...". I ragazzini non mettono proprio in conto che tu possa stargli davanti. Invece i piloti più maturi di fronte a una donna possono andare un po' in crisi...
  • Io sarei perfettamente in grado di guidare una F1, non ho dubbi. Ma oggi è più difficile per tutti, i piloti pagano per correre. E io preferisco condurre le battaglie che posso vincere [...] Poi in F1 non c'è la volontà di avere una donna, altrimenti ne avrebbero già di pronte: c'è Susie Wolff, c'è la De Silvestro. Dategliela un'opportunità!
  • Quando Jarno Trulli mi ha chiamato nel suo team gli ho detto, "ma sei sicuro?". E lui: "Io non ho preso una donna, ho preso un pilota che ha avuto una stagione buona. Se poi è anche bionda e carina meglio".
  • Certi luoghi comuni non cambieranno mai. Ero in tv e un ospite ha detto: "Le monoposto di F1 di oggi sono così facili che anche una donna può guidarle". Una volta mi sarei arrabbiata, ora accetto con più morbidezza. Certo non essere considerata una professionista fa girare le balle: a volte la trasformi in energia, a volte aggiunge pressione.
  • Noi non scegliamo il motorsport per batterci contro gli uomini. È una passione, senza dubbio inconsueta e destinata a restare tale, perché questo è uno sport estremo e le donne saranno sempre delle eccezioni, non sarà mai normale. Però ci siamo. E meritiamo una possibilità. Ma la sfida non è completamente ad armi pari. Sulle monoposto, l'aspetto fisico non è banale: nelle Formule minori ma con macchine già potenti ci vuole forza bruta (in F1 sarebbe più facile, perché c'è il servosterzo). Ci vuole la massa muscolare e tanta tanta voglia di farsi male in allenamento. È per questo che un risultato di una donna in monoposto vale di più.
  • Nelle gare di durata, o in generale quando devi ponderare certe decisioni, noi donne possiamo avere qualcosa in più. Invece a volte non siamo abbastanza istintive e in pista qualsiasi esitazione rallenta. Credo che l'uomo vada più incontro al pericolo, mentre la donna tenda ad avere più tutto sotto controllo. Per fare il pilota devi uscire dalla tua zona di sicurezza, accettare che non tutto è sotto controllo, ma guidare come se lo fosse. Gli uomini sono più bravi ad avere la mente libera. Qui non c'è spazio per pensare troppo. E neanche per la troppa femminilità: siamo sempre eccezioni.

Intervista a Michela Cerruti

losportinsegna.it, 7 settembre 2015.

  • Ho scoperto la passione per i motori quando ho preso la patente, prima non avrei mai pensato di fare questo nella vita, né tantomeno qualcuno mi aveva mai messo su un go-kart. Già in motorino a 14 anni mostravo tendenze folli e facevo le gare a chi "piegava" di più, poi ho avuto la macchina ed è stato da sempre il luogo in cui mi rifugiavo per non pensare a niente. Guidare mi faceva stare bene.
  • [«Come si dosa lo stress e si vince anche sotto pressione?»] Ci si chiude dentro la propria "bolla" mentale, si tiene tutto fuori, tranne la pista, la macchina, gli avversari. Si trasforma la rabbia, lo stress, la tensione, in forza che spinge a lottare e vincere, senza mollare un solo metro a chi corre dietro o davanti a te.
  • Sono molto soggetta al giudizio da parte degli altri. Come donna, sono tutti pronti a considerarti non adatta o comunque mai all'altezza della situazione, e questo a volte mi mette sotto pressione e mi porta a voler dimostrare a tutti i costi il contrario, ma non è quella la giusta condizione mentale che porta alla miglior performance.
  • [Su vittoria e sconfitta] [La sconfitta] vorresti non incontrarla mai, eppure è sempre lì dietro l'angolo. Le vittorie ci esaltano, ma sono le sconfitte ad insegnare di più, a renderci più forti. La sconfitta brucia perché ci fa sentire vulnerabili, ma se si comprende con freddezza perché abbiamo perso, sarà più facile la volta dopo evitare gli stessi errori ed avvicinarsi alla vittoria.

20 cose che so sulle piste, gli uomini, le corse

Intervista di Cristina D'Antonio, gqitalia.it, 4 luglio 2016.

  • [«Dici che le donne hanno una diversa percezione del rischio. Cioè?»] Sanno prevedere cosa può succedere. A volte basta riflettere per un secondo: se quello spazio per il pensiero non c'è, possono essere guai. [«Gli uomini invece?»] Prima sbagliano, e poi pensano a come risolvere.
  • [«Quello che gli uomini non capiscono delle donne che guidano?»] Che se nel frattempo fanno dell'altro, è perché sono capaci. [«Quindi possono darsi il rossetto ai semafori»] Certo. Io mando anche le mail. La macchina è la mia seconda casa.
  • [«Degli uomini in pista cosa pensi?»] Che li invidio per la capacità di non farsi distrarre dalle menate.
  • [«Che cos'è la pista per te?»] Un posto in cui non pensi ad altro. Neanche, che so, a una storia appena finita.
  • Ho visto piangere più uomini in gara che per amore.

NoteModifica

  1. Dall'intervista di Claudio Barbieri, Lady Michela spinge al massimo: "Sogno la Ferrari", sport.sky.it, 17 maggio 2011.
  2. Da Michela Cerruti: "Ecco perché corro", panorama.it, 19 dicembre 2013.
  3. Dall'intervista di Luca Bimbati, Michela Cerruti: "Meglio una LMP1 che una F1", formulapassion.it, 25 febbraio 2014.
  4. Dall'intervista di Luca Bimbati, Michela Cerruti: "Formula E, sterili le polemiche sul rumore", formulapassion.it, 13 luglio 2014.
  5. a b Da Francesco Bagini, MONZA – Auto GP: intervista a Michela Cerruti, sportincondotta.it, 2014.
  6. Dall'intervista di Annamaria Sbisà, Quell'incontro della buonanotte, vanityfair.it, 15 febbraio 2015.
  7. Dall'intervista di Matteo Bramati, Michela Cerruti: "Migliorare la Formula 1? V8 e tanta aerodinamica", f1grandprix.motorionline.com, 4 giugno 2015.
  8. Dall'intervista di Gabriele Fazio, "Lasciate il telefono e pensate solo a guidare", dice Michela Cerruti, agi.it, 11 gennaio 2020.
  9. Dall'intervista di Samuele Fassino, "La Formula 1 di oggi mi piace. GP in Australia? Insensato tardare il rinvio", f1world.it, 24 marzo 2020.
  10. a b Dall'intervista di Giulia Cimpanelli, La pilota Michela Cerruti: «Ho seguito le mie passioni e questo mi rande una donna e una madre felice», iodonna.it, 21 maggio 2021.
  11. Dall'intervista La prima stagione di Michela Cerruti da Team Principal di Romeo Ferraris nel FIA ETCR, fia-etcr.com, 5 settembre 2022.

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